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RESONANCE FEST 2019 - DAY II - Circolo Svolta (MI), 15/03/2019
23/03/2019 (782 letture)
E’ un sabato sera apparente placido in quel di Rozzano – nell’ hinterland di Milano – e gli strascichi dell’inverno se la combattono con i primi tiepidi sprazzi di primavera. Ma ci penserà la Versus Music Project ad animare la serata, con la seconda giornata del Resonance Fest e la combo metalcore olandese The Royal, in tour europeo con i sud tirolesi Dead Like Juliet. Ad aprire i locals Eralise, Unsylence e A Hero Named Coward, mentre menzione d’onore va ai Discoveries che a causa del guasto al loro furgone non sono potuti essere presenti all’evento. Speriamo di rifarci! La serata sarà dunque più breve rispetto alla precedente ma sarà comunque ricca.

UNSYLENCE
Ad aprire questo sabato sera di modern metal ci sono gli Unsylence, con il loro metalcore oscuro corredato di basi di synth che conferiscono un’interessante aria gotica al loro set – le luci fredde contribuiscono a queste sensazioni. Gli harsh vocals sono altrettanto cattivi e segnanti, tuttavia sono un peccato i ritornelli puliti evidentemente in base, ma nel complesso un set piacevole per iniziare al meglio la serata.

ERALISE
Un breve cambio palco prepara il terreno per gli Eralise, che avevamo già incontrato in estate; il loro metalcore a tratti cattivo a tratti leggero ha un gusto groove niente male, chitarre guizzanti e breakdown sopraffini. Una band giovane e fresca che alterna feelings più aggressivi a impressioni luminose e allegre e il cui apporto contribuisce alle buone vibes della serata. Bravi!

A HERO NAMED COWARD
Altro cambio palco, altra band più che nota nella scena locale e incontrata in svariate occasioni: non a caso gli A Hero Named Coward sono evidentemente navigati e hanno una consapevolezza esecutiva notevole. Il Circolo Svolta è più gremito a quest’ora e apprezza appieno la performance caratterizzata da parti dissonanti sposate a momenti più melodici e sospesi, con i possenti harsh vocals del frontman Simone alternati ai suoi clean vocals nonché agli sgargianti ritornelli del bassista Alessandro. I breakdown superiori fomentano il pubblico ma il clou del set sarà il feauturing col singer Mattia (Drown In Sulphur) e infine una sorta di canzone “all star” che vede salire sul palco un sacco di guest voices o anche solo figuranti (rigorosamente in giacca e cravatta): non sono nuove manifestazioni del genere agli eventi della Versus, e noi li adoriamo. In generale una bella prova davvero!

DEAD LIKE JULIET
Le vibrazioni della serata sono pronte a cambiare ulteriormente con l’arrivo dei Dead Like Juliet, dal Sud-Tirolo, e il loro metal core schiacciante e sfacciato. Il loro groove è irresistibile così come i riff reiteranti, le linee vocali graffianti per questa ottima versione di modern metal hardcore, colorito da melodia in stile svedese ma anche occhiolini alla pura scuola americana, nonché gli inserti di tastiere e synth che danno un ulteriore tocco in più (non in base ma ad opera del tastierista Magge). Ciò che però fa davvero la differenza nel loro set è la mirabolante presenza scenica: i Nostri non stanno fermi un attimo –senza perdere un fiato- e sottolineano il loro dinamismo strumentale con altrettanto movimento sul palco, cosa che fa scatenare anche gli astanti. Il frontman Ale porge spesso il microfono ai presenti che cantano le canzoni, e alterna i suoi harsh vocals con i cori dei chitarristi Martin e Tom e del tastierista. In generale i cori sono un altro punto forte dei Dead Like Juliet, riportandoci a certe nostalgiche sensazioni puramente hardcore. Coinvolgimento perfetto per prepararci agli headliner: top nocht!

THE ROYAL
E’ il momento di far saltare in aria per davvero il sabato sera, e chi meglio dei corers olandesi The Royal può adempiere a questo compito! E’ la terza volta che li vedo in queste sedi e ancora una volta sarà una sorpresa all’insegna del metal core in your face. I cinque sono inoltre forti del loro nuovo album Deathwatch, quindi il nuovo materiale non potrà che confermare l’alta qualità della band. I The Royal propongono un solido, affidabile e old fashioned metal core -quello che ci fa pensare con tenerezza alla prima decade del 2000- e lo si capisce già dai primi riff dei chitarristi JD e Pim, dai breakdown taglienti e mozzafiato e dagli harsh vocals al fulmicotone del frontman Sem: non fatevi ingannare dalla sua aria docile, perché è una vera macchina da guerra! Il set passerà attraverso nuovi pezzi dell’ultimo lavoro, tra cui spiccano A State of Dominance e la title track Deatwatch, nonché significative canzoni tratte dagli album precedenti, come Feeding Wolves e Seven. I presenti sono entusiasti e i moshers si palesano ancora, su tutti quelli in giacca e cravatta che danno quel quid in più: non sarà presente la consueta canoa, ma le flessioni in mezzo al pit compenseranno (e confermeranno la mia già salda idea che il moshpit sia una vera e propria forma di ginnastica!). Non mancheranno i circle pit, così come qualche piccolo problema tecnico durante il cambio strumenti, che il singer Sem utilizzerà comunque al meglio per parlare un po’ con il pubblico e raccontare come il suo stato di salute sia leggermente compromesso dal freddo e l’umidità presi durante il tour: ciò nonostante noi non vediamo alcuna defaillance durante la sua performance, doppiamente bravo! D’uopo la dedica al manager della Versus Music Project, Mattia, ormai consuetudine durante i concerti in Italia dei The Royal: questo fa sempre emozionare- e mi fa pensare che dovrei cominciare ad organizzare concerti per beccarmi qualche dedica dal palco. Momento apice del set sarà il loro pezzo più classico, Dreamcatchers, con il suo ritornello accattivante e il suo ritmo irresistibile e incalzante, ciliegina sulla torta di uno show d’alto livello che a sua volta corona il bell’evento del Resonance Fest.

Conclusione perfetta per questa due giorni di modern metal che ci fa davvero trepidare per il futuro Dissonance Festival: rimanere sintonizzati è assolutamente obbligatorio.



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