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SCHIRENC PLAYS PUNGENT STENCH - Dagda Live Club, Retorbido, 02/01/2019
07/01/2019 (738 letture)
Tornano in Italia Martin Schirenc e i suoi Pungent Stench, accompagnati questa volta dai belgi Carnation e da altri due guest, per fare tappa prima a Parma e poi a Retorbido proprio nei primi due giorni di questo 2019. Ecco il resonto della serata al Dagda, nel pavese, forse un po’ minata dal periodo infaustamente vicino ai bagordi del capodanno e per questo decisamente poco affollata rispetto ai nomi proposti.

IRDORATH
Secondo dei gruppi di apertura del tour (il primo purtroppo perso per miei ritardi logistici), gli Irdorath propongono un black metal che ricorda molto la scena svedese in termini di melodia, piglio un po’ epico e un’inguaribile voglia di imitare i Dissection. Per quanto la band ci sappia fare e suoni bene, con convinzione, l’impressione generale è quella di una proposta piuttosto generica, già sentita o non particolarmente curata in termini di qualità di riff e canzoni: il classico gruppo che sa suonare, ma che non dice nulla di particolarmente significativo. Nel frattempo nel locale ci sono ancora pochi astanti, e purtroppo per le band degli slot di apertura la risposta del pubblico è praticamente nulla.

CARNATION
Questo giovane gruppo death metal belga ha avuto modo di far parlare molto di sé, data l’intensa attività live e il debutto discografico su Season of Mist l’anno scorso. La proposta di matrice chiaramente swedish (con Entombed e Dismember ad essere chiare influenze) si mescola però ad un po’ a influenze di oltreoceano per un risultato che complessivamente ricorda lo stile dei Bloodbath: un death metal old school con molto groove, favorito alle parti più veloci (che comunque non mancano), un cantato molto catchy e pezzi lineari. Complessivamente, sono più i cliché su cui giocano i pezzi che i momenti di originalità, e sulla lunga soffro (per gusto personale) l’assenza di un lato più oscuro e articolato che si contrapponga a quello più aggressivo e "in your face". Ma la band tiene il palco in maniera eccellente, suona con precisione, convinzione, ed energia, e anche il frontman fa egregiamente il suo dovere, catalizzando l’attenzione - nonostante la contrapposizione un po’ goffa tra il suo modo di apparire sopra le righe (insanguinato, incatenato, e in generale piuttosto posato) e quello più casual dei suoi compagni di gruppo. Ma note di colore a parte, l’esibizione è stata complessivamente tanto solida e professionale quanto non particolarmente distintiva.

SCHIRENC PLAYS PUNGENT STENCH
Rispetto alla scorsa calata italiana di Martin Schirenc e la sua attuale versione dei Pungent Stench (che non include l’altro fondatore, Alex Wank, che aveva già preso provvedimenti legali contro la scelta del suo ex-commilitone di riportare in vita il moniker) l’affluenza non è affatto più incoraggiante. Se l’altra volta me l’ero giustificato, tra me e me, con il fatto che la disputa sul nome non aveva certo incoraggiato una nicchia di pubblico già sufficientemente ristretta, data anche la particolarità della proposta del gruppo austriaco, in questo caso si è aggiunto probabilmente il periodo dell’anno poco favorevole, il giorno della settimana, ed altre possibili motivazioni che hanno impigrito il pubblico possibile se non a eccezione di una manciata di astanti, a cui si aggiunge, per fare numero, la tour crew che li ha accompagnati e che ha cercato di tenere la serata in animazione.

L’esecuzione dei pezzi, la prestazione di ciascuno dei musicisti e anche i suoni nel locale sono stati eccellenti e assolutamente all’altezza delle aspettative. Inutile negare che il clima un po’ freddo abbia potenzialmente azzoppato la resa più strettamente emotiva della serata, ma nessuna critica può essere mossa al gruppo o alla godibilità del concerto. Anzi, lo stesso Schirenc, ormai senza capelli e in una stravagante tenuta militare, ha fatto del suo meglio per strappare qualche risata come giustamente vorrebbe l’identità risaputamene ironica e autoironica del gruppo. In questo caso abbiamo assistito ad una scaletta un po’ meno basata verso i primi due album, i classici del gruppo, e più democratica, includendo diversi estratti anche dell’ultimo album, uscito l’anno scorso ma registrato già una decina di anni fa e poi rimasto inedito, così come degli album più ricchi di groove e di rock ‘n’ roll che hanno caratterizzato la frase centrale della loro carriera. Certo, forse sul finale avrei preferito qualche classico piuttosto che un encore meno memorabile e protratto così a lungo (scelta che, nel caso di cosi pochi supporter davanti al palco, è tutt’altro che consigliabile).
Rimangono comunque impagabili pezzi come Happy Re-Birthday, Shrunken And Mummified Bitch, Suspended Animation e altri classici intramontabili del death/gore europeo, che fecero entrare questo gruppo nella leggenda (per quanto umile sia la riscalatura che questo termine subisce quando si parla di metal estremo) per la sua originalità, per la propria spiccata propensione alla provocazione, spinta quasi al disgusto, per quell’elemento di rock aggiunto ad una già solidissima base di death metal a cavallo tra gli anni ’80 e ’90.



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Pungent Stench
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