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SINOATH - Echi dalla Caverna Platonica
28/12/2018 (1144 letture)
Il 2018 ha indubbiamente rappresentato un anno decisamente florido per il doom in tutte le sue forme. Tra le uscite maggiormente significative sul suolo italico, riveste un ruolo particolare il terzo capitolo della storica band siciliana Sinoath, Anamnesis. Abbiamo dunque colto l’occasione per intervistare il drummer della formazione, Salvatore Fichera. Buona lettura!

PZ:Pavl: Ciao ragazzi, benvenuti su Metallized.it! Siete ospiti per la prima volta sulle nostre pagine digitali. Vi va di iniziare questa intervista con un sunto di presentazione della vostra longeva carriera? Qual è il bilancio che ne potete trarre?
Salvatore: Ciao. Abbiamo iniziato nei primi anni ‘90 ed eravamo tutti ventenni. Ci piacevano l'heavy metal classico a tinte scure, il doom/epic e il death doom della prima ondata: Obituary, Morbid Angel, Grave e Immolation, ad esempio. La passione per un feeling oscuro e macabro ha sempre influenzato le nostre scelte musicali. Nascono così i brani che comporranno il primo demo, Forged in Blood che a quei tempi si fece notare anche per un certo uso delle tastiere (strumento da sempre visto con sospetto nel metal, ma che da lì a poco molti altri introdussero). Già da lì eravamo alla ricerca di un sound che fosse all'altezza delle band estere che ci piacevano. Non volevamo il classico suono all'italiana, realizzato in un garage con un registratore a cassette, quindi spendemmo circa 1.600.000 lire solo per registrare. Considera che oggi, con la stessa cifra, le band fanno i dischi. I successivi lavori, come Still in the Grey Diyng, ad esempio, o il primo full, Research, hanno segnato un'evoluzione di quella ricerca musicale, integrando nel corso del tempo altri elementi stilistici e rendendo così il Sinoath sound” mai ripetitivo ma sempre in costante crescita. La band non ha mai avuto una line-up stabile e quindi il risultato di tutti i nostri sforzi in questi ultimi anni è stato quello di dare continuità al progetto, cercando di offrire un contributo alla scena nel modo più genuino possibile. Non ci siamo mai curati del "successo" nel senso in cui questo termine viene inteso più comunemente. Arrivare a suonare quello che ci piace in totale libertà è di per sé un successo molto più concreto e soddisfacente. Non è mai stato facile portare avanti questo discorso musicale, registrare ed avere un’attività live costante, ma siamo comunque contenti. Centinaia di persone in tutto il mondo da anni ci seguono e non si sono mai dimenticati di noi. Questa cosa ci da una motivazione in più per continuare.

PZ:Pavl: Il vostro primo approccio con l’underground si è concretizzato con il demo Forged in Blood, oggetto di culto che tracciò le prime coordinate del vostro personale death/doom atmosferico. Da allora è stata messa in atto una progressione artistica che ha condotto i Sinoath sino alla proposta doom/dark dei giorni nostri. Quali sono i fattori discriminanti di tale percorso? I numerosi cambi di line up che si sono succeduti nel tempo hanno influito in questo senso?
Salvatore: Per uno strano paradosso "spazio-temporale" noi oggi con questa line-up ci sentiamo tornati un pò al passato. Mi spiego: come già detto, a causa dei continui cambi di formazione, dal 1990 al 1996 ci fu una radicale sterzata verso sonorità più gothic/death, e, in quegli anni, fu prodotto quel grande disco che è Research. Altre personalità, altri gusti, e di conseguenza un altro aspetto della combo. Dopodiché, un silenzio lungo otto anni. Nel 2007 riprendo il discorso da solo e, con dei collaboratori, ritorno a quel sound death/doom/dark che era all'origine. Il risultato fu Under the Ashes. Undici anni dopo i miei ascolti si sono sempre più spostati verso la parte più dark, doom, epic e macabra che stava comunque proprio alla base del "Sinoath concept". Non credo ci siano mai stati reali "fattori discriminanti" nel nostro percorso. Quando una band cambia formazione quasi regolarmente nel corso degli anni, credo sia naturale che ciò che ne esca fuori sia di volta in volta diverso sotto ogni aspetto. Cambiano le persone e quindi ovviamente cambia la musica. Per questo motivo ogni nostro mostra un lato diverso del nostro essere, una diversa interpretazione di alcune tematiche ricorrenti, una diversa sensibilità artistica. Forse per qualcuno tutto ciò può essere destabilizzante, mentre per altri può essere interessante. Tutto molto soggettivo e personale. Abbiamo indubbiamente vissuto diverse stagioni. Ognuna con la propria naturale evoluzione. Non credo ci sia altro da aggiungere. Ti racconto una cosa carina. Da qualche anno ho iniziato a ballare lindy hop, ballo che si esegue sulla musica swing /jazz degli anni 20/30. Ho approfondito molto, tramite libri e l'ascolto di tantissimo swing e jazz di quegli anni, e ti assicuro che gente come Fats Waller, Duke Ellington o Bix Beirderbecke (morto a 27 anni) avrebbero fatto impallidire tanti black metallers "cattivi" quanto a stile di vita estremo. Questo te lo dico perché tutto ciò mi ha aperto la mente. In questi nuovi SinoathSinoath. Per "ritorno al passato" intendo proprio aver definitivamente piazzato la nostra naturale propensione per il doom/dark. Abbiamo abbandonato un po’ in maniera naturale il death metal perché non rispecchiava più tre quarti della band. Lo ascoltiamo quando ne abbiamo voglia, rispettiamo chi lo suona ancora in un certo modo, ma non è più il nostro punto di partenza. Fermo restando che se ci dovesse scappare un bel riff death non lo scarteremmo.

PZ:Pavl: Veniamo ora alla vostra nuova fatica in studio intitolata Anamnesis, la prima sotto le effigi della storica Black Widow Records. Quali sono i responsi ottenuti finora? Come state lavorando per promuovere il disco?
Salvatore: Dopo tanti anni di sbattimento ci fa sicuramente piacere che un'etichetta storica come la Black Widow Records si sia interessata ai Sinoath. Fino ad ora Anamnesis ha avuto diversi responsi positivi ed è stato accolto come una ventata di freschezza in una scena ormai appiattita. Chi ci conosce da sempre sa che non abbiamo mai suonato in base al trend del momento. Abbiamo sempre cercato di essere noi stessi e di fare bene ciò che ci viene naturale. Chi segue ci segue sa che avrà sempre una sorpresa ad ogni nuovo ascolto. A livello promozionale diciamo che non abbiamo la tendenza a sgomitare o a imporre quanto fatto. Anamnesis è il terzo album dei Sinoathe si va scoprendo piano piano.

PZ:Pavl: Addentriamoci più nello specifico dell’opera. Anamnesis è un vocabolo facente parte della terminologia medica (in sintesi è il processo di raccolta delle informazioni per la redazione di una diagnosi, NdR). Qual è la chiave di lettura in questo contesto artistico?
Salvatore: Nel caso del nostro album non ci riferiamo al termine medico, ma al Mito della Caverna di Platone. Per “anamnesis” si intende il ricordare interiormente la conoscenza perduta o dimenticata dall'uomo. Quindi una conoscenza che non viene dalla cultura assimilata dai libri, ma qualcosa di più profondo e strettamente correlato al proprio intimo vissuto quotidiano. Una presa di coscienza. Il liberarsi da determinati schemi mentali imposti da sempre dalla società e dal pensiero comune. Sfidare le paure personali per abbattere i muri dei propri limiti. Ridimensionarsi. Ognuno di noi è sempre stato interessato alla ricerca interiore, che è poi convogliata in una esposizione in musica. Abbiamo cercato di raccogliere tutto ciò che avevamo dentro, di sintetizzarlo in termini di sensazioni, di tradurlo in note, lo abbiamo osservato da fuori e il risultato è la nostra personale visione. Non è stato semplice arrivare al giusto equilibrio tra musica e concetti, poiché ognuno di noi ha un suo differente modo di vivere le cose ed esprimerle attraverso lo strumento. Abbiamo discusso molto e questo è stato stimolante.

PZ:Pavl: L’album esce ad undici anni di distanza dall’ultimo full length (Under the Ashes, NdR) e, a mio parere, segna la pressoché definitiva presa di distanza da un ambito propriamente estremo. Come si è evoluto il processo di gestazione?
Salvatore: Onestamente non so se è una presa di distanze a tutti gli effetti. Se uno di noi scrivesse un riff estremo, andrebbe comunque valutato. Il nostro stile è sicuramente cambiato perché siamo cambiati noi e quindi anche il nostro approccio. In termini prettamente stilistici la nostra vena più doom ed heavy classica ha preso il sopravvento. Siamo tutti da sempre appassionati di esoterismo, filosofia ed arte in generale. Amiamo l'horror, il fantasy, le storie epiche e la letteratura gotica e romantica. Difficile che i Sinoath si allontanino da questo. Temi come la politica o il sociale non ci interessano, e, se mai dovessimo trattarli, lo faremmo secondo quello che è il registro tipico della formazione. Musicalmente parlando la parte death non ci interessa più molto perché in passato è stata ampiamente trattata e sviscerata. Restiamo sempre d'accordo con i concetti base espressi dal death, ma l'heavy classico, il doom e il dark/prog li sentiamo più vicini al nostro modo di essere, e ci danno possibilità di spaziare molto più profondamente sia musicalmente che tecnicamente.

PZ:Pavl: Come ho evidenziato in sede di recensione, Anamnesis è un disco di lineare fruibilità ma intrinsecamente complesso. Il nuovo corso mantiene il carattere occulto e misterico che ha caratterizzato il sound sin dagli esordi e si arricchisce ora di influenze provenienti dal progressive, dall’hard rock, dallo stoner e, addirittura, dal grunge. A riguardo un ruolo fondamentale è giocato dalle bellissime e calzanti linee vocali dell’ultimo membro entrato in formazione, il cantante, chitarrista e tastierista Francesco Cucinotta. Condividete questa analisi preliminare?
Salvatore: Cucinotta ha fatto un egregio lavoro, specie per quanto riguarda la componente tastieristica. Inoltre lui ha suonato nella stoner band Rhino e si dedica anche ad altri progetti musicali di diversa natura. Conosco Francesco sin dagli anni '90, ed entrambi amiamo i Black Sabbath e tutto il doom rock degli anni 70 e 80. Amiamo il dark prog di Metamorfosi, Biglietto per Inferno, Goblin, Black Widow, Coven, High Tide, così come la prima ondata NWOBHM dai toni oscuri come i primi Judas Priest o i Mercyful Fate. Tutto ciò influenza il continuo dei Sinoath . A parte questo, ci manteniamo comunque aperti a qualunque soluzione musicale ci vada a genio. Potremmo anche inserire un pezzo grind-core se la sceneggiatura di un album lo richiedesse. Dipende dal contesto.

PZ:Pavl: Le strutture dei diversi capitoli della tracklist sono piuttosto eterogenee. Si passa fluidamente attraverso impronte classiche, lunghe divagazioni sperimentali, parentesi strumentali ed un finale dal carattere riflessivo. Come è cambiato l’approccio al songwriting rispetto al passato?
Salvatore: Come dicevo prima, siamo cambiati noi e di conseguenza anche il nostro modo di fare musica. Oggi buttiamo sicuramente un occhio in più in fase di arrangiamento o per quel che riguarda i concetti che vogliamo esprimere. Cerchiamo di scavare un po’ più a fondo nelle cose. Anamnesis è un album dai tratti volutamente retrò, ma nonostante questo rappresenta per i Sinoath qualcosa che in passato era stato appena accennato, e quindi nuovo per noi. Volevamo mantenere un’impronta doom classica senza però negarci la libertà di buttarci dentro dell'altro. Da qui le fughe ritmiche jazzate, gli intervalli ambient, o una ballad acustica in chiusura. Siamo bene o male coetanei e automaticamente ci intendiamo al volo. Alessio Zappalà, il bassista, essendo il più giovane, e nonostante condivida alcune nostre passioni musicali, ha naturalmente un diverso approccio rispetto al nostro. Questo è sicuramente positivo. Io, Cucinotta e Lipera scriviamo esattamente come una volta. A me vengono in mente dei riffs e glieli canticchio, e loro li suonano con la chitarra. Oppure Francesco o Fabio portano in sala dei brani completi. Per il resto poi si lavora tutti insieme. Altre volte durante delle jam sessions capita che venga fuori qualcosa di interessante e allora lo sviluppiamo. Cerchiamo di fare musica senza porci limiti o determinate premesse. Se la musica è vita, allora bisogna lasciarsi vivere tranquillamente.

PZ:Pavl: Le argomentazioni dei vostri testi, in sono state sempre incentrate su cultura, etenismo, storia ed astrologia. C’è stata qualche variazione in questo campo? Cosa ci potete rivelare riguardo i contenuti?
Salvatore: Abbiamo sempre scritto di argomenti che ci stavano a cuore. Dai semplici racconti horror degli inizi alle tradizioni pagane. Dai temi storici ad altri più intimisti e personali di ricerca spirituale. Recentemente i grandi temi esistenziali: la vita e la morte, e la vita dopo la morte, che intendiamo come momento di trasformazione e non di fine, e che quindi non ha niente di negativo né di drammatico. Superando l'iniziale paura magari è interessante capirne il significato e l'aspetto positivo del poter accedere attraverso questa porta ad un nuovo inizio. I brani Journey Unknow e The Absolute Nowhere hanno questo tema per esempio. Oltre il tema della morte, da sempre comunque presente nel filone doom, con Brainstorming si cerca invece di affrontare il tema della sinergia tra i vivi. Della comunicazione diciamo "telepatica" tra persone. Crediamo che bisogna cominciare a cercare nuovi stimoli per nuove argomentazioni, specie in un genere come il metal che spesso è vittima dei suoi stessi stereotipi.

PZ:Pavl: Passiamo ad una breve escursione di tipo grafico. La copertina, decisamente particolare, riporta una raffigurazione umana apparentemente classificabile come espressionista. Di cosa si tratta e qual è il suo significato?
Salvatore: La figura sulla copertina dell'album è un monaco (figura-simbolo dei Sinoath) intento a liberarsi dai fili della meccanicità temporale. Pensiamo rappresenti bene ciò che sta alla base del concept e il Mito della Caverna di Platone. La figura originale è un particolare di un’opera di Pietro Mosca, pittore e scultore siculo-bergamasco recentemente scomparso, che Francesco Cucinotta ha rielaborato.

PZ:Pavl: Facciamo un tuffo nel passato. Come Sinoath vi siete formati agli albori degli anni novanta, storicamente uno degli archi temporali più floridi della scena estrema internazionale ed avete senza dubbio dato il vostro contributo allo sviluppo dell’underground italiano. Che ricordi avete di quel periodo? Avete qualche particolare aneddoto da raccontarci?
Salvatore: Se ci guardiamo indietro non possiamo che ricordare quel periodo con un po’ di nostalgia. Era la nostra gioventù. Epoca di spensieratezza ma anche di sogni e del desiderio di osare. Nel corso degli anni abbiamo scoperto che gente come Katatonia, Satyricon, Marduk e tanti altri abbiano sempre citato i Sinoath tra le loro band preferite. A noi, piccola band di un’isola del Mediterraneo, non può che fare piacere. A quei tempi non ci eravamo resi conto che ciò che avevamo scritto potesse avere così tanto impatto e risonanza.

PZ:Pavl: Si può affermare che i Sinoath facciano parte di quella schiera di band che con il trascorrere del tempo si sono mosse verso lidi sonori ed artistici piuttosto differenti rispetto al passato. In che modo è mutata la vostra ottica della musica sia come artisti che come semplici ascoltatori?
Salvatore: Siamo cresciuti anagraficamente e come ascolti. Il numero di bands e stili da noi ascoltati si è moltiplicato all'inverosimile. Abbiamo approfondito il discorso musicale anche attraverso altre esperienze. Quando sei adolescente giochi con le figurine, poi cominciano a piacerti le donne e le moto, poi ti piace stare più a casa e leggere e capisci che c'è il tempo della pace e il tempo della guerra. Cambia il tuo stato d'animo e produci cose diverse. Più ricche o addirittura più semplici. Semplicità che nasconde maggiore consapevolezza. Da quello che ho capito in questi anni forse una cosa non è mai cambiata: nonostante i vari cambiamenti restiamo sempre e comunque una dark heavy metal band perché questa è la nostra natura.

PZ:Pavl: Negli ultimi anni sembra di assistere ad una rinascita del doom, cui viene data nuova linfa vitale tramite contaminazioni black, progressive, dark e via discorrendo, pur mantenendo incontrovertibilmente una base seventies. Come vedete il futuro di questo peculiare sottogenere dell’heavy metal?
Salvatore: Il doom, come ben sai, ha una tradizione ormai più che trentennale e segue un suo naturale rinnovarsi. Gli artisti che si dedicano a questo genere cercano una propria personale rilettura, e ciò ha portato alle contaminazioni che hai citato. Credo che la base settantiana sia una componente basilare, poiché è proprio in quegli anni che il doom nasce e prende forma, e quindi resterà un tratto immutabile di questo genere. Come tutte le cose ha anche i suoi alti e bassi. Come tanti altri generi segue le sue dinamiche. Un momento gode di un forte successo popolare, e il momento dopo sembra morire. Resta sotto le ceneri per poi risorgere.

PZ:Pavl: Siamo giunti al termine della nostra intervista. Come di consueto lascio questo ultimo spazio a vostra completa disposizione. Un saluto e un ringraziamento per il vostro tempo dedicato a Metallized.it!
Salvatore: Ti ringrazio per l'intervista. Invitiamo i ragazzi che la leggeranno ad ascoltare il nostro nuovo disco e di farci avere un feedback anche tramite la nostra pagina Facebook. Se vi piace fate come negli anni 80: passaparola !!! Grazie a tutti! Saluti!



Giorgio
Venerdì 28 Dicembre 2018, 12.31.29
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