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LE STELLE DELLA MUSICA: MARIO SCHIFANO - Quando l’Italia inventò la psichedelia europea e non se ne accorse
16/01/2019 (1300 letture)
Se siete dei lettori della serie Pittori Dell’Incubo, conoscerete già l’impostazione di quegli articoli. Partendo da alcune note biografiche, in quegli scritti vengono poi citati quanti più artisti metal e dintorni che abbiano usato i dipinti di un certo artista ormai considerato classico per i loro dischi, per poi trarre delle brevi conclusioni finali sulla questione. Esistono però dei casi in cui degli artisti particolarmente importanti, abbiamo lasciato un segno in un settore che consideriamo naturalmente vicino al nostro e che abbiamo ripetutamente trattato, ma che per appartenenza ad un determinato periodo storico ancora troppo vicino al nostro per poter essere considerati nella serie di cui sopra e che, oltretutto, non sono stati considerati come adatti a produrre artwork per degli album musicali in numero sufficiente, è comunque un peccato escludere dalle nostre pagine. Uno dei pittori da citare sia per i motivi prima riportati, che per il suo rapporto con personaggi già citati in passato su questa Webzine, che ancora per la sua influenza basilare sulla scena Psych nazionale, è Mario Schifano. Quello in oggetto, infatti, è proprio uno dei casi che non possono essere ignorati e meritano pertanto di essere trattati, anche se a parte.

L’ALTRA TRIADE
Così come nel Thrash Metal europeo esiste la sacra triade tedesca, anche nella Pop Art italiana ne viene spessissimo citata una analoga, costituita da Festa, Schifano ed Angeli (anche qui escludendo nomi forse altrettanto o più importanti, nello stesso modo in cui il così detto “Big Four” non comprende nomi basilari), ed è proprio del secondo che ci occuperemo in questo articolo. Come sempre, cercando di fondere aspetti pittorici e musicali che, del resto, mai come in questo caso sono inscindibili. Nato in Libia, rientra a Roma con la famiglia e lascia la scuola a causa del suo carattere da subito estremamente irrequieto, per andare a lavorare col padre al museo etrusco di Villa Giulia. Lì si forma come restauratore ed archeologo, per poi diventare egli stesso artista seguendo la corrente Informale. Tiene la sua prima personale a fine anni 50 e poi, frequentando il Caffè Rosati dove incontra Moravia, Pasolini ed altri registi di primo piano e la Galleria La Tartaruga, avvia la famosa Scuola di Piazza del Popolo insieme a Giosetta Fioroni ed ai due prima citati. In breve si aggregano Pascali, Mambor, Lo Savio, Kounellis e vari altri, diventando ufficialmente gruppo a partire dal 1960. Il Caffè Rosati ed il suo ambiente risultano fondamentali anche per questo scritto, dato che vi conosce la sua musa/amante Anita Pallemberg, la quale poi diventerà compagna di Brian Jones e per lungo tempo moglie di Keith Richards, dandoci il primo “gancio” musicale. La Pallemberg, infatti, si interessava di temi legati all’occultismo ed ebbe un ruolo nella genesi di Their Satanic Majesties Request, il disco uscito l’anno del tour che citeremo in seguito.

LSD; TU MI TURBI
La Pallemberg lo porta nel 1962 a New York e lo introduce alla Factory di Andy Warhol. Lì, non solo partecipa ad eventi espositivi accanto a gente del calibro dello stesso Warhol e Roy Lichtenstein, ma si accosta anche al “settore cinema” della Factory. E’ qui che viene in contatto con l’LSD ed il mondo Psichedelico. Rientrato in Italia si colloca tra gli artisti d’avanguardia più importanti e capaci di interpretare ed anticipare i cambiamenti in atto nella nostra società e di farlo con un respiro internazionale. Comincia ad interessarsi attivamente di cinema sperimentale, con una produzione in questo campo concentrata in parte maggiore, vedi caso, nel 1967. Di questo periodo le frequentazioni con Ungaretti e Marco Ferreri, ma per quanto ci riguarda, la più interessante è quella con Ettore Rosboch, filmaker, attore ed in seguito produttore di pellicole quali Tu Mi Turbi di Benigni e Non ci Resta che Piangere con Troisi e lo stesso Benigni. Principalmente, però, in quel momento Rosboch è un grande appassionato di musica Rock, come lo stesso Schifano. I due amano andare a Londra insieme per tenersi aggiornati sulle tendenze artistiche e frequentano i Rolling Stones (abbiamo già accennato a cosa succederà dal punto di vista sentimentale) finché, tra il 66 ed il 67, Rosboch e Schifano decidono di reclutare un gruppo vero e proprio stringendo una collaborazione con una band di nome Le Stelle, appena stabilitasi a Roma e probabilmente la più cazzuta del momento nel settore Beat, con l’idea generale di farne ciò che i Velvet Underground erano stati per Andy Warhol. Nascono Le Stelle di Mario Schifano, il cui nome deriva da quelle tipiche della pittura di Schifano. Quello che ne verrà fuori inciderà sulla storia della musica psichedelica italiana e, in una certa misura, della pittura.

COUNTDOWN TO PSYCH
La formazione de Le Stelle comprende Giandomenico Crescentini ex bassista dei New Dada di Maurizio Arcieri (lo abbiamo incontrato Qui) i quali faranno da spalla proprio ai Rolling Stones in Italia e proprio nel 1967; Urbano Orlandi, il tramite fra il gruppo e la coppia Rosboch/Schifano; Nello Marini dalla Beat band Wretched (nulla a che vedere con quella HC punk, ovviamente) e successivamente nel collettivo Venetian Power; ed il modaiolo Sergio Cerra. Le Stelle di Mario Schifano cominciano ad esibirsi con un primo concerto nel teatro sito in Via Belsiana gestito da Alberto Moravia e Dacia Maraini e da subito diventano ciò che oggi chiameremmo un “cult”. Lasciando indietro il Beat già nel 1967 e addentrandosi nel territorio della Psichedelia, Le Stelle di Mario Schifano montano uno show multimediale (ripeto: Italia, 1967) dove si esibiscono lasciando ampio spazio all’improvvisazione mentre viene proiettato su di loro il film Anna Carini in Agosto Vista dalle Farfalle firmato da Schifano, immagini del Vietnam e molte altre. Anna Carini, per la cronaca una bellissima ragazza dai lunghi capelli neri, era una nota speaker radiofonica e curava assieme a Giorgio Guardabassi, famoso speaker, paroliere, cantante, conduttore di una edizione del Festival di Sanremo nel 1975 e molto altro, una trasmissione RAI intitolata Countdown, all’epoca molto nota per proporre musica alternativa estera, oltre ad essere la donna di Schifano del momento. L’esperienza deriva certamente da quanto visto da Schifano alla Factory di Warhol ed insieme a Rosboch in quel di Londra, ma per l’Italia si tratta di assoluta avanguardia che arriva a ruota rispetto a quanto fatto negli U.S.A. Il concerto successivo con Schifano si sarebbe tenuto al Piper di Roma, ma intanto la band suona a Torino al Piperla, altro tempio della scena alternativa dell’epoca e lì, negli studi BDS di Felice "Happy" Ruggiero, incidono Dedicato a. Quell’album resterà il loro unico parto se si esclude un 45 giri di secondo piano, ma cambierà tutto e diventerà una delle idee fisse dei collezionisti di vinili, raggiungendo quotazioni a tre zeri per una copia originale in condizioni adeguate.

500 STELLE ROSSE
Stampato in circa 500 copie (il numero esatto però non si è mai saputo), parte delle quali in vinile rosso, l’album presentava una grafica importantissima, firmata ovviamente da Schifano, con le sue stelle e varie foto ritoccate. Tornata a Roma la band partecipa a Grande Angolo, Sogni e Stelle, manifestazione psichedelica di grandissima importanza cui presenzia anche l’assistente di Warhol: Gerard Malanga. Il gruppo, però, subì quasi subito la tensione generata dal cambio repentino di stile e dall’essere risucchiata in un vortice artistico logorante e schizofrenico, ma sopra tutto il fatto che Schifano, fedele al suo personaggio incostante ed incapace di dedicarsi organicamente ad un progetto che richiedesse tempi lunghi per maturare (almeno in quella fase), proprio dopo quell’evento passò rapidamente ad altro. Compresa una relazione con Marianne Faithfull. Quest’ultima, oltre ad una carriera da cantante, attrice e compagna di Mick Jagger, sarà ricordata almeno dagli ammiratori dei Metallica per la sua presenza molti anni dopo sul singolo The Memory Remains. I più attempati come il sottoscritto, invece, ne avranno probabilmente il primo ricordo per merito di un paludatissimo Daniele Piombi, presentatore RAI dagli anni 50 in poi e recentemente scomparso, alle prese con l’incapacità di pronunciare correttamente il titolo di un album che la Faithfull stava promuovendo –il buon Dangerous Acquaintances- durante il Festival di Sanremo del 1982, cui parteciparono anche Kiss e Van Halen; altri tempi. Così come si erano formati Le Stelle di Mario Schifano si sciolsero lasciando un’eredità numericamente risibile, anche se non quanto quella dei fondamentali Chetro & Co., ma importantissima. Ma cosa proponeva esattamente Dedicato a?

QUANDO SI DICE “IL CARO DISCHI”
Abbiamo già indicato come il vinile sia diventato un pezzo raro da collezionisti di alto livello, ma perché? A parte il contenuto musicale che analizzeremo fra poco, è ovviamente l’apporto grafico e concettuale fornito da Mario Schifano ad essere importante. Le versioni prodotte furono infatti due. Una dedicata al normale mercato dei dischi venduta a 2.500 lire (circa 25 euro di adesso, a dimostrazione di come la musica sia sempre costata cara), l’altra, con le "stelle" e le fotografie di Bellati modificate da Schifano, una tecnica che l’artista userà nel tempo, da vendere nelle gallerie d’arte intorno a 40.000 lire dell’epoca. E nel 1967 erano bei soldi da investire in queste faccende, totalmente al di fuori delle possibilità dei ragazzi normali, corrispondendo a poco meno di 400 euro attuali secondo le tabelle de Il Sole 24 ore. Ed è proprio questo il punto. Più che davanti ad un disco, peraltro distribuito molto malamente come tale, quello con cui il mercato ebbe a che fare fu a tutti gli effetti un multiplo d’autore da trattare come una litografia di un pittore d’avanguardia. Questo, comunque, lo rese da subito un oggetto diverso da tutti gli altri. La band, poi, fece il resto. Le ristampe recenti ne tradiranno in larga parte l’impostazione grafica ed anche il suono, ma restano comunque utili per far conoscere l’opera a chi non fosse in grado di procurarsi l’originale. Ossia quasi tutti.

BRANDIMANTE A COLORI
L’intera facciata "A" era occupata dalla suite Le ultime parole di Brandimante, dall'Orlando Furioso, ospite Peter Hartman e fine (da ascoltarsi con tv accesa, senza volume). Una lunga dimostrazione di dadaismo in musica, con la registrazione iniziata mentre ancora i musicisti non sapevano bene cosa fare durante la jam che si apprestavano a condurre, poi citata in termini lusinghieri anche da Julian Cope. Il pezzo contiene di conseguenza larghe parti sperimentali e vede la partecipazione anche di Francesca Camerana. Un personaggio che i Freak torinesi appassionati di dischi degli anni 60 conoscevano bene ed attuale socia dell’Associazione LingottoMusica. Gli altri ospiti, per inciso erano il già citato Rosboch al piano; Paul Thek e Antonio Mario Semolini, oggi insegnante del Conservatorio di Torino, tra le altre cose. Per capire quanto dadaista e sperimentale fosse la composizione, l’esortazione tra parentesi era da intendersi alla lettera per la corretta fruizione di una suite che contiene in nuce molto di ciò che singoli gruppi e movimenti proporranno organicamente di lì a poco. La facciata "B", invece, proponeva la psichedelica con echi Kosmische Musik ante litteram Molto Alto; la Velvetiana Susan Song che in qualche suo rimando anticipa qualcosa de Le Orme; la variegata E Dopo, tra accenti classici e ritmica beat; la sperimentalmente Blues/Kraut Intervallo e la lisergica Molto lontano (a Colori), il cui spirito alterato è esaltato dall’uso del flauto. La sua importanza artistica, come detto, è quindi duplice: l’opera può infatti essere intesa come particolare opera grafica di Schifano e, musicalmente, come il punto zero della psichedelia italiana. Tutto questo senza contare cosa era il panorama musicale italiano nel 1967.
Se nella vostra soffitta od in quella dei vostri genitori vi siete imbattuti in passato in un curioso disco pieno di stelle, con la copertina argentata ed interno da sfogliare ed ammirare, occhio: potreste avere un piccolo capitale a disposizione.



Legge Basaglia
Venerdì 25 Gennaio 2019, 20.30.40
27
Quanti danni ho fatto
Barry
Venerdì 25 Gennaio 2019, 20.19.24
26
Non occorre dirvi che non sono io, vero?
Barry
Venerdì 25 Gennaio 2019, 18.04.32
25
Ok, grazie mille per il chiarimento e scusa se ho "dubitato"
lucignolo
Venerdì 25 Gennaio 2019, 18.02.52
24
@barry...ma figurati,sono qui per la musica non per leggere cazzate tipo il commento sotto al tuo, come ho scritto non è per il commento stupido in se che non potrebbe fregarmene di meno, è per quel poco di tempo che posso dedicare alla musica e quest'imbecille ci mette del suo per rompere i coglioni.ciao
Barry
Venerdì 25 Gennaio 2019, 17.45.54
23
@lucignolo: perdonami, sicuramente colpa mia, ma non ho ben capito se il tuo commento si riferisce a me, oppure al leoncino da tastiera che ben conosciamo
lucignolo
Giovedì 24 Gennaio 2019, 20.42.54
22
Le cause perse sono il mio pane quotidiano e non ho bisogno di beniamini,dovresti rompere meno il cazzo,magari hai le tue buone ragioni ma leggerti mi indispone,e già la vita non aiuta,per molti è già dura anche senza dover leggere i tuoi commenti.E non sei di aiuto.
Barry
Martedì 22 Gennaio 2019, 21.12.03
21
Artista particolare Schifano, devo riuscire a trovare una sua palma
Raven
Lunedì 21 Gennaio 2019, 18.50.13
20
c'è scritto "quando l'Italia inventò la psichedelia", non il prog. Inoltre, non mi risultano collaborazioni di Rotella con band di nostro interesse. Infine (solo per non dilungarmi oltre) il commento fa davvero poco onore a chi lo ha scritto.
Galilee
Giovedì 17 Gennaio 2019, 22.11.24
19
Ho dato un' occhiata alle sue opere, davvero niente male. Comunque il dischetto in questione dovrebbe trovarsi a 25 euro. In vinile, ultime stampe ma non so a quando risalgono. Tanto a ne frega poco....
Raven
Giovedì 17 Gennaio 2019, 21.42.15
18
Il problema sono i tantissimi falsi, le opere di atelier e la produzione enorme, appunto. Ma le opere certificate adeguatamente e degli anni 60 sono e saranno un capitale. In questa ottica credo che anche questo disco possa trovare una sua collocazione anche da questo punto di vista, pur se molto più modesta per forza di cose. Certo chi ha una Esso, una Coca o le stesse stelle, ha qualcosa di davvero importante. Credo che anche il decennio successivo e le emulsioni daranno grandi soddisfazioni, oltre ad altri soggetti più comuni
Alex Cavani
Giovedì 17 Gennaio 2019, 21.09.48
17
Con tutto questo parlare di Schifano a me fate venire in mente l'immenso Alessandro Orlando però.... Se c'è qualche intenditore qui in mezzo
Raven
Giovedì 17 Gennaio 2019, 20.05.12
16
Soggetti molto richiesti dal mercato, anche se oggi come oggi un ipotetico compratore chiederebbe comunque almeno l'archiviazione da parte della Fondazione.
Alex Cavani
Giovedì 17 Gennaio 2019, 18.10.21
15
@Area non ho mai fatto ricerche sui Beatles, perché "discograficamente" non sono la mia priorità da collezionista, però posso solo provare a immaginare le ipotetiche astronomiche cifre che si celano dietro una prima ristampa di un loro disco, anche dei meno celebri. Le ristampe sono sempre una manna dal cielo, anche se fanno un po' storcere il naso a chi cerca qualcosa di veramente "unico", però meglio poter ascoltare musica da una ristampa fisica, piuttosto che ascoltarla su mp3.
Area
Giovedì 17 Gennaio 2019, 13.02.06
14
@Alex Cavani, comprare le prime stampe di qualsiasi genere o si sfora di budget oppure é proprio impossibile comoprarle... sia che siano CD o Vinile. A volte devi avere fortuna, ma spesso e volentieri le ristampe sono l'unica soluzione. Cioé per dire... prova tu fan dei Beatles in Italia a comprare le stampe originali dei dischi, ma non le prime stampe Italiane, no no quelle Britanniche....
Alex Cavani
Giovedì 17 Gennaio 2019, 12.57.09
13
@Area Mmmmh di progressive italiano in realtà aveva molto poco, ma comunque cose abbastanza ricercate: ricordo stampe originali di Cervello, Acqua Fragile, Albergo Intergalattico Spaziale, Garybaldi, Gruppo 2001, Jenny Sorrenti.. Cose così, che io ovviamente avrei voluto comperarle tutte, ma il budget poi lo avrei definitivamente sforato ahah. Però le cose rare erano soprattutto soul, funky, r'n'b "d'annata", quelle ho notato. E @Raven non potresti avere più ragione di così!
Area
Giovedì 17 Gennaio 2019, 12.45.59
12
@Alex Cavani, Bellissima storia! Hai avuto una gran fortuna e lo dico nonostante io non abbia ascoltato il disco (ne ho sempre sentito parlare però). Ma tra i pezzi rarissimi che vendeva quel signore lì c'era anche la prima mitica stampa di Atlantide dei The Trip con la copertina apribile?
Raven
Giovedì 17 Gennaio 2019, 12.38.25
11
Ma che immane botta di... vinile
Raven
Giovedì 17 Gennaio 2019, 12.38.25
10
Ma che immane botta di... vinile
Alex Cavani
Giovedì 17 Gennaio 2019, 12.33.22
9
Questo è uno dei miei dischi della vita! Che bel regalo che mi hai fatto @Raven con questo bell'articolo! E io sono uno di quelli che ha comprato la ristampa Akarma anni fa (ad un buon prezzo), salvo poi trovare per una immensa botta di c**o, una delle leggendarie versioni originali, vendute da un signore ad un mercatino sulla riviera romagnola ormai tre anni fa. Questo signore non conosceva minimamente i dischi che stava vendendo, perché aveva dei pezzi talmente rari venduti ad un prezzo talmente vergognoso che quasi non ci si credeva. Nel momento in cui ho visto il disco l'ho riconosciuto subito come un originale (i colori sono molto indicativi, decisamente più tenui rispetto alla ristampa, che anzi satura talmente tanto che rende la bella copertina e le ancora più belle stampe interne quasi fastidiose alla vista) e l'ho preso, colto dall'eccitazione. Poi, però, dato che mi sembrava davvero strano aver fatto un affare così - e io di solito ho una sfiga immane - ho fatto analizzare il disco e la stampa e ho avuto il responso: è una delle primissime copie stampate (ma in vinile nero, il rosso sarebbe stato davvero troppo per quel che riguarda la fortuna). Tra l'altro con gli autografi di Schifano "nascosti" in ognuna delle stampe. Meraviglioso. Inutile dire che anche a livello di suono l'originale ha delle differenze sostanziali, sia in negativo (pulizia dei suoni, spesso impastati e non chiari, a scapito soprattutto della voce e della batteria), che in positivo (il flauto suona da dio, sembra quasi un altro disco quando entra questo strumento, e il basso risuona molto meglio che nelle ristampe). Per quel che riguarda il sound poi, io riesco ad avvicinare questo disco solamente ai Velvet Underground del primo disco, e comunque molto alla larga, perché la sensibilità artistica puramente italiana si sente, eccome. Non è prog, almeno non nella maniera in cui consideriamo prog Pfm, Banco, Orme etc.. Lontano anche dalle sperimentazioni avanguardistiche degli Area, perché qui la sperimentazione mi è sempre sembrata molto più cruda ed istintiva, laddove quella di Stratos, Tofani e co. è sempre stata decisamente studiata. Eppure contiene scorie di tutto questo, unite a una salda base beat sporcata dalla nascente psichedelia che era nata giusto un anno prima in America (per me il punto zero della psichedelia mondiale è il primo "quasi" omonimo dei 13th Floor Elevators) e piano piano si appropinquava in Europa. Un disco che si può definire veramente unico nella storia della musica italiana (e forse non solo) perché non si è fatto nulla di simile prima e dopo. Basterebbe la suite iniziale e il pensiero che vi è alla base per decretarne la grandezza, anche nelle sue evidenti imperfezioni. Ma ci sono veramente troppo legato per cui ne tesserò sempre le lodi.
Area
Giovedì 17 Gennaio 2019, 12.18.12
8
Chiedo scusa per gli errori ortografici dovuti alla fretta.
Raven
Giovedì 17 Gennaio 2019, 12.17.26
7
No, intendevo proprio che è difforme per grafica della copertina e per contenuti, resi in maniera dissimile dall'originale, suppongo per questioni tecniche. Ad ogni modo è un vinile da 180 gr.
Area
Giovedì 17 Gennaio 2019, 12.10.26
6
@Raven, Mai avuto niente contro le ristampe... anzi! Sono necessarie sempre e comunque. I purismi tipo "Eh ma non é la prima stampa", "Eh ma le ristampe toglie valore e significato...", "Se non é la prima stampa non vale"... spesso detto da gente che ho ha interessi personali (e resto vago) o che hanno hanno avuto la fortuna di prendere una prima stampa quando il prezzo era "normale"
Raven
Giovedì 17 Gennaio 2019, 11.10.16
5
La BDS era una sussidiaria della Ariston, ma quest'ultima non si occupò della distribuzione. Oggi come oggi sono disponibili le ristampe Akarma che, per quanto difformi dall'originale, possono essere una buona soluzione, dato che per gli originali completi di litografie che venivano vendute dalla gallerie d'arte si parla di 3000/4000 euro.
Area
Giovedì 17 Gennaio 2019, 10.23.43
4
Non conoscevo la storia di questa band e di questo artista... sicuramente vista l'importanza del disco, che mi sembra di capire non fosse un album stampato e distribuito da una Major (in Italia all'epoca le più quotate erano la RCA e CGD), dovrebbe essere un disco facilmente reperibile per tutti da 50 anni a questa parte. Io di roba considerata Psichedelica di quel periodo conosco solo Ad Gloriam de Le Orme, visto che quasi tutta la produzione dell'epoca era Beat che magari graficamente si rifaceva alla Psichedelia (nel lettering e nelle copertine multicolorate) ma suonava come i primi Beatles e non come quelli del 67.
Galilee
Mercoledì 16 Gennaio 2019, 22.58.19
3
Interessante. Sia il disco che il personaggio. Ho ascoltato di sfuggita qualcosa e devo dire che alcune sonorità sono davvero atipiche per quei tempi, in italia. Molto alto mi ha colpito. Niente male, quasi da prendere. Beh, io mi accontento di una ristampa in vinile del 2018.
Raven
Mercoledì 16 Gennaio 2019, 15.58.29
2
La classificazione di questo disco all'interno del Prog è arbitraria, pur contenendo elementi che lo anticipavano, come per esempio in Susan Song, ma anche il Beat viene qui superato. Credo si tratti di un disco in cui gli elementi pienamente Psych siano quelli preminenti e se consideriamo l'anno di uscita, questo è davvero rilevante.
Area
Mercoledì 16 Gennaio 2019, 15.31.27
1
Uuuuh cosa avete tirato fuori, io non l'ho mai ascoltato ma viene indicato da più parte come uno dei primissimi dischi di Prog Italiano... anzi di proto Prog anche se voleva essere Rock Psichedelico ( in Italia rispettivamente Pop Italiano e Beat)
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ARTICOLI
16/01/2019
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LE STELLE DELLA MUSICA: MARIO SCHIFANO
Quando l’Italia inventò la psichedelia europea e non se ne accorse
 
 
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