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THE ABYSS FESTIVAL - TORMENTOR + DEMON + PRIMORDIAL + OTHERS - Day 1 - Gothenburg Film Studios, Göteborg (SWE), 01/03/2019
11/03/2019 (1533 letture)
(Day 2 qui)

Questa volta ci troviamo in trasferta e la nostra meta è la Scandinavia: il The Abyss Festival, giunto alla sua seconda edizione, quest’anno ha infatti aumentato la posta in gioco ingrandendo ulteriormente l’offerta e riuscendo a radunare in quel di Göteborg una manciata di gruppi di altissimo livello, tra nomi storici e band di più recente formazione. L’assortito ed allettante programma lo ha reso da subito un appuntamento imperdibile e non ha fatto sollevare il minimo dubbio sul prendere il primo aereo per raggiungere la città svedese e godersi un weekend a base di buona musica.

Ad anticipare l’evento, è stato organizzato un pre-party presso il The Abyss, pub metal che dà il nome al festival (che si terrà nella ben più capiente location dei Gothenburg Film Studios) e che ha ospitato un piccolo concerto a cui purtroppo l'ingresso a numero limitato mi ha impedito di partecipare. Ho comunque avuto modo di entrarvi in tarda serata, avendo il piacere di apprezzare lo spirito underground che ho respirato nell'istante stesso in cui ho messo piede nel pub. Questo aspetto è stato evidente dapprima nella cura dei dettagli estetici dello spazio, poi non di meno nell’attenta selezione musicale oldschool proposta (e che vedeva l’alternarsi di vinili, non di brani mp3..), a cui si è aggiunto il calore ed il coinvolgimento della compagnia con cui ho trascorso alcune ore lì dentro, sorseggiando birra e cantando su alcuni classici heavy/speed. Una serata ideale, insomma, per avere un antipasto del clima che mi avrebbe accompagnata nei giorni a seguire.

CHEVALIER
Nello small stage sono pronti ad inaugurare questa nuova edizione del The Abyss Festival i finlandesi Chevalier, che proprio il mese prossimo hanno in programma l’uscita del loro debutto Destiny Calls per Gates of Hell Records. Il repertorio presentato dal gruppo vede concentrarsi soprattutto sui pezzi già inclusi nell’EP A Call to Arms del 2017, ma lascia spazio anche per un piccolo assaggio tratto dal prossimo disco, ovvero il singolo In The Grip Of The Night. L’assetto speed è evidente nella marcia serrata con cui l’incedere della batteria definisce un ritmo da cavalcata durante tutti i pezzi, solo di tanto in tanto interrotta dalle parentesi più atmosferiche delle chitarre, che con i loro arpeggi sono state in grado di rivestire i brani di un tocco più medievale. Non avevo ancora avuto modo di approfondire gli Chevalier prima di adesso e la già consistente considerazione che sono riusciti a guadagnarsi, alla luce della loro recentissima storia (risultano attivi infatti da soli tre anni), fa senza dubbio accendere la curiosità sull’evolversi del loro futuro percorso. Questa sera la band di Helsinki ha dimostrato di essere una realtà che gli appassionati di questo filone dovranno senz'altro tenere d'occhio.

QUARTZ
Dopo aver ascoltato un gruppo molto promettente tra le nuove leve dello speed/heavy metal, ecco invece accogliere un nome che proviene direttamente dal "passato": gli storici Quartz direttamente dall’Inghilterra. Lo show, che viene tenuto davanti ad un pubblico molto partecipe, guadagnerà molti consensi anche grazie alla capacità del frontman di dinamizzare tutta la performance. David Garner è infatti estremamente energico, scattando da un lato all’altro del palco e cimentandosi anche in pose ai limiti dell’equilibrio. La sua instancabilità, che spicca ancora di più rispetto all’atteggiamento più pacato dei restanti membri del gruppo, lo rende il vero protagonista di tutto il concerto, anche perché purtroppo i suoni non saranno così limpidi (una pecca in realtà riscontrata per buona parte del festival, ahimè) e questa partecipazione di David fa da importante contraltare positivo. Il complesso del concerto mi è piaciuto davvero molto ed il piglio vintage, enfatizzato anche dalle frange che si agitavano durante i repentini movimenti del frontman, hanno restituito la psichedelia settantiana facendomi emozionare nel momento in cui ho sentito riecheggiare le note del pezzo cult Mainline Riders. Il debutto Quartz è una vera e propria gemma, che sicuramente risente dell’influenza imprescindibile dei Black Sabbath, questa sera tributati con l’esecuzione della cover di Heaven and Hell: una sfida non da poco reggere il paragone con l’indimenticata voce del compianto Ronnie James Dio, compito che comunque riesce benissimo e che fa tornare un pensiero nostalgico nei confronti della grandezza di un musicista di questo calibro che ci ha oramai lasciati quasi dieci anni fa.

MALOKARPATAN
Cambiamo decisamente registro per quella che è una serata principalmente settata sui toni dell’heavy, come conferma una preponderante percentuale di gruppi assonanti musicalmente, con alcune eccezioni che hanno avuto il merito di dare un tono più sporco e variegato a questo primo giorno.
Tra le band più interessanti ed originali degli ultimi anni sono sicuramente da ascrivere i Malokarpatan, che da Bratislava sono riusciti a rinvigorire il sottobosco metal grazie al loro mix heavy/black che rende tributo a Venom e Mercyful Fate. La melodia di alcuni riff si sovrappone infatti ad un piglio molto più oscuro e grezzo, dove la voce di HV si esprime con un timbro calloso e riverberato. Il loro Nordkarpatenland è oramai uscito due anni fa, ma la risonanza che ha scatenato -meritatamente- ha consentito al gruppo di collezionare sempre più live e raccogliere sempre più consensi. Sono quindi molto contenta di rivederli per la terza volta e, nonostante purtroppo alcuni problemi tecnici abbiano dato una cadenza singhiozzata allo show, il calore che proveniva dal parterre ha dato prova del supporto sempre più crescente nei confronti degli slovacchi.

IRON ANGEL
Gli Iron Angel vengono da Amburgo e lo fanno con prepotenza e “cafonaggine”. Mi si perdonerà quest’ultimo termine, che non uso per nulla in tono dispregiativo ma che, anzi, prendo in prestito per fotografare con un'istantanea l'approccio che la band ha dimostrato nel dominare il palco principale. A Dirk Schröder va il merito di creare uno squarcio in sala, diventando il vero catalizzatore di tutta la serata. La performance sarà perfetta sotto tutti i punti di vista: ciò è evidente nell’alta qualità nell’esecuzione (che da professionisti del genere ovviamente ci aspettavamo), alla quale si aggiunge un surplus che è proprio da attribuire al forte carisma del virtuoso frontman, oltre che al divertito bassista Didy Mackel, che si agita in vario modo sul palco per assecondare il flow. Ci siamo davvero tutti, da sotto al palco, ad innalzare i pugni mentre ascoltiamo Heavy Metal Soldiers (dal debutto del 1985, Hellish Crossfire, su cui tra l’altro verrà virata gran parte della setlist) o mentre scorrono le varie Fight for Your Life e Stronger Than Steel. L’ovazione al termine del concerto sarà talmente viscerale e sentita da implorare il gruppo di rientrare per concederci qualche altro pezzo come bis. Purtroppo, la serrata schedule del festival impedisce agli Iron Angel di continuare a tenerci compagnia, consegnando però sicuramente una delle migliori esibizioni di questo primo giorno.

SATAN
Un altro nome noto del panorama heavy metal più classico è sicuramente quello dei Satan, in questo momento impegnati nel loro tour a supporto del loro ultimo Cruel Magic, che qualche giorno prima si è fermato anche nella nostra Penisola. Nel momento in cui il quintetto sale sul palco piccolo l’intro trionfale preannuncia l’inizio di Trial by Fire, sicuramente uno dei pezzi forti dei Satan, a cui fa seguito Blades of Steel: un’accoppiata da tachicardia. Estratte entrambe dallo storico debutto del 1983, settano subito l’umore della serata, anche se purtroppo riveleranno anche alcuni inconvenienti legati alla voce. Quello che all’inizio sembrava essere, infatti, un mero fattore di sbagliata equalizzazione dei suoni, si è purtroppo rivelato un problema legato ad un calo di voce del frontman Brian Ross, ad un certo punto costretto a fermarsi per scusarsi con tutto il pubblico. Una presenza vocale più massiccia avrebbe senz’altro cambiato l’esito dello show, che è stato comunque piacevole perché i Satan restano un gruppo solido e dall’esecuzione perfetta, ma che paga il dazio di rimanere soffocato un po’ tra due esibizioni esemplari, come quella regalata dai predecessori Iron Angel e quella che invece di lì a poco terranno i Primordial.

PRIMORDIAL
Dopo tanti anni di dedita passione nei confronti dei Primordial, finalmente ho occasione di vederli in concerto. Il mio primo incontro musicale con loro risale oramai a quasi dieci anni fa, quando avevo identificato nel loro connubio di epicità identitaria una modalità interessante per piegare le tematiche legate al folk irlandese al sostrato impetuoso ed estremo delle trame più aggressive. Il disco che, tuttavia, mi ha totalmente rapita è stato Redemption at the Puritan's Hand, del 2011: fu uno squarcio tra i miei ascolti abitudinari ed ebbe la capacità di coinvolgermi completamente, ricoprendo quell’apice ideale che la band è stata in grado di raggiungere e che a mio avviso non è stata ancora capace di eguagliare, né tanto meno superare. Mentre sono in uno stato misto di curiosità ed emozione, ecco fare il loro ingresso trionfale i Primordial, un momento che fa schizzare ancora più in alto l’adrenalina, che già iniziava ad aumentare durante l’attesa. È davvero un bagno di folla quello che infatti li accoglie e A.A. Nemtheanga condurrà una performance veramente molto fisica ed energica, che farà esplodere i pezzi in una corale tensione emotiva. Ciò che, infatti, colpisce dei Primordial è la viscerale naturalezza con cui sono in grado di rendere partecipi proprio tutti, trasmettendo tutta la complessa stratificazione dei pezzi, che in un set panoramico che privilegia Exile Amongst the Ruins e To the Nameless Dead, lascia anche spazio per una piccola chicca tratta da Redemption at the Puritan's Hand. Non credevo alle mie orecchie quando infatti è stata eseguita Lain With The Wolf, sia per ricordi personali legati al brano che lo rendono di per sé emozionante, sia perché -per ragioni che non comprendo- la band ha deciso di non eseguirla più live negli ultimi concerti: la bellezza di immergersi nel suo concept così struggente acquista quindi ulteriore pregio nel constatare di stare assistendo ad un evento raro.
Empire Falls è l’epitaffio con cui ci salutano gli irlandesi, lasciando un parterre in estasi e una sala stranamente “silenziosa”, quasi in segno di attonito rispetto nei confronti della caratura raggiunta dallo spettacolo. Semplicemente perfetti.

DEMON
La sala davanti al palco piccolo è completamente satura per dare un degno saluto ai veterani Demon, che con attaccamento inesauribile nei confronti di questa musica, portano alta la bandiera del NWOBHM oramai da quarant’anni. Il loro Night of the Demon è uno dei dischi più sottovalutati probabilmente di tutto l’intero filone, ma gli astanti questa sera dimostreranno di rendergli il giusto tributo, urlando all’unisono il celebre refrain del brano che dà il titolo al disco. Purtroppo, sarà “solo” questo l’unico estratto dalla release del 1981 e le virgolette sono d’obbligo, data la portata di un pezzo del genere; tuttavia, la scaletta si manterrà entro coordinate old school, facendoci rimanere incastonati nei primissimi anni ’80 con i brani che verranno eseguiti da The Unexpected Guest. I pattern musicali dei Demon risultano estremamente interessanti, riuscendo a coniugare riff più hard rock e melodici all’epicità heavy e protagoniste della tessitura sono ovviamente le chitarre: taglienti al punto giusto, sono il vero supporto di una performance vocale di Dave Hill che si dimostrerà decisamente oltre ogni aspettativa. L’espressività dell’interpretazione sarà infatti il fulcro centrale di tutto il concerto ed il cantante darà la netta prova di reggere ancora alla perfezione sia nel cimentarsi in registri più cavernosi e graffiati, che in quelli più urlati. L’impressione finale sarà quindi quella di ammirare un gruppo che, nonostante i tanti anni di carriera, gode ancora di una splendida forma, qui manifestata davanti ad un parterre entusiasta. I Demon hanno dimostrato di possedere una classe davvero incomparabile.

TORMENTOR
Quando ti trovi per la quarta volta al cospetto dei Tormentor, la sensazione è un po’ ambivalente: sai esattamente cosa aspettarti, anche perché lo show proposto dagli ungheresi, così come la sequenza della scaletta, sono oramai cosa nota e un po’ rimpiangi la mancanza di effetto sorpresa; ma allo stesso tempo, proprio sapere cosa starà per accadere e, soprattutto, la qualità con cui verrà portato a termine il lavoro, terrà viva l’attenzione con cui seguirai tutto lo show.
Attila anche in questa sede sarà il protagonista assoluto di tutta l’operazione: il ruolo di frontman e leader è senza dubbio qualcosa che ha dimostrato di fare benissimo, in tutti i gruppi in cui ha militato, e l’aver visto proprio qualche giorno prima il film Lords of Chaos mi fa pensare a come anche De Mysteriis Dom Sathanas sia così perfetto come album, anche grazie alla presenza di una voce come la sua. Il palco si tinge di viola ed alterna sfumature cianotiche a tonalità più infernali, che fanno un gioco perfetto nel ricreare anche cromaticamente l’atmosfera delle musiche dei Tormentor. Come è accaduto anche nei concerti precedenti, tra cui quello che di recente hanno tenuto a Parma (leggi il report qui), il clou è rappresentato dalla prima parte del concerto, dove vengono passati in rassegna tutti i pezzi dello storico Anno Domini, ma dove l’iconica Elisabeth Bathory viene eseguita già come terzo brano: un po’ troppo presto forse, la Contessa avrebbe tutto il diritto di farsi desiderare un po’ di più da chi è là, impaziente di essere sedotto e di ascoltarla. Nonostante questo, l’esecuzione si manterrà su livelli sempre molto alti e l’assoluta omogeneità (in positivo) di tutte e quattro le volte in cui ho avuto modo di vedere i Tormentor è una dimostrazione dell’assoluta professionalità e competenza con cui la band si impegna nel regalare ogni volta degli show impeccabili, in grado di restituire tutta la grana affascinante dei pezzi.

Ancora una volta, quindi, la prova risulterà estremamente coinvolgente in tutti i suoi passaggi, confermando come questa sia una delle rare occasioni in cui “la reunion vale la candela”: non risulta stucchevole o ridicolmente indigesta, come a volte capita per band riesumate dal passato senza un reale criterio. A conti fatti i Tormentor per fortuna sembrano riportare in pieno vigore lo spirito di quel tempo, forse anche per merito di un leader tanto carismatico che ogni volta ci rapisce con la sua performance disturbante e maledetta.



Stagger Lee
Giovedì 14 Marzo 2019, 22.19.21
5
#4 già detto...prepariamo il terreno al 1 Aprile??beccati!!
Revelation
Martedì 12 Marzo 2019, 22.09.15
4
Per la vostra salvezza vi esorto a stare lontano da Satana
Lizard
Martedì 12 Marzo 2019, 20.25.55
3
Demon, Satan e Quartz... mamma mia Selenia, che meraviglia!
Giocondo Romanella
Martedì 12 Marzo 2019, 15.49.50
2
Questo evento mi ha ricordato quando nel 1998 provarono ad organizzare un incontro tra i Blood e i Crips sulla Crenshaw Boulevard. Fini in tragedia per due si loro. In questo caso la tragedia sono questi Tormentor, complesso amplesso totalmente inutile e mangia soldi per fessi. Preferisco il mio paesano Tormento ex Sottotono alias Don Antonio Mantelli.
Principe Rangoni Machiavelli Caprara Matteo Maria
Martedì 12 Marzo 2019, 15.04.06
1
Quindi De Mysteriis Dom Sathanas sarebbe così perfetto anche grazie alla voce di Attila? Lol, mi scompiscio.
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11/03/2019
Live Report
THE ABYSS FESTIVAL - TORMENTOR + DEMON + PRIMORDIAL + OTHERS
Day 1 - Gothenburg Film Studios, Göteborg (SWE), 01/03/2019
 
 
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