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RIVERSIDE + LESOIR - Largo Venue, Roma - 16/03/2019 - Circolo Magnolia, Segrate - 17/03/2019
22/03/2019 (918 letture)
Reduci dal successo dell'ottimo Wasteland, i Riverside, gruppo che nel corso della sua carriera ha sempre (o quasi) pubblicato dischi di ottima qualità, toccano l'Italia per due date in occasione del tour promozionale, accompagnati dalla compagine olandese post/progressive rock Lesoir. Noi di Metallized non ci siamo fatti quindi sfuggire l'occasione di presenziare ad entrambe le date. Bando alle ciance quindi, e addentriamoci in entrambe le serate!

Report e foto della data di Roma a cura di: Alessandro Pavoncello "Wonderboy"

Report e foto della data di Milano a cura di: Roberto "Vicarious" Di Gaudio

16/03/2019 – Largo Venue, Roma

Nuovo tour italiano per i Riverside, a supporto dell'ultimo ottimo lavoro Wasteland. Il tour tocca la nostra penisola con due date, Roma e Milano, nel mese di marzo. Avendo molto apprezzato l'ultima fatica discografica del gruppo polacco, decido di recarmi alla data di Roma, organizzata al Largo Venue, locale situato sulla via Prenestina. A causa di problemi logistici, derivanti soprattutto dalla scarsità di parcheggio in zona, perdo praticamente in toto l'esibizione del gruppo spalla Lesoir, ascoltando solo l'ultimo brano, troppo poco per giudicare. Nonostante il problema parcheggio, il Largo è un locale piuttosto attrezzato, con una parte esterna, dotata di tavolini e di bar, che precede il luogo dove si terrà il concerto, ovvero una sala stretta e lunga che permette la disposizione delle persone in lunghezza. Purtroppo il condizionamento sembra inesistente e dentro fa davvero un caldo insopportabile, tanto che alcune persone decidono di rimanere in maglietta a maniche corte. Ad ogni modo, il concerto inizia puntuale, alle 22:05.

RIVERSIDE
I Riverside non si perdono in chiacchiere e iniziano subito con Acid Rain, brano di apertura di Wasteland e degna introduzione di uno spettacolo che crescerà durante la serata. Continuano senza fermarsi con il primo singolo estratto dal suddetto album, ovvero Vale of Tears, brano adatto a scaldare gli animi, il cui ritornello viene cantato all'unisono da un buon numero di presenti, decisamente molti di più rispetto a quanto si potesse pensare. Visibilmente sorpresi dal numero consistente di astanti che assistono allo spettacolo, Mariusz Duda e soci si prodigano per fornire uno spettacolo degno di questo nome e ci riescono in pieno. Tra i suoi vari siparietti in italiano e in inglese, il cantante spiega che era parecchio tempo che il gruppo non tornava a Roma (dal 2011), ma che in realtà non ci erano mai stati, avendo sempre suonato in posti a 50 chilometri dalla città. Musicalmente in formissima, dopo aver esorcizzato la dipartita prematura di Piotr Grudziński, i quattro non si risparmiano nemmeno per un secondo. La scaletta, come comprensibile, è incentrata sull'ultimo Wasteland, di cui sono stati riproposti praticamente tutti i brani, ad eccezione di The Night Before, cantati a gran voce dal pubblico, segno della presa e della buona accoglienza che questo album ha avuto.
Non sono mancati, tuttavia, estratti da tutta la carriera dei polacchi, da Out Of Myself a Love, Fear and Time Machine. Degne di nota, in particolare, la splendida title track del capolavoro Second Life Syndrome e la clamorosa prima parte di Reality Dream, tratta dal primo album del gruppo. Dal punto di vista dei suoni, nulla da recriminare: l'impianto del locale ha reso perfettamente ogni nota suonata dai quattro musicisti, ed è stato un piacere ascoltare ed osservare Michał Łapaj destreggiarsi tra i numerosi sintetizzatori che circondavano la sua postazione, sempre con il sorriso sulla bocca. Il frontman e bassista Mariusz Duda è stato indubbiamente il mattatore della serata, continuando a interagire con il pubblico per tutto il tempo, incitandolo a cantare e fornendo nel contempo una prestazione davvero ottima. Un altro degli aneddoti raccontati da Duda nel corso della serata riguardava la title track di Wasteland, che prima di essere intitolata così era simpaticamente definita dal gruppo "Morricone", dal nome del noto compositore di colonne sonore, a causa delle sue sonorità spaghetti-western. Decisamente riuscita anche la performance del chitarrista Maciej Meller, chiamato per l'occasione a sostituire il compianto Grudziński, e l'unica pecca è stata forse la staticità del batterista Piotr Kozieradzki, probabilmente dovuta alla concentrazione, ma che in ogni caso non ha intaccato minimamente la sua tecnica. Il concerto si è chiuso con una commovente esecuzione elettroacustica di The River Down Below, dedicata a Piotr Grudziński in occasione del suo compleanno che sarebbe caduto il giorno precedente, e a tutti i fan che hanno permesso al gruppo di continuare e andare avanti anche in quel momento difficile.

In buona sostanza, più di due ore di durata per uno spettacolo davvero memorabile, che riconferma la bravura dei Riverside e li candida a gruppo progressive del momento, con buona pace dei Dream Theater. Concludo il report citando quindi una frase pronunciata da Mariusz Duda: "Si è detto che i Riverside sono quel gruppo che suona come i Dream Theater, come i Porcupine Tree e come gli Anathema; dopo questa serata potrete trarre le vostre conclusioni". E le conclusioni sono state tratte, perché i Riverside sono tutti questi gruppi e al contempo nessuno, avendo ormai trovato da tempo la propria direzione artistica, che ci ha regalato una serie di album memorabili e continua a farlo.

17/03/2019 – Circolo Magnolia, Segrate (Milano)

Un aneddoto divertente raccontato nel bel mezzo del concerto dal cantante Mariusz Duda può spiegare bene il rapporto tra i Riverside e l’Italia. “L’ultima volta che siamo stati qui” - dice il frontman polacco - “era estate, eravamo in un locale pieno di zanzare e il pubblico era formato da poco più di ottanta persone”. Pronunciando queste parole, con una faccia visibilmente sorridente, è chiaro che volesse rimarcare la sua felicità riguardo al notevole aumento di pubblico rispetto alla loro ultima serata milanese. Stiamo parlando del 2015, a Luglio, e il locale in cui suonarono, il Lo Fi, ora è addirittura chiuso. Questa volta invece siamo al celebre idroscalo, al circolo Magnolia. Vista la stagione ovviamente non ci troviamo all’aperto, e in questi casi gli eventi vengono allestiti sotto un simil-capannone, con il palco leggermente rialzato rispetto al pubblico e credo che la visibilità, per chi non si trovava in prima fila, non fosse eccezionale. Come lasciava sottintendere Mariusz, il numero degli astanti non era certo l’ottantina di cui si parlava prima, probabilmente possiamo aggiungere uno zero dopo l’ottanta. L’album per il quale la band ha intrapreso il tour, Wasteland, ha riscosso un buon successo nel nostro paese e sicuramente questo ha contribuito ad accrescere il numero dei fan che ha acquistato il biglietto per lo show. L’unica pecca è stata la coda per la compilazione del modulo per tesserarsi come soci ARCI, oltre ovviamente alla cifra spesa. Tale cifra però è obbligatoria per legge, quindi era noto già all’acquisto del biglietto.

LESOIR
L’intervallo tra l’apertura porte e l’inizio delle danze è stato cortissimo, appena mezz’ora, sicuramente uno dei più brevi tra i concerti ai quali ho partecipato. Dopo i rituali preparativi del palco, un po’ stretto per cinque musicisti a dire la verità, i Lesoir hanno iniziato a suonare con puntualità svizzera. Il quintetto olandese, composto da due voci femminili, ha intrattenuto bene i presenti e, dopo un certo scetticismo iniziale, mi sono trovato ad apprezzare positivamente il loro operato. Lo stile è un dolce artrock dai richiami progressive e le melodie, oltre ad essere condite dalle ottime qualità delle due vocalist, si sono rivelate perfette per preparare le orecchie ai suoni ricercati e sofisticati degli headliner Riverside. La talentuosa Maartje Meessen prima dell’inizio si è rimboccata le maniche montando lo stand del merchandising della propria band e poi, dopo averci intrattenuto egregiamente con le sue doti vocali, si è dilettata con intermezzi di flauto traverso in stile Jethro Tull. Insomma, un ottimo preambolo per la serata, direi uno dei migliori ai quali mi è capitato di assistere e la durata di tre quarti d’ora è stata adeguata all’evento, non troppo corta ma nemmeno eccessivamente prolissa.

RIVERSIDE
Un fragoroso battito di mani accompagna quindi l’ingresso sul palco dei Riverside che, come sappiamo, sono rimasti orfani del chitarrista da ormai tre anni. Per l’occasione il gruppo viene completato da Maciej Meller, che rimarrà nella formazione come turnista di supporto nei vari tour ma non entrerà a far parte del processo decisionale ed esecutivo della band. La scaletta è dominata principalmente da brani tratti dal neonato Wasteland ed è proprio con uno di essi che veniamo accolti. Il riff di Acid Rain ci apre la porta e ci spalanca le orecchie. Si continua poi con Vale Of Tears, il singolo che ha lanciato il disco nel miglior modo possibile, e del quale non possiamo fare a meno di apprezzare la parte strumentale che ci porta alla mente i floridi periodi della Reality Dream Trilogy. Già, perché la maggiore presenza di brani in scaletta, dopo l’ultimo album, appartiene alla loro celebre trilogia d’esordio. Infatti alla conclusione di Vale Of Tears, con uno spettacolare gioco di luci e un sonoro ticchettio d’orologio, veniamo catapultati direttamente al 2003 con la prima delle tre Reality Dream della loro discografia. Un eccezionale prodotto di musica progressive strumentale, uno dei migliori della loro carriera. La setlist subisce una improvvisa deviazione verso ritmi più tranquilli con la coppia Lament/Saturate Me per poi virare di nuovo sul metal con le title track Out Of Myself e Second Life Syndrome ed infine Left Out, tratta dal quarto lavoro in studio Anno Domini High Definition. Il frontman Mariusz Duda, dopo questi brani molto tecnici e complessi, ci tiene a precisare un aspetto molto importante: ”la nostra musica non deve essere etichettata come progressive metal, in quanto non lo è. Ci sono due tipi di band, quelle tutte virtuosismi e shredding -mimando uno shred frenetico- e poi ci sono quelle che invece producono canzoni”. Con tale affermazione scaglia una frecciatina verso gruppi come i Dream Theater, e forse più che di frecciatina si tratta di una vera e propria bordata di cannone, che critica la loro produzione eccessivamente incentrata sulla tecnica a sfavore della componente emozionale. A parer mio l’uscita è stata leggermente fuori luogo, come se i Riverside non annoverassero pezzi molto tecnici nella loro produzione. Ad ogni modo, parlando di componente emozionale, ecco che i nostri puntano subito sulla ballad acustica Guardian Angel per poi passare al poco acclamato Love Fear And The Time Machine con Lost. Torniamo nuovamente su Wasteland e lo facciamo con la strumentale The Struggle For Survival, ma non diciamo al cantante che questo è progressive metal, altrimenti lo facciamo arrabbiare, diciamo progressive rock e non se ne parla più. Il tris che chiude la scaletta si apre con Egotist Hedonist, passando per Loose Heart, in cui Mariusz Duda tira fuori uno scream a dir poco eccezionale, per finire con la canzone che dà il nome al tour e all’album, Wasteland. Non può mancare l’encore, con la solita finta uscita dal palco, e qui rimaniamo letteralmente deliziati ed estasiati da Panic Room con un altro bellissimo gioco di luci -un applauso al tecnico che le ha gestite- per poi concludere con un finale dolce e quieto, cioè River Down Below. Per l’occasione il tecnico italiano della band,Matteo, che tra le altre cose è anche bassista, si è aggiunto alla line up per fare in modo che Mariusz Duda potesse suonare la chitarra acustica. Nel momento finale dei saluti il frontman ha poi voluto ricordare l’amico scomparso tragicamente e prematuramente Piotr Grudziński dichiarando che rimarrà sempre nei loro cuori e li accompagnerà sul palco in ogni esibizione, un momento davvero commovente. Inoltre, il sorriso del tastierista Michał Łapaj non ci ha abbandonato nemmeno per un minuto, un ragazzo dalla felicità contagiosa che ha cercato di incitare il pubblico con applausi durante tutta l’esibizione. L’unico musicista penalizzato dal suono è stato Piotr Kozieradzki, dato che stranamente la batteria era poco udibile a favore della chitarra, del basso e delle tastiere. Nonostante questa piccolezza, che concertone!


SETLIST RIVERSIDE
1. Acid Rain
2. Vale Of Tears
3. Reality Dream I
4. Lament
5. Saturate Me
6. Out Of Myself
7. Second Life Syndrome
8. Left Out
9. Guardian Angel
10. Lost (Why Should I Be Frightened By a Hat?)
11. The Struggle For Survival
12. Egotist Hedonist
13. Loose Heart
14. Wasteland
---- ENCORE ----
15. 02 Panic Room
16. River Down Below



Micologo
Lunedì 1 Aprile 2019, 17.49.43
2
Il concerto di Roma è stato bellissimo, gran gruppo, grande musica, quattro signori musicisti che non se la tirano per nulla, Marius che scherza con il pubblico ricordando il loro unico concerto 'romano' (in realtà alle porte di Bracciano, eravamo una cinquantina di persone, strinsi la mano ai due Piotr che avevano delle facce prima del concerto della serie "ma dove cazzo siamo finiti?" e vidi tutto il concerto in prima fila e loro che suonarono come se avessero davanti 10000 persone). Il culmine del concerto è stata per me Left out (anche se mi è mancato il tocco magico di Piotr durante l'assolo centrale) e la conclusione è stata davvero emozionante. Bravi, bravi, bravi, si meritano tutto il successo che stanno avendo e ancor di più. Alla prossima
M0RPHE01978
Giovedì 28 Marzo 2019, 18.45.00
1
Presente a Roma, bellissimo concerto e grande gruppo, meriterebbero ben altri palcoscenici.
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RIVERSIDE + LESOIR
Largo Venue, Roma - 16/03/2019 - Circolo Magnolia, Segrate - 17/03/2019
 
 
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