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NUMIDIA - Retaggi berberi sotto la Croce del Sud
11/02/2019 (665 letture)
Dall’Australia al Nordafrica, le distanze possono diventare un dettaglio, quando l’ispirazione è sorretta da dosi fuori dal comune di eclettismo e richiami ai padri nobili di una legione di generi. Il debutto dei Numidia ci ha subito convinto (e coinvolto…), non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di saperne di più, sulla band protagonista di un simile esordio. Ecco come è andata la conversazione con Shane Linfoot, chitarra e voce del quintetto di Sidney.


Giaxomo: Ciao ragazzi, benvenuti su Metallized! Innanzitutto, procediamo con le presentazioni di rito: parlate brevemente delle vostre precedenti esperienze e di come sono nati i Numidia.
Shane Linfoot: I Numidia sono nati da una jam psichedelica nel Sahara tra membri di Pink Floyd, Tinariwen, The Allman Brothers and Hall and Oates (ndr: rispetto!). Gli Oates, poi, sono fuggiti con le registrazioni e ci siamo sciolti, sia noi che loro.
Seriamente: ci conoscevamo tra di noi da anni, abbiamo suonato in varie band insieme e ci piace, soprattutto, jammare secondo i canoni seventies. Vorrei precisare che la maggior parte di queste band erano metal band. E non ce ne vergogniamo affatto: amo i Manowar (ndr: rispetto bis!).

Giaxomo: Dato che nutro un forte interesse per la storia romana, sono stato affascinato fin da subito dal vostro monicker. Perché avete scelto questo nome? Si è trattata di una scelta casuale o volutamente specifica?
Shane: Per diverse ragioni, sono interessato alla cultura berbera / amazigh del Nord Africa: molte tracce dell’album sono su di loro. Numidia era un antico impero berbero, ma la canzone Numidia contenuta nell’album è principalmente dedicata alla regina amazigh, Kahina. Si tratta, in ogni caso, di una regione davvero incredibile, con una storia interconnessa con quella del Medio Oriente – in senso stretto, ndr - e anche con quella dell’Europa. E la loro musica – quella berbera, ndr - è tra le migliori al mondo.

Giaxomo: Com’è nata questa vostra passione per il Medio Oriente? C’è qualcuno di voi che proviene da uno di questi paesi? O eventualmente, avete mai viaggiato per puro piacere in uno di questi stati?
Shane: Credo sia difficile non essere interessati al Medio Oriente – concordo, ndr -. È un vero e proprio focolaio da migliaia di anni ed è una delle regioni dove ebbero inizio la civiltà umana e alcune delle religioni cosiddette “maggiori”. Selin, che canta e suona le tastiere, proviene dalla Turchia. Io, personalmente, sono stato solo in Libano. Comunque, la band è il classico “aussie mix” – rende di più in originale, ndr – costituito da un sacco di backgrounds diversi. E un paio di ragazzi della band sono delle Nuova Zelanda. Hai mai sentito parlare di questo posto?

Giaxomo: Dunque, parliamo di questo nuovo album di debutto. Com’è stato sviluppato? Siete felici del risultato finale?
Shane: È stato sviluppato abbastanza velocemente, davvero, dal momento che avevamo una line-up solida. La maggior parte di queste canzoni sono nate da dalle jams stile Allman Brothers, così hai modo di sviluppare l’alchimia tra i membri, che ora possediamo. Siamo piuttosto felici dell’album: è stato registrato quasi tutto dal vivo come si dovrebbe fare con la musica, in generale. Probabilmente, non cambierei nulla del risultato finale.

Giaxomo: A cosa si riferisce, precisamente, l’artwork?
Shane: L’artwork è stato disegnato da un’artista finlandese super talentuosa, Tanja Maijanen, che vive in Australia. Le abbiamo inviato una versione strumentale di Te Waka dicendole di dipingere ciò che le suscitava questo brano.

Giaxomo: Ci sono alcuni compositori principali tra di voi od ognuno apporta lo stesso numero di idee?
Shane: Avevo alcune idee per i brani da un po’ di anni, mentre cercavo di assemblare la band. Ma la nostra fase di composizione è basata principalmente sulle jams: uno di noi ha un’idea generica e noi, poi, jammiamo su di essa finché non diventa una canzone nostra, che ci appartiene. La band è piuttosto aperta, anche in fase di scrittura.

Giaxomo: Parliamo di Türkü. Perché avete deciso di metterlo come brano d’apertura del vostro album di debutto?
Shane: Stavamo cazzeggiando su alcuni classici del rock turco degli anni ‘70, prevalentemente su del materiale di Baris Manço ed Erkin Koray. L’album Elektronic Türküler di Koray rientra fra i miei album preferiti e la canzone Türkü mi ricorda un’armata ottomana in marcia; negli anni ’70 la musica turca era fantastica. È la nostra opener dal vivo (Türkü, ndr) e la nostra versione è, ovviamente, un po’ diversa da quella di Erkin, poiché abbiamo aggiunto alcuni riff stoner e una sezione armonizzata à la Thin Lizzy.

Giaxomo: Entrando maggiormente nei dettagli, mi piacerebbe sapere come sono nati brani come Azawad, A Million Martyrs e Red Hymn, dal momento che sono quelli più influenzati (formalmente) dalla musica mediorientale e dalla sua atmosfera.
Shane: Molte di queste idee (in riferimento ai tre brani citati, ndr), mi balenarono per la testa quasi cinque anni fa, dopo che la mia band precedente, i Rituals Of The Oak, si sciolsero. Ero abbastanza ossessionato dai Tinariwen, Manço, Ali Farka Touré, Nass El Ghiwane ecc, ecc, e volevo combinarli con quelle “cose” stoner/doom che facevo con i Rituals. Col passare degli anni siamo diventati una jam band come gli Allman e le canzoni sono cambiate sensibilmente. Ovviamente, ho guardato verso la regione dalla quale provengono le band menzionate per l’ispirazione dei testi. Azawad, ad esempio, è il nome che i Tuareg hanno dato alla loro patria e per la quale hanno combattuto per stabilirvici. A Million Martyrs parla della guerra d’indipendenza algerina dalla Francia. Red Hymn, ad essere sinceri, non parla di niente in particolare. È piu un brano d’atmofera esoterico-ritualistico.

Giaxomo: In che lingua cantate in Azawad?
Shane: Ti svelo un segreto. Non è una vera lingua. Ci sono alcuni elementi vaghi di altre lingue, ma davvero, ho scritto la canzone con un sound specifico in testa che volevo ottenere per la melodia vocale e non sono riuscito a trovare nulla che suonasse meglio di queste parole inventate. Conosco un certo Paul Chain, musicista doom italiano (ndr: wow!), che anche lui canta in una lingua completamente inventata. Probabilmente non lo faremo più, ma credo abbia funzionato per questo brano – (eccome se ha funzionato, ndr)… -.

Giaxomo: In che genere preferite identificarvi? Considerata la vostra partecipazione al prossimo Progfest di Sydney, direi “progressive rock”, ma…

NdR: l’intervista è stata inviata alla band prima del 27/1/2019, data dell’evento.
Shane: Progressive o psychedelic rock calzano a pennello nel nostro caso. Sono abbastanza vaghi da permetterci di fare con libertà ciò che vogliamo, musicalmente parlando. Non abbiamo intenzione di fare la stessa cosa ad oltranza. Ad esempio, le nuove canzoni sono già leggermente diverse rispetto a quelle contenute in Numidia. Un po’ meno mediorientali, più bluesy e psych rock e influenzate dai Rolling Stones. Al momento Humble Pie e The Small Faces sono una grandissima influenza per il sottoscritto. Steve Marriott era una forza della natura!

Giaxomo: Quali sono le vostre influenze da un punto di vista prettamente musicale? Emergono moltissimo i Pink Floyd in queste tracce, ma sono più che convinto che puoi allargare le mie conoscenze sul piano della musica rock mediorientale.
Shane: La mia band preferita in assoluto sono i Parliament-Funkadelic, in particolar modo i primi album dei Funkadelic. Eddie Hazel è un’influenza notevole per il mio modo di suonare. E vocalmente erano intoccabili. Delle volte tutta la band cantava allo stesso tempo! Certamente, anche i Pink Floyd sono un’influenza. Amo il prog rock degli anni ’70, ad esempio band come Genesis, Yes, King Crimson e Jethro Tull. Tra i miei preferiti includerei The Allman Brothers Band, Crosby, Stills, Nash & Young, Rolling Stones, T. Rex, Toto, Ohio Players, Curtis Mayfield, Uriah Heep, Zeppelin, Black Sabbath e milioni di altri nomi! Amo davvero la musica turca, maliana e marocchina e il rock turco psichedelico degli anni ’70. Anche Hamza El Din era fantastico: suonava una forma di musica folk arabo-nubica (della Nubia). E il blues “desertico” dei Tuareg è forse la ragione per la quale la band, probabilmente, esiste. I Tinariwen mi stesero la prima volta che li ascoltai.

Giaxomo: C’è qualche possibilità di vedervi in tour in Europa, considerato il vostro contratto (di distribuzione) con Nasoni Records?
Shane: È possibile e ci piacerebbe molto. Stiamo facendo tantissime date in Australia quest’anno: direi che il piano per il futuro è quello di pubblicare un altro album verso la fine dell’anno, e poi potremmo cominciare a dare un’occhiata per venire Oltreoceano. Mi piacerebbe suonare anche in Nord Africa, Turchia e in Medio Oriente.

Giaxomo: Bene ragazzi, la nostra intervista sta giungendo al termine. Volete aggiungere o dire qualcosa ai nostri lettori? E ovviamente, congratulazioni ancora una volta!
Shane: Grazie per l’intervista: donne e uomini dei Numidia vi salutano.



gianmarco
Mercoledì 20 Febbraio 2019, 17.54.00
4
poi un pò lo Stoner , Prog anni 70 Camel ecc
gianmarco
Mercoledì 20 Febbraio 2019, 17.49.29
3
x Giaxomo certo, mi ricordano un pò il prog alla ultimi Opeth e Orphaned Land .
Giaxomo
Mercoledì 20 Febbraio 2019, 12.12.36
2
@gianmarco: ciao, li hai ascoltati? Che te ne pare? 😉
gianmarco
Mercoledì 20 Febbraio 2019, 4.01.25
1
interessanti .
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