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IN AUTUMN - Cupe melodie pronte ad esplodere
29/01/2019 (576 letture)
A pochi mesi dal loro ritorno discografico con Greyerg, noi di Metallized abbiamo avuto l’opportunità di ospitare ai nostri microfoni gli In Autumn, quintetto gothic/doom metal vicentino. Ecco il resoconto della piacevole chiacchierata, buona lettura!

Annie: Ciao ragazzi e benvenuti sulle nostre pagine! Come vanno le cose in questa fase di promozione del vostro ultimo studio album?
Cristian : Ciao Anna, grazie a te e tutto lo staff di Metallized! La promozione del nostro nuovo album procede bene, siamo tuttora al lavoro per aumentare la visibilità sia a livello social che live. Ora siamo in quella fase di attesa dovuta dalle tempistiche ma a breve dovrebbero arrivare nuove recensioni, interviste, videoclip e anche i tanto desiderati live.

Annie: Greyerg arriva dopo un periodo di stop di cinque anni e in seguito ad un cambiamento in lineup, con la dipartita di Alessandro Barci e l’ingresso di Edoardo Desana dietro al microfono. Pur notando una continuità di base tra le due voci, spicca un’attitudine diversa al cantato: il vostro primo collega era più heavy e old school, se vogliamo, Edoardo invece “suona” più gothic/doom. La mia domanda è: siete partiti con la selezione del nuovo cantante avendo già in mente che la nuova voce avrebbe dovuto essere tendenzialmente diversa dalla prima, oppure si tratta di un orientamento vocale a posteriori, cioè di decisioni stilistiche concordate quando dovevate registrare i pezzi nuovi?
Paolo : Quando abbiamo iniziato a cercare una nuova voce, abbiamo fatto prove con diversi cantanti. Più si andava avanti, più abbiamo capito che la direzione vocale da intraprendere sarebbe stata diversa dalla precedente. Poi, entrato in squadra Edoardo, abbiamo cercato di capire su che parametri vocali lavorare per avere il miglior risultato possibile.

Annie: Sia il titolo dell’album che la copertina dello stesso evocano un gioco di specchi e di opposti: dalla parola Greyerg, che letta al contrario resta invariata (quindi due volte “grigio”), all’artwork, che mostra la foto capovolta di quello che sembrerebbe una specie di tunnel sotterraneo. Quale significato volete veicolare mediante queste due scelte? E perché proprio il colore grigio?
Edoardo: Il “gioco di specchi” rappresenta la dualità e la crisi d’identità dell’essere umano, il vivere su questo piano del reale e un'altra realtà; una scelta metafisica, straniante, risultato di una riflessione su se stessi, sulle proprie paure, insicurezze e incertezze che portano a dividersi in due poli mentali contrapposti. È il bisogno di distaccarsi da ciò che è tangibile per entrare nel non ordinario, rimanendo indissolubilmente legati alla dimensione dalla quale si cerca di fuggire. Il grigio è riferito a moltissime tematiche ideologiche ed esoteriche, ma soprattutto emotive (sempre rimanendo sul tema dell’espressione dell’io), approfondendo il concetto dell’incapacità di capire cosa si prova veramente, attraversando l’apatia, la depressione, la dissociazione e la depersonalizzazione. “In medio stat virtus”. Ma più che di virtù, si tratta di confusione; l’incapacità (prettamente contemporanea) di riconoscere valori morali netti, il bianco e il nero.

Annie: Con Greyerg siete riusciti a pubblicare un disco dal sound maturo, diverso da Reborn per più ragioni. Ad esempio, nel più recente dei due coesistono immediatezza e ricercatezza, mentre nel debutto c’è una maggiore presenza di brani che richiedono un’assimilazione più lunga. Su Greyerg inoltre mancano brani dal minutaggio più esteso, come invece accade in Reborn con pezzi come la titletrack e The Thin Line. Da cosa deriva la scelta di puntare a soluzioni più concise e d’impatto?
Cristian: Ti Ringrazio. Penso che un’evoluzione del sound sia una condizione naturale per una band. Con Greyerg abbiamo ricercato un impatto più diretto senza essere scontati. Abbiamo cercato soluzioni che mantenessero le atmosfere che hanno caratterizzato il primo disco, ma che allo stesso tempo avessero un muro sonoro maggiore e più coeso. Ovviamente anche il minutaggio è sceso per non far disperdere l’attenzione durante l’ascolto.

Annie: Oltre all’impatto del cantato, nel disco non mancano parti strumentali davvero incisive, con assoli frequenti e una sezione ritmica ben strutturata. Ciò che mostrate qui è una sinergia notevole. Come sono nate le canzoni di questo full-length? Vi siete trovati tutti insieme in studio oppure avete lavorato singolarmente e in più momenti?
Paolo: Sia per metodo che per tempistiche, lavoriamo spesso singolarmente. Poi, quando abbiamo materiale nuovo per le mani, iniziamo i classici scambi di mail fino ad arrivare alla sala prove, e qui ha inizio l’assemblaggio dei nuovi pezzi, con tutte le prove e modifiche che ne conseguono. Greyerg è stato sviluppato in questo modo.

Annie: Parlando degli strumenti impiegati per realizzare il disco, anche stavolta come in Reborn il synth appare in secondo piano. Che ruolo attribuite a questo strumento nelle vostre canzoni rispetto, ad esempio, alle chitarre, che invece sono davvero prorompenti?
Cristian: Abbiamo sempre optato per una scelta dei synth non invadente ma bensì di sottofondo, non per questo sono meno importanti. In Greyerg, forse, sono stati utilizzati anche meno che in Reborn, ma abbiamo cercato il criterio giusto per enfatizzare delle atmosfere in alcuni brani.

Annie: Cosa vi ha spinti ad autopubblicare Greyerg anziché appoggiarvi ad un’etichetta, come avete invece fatto col debutto?
Diego : La scelta di autopubblicare Greyerg è stata molto ragionata e discussa prima di essere presa. Non c’è stato nessun problema in particolare, solo la decisione di indirizzare più risorse in altri canali.

Annie: Parlando dei brani del disco, sono rimasta subito colpita da un titolo, ovvero November 12: questa è sia la quarta delle dieci tracce del full-length che la data di pubblicazione dello stesso. Immagino non sia una coincidenza… Cosa rappresenta questo giorno per voi? Di cosa parla il brano?
Diego: Ed invece è una pura coincidenza! Ci è capitata l’opportunità di far coincidere l’uscita del disco con la data della canzone. In November 12 di fondo ci trovi il rimpianto misto impotenza per le azioni commesse, qualcosa che ti corrode dall’interno piano piano e non ti dà sollievo. Il testo parla di una persona comune, un soldato, che durante la seconda guerra mondiale portava alla morte sia adulti che bambini.

Annie: Quali tematiche avete raccontato attraverso i dieci brani dell’album? Di quali canzoni siete maggiormente soddisfatti?
Edoardo: Le tematiche sono svariate, ma sempre accompagnate da un sottobosco unico: la psiche. È un percorso di riflessione sull’ego, sul trascorrere del tempo, sul motivo dell’esistenza, sulla compatibilità dei sentimenti, sul male che giace all’interno della mente e sugli orrori di cui è capace l’essere umano. Personalmente sono molto affezionato a Your Room, che tratta il difficile percorso che una persona che soffre di depressione deve affrontare ogni giorno, arrivando a colpevolizzarsi, a giustificarsi, a crearsi diversi alter ego, a desiderare di non esistere.

Annie: Quali sono i vostri sogni nel cassetto?
Marco: Ci piacerebbe molto un ritorno importante della scena underground. Ad oggi il problema principale è che la scena è poco supportata, si fa fatica a farsi conoscere. Anche se c’è la presenza dei canali social, alla fine servono i live per creare interesse nei propri confronti. I locali ci sono ma l’utenza sembra prediligere l’ascolto di tribute band piuttosto che di band con musica propria.

Annie: L’intervista è giunta al termine, grazie ancora per la chiacchierata! Utilizzate questo ultimo spazio per aggiungere qualsiasi cosa vogliate per i nostri lettori…
Marco: Vogliamo ringraziare Metallized per averci dato questo importante spazio. Un grazie anche a tutte le persone che leggeranno questa intervista. Seguiteci e mettete un bel like ai nostri canali social Facebook e Instagram, oltre che a seguirci sul nostro sito ufficiale. Vi aspettiamo sotto il palco, supportiamo la scena!



Analizzatore
Giovedì 31 Gennaio 2019, 11.30.03
8
Ma dai, che si scherza. Nulla da dire contro la band, che fa pure cose apprezzabili. Vi consiglio di mettere sempre un link youtube o bandcamp (per facilitare la vita a quelli pigri come me).
tino
Mercoledì 30 Gennaio 2019, 20.47.26
7
marcello lo so che si dice spriz, sprytzz sarebbe una storpiatura in chiave glam, sai che usano quelle doppie strane tipo nikki sixx, roxx, etc
Marcello
Mercoledì 30 Gennaio 2019, 18.54.09
6
Scusa Annie
annie
Mercoledì 30 Gennaio 2019, 18.50.21
5
Ragazzi, restiamo in topic per cortesia.
Marcello
Mercoledì 30 Gennaio 2019, 18.49.18
4
Beh, in veneto sarebbe "spriz" e non "sprytzz". Scusa ma da "oriundo" dovevo precisare (anche se credo di essere l' unico veneto a non bere vino,però lo spriz lo apprezzo molto)
tino
Mercoledì 30 Gennaio 2019, 16.55.54
3
bella quella dei mangia gatti...fossero stati un gruppo glam si potevano chiamare sprytzz
Analizzatore
Mercoledì 30 Gennaio 2019, 14.58.15
2
Certo che In Autumn non è proprio un nome originale, c'è una band olandese che suona più o meno la stessa roba che si chiama Autumn. Essendo vicentini potevano scegliere come nome The Cat is on the Table o ancora meglio La Levra d'i Copp.
marmar
Martedì 29 Gennaio 2019, 21.53.45
1
Un plauso ai miei concittadini, bel disco, continuate così.
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