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METALLIZED CHARTS 2018 - Redazione C “Doom, Stoner e Sludge”
19/01/2019 (1656 letture)
Nessuna classifica, solo un ordine sparso, o circa, di quelli che sono stati gli album doom, stoner e sludge (più contaminazioni varie ed eventuali), dei quali conservo un ricordo migliore rispetto alle decine di dischi ascoltati quest’anno, appartenenti allo stesso calderone acustico. Buon inizio anno a tutti e…stay stoner!

SLEEPThe Sciences
Quando ad un nome storico si forma attorno una tale cappa di fum…ehm, scusate, un tale alone di mistero, in pochi ci contano e ci sperano, su di un risultato finale quantomeno decente. I riferimenti si sprecano, no? E invece no, perché gli Sleep, oltre a convincere, stupiscono con quello che è il miglior album stoner/doom dell’anno, e, a detta di chi scrive, non solo degli ultimi dodici mesi. Suona fresco (chi naviga quotidianamente in questi mari, sa bene quale piaga affligga il genere…), suona drogato e suona dannatamente Pike/Cisneros. I Nostri, più l’ospite d’onore Jason Roeder, hanno pensato bene di estrapolare e veicolare in questo lavoro il meglio di ciò che i due fondatori hanno prodotto (e consumato) in questo ventennio, inserendo tappeti metafisico-contemplativi (Cisneros) e autentiche montagne di riff pronte a collidere (Pike). Risultato scontato: lo stoner ha un nuovo classico. Lunga vita ai Dopesmokers.

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WEEDPECKERIII
Polonia terra di confine, Polonia, ancora una volta, fucina di band talentuose. I complimenti, nel caso del terzo lungo di questo terzetto di Varsavia, si sprecano. Prese le distanze dalle sonorità puramente stoner di II, i Nostri si cimentano in un lavoro heavy psych (rock) che brilla, principalmente, per due ragioni: sana dose d’eclettismo laccata da uno strato di raffinatezza, concentrata in una manciata di brani sgorganti fiumi di riff, arpeggi e assoli. Vista la rapida evoluzione della band, avvenuta senza perdere un briciolo d’identità, una mezza idea ce l’abbiamo già, su quelle che saranno le strade che percorrerà in futuro. Nel frattempo, noi ce li godiamo in questa veste: percorsi ancora da qualche brivido metal, bagnati fradici di acido lisergico, avvolti da una cortina di fumo densa e pungente, ma con le idee fin troppo chiare. Se qualcuno li definisce gli Elder europei, un motivo ci sarà, no? E con Stickman Records le sorprese non terminano qui…

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KING BUFFALOLonging to be the Mountain
…appunto, ed eccolo qui, il secondo gioiello targato ancora Stickman Records. Da Varsavia ci spostiamo a Rochester (New York) e facciamo la conoscenza di una band tutto sommato di recente formazione (2013), ma senza dubbio alcuno promettente, in quanto Longing to be the Mountain rappresenta il loro secondo lungo in studio. Curioso come a pochi mesi dalla prematura scomparsa -salvo assistere in futuro ad un’altra conversione sulla Via di Damasco- di quel trio che affermava di “essere le montagna” (Stoned Jesus, I’m The Mountain, 2012), ne abbiamo un altro che brama di esserla, la montagna. Anche con i King Buffalo, si può constatare quanto a Stickman Records non piaccia omologarsi al resto del trend stoner odierno: in questo lavoro la componente psichedelica/clean è ancor più marcata rispetto a III (esempio: Morning Song, title-track), ma nemmeno i King Buffalo ci risparmiano da alcune aperture stoner destabilizzanti, sensorialmente parlando (esempio: Quickening). Se III è un lavoro di confine, con questo platter la sfida “sul genere” diventa ancor più seria: per poco la componente psych prevale sul resto. Dettagli? Dipende dai gusti, ma è oggettivo che da oggi non è mai stato così bello fare una scampagnata in montagna. But, pay attention: perdersi fra un pendio e l’altro ci vuol gran poco…

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LONELY KAMELDeath’s-Head Hawkmoth
Terzo e ultimo giro tra le pareti di casa Stickman Records, label che nell’anno appena lasciatoci alle spalle ha dimostrato una certa lungimiranza nel e per il genere. Ritorniamo in Europa, nella terra dei fiordi, ad Oslo, e scopriamo un’altra faccia del roster della label di Amburgo. Una faccia dal taglio sicuramente più classico rispetto ad Elder, Weedpecker, King Buffalo, cimentatasi in un sound meno sperimentale, ma che in quanto ad unire abrasività e psichedelia sa il fatto suo, essendo anche la più datata tra i quattro monicker, anagraficamente parlando, e come gli altri precedenti compagni d’etichetta, presenta brani ben distinti gli uni dagli altri. Scontato? Nel genere delle band cloni per eccellenza, mai dare nulla per scontato. Se poi vi piacciono i Motörhead (che più che un’ipotesi, dovrebbe essere uno “state of mind” assodato), al vostro posto una chance la daremmo, a questi bad boys norvegesi.

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MONSTER MAGNETMindfucker
Dave Wyndorf è tornato dopo un quinquennio con un nuovo lungo e lui, che di anni ne ha sessantatré -e solo le divinità del rock sanno quanto sia difficile praticare questo genere alla sua età- decide di farlo a modo suo: imprevedibilmente bene. Imprevedibilmente perché i Monster Magnet hanno voluto, in un certo modo, divertirsi, dando un colpo di coda alle sonorità stoner di Last Patrol. Si sale nella capsula del tempo e si ritorna indietro di mezzo secolo: c’è molto mestiere fra questi solchi, inutile negarlo, ma il giochino del piazzarci sotto un palco immaginario mentre guidiamo riesce bene; in Mindfucker si assapora il rock delle origini in diverse forme…poi, ogni tanto, i Monster Magnetsi ricordano di essere una band stoner e ce lo fanno sentire. Non il miglior episodio dell’ultima parte di carriera, ma trattasi comunque di un album convincente, che per il momento allontana gli spettri dell’epilogo di una band storica per il genere.

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BESVÄRJELSENVallmo
L’unico lavoro d’esordio a comparire in questa lista ce lo consegnano i Besvärjelsen , poliedrica band di Stoccolma. Poco si sapeva di questo quintetto capitanato dalla brava Lea : in Vallmo, i Nostri erigono un lavoro partendo da un sostrato doom al femminile, farcendolo poi di passaggi folk, heavy rock, stoner e gothic. Peculiarità? Sei brani su otto sono cantati in svedese. Un buon motivo per ascoltare un lavoro originale, reso ancor più unico nel suo genere da questa scelta coraggiosa. Buono il successo riscosso in patria, ancor più buono quello riscosso sul fronte palcoscenico: la band ha aperto per un gruppetto chiamato Deep Purple. Stando alle dichiarazioni sui social della band, il nuovo lavoro sarà disponibile (a deliziarci?) già in questo 2019. Meglio arrivare pronti al secondo full passando per questo Vallmo, no?

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BLACK RAINBOWSPandaemonium
Difficile che i capitolini Black Rainbows, l’istituzione dello stoner in Italia, facciano un album diverso da quello a cui ci hanno abituato negli anni, ma è ancor più difficile che sbaglino un lavoro, ché di passi falsi nella loro carriera non se ne vede manco mezzo. Anche con Pandaemonium, la band di Gabriele Fiori propone un lavoro ad alto tasso adrenalinico, spassoso, senza fronzoli, nel quale emergono richiami al riffing dei Fu Manchu e alle passeggiate cosmiche dei Monster Magnet della prima ora. Pur non innovando nulla e proponendo un stoner dal taglio classico, il trio romano ha dalla sua una dote invidiabilissima: rendere le canzoni personali e, salvo qualche brano sparso qua e là nella carriera, mai prolisse. Se presenziano regolarmente agli eventi di genere, un motivo ci sarà. Ascoltare The Sacrifice a conferma di ciò. Consigliatissimo ad appassionati e non.

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KING GOATDebt of Aeons
Dopo una carrellata di nomi circostanziati fra stoner, psichedelia (fil rouge) ed heavy rock, facciamo la conoscenza dei King Goat e del loro epic doom / progressive metal. Debt of Aeons è un lavoro maturo e compiuto: pochi cali qualitativi, tanta atmosfera sublime, avvalorata dall’artwork di Travis Smith e dalla voce di Anthony Trimming, che riesce nell’ardua impresa di affrontare a testa alta un leader di questo campo doom qual è stato Messiah Marcolin. Giunti al secondo lavoro sulle lunghe distanze, i Nostri sono già pronti a raccogliere lo scettro in qualità di sovrani di queste sonorità. Ammirare l’Apocalisse non è mai stato così affascinante.

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PALE DIVINEPale Divine
Con i Pale Divine si può star certi di una cosa: non si resterà mai delusi. Il trio doom di Glen Mills (Pennsylvania), oggi quartetto sotto tutti gli effetti, torna dopo sei anni con un nuovo full-length, il quinto della loro discografia. Questo nuovo platter brilla principalmente per una qualità: la completezza. Mostra i Nostri in una veste diversa, o nuova, se così vogliamo chiamarla, rispetto al passato, ma anche più accessibile. Asserire che questo sia il miglior disco doom dell’anno, o il più bello (fattore puramente di natura soggettiva), non spetta a chi scrive dirlo. Ma di una cosa siamo sicuri: Pale Divine si candida ad essere tra i dischi doom più completi del 2018, grazie alla dote dei membri di colorare l’album attingendo da altre tavolozze d’antan (stoner, hard seventies, heavy britannico, psichedelia). Il doom vive, con quel rimando stratosferico ai Cirith Ungol che è So Low, e Pale Divinesi rivela essere un autentico schiaffone in faccia a tanti, troppi modernismi oderni con la puzza sotto il naso.

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NAXATRASIII
Per una volta mi metto a nudo. Lo voglio dire (è la prima e ultima volta, promesso, poi mi ricompongo): chi se ne frega della soggettività e delle altre menate accademiche. III dei Naxatras è un lavoro da lacrimoni e fazzoletti da quanto è bello. Capiamoci: non che sia esente da difetti, e ne contiene uno madornale che si riporterà alla fine. In alcuni tratti suona troppo floydiano, in altri potevano starci dei tagli, ma sono sottigliezze, perché detto fra noi: “chi lo vuole un album space/psych semi-strumentale di mezz’ora?” Io no. Chi ha parlato di trip nel 2018, senza prima ascoltare Longing To Be The Mountain e III dei Naxatras, sarebbe saggio desse un ascolto a questi due album, a patto costui non sia l’ascoltatore medio stoner/doom. Li avete presenti quei soggetti che si esaltano per un big muff, o un fuzz, o un phaser e della struttura del brano se ne infischiano, perché (li cito) “l’importante è che le chitarre siano in primo piano e siano distorte”? Quelli. Considerazioni a parte, i Nostri si trascinano dietro un difetto imperdonabile sin dal loro esordio: sono greci (Salonicco) e non c’è un solo tratto etnico fra questi sessanta minuti abbondanti. Rimediate al più presto e consegnateci il capolavoro. E voialtri che aspettate? Pigiate in basso e ascoltatevi On The Silver Line o Prophet.

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ALTARS OF GRIEFIris
Dalla meravigliosa Grecia, ci spostiamo ad un altro paese altrettanto meraviglioso: il Canada. Iris è un album che ben riflette la provenienza della band, se si è soliti associare l’origine della musica alla territorialità: trattasi di un lavoro black/doom che ci travolge con eleganza e violenza, sulla scia della lezione di maestri quali Novembre e dei defunti Woods of Ypres. Preparatevi ad affrontare un turbine di emozioni, un viaggio arduo, come quello che si accinge ad affrontare la fanciulla nell’artwork di Travis Smith: un viaggio che scaverà con forza all’interno dei vostri animi e vi lascerà tramortiti al termine di esso, abbattuti dalle percosse del violino di Raph Weinroth-Browne, dai blast beat di Zack Bellina e dallo scream di Damian Smith. Iris è stato uno dei pesi massimi del 2018. Per chi non li conoscesse, cominci a seguire questi Altars of Grief da Iris.

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HIGH ON FIREElectric Messiah
Matt Pike è un po’ un’entità a sé stante nel sempre più fitto panorama metal odierno: è ripetitivo allo sfinimento, ma nessuno suona come i suoi High on Fire. Questo punto può essere un pregio o difetto: se non piace questo nuovo Electric Messiah, si può tranquillamente saltare la discografia intera in tronco e proseguire altrove, se si cerca una commistione dei generi più barbari contenuti nel spettro acustico metallico (sludge, thrash, stoner, doom, hardcore, heavy), forse, è meglio che vi soffermiate su quest’opera dedicata al mai troppo compianto Lemmy Kilmister. A martoriarvi ci penseranno le bordate della title-track col suo thrash lercio (candidata ai Grammy Awards nella categoria “Best Metal Performance”), i crescendo delle due suite e le altre tonnellate di marciume. A questo giro, sembrano proprio essersi rotti i freni agli High on Fire: Electric Messiah è l’album più veloce della carriera dei Nostri, che tradotto alla lettera è una bella successione di tir in pieno volto. Guarisci presto Matt e lunga vita al sacro metallo.

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MESSAFeast for Water
Che dire: i Messa sono bravi, notevole è stato il loro percorso di maturazione e i primi risultati cominciano a farsi notare: dritti di diritto nella line-up del prossimo Roadburn Festival (Tilburg, 11-14 aprile) e reduci da un tour europeo che li ha condotti fino ad Anversa, in quella che è la terza tappa del carrozzone live Desertfest. Sembra l’altro giorno, quando uscivano dalle nebbie dell’alta padovana con il loro drone/doom (Belfry, 2016, indipendente), ottenendo fin da subito consensi unanimi. In Feast for Water, i Nostri cambiano rotta, ma senza perdere un briciolo della loro identità: la componente post-sabbathiana viene meno ed emergono da questo trip subacqueo tratti contemplativi che tendono al jazz (udire il sax in Tulsi) e al post-rock, in cui la vocalist Sara Bianchin recita sempre la parte del leone eccezionalmente. Non un album perfetto, seppur si attesti su livelli alti, ma sicuramente il preludio a qualcosa di grande.

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FORMING THE VOIDRift
Volete essere investiti da una valanga di riff? Volete essere inghiottiti da un buco nero ed essere sballottati da una dimensione all’altra? Et voilà, non vi resta che poggiare sul piatto Rift e abbassare la puntina. In questo terzo lungo tutto gira alla perfezione: si assiste ad una performance brillante del vocalist e le asce piazzano una serie di riff avvincenti, incastrati fra progressive e doom/stoner. C’è un problema di fondo: i brani sono lunghi e i riff sono pochi. Maggiore fantasia in sede di scrittura avrebbe consentito a questo platter una longevità maggiore e di attestarsi, di conseguenza, su posizioni più alte su di un ipotetico podio, perché la noia è sempre dietro l’angolo. Comunque, un lavoro da ascoltare, ma con una certa calma e attenzione.

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HOLY GROVEII
Chi è appassionato di sonorità desert/doom al femminile non può lasciarsi sfuggire questo II. Poi si potrebbe estendere anche a loro, l’appunto riportato sopra ai connazionali Forming the Void: anche nel caso degli Holy Grove si intravede una certa carenza nel songwriting, soprattutto quando i Nostri si avventurano nelle tre suite finali dell’album, ma di contro sopperiscono a questo difetto con una trasversalità che lascia intravedere un futuro roseo davanti a loro. E poi la voce di Andrea Vidal, la merita sicuramente, una menzione fra le stelle del nuovo firmamento female desert/doom. Al netto di queste migliorie da apportare, si tratta di un album godibilissimo, un po’ prolisso, ma le corde vocali di Vidal vi aiuteranno a superare alcune parti ostili.

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THE RED COILHimalayan Demons
Con Himalayan Demons non si sentirà nulla che non sia già stato detto l’anno scorso, l’anno prima ancora o venticinque anni fa, ma il punto sta proprio qui: in un genere che offre innovazioni o opere degne di nota col contagocce, perché non dare spazio e luce ad una band (valida) nostrana? Nostalgici dei solchi tracciati dai Down, ne abbiamo? Nostalgici di quelle coordinate southern/stoner/sludge, ve ne sono ancora tra noi? Himalayan Demons sazierà sicuramente la vostra fame, con l’aggiunta di qualche tocco di classe e personalità, indispensabili per non far cadere l’album nella categoria “copia/incolla”. E se solo fosse stata accentuata la componente mistico-spirituale all’interno del platter, a quest’ora staremmo parlando di un lavoro di tutt’altro calibro, e non solo in territorio nazionale…

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MERLINThe Wizard
A volte sono le sorprese a riservarci le soddisfazioni più grandi. I Merlin, band proveniente da Kansas City (Missouri), nasce nel 2012 come quartetto…e come un’ordinaria band doom. La svolta avviene nel 2016, dopo l’uscita del precedente Electric Children: Stu Kersting, chitarrista, ma soprattutto sassofonista, diventa il quinto membro dei Merlin. Ed è con questa line-up che la band cala l’asso: The Wizard cambia le regole del doom che siamo soliti ad ascoltare, unendo agli immancabili segmenti post-sabbathiani, alcune tranche morphiniane che ben si abbinano (incredibile, ma vero) all’humus doom. Con un bilanciamento fra voli cosmici (The Wizard Suite) e soundtrack degne di un noir (Abyss, Iron Borne), i Merlin riescono a distinguersi fra i tanti cloni. Fosse stato impiegato di più il sax, ne avremmo giovato tutti maggiormente. Promossi, senz’altro.

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CORROSION OF CONFORMITYNo Cross No Crown
Il 2018 è stato un anno che ha visto il ritorno di diversi pesi massimi: Fu Manchu, Monster Magnet, Orange Goblin, Sleep, High on Fire e, dulcis in fundo, Corrosion of Conformity. La novità principale del decimo lungo della band di Raleigh prevede il rientro del leader Pepper Keenan. Con la stessa formazione “aurea” che ha dato vita a capolavori quali Deliverance, Wiseblood e il bistrattato In the Arms of God (2005, Sanctuary Records), i Nostri ci consegnano un album monolitico di quattordici tracce che uniscono anima e mestiere, metal e sud, rabbia e cuore, riprendendo le sonorità degli album che li hanno consacrati fra i grandi del southern/sludge/stoner. Non un capolavoro, ma un album onestissimo e dannatamente completo, che risolleva la band da un decennio di decadenza. Ora vi riconosco, ragazzi.

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SUNNATAOutlands
Non poteva concludersi questa lista, senza citare un’altra band polacca, anch’essa di Varsavia, che sta facendo grandi cose sin dal suo secondo lungo (Zorya, 2016). Descrivere a parole come suona Outlands leverebbe valore all’album stesso, ma ci proviamo: trattasi di un lungo rituale dai sapori orientaleggianti, pieno zeppo di frangenti di psichedelia dark. D’altro canto, come può suonare un album di un monicker che in sanscrito significa “vuoto”? Poi i Nostri si divertono ad inserire in questo buco nero una serie di spirali atmospheric sludge neurosisiane, blast beat da cardiopalma, riff grunge, senza mai privarsi di un ritmo groovy: il risultato finale si attesta su livelli molto alti. Outlands è un lavoro pesantemente introspettivo, ricco di sfumature, costruito con perizia e cura dei dettagli e – detto inter nos – uno dei lavori che più ha fatto gioire il sottoscritto. Con questo platter, il bad trip è assicurato.

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VORDepravador
Depravador pone fine a questa lista: di gran lunga l’episodio più marcio e disturbante di questo sunto di fine anno. Questo duo madrileno, già noto nell’ambiente underground spagnolo, rilascia un prodotto per pochi palati, disposti a tutto (e di più), in bilico fra Eyehategod, Today is the Day e Melvins: grida femminili, ronzii e tanto sludgecore / crust vi accompagneranno in questo incubo nei meandri più malfamati della capitale spagnola. Eterogeneità contenuta, ma tanfo e sostanza a volontà: incubo che, senza dubbio, si realizza, in un esperimento che necessita di un seguito ancor più elaborato.

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Giaxomo
Domenica 20 Gennaio 2019, 17.40.29
23
Tornando in topic: come detto da Costanza, arriveranno anche le charts delle altre redazioni a breve, abbiate pazienza...😉 Per il resto, grazie a chi ha apprezzato questa prima "puntata". @No Fun: Purtroppo quando The Wizard dei Merlin e III dei Naxatras sono usciti (metà gennaio e metà febbraio, come l'ultimo full dei Manchu) non ero ancora in redazione. Ad Outlands dei Sunnata sono arrivato solo verso l'estate e i King Buffalo sono usciti in un periodo un po' turbolento, ed essendomi concentrato su altri nomi, ho dedicato loro la giusta attenzione solo durante le festività. Ti svelo un segreto: non solo fanno parte della Top 20, ma li infilerei pure in un'ipotetica Top 5 del 2018 in ambito stoner, in compagnia di Sleep e Weedpecker...😉 Un saluto.
No Fun
Domenica 20 Gennaio 2019, 3.12.01
22
@Silvia non penso, sì mi sembra di aver parlato altrove di un concerto con venti trenta persone compresa la band ma... non è lo stesso, cioè ne ho visti diversi così negli ultimi mesi, penso che mi riferissi ai Fistula... gran gruppo comunque, sludgecore bello grezzo, potentissimi!!
Silvia
Domenica 20 Gennaio 2019, 0.35.16
21
A me piace molto questa iniziativa e mi fa piacere che la scriviate anche x altri generi come dice Costanza . Quoto rik e Gals. No Fun sempre divertente (Ps. era da giorni che citavi questo mitico concerto da 15 persone con la band, finalmente hai fatto i nomi XD)
Poison Ivy
Sabato 19 Gennaio 2019, 21.03.31
20
Che fenomeni certe "persone": tre risposte date da tre persone diverse ad orari diversi il sabato. Certamente sono sempre sul sito, i redattori, a monetizzare da quanto scrivono...e voi, che siete molto più intelligenti, venire a fare commenti dementi a tutte le ore giusto per rompere a chi scrive sul sito. Ma andate a cagare!! Grande lavoro a tutto lo staff del sito!!!
Galilee
Sabato 19 Gennaio 2019, 20.56.08
19
Ma si ragazzi, sticazzi. La gente rognosa in malafede ci sarà sempre. Probabilmente non hanno null'altro di soddisfacente da dare.
l'intelligente
Sabato 19 Gennaio 2019, 20.25.12
18
La vostra eterna, perenne presenza-presenza negli interventi a tutte le ore del giorno e della notte , da adito a delle semplici deduzioni logiche; che cazzo di lavoro fate per vivere? Il fatto che non monetizzate è una barzelletta a cui non crede nessuno (a parte gli idioti)
Giaxomo
Sabato 19 Gennaio 2019, 20.16.10
17
@Lorenz: Bella questa, davvero. Tutto avrei pensato di leggere da parte dell'utenza di Metallized sotto un mio scritto, ma che qualcuno mi/ci accusi di incassare un compenso per pubblicizzare una band, no, quello no, non l'avrei mai pensato. Dato che Raven e Red, che ringrazio di cuore, hanno già spiegato i meccanismi del sito e su come vengono assegnate le uscite (e lo ribadisco: distribuite dai vari responsabili SOLO se recapitate sulla casella PROMO di Metallized e non personalmente a me, a Tizio, Caio e Sempronio), ci terrei a puntualizzare un altro paio di cose: a) dato che questi presunti "amici" sarebbero i The Red Coil, noterai che fanno parte del roster Argonauta Records e noterai con i tuoi occhi che sono parecchie le recensioni delle uscite Argonauta (e non solo del 2018) scritte da me, ma soprattutto da Gabry (Red Rainbow) e da Michele (5-HT). Conferma del fatto che l'etichetta invia regolarmente le proprie promo, poi piacciano o non piacciano, pazienza, ma tant'è. b) Ti rimando al commento numero 10 - grazie No Fun -, che con ironia ha detto, generalizzando, ma non troppo, l'amara verità sulla scena metal italiana tutta. Per ulteriori approfondimenti sulla tua indagine (o crociata personale, che dir si voglia) ti rimando al commento numero 6 e 7 della recensione di Himalayan Demons. Sai com'è, abitando a 300 km da Milano è un po' difficile stringere legami d'amicizia con i musicisti incriminati. c) Ma diamo una spiegazione più reale a quella che è la situazione venutasi a creare, piuttosto che perdere tempo a parlare di marchette e presunti compensi (me la segno comunque, perché è stupenda). Nel 2018 ho perso il conto delle uscite stoner/doom/sludge ascoltate, e pur essendo consapevole che non saranno mai abbastanza, ti posso garantire che I The Red Coil non hanno assolutamente nulla da invidiare ad altre band di fascia media. Ma essendo milanesi piuttosto che californiani, piuttosto che londinesi, piuttosto che berlinesi, sai com'è...brutta bestia l'esterofilia. d) Fascia media, mmh sì. Il voto parla chiaro (75) e se fosse stata una classifica vera e propria, i miei "amici" sarebbero comunque finiti lo stesso sul fondo della classifica, ma che ripeto, non hanno nulla da invidiare ad altri gruppi più blasonati (non faccio nomi, ma spero si noti chi manca in questa lista di nomi...). Detto questo, torno a preparare la recensione di un esordio favoloso di un gruppo di amici che abitano qui fuori a destra...mai sentito parlare di Sydney? È a metà strada tra Padova e Rovigo! Per favore, dai.. Poi me ne andrò a letto, perché domani il lavoro chiama. Evidentemente Metallized e le recensioni non sono poi così remunerative, ma sono un hobby. Un hobby stupendo, certo. Lorenz dai, detto volgarmente: hai cagato un po' fuori dal vaso e certe uscite risparmiatele un'altra volta, con me e con tutti gli altri collaboratori! Baci.
lucignolo
Sabato 19 Gennaio 2019, 19.31.10
16
dio che paranoie,il problema è (per me e forse per qualcun altro e forse per la musica stessa) che tutto si riduce ad ascolti e voti approssimativi,è tutto super velocizzato,non ci sono tempi morti per gustarsi realmente un album,personalmente ho mollato,non fa parte di me e non mi appartiene,la musica richiede tempo,nel farla e nelll'ascoltarla,vuol dire capirla,va tutto troppo veloce,classifiche comprese (comunque merito a Giax che non ne ha fatto una mera classifica).Io scendo,un abbraccio.
Rik bay area thrash
Sabato 19 Gennaio 2019, 18.31.37
15
@Nattleite, grazie per le tue ulteriori informazioni 😉 Ti dico, a me sono sempre piaciute le Playlist annuali. È un modo per fare un sunto molto importante dell annata appena trascorsa. Ora c'è la rete, le uscite si susseguono in modo forsennato. Sicuramente per Voi della redazione (e vostri collaboratori) è più facile entrare in possesso di album che per esempio a me possono sfuggire o non saperne neanche dell esistenza. E di album belli c'è ne sono molti.... 😅. Per me bella iniziativa.
Michele "Axoras"
Sabato 19 Gennaio 2019, 17.30.51
14
Lorenz e Demetrio, non siamo come voi, fateci pace
Nattleite
Sabato 19 Gennaio 2019, 17.28.00
13
@Rik bay area thrash: per quello che riguarda i generi della C ne usciranno prossimamente altre due puntate per coprire quantomeno le sonorità principali. A breve dovrebbero tuttavia arrivare anche quelli delle altre redazioni. Sono lieta che questa trovata vi piaccia
Rik bay area thrash
Sabato 19 Gennaio 2019, 17.15.11
12
Nonostante non segua minimamente queste sonorità, mi aggiungo a chi a già scritto a tal proposito. E cioè sarebbe mooooolto interessante articoli come questo anche per altre correnti del metal, tipo ad es. il thrash 😉😅. Sicuramente ci sarebbe un modo di conoscere band che sono sfuggite durante l'anno. Cioè è impensabile (per me) seguire tutto. Complimenti per Giacomo che ha realizzato questo best of del 2018 per il genere che segue personalmente. Hai fatto un grande regalo a tutti i followers che seguono le sonorità 'doom' e derivati.
Red Rainbow
Sabato 19 Gennaio 2019, 15.44.47
11
Ma perchè in questo Paese dietro qualsivoglia discussione ci deve essere una presunta disonestà intellettuale da parte di chi esprime dei giudizi??? Ci sta, ovvissimamente, la non condivisione dei contenuti di un testo, ci sta anche il non apprezzamento per il "taglio" complessivo di un elaborato (poi però mi si devono anche indicare modalità alternative a un formato "enciclopedico" quando si affronta un report sulle uscite annuali di un genere), ma quello che non sopporto è la ricerca della malafede a tutti i costi. TUTTI I TITOLI CITATI DA GIACOMO GLI SONO STATI ASSEGNATI DAL SOTTOSCRITTO IN QUALITA' DI RESPONSABILE DELLA SEZIONE sulla base di promo arrivati in redazione, E IN NESSUN CASO, MAI, PER CONTATTI DIRETTI CON LE BAND. E sfido chiunque a dimostrare una qualsiasi forma di "collateralità" tra noi e il music business. Non sarà piuttosto che, come non di rado del resto, le ombre sono negli occhi di chi guarda?
No Fun
Sabato 19 Gennaio 2019, 15.12.49
10
commento #4, fosse vero che tutte queste band sono amiche di Giax, beh, mi verrebbe da dargli... maledetto che culo che hai sei amico di Lea Amling Alazam O.O !!! Che poi sai che successo che hanno, sono stato a vedere i Red Coil (tra l'altro mooolto bravi) eravamo in quindici compresa la band, immagino che abbiano corrotto Giax con una birra piccola...
Poison Ivy
Sabato 19 Gennaio 2019, 15.12.41
9
Articolo molto interessante, sarebbe utile anche per gli altri generi, per avere una panoramica sul metal a 360 gradi secondo il sito. Quando potrò andrò ad ascoltare i gruppi sopra citati che non conosco.
Raven
Sabato 19 Gennaio 2019, 15.07.37
8
Demetrio, tu sai che noi non prendiamo soldi da nessuno, nemmeno per i ban pubblicitari, e che ci mettiamo soldi di tasca nostra per tenere attivo il sito, vero? Ah, le occasioni sprecate per tacere.
Demetrio
Sabato 19 Gennaio 2019, 14.50.40
7
ah, le marchette.
Galilee
Sabato 19 Gennaio 2019, 14.46.21
6
Precisazione... Appena avrò tempo ascolterò anche quelli che non conosco ovviamente. Non si sa mai...
Barry
Sabato 19 Gennaio 2019, 14.45.53
5
Come no, infatti andiamo tutti in giro in Ferrari
Lorenz
Sabato 19 Gennaio 2019, 14.26.58
4
Sisi, pubblichiamo tra i consigli i dischi di "amici",così che magari qualcosa ci entra anche in tasca...Complimenti al redattore
Demetrio
Sabato 19 Gennaio 2019, 13.36.33
3
Sottoscrivo quello detto da Galilee, se poi si aggiunge il recensore petulante...
Galilee
Sabato 19 Gennaio 2019, 13.02.59
2
Ognuno ha i propri gusti. Esclusi i Messa il resto che conosco mi ha lasciato totalmente indifferente. Ma ormai è sempre così. Con le solite 10 mila uscite alla settimana...
No Fun
Sabato 19 Gennaio 2019, 11.37.51
1
Interessante anche se... mannaggia a voi (a Giax in questo caso) quante band che non conosco o che mi ero perso... Ad es i Naxatras non li conosco, me li segno, però non c'è la rece mi sembra, e falla no? 😆 Per me quest'anno una bella scoperta sono stati i Mantar "The Modern Art of Setting Ablaze" grazie alla rece di Costanza. Invece, per i Besvarjelsen: "cosa aspettate a venire a suonare in Italia? Daiii!!!. Ciao!
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