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RIVERSIDE - Mariusz Duda ci parla dei progetti futuri del gruppo e delle sue "terre desolate"
03/04/2019 (1367 letture)
L’occasione ideale per incontrare la mente e la voce dei Riverside è proprio in occasione della data milanese del tour europeo per la promozione del settimo album in studio Wasteland. In questa finestra a noi dedicata prima del concerto, Mariusz Duda ha risposto ad alcune domande e curiosità relative ad esempio al nome della band, nonché riguardo ai possibili cambi di formazione del gruppo dettati dalla mancanza forzata del chitarrista dopo il tragico evento che ha colpito il trio polacco e anche ad altre questioni più personali. Un’intervista imperdibile per i fan della band!

Roberto Di Gaudio: Ciao Mariusz e benvenuto su Metallized. La prima cosa che ti chiedo, e che in realtà ho sempre voluto chiederti, riguarda il vostro nome. Qual è il significato e soprattutto perché lo avete scelto?
Mariusz Duda: Mi ricordo di una band di Varsavia che si chiamava Deep River, poi questi ragazzi hanno cambiato nome e si sono trasformati in qualcos’altro, ma a noi piacevano, soprattutto per il loro nome. Poi qualcuno ha detto, non ricordo esattamente se Melnicki (ex-tastierista del gruppo, ndr) o Grudziński (ex chitarrista scomparso, ndr), che la nostra musica avrebbe dovuto essere connessa con il fiume, perché è esattamente come un fiume. Così qualcuno coniò il termine Riverside. Di nuovo, non ricordo esattamente chi, Melnicki diceva di essere stato lui l’ideatore e Grudziński diceva lo stesso. Ma a parte questo è rimasto così da allora (ride, ndr). È rimasto per tanti e tanti anni perché non abbiamo trovato nulla di meglio e soprattutto perché è connesso con la musica che volevamo suonare, musica che "fluisce ininterrottamente".

Roberto Di Gaudio: Esatto, infatti mi viene in mente ad esempio The Same River in cui si ha l’idea di qualcosa che fluisce, una musica ininterrotta che diventa qualcos’altro ma senza mai fermarsi, come un flusso che continua in un altro album, poi in quello dopo, e quello dopo ancora, e così via…
Mariusz Duda: Esatto, e proprio per questo nei titoli trovi spesso la parola "river", forse cinque volte o qualcosa di simile, come The Same River, Back To The River, The River Down Below, Where The River Flows e altri titoli di questo tipo. L'intento è proprio mantenere una connessione tra i vari dischi e per questo il titolo della traccia di apertura del nostro primo disco in assoluto inizia esattamente con quella parola, perché già prima di chiamarci Riverside stavamo sperimentando quella tipologia di musica proprio nella nostra città natale. Quindi per me è stato come tornare "nello stesso fiume". E ha funzionato!

Roberto Di Gaudio: E ha funzionato alla grande direi. Dopo i tragici eventi che hanno seguito l’uscita di Love, Fear and the Time Machine, avete deciso di continuare come trio. Per questa ragione alcuni dei fan non hanno gradito le sonorità più tranquille e sperimentali di Eye of the Soundscape. Da Wasteland in poi, potremo nuovamente sentire i suoni più aggressivi della chitarra che hanno caratterizzato i primi tre album?
Mariusz Duda: Beh per Wasteland non lo so, me lo devi dire tu, lo abbiamo già fatto uscire. Comunque sì, penso che siamo già tornati su sonorità più oscure, e ne sono un esempio tracce come Vale Of Tears oppure The Struggle for Survival o ancora Acid Rain. Per quanto riguarda Eye of the Soundscape l’avevamo pensato quando Grudziński era ancora tra noi, ma in ogni caso non va visto come il nostro settimo album, possiamo definirlo il nostro sesto album e mezzo. Per noi è un EP come Voices in My Head o Memories in My Head. Quella è la nostra collezione di suoni strumentali che abbiamo definito ambient e lo abbiamo rilasciato per dimostrare a tutti che i Riverside non sono strettamente una band progressive metal e neanche soltanto una rock band, ma abbiamo orizzonti molto più ampi. Sì, per noi è stato un esperimento, per usare il termine che hai usato tu prima. Ma non bisogna vederlo come se fosse una pubblicazione di un trio, eravamo in quattro quando l’abbiamo pensato e concepito. Wasteland, tuttavia, è un altro capitolo e avevamo proprio l’intenzione di tornare a qualcosa di più duro e aggressivo. È solo l’inizio di una nuova storia e il prossimo album sarà ancora un upgrade rispetto a questo, con pezzi, se possibile, ancora più pesanti e aggressivi. Stiamo pian piano tornando ai suoni delle prime tre uscite.

Roberto Di Gaudio: Lo spero davvero, in quanto vostro grande fan! Relativamente a questo tema, ovviamente è chiaro che avevate bisogno di un membro che suonasse la chitarra nel tour in corso, perché le parti di chitarra dell’ultimo disco le hai registrate tu. Vi siete pertanto affidati a Maciej Meller. È una decisione temporanea e quindi rimarrete un trio oppure entrerà in pianta stabile come membro della band?
Mariusz Duda: Sai, i Riverside non sono una di quelle band che compone musica insieme. Se lo fossimo, allora avremmo sicuramente bisogno di lui come membro nella formazione per comporre musica insieme. Ma, fin dall’inizio, io sono sempre stato il compositore e l’ideatore di quasi tutto ciò che abbiamo inciso e faccio molte cose da solo. Certo, qualcosa facciamo anche insieme nel nostro studio, e Maciej Meller sicuramente ci raggiungerà qualche volta anche per il prossimo album, come già accaduto per questo. Però se parliamo della formazione stabile della band, allora rimarremo un trio. Le decisioni che prendiamo per il futuro della band le prendiamo noi tre insieme. Per le performance dal vivo possiamo ingaggiare dei turnisti. Prendi per esempio i Depeche Mode: sono solo tre ragazzi, uno che canta, uno che suona praticamente tutto da solo e il terzo che non fa nulla e compare solo nelle foto della band (ride, ndr). Magari sarebbe difficile per i fan accettare che in realtà loro sono un duo o magari negli anni questo terzo membro ha fatto qualcosa per la band ed è rimasto. La stessa cosa vale per noi, non ci serve un chitarrista. Possiamo svolgere il nostro compito anche in tre e non è un problema di dividersi i soldi, è qualcosa che riguarda l’approccio mentale. Ripeto, il materiale che abbiamo composto è stato scritto principalmente da me, non fa differenza un membro in più o uno in meno.

Roberto Di Gaudio: Si può quindi affermare che tu sia il genio e la mente dietro tutti i lavori pubblicati. Non mi faccio remore ad usare la parola genio perché lo penso sul serio, soprattutto per i testi molto elaborati e le complesse melodie, e apprezzo davvero molto il tuo modo di comporre.
Mariusz Duda: Ti ringrazio davvero molto, ma ti voglio dire che non avrò progetti solisti, al massimo potrei suonare nel progetto solista di qualcun altro. E in aggiunta a questo, c’è un’altra cosa da dire su Wasteland. Molte parti sono state incise senza chitarra, proprio per mostrare come, in un album dove abbiamo rimarcato la perdita del nostro amico chitarrista, la chitarra non doveva suonare in maniera classica, volevamo creare qualcosa di diverso. Ci sono molti momenti dove il mio basso suona come la chitarra solista e ne prende il posto, come ad esempio in Acid Rain, in cui per un istante nemmeno ti accorgi che quello è il basso e non la chitarra. Molti ci criticano perché il suono della chitarra nei nostri album non è così potente come quello di altre band progressive. Come prima cosa vorrei dire che noi non siamo una band progressive metal Come seconda cosa, il basso spesso prende il posto della chitarra nelle nostre melodie e in questo modo possiamo dimostrare come cambiando la lineup e rimanendo un trio possiamo sperimentare molte più cose in studio e diventare una band non con un approccio classico ma con uno più sperimentale. Io posso suonare il mio basso con il suono distorto di una chitarra e Michał può simulare il basso elettrico con le sue tastiere, e funziona. Non dobbiamo per forza assomigliare alle classiche band degli anni ’70, ’80 o perfino ’90. Certo, per suonare i nostri primi album la chitarra è indispensabile, ma avevamo un approccio differente.

Roberto Di Gaudio: Attualmente, parlando del mondo progressive sia rock che metal, molte band hanno utilizzato come argomento questo filone connesso all’estinzione della razza umana, e ai viaggi nello spazio per trovare un nuovo pianeta vivibile, oppure all'inquinamento e ad ambientazioni post-apocalittiche come nel vostro caso. Pensi che dovremmo abituarci a questo tipo di trame ai giorni nostri? Perché alla fine viviamo su questa Terra che è inquinata, danneggiata e malata, e non possiamo negarlo.
Mariusz Duda: Sì, innanzitutto dovremmo cominciare a preoccuparci di più del nostro pianeta, soprattutto per i cambiamenti climatici e per le condizioni di vita pessime che questi cambiamenti climatici stanno portando ad alcune popolazioni. Pensiamo che sia qualcosa di naturale ma non lo è. La verità è che le persone si prendono cura di loro stesse quando è troppo tardi. Quindi spero che cominceremo da subito a fare la nostra parte. Nei testi dei Riverside mi concentro sempre sul punto di vista psicologico, non scrivo di politica né di ecologia né di uccidere o meno animali, però mi rendo conto che gli artisti dovrebbero dire qualcosa di più attinente a questo tema dell’ambiente, e dovrebbero dirlo usando le lettere maiuscole. Forse dovrei cominciare anch’io, non lo so. Ho iniziato indubbiamente con Wasteland e forse dovrei continuare finché posso farlo.

Roberto Di Gaudio: Sì concordo, soprattutto perché le persone ascoltano molto il parere di artisti e musicisti. Potreste dare un ottimo esempio parlandone di più.
Mariusz Duda: Sì, è vero. Ma siamo molto divisi su questo tema, noi artisti intendo, non tutti hanno la stessa identica visione. Sicuramente potrei occuparmene, sai sono del segno zodiacale della bilancia quindi cerco sempre di trovare un equilibrio tra due opzioni, quindi ad esempio non mi troverai mai a dire che la religione è "cattiva". Certo, non vado in chiesa, ma non penso che la religione sia sbagliata perché aiuta un sacco di persone. Il fatto che alcuni preti e altre persone la usino per scopi sbagliati non vuol dire che questo sia responsabilità della religione.

Roberto Di Gaudio: L’obiettivo della religione è nobile, il problema sono le persone.
Mariusz Duda: Esatto! Hai centrato il punto. Stessa cosa per i nazionalismi, che mi sembra che stiano di nuovo prendendo piede. E so il perché: alcune persone pensano che l’intero pianeta appartenga a tutti quanti, ma molti cominciano a sentirsi come se non appartenessero a nessun posto preciso, tutto è per tutti. Sicuramente non è proprio così, ma io penso che ad ognuno debba essere garantito un proprio posto e si debba aiutare il più possibile il prossimo. Quindi sicuramente non possiamo costruire un muro e lasciar morire le persone dietro di esso. Devo ammettere però che non possiamo nemmeno accogliere un’intera nazione in un’altra nazione più benestante aprendo tutte le porte e le frontiere, perché in questo modo ci sarebbe nuovamente il caos. Questa è materia dei politici, sono loro che devono snocciolare la questione, io sono solo un artista e cerco di aiutare le persone senza dir loro cosa devono fare. Eppure vivo in un paese dove i preti dicono alle persone quale politico o che partito votare perché così avranno una vita migliore dopo la morte. Questo è sbagliato, profondamente sbagliato. Trovare un buon equilibrio tra giusto e sbagliato, tra buono e cattivo, questo va fatto. E con questo dobbiamo prenderci cura del nostro pianeta, questo di sicuro.

Roberto Di Gaudio: A tal proposito, ho avuto l’occasione di sentire spesso uno dei tuoi colleghi, Daniel Gildenlöw, frontman dei Pain Of Salvation, parlare dell’inquinamento, della scarsità d’acqua, deò riscaldamento globale, ecc. Tu sei attivo in organizzazioni non-profit?
Mariusz Duda: No, non lo sono. Ma sto pensando di utilizzare le mie facoltà per aiutare le persone affette da depressione. Come ti dicevo prima, i testi sono più incentrati sulla parte introspettiva, e si può quasi dire che i Riverside abbiano un rapporto intimo con l’anima umana degli ascoltatori piuttosto che con l’individuo mortale in sé. Io voglio essere più come uno "strizzacervelli" e i fan che vengono ai nostri concerti sono i pazienti sul lettino. Per me è questo il rapporto e la connessione che abbiamo con i fan e vorrei proprio aiutare le persone che hanno problemi con loro stesse a trovare il loro posto. Ci sono fior fiore di persone che studiano il da farsi sui cambiamenti climatici e affini, e sono molto più intelligenti. Io sono uno di quelli che vuole aiutare gli altri a non sentirsi soli, quindi probabilmente in futuro sarò impegnato con cose di questo tipo e organizzazioni del genere, perché sta diventando sempre più difficile per tantissime persone confrontarsi con la lotta alle difficoltà della vita.

Roberto Di Gaudio: Concordo su tutto. Parlando della vostra musica invece, di qualcosa di più positivo e meno apocalittico diciamo, la Reality Dream Trilogy è, secondo me, il vostro capolavoro assoluto e il mio album preferito è senza dubbio Second Life Syndrome. Se aveste la possibilità di suonare uno dei vostri album per intero, quale sceglieresti?
Mariusz Duda: Second Life Syndrome è un ottimo esempio, ma anche Anno Domini High Definition, o magari Wasteland. Sicuramente sceglierei questi tre. Sono connessi tra loro, hanno il loro inizio e la loro fine come un buon film, quindi sì, sceglierei questi tre. E poi ho detto l’ultimo perché adesso siamo in tour per Wasteland quindi ora sceglierei questo (ride, ndr).

Roberto Di Gaudio: Sono i tre che probabilmente preferisco, quindi concordo. Anche se preferisco Second Life Syndrome come ti dicevo.
Mariusz Duda: Lo preferisci perché secondo me è il primo che hai sentito. Perché proprio questo comunque?

Roberto Di Gaudio: Sicuramente perché amo la title track così come Artificial Smile. Provo un amore viscerale per questo disco e non posso smettere di ascoltarlo.
Mariusz Duda: Perché al suo interno c'è un mix di tutto, hai sia le melodie che i pezzi più pesanti.

Roberto Di Gaudio: Sì esatto, come la voce ad esempio, prima dolce e melodica poi dura e aggressiva, un perfetto equilibrio tra le parti soft e quelle heavy.
Mariusz Duda: Sì esatto, io chiamo questo stile heavy-mellow, ed è quello che abbiamo provato a riproporre con Wasteland, e proseguiremo su questa strada senza dubbio.

Roberto Di Gaudio: Parlando invece delle altre band, se dovessi andare a vedere un concerto oggi, per quale show compreresti il biglietto?
Mariusz Duda: (Silenzio prolungato, ndr.) mah, le mie band preferite, ovvero i Rush e i Pink Floyd hanno smesso di esistere. Sono felice di aver visto i Rolling Stones l’anno scorso, e anche Paul McCartney e Roger Waters. Per me sono stati i migliori show a cui avrei potuto assistere. Poi la mia figliastra mi ha trascinato ad un concerto dei Twenty One Pilots e ad essere onesti mi è pure piaciuto (ride, ndr). La performance era piena di buone idee, e questo è quello che ho apprezzato. Poi è stato divertente vederli suonare per dei ragazzini di dodici anni! Però ecco parlando seriamente, a me mancano i Rush, non so se li riuscirò mai a rivedere ma mi farebbe davvero piacere poterlo fare.

Roberto Di Gaudio: L’ultima domanda invece riguarda un aspetto più personale: sei contento della tua carriera musicale oppure cambieresti qualcosa di essa? Che mestiere avresti fatto se non fossi stato un musicista?
Mariusz Duda: Sicuramente qualcosa che ha a che fare con i film oppure qualche lavoro nell’ambito della grafica, ma sono felice di essere un musicista perché è l’unica occupazione che davvero mi può dare soddisfazione nella vita e sono contento per come sta andando la mia carriera. Voglio dire, non sono super famoso ma non sono nemmeno un Signor Nessuno, che tra l’altro sarebbe frustrante, quindi è un’ottima via di mezzo che di nuovo è connessa con il mio segno zodiacale. Insomma non suono negli stadi, ma nemmeno negli sgabuzzini. In alcune serate abbiamo suonato per tremila persone, in altre per cinquecento persone, come stasera ad esempio, e l’atmosfera che si sta già respirando mi piace tantissimo quindi per noi va bene. È una via di mezzo tra una folla di persone e un incontro intimo.

Roberto Di Gaudio: Ti ringrazio molto per il tempo che hai dedicato a me e ai nostri lettori, è stato illuminante. Ci vediamo più tardi sotto al palco!


Somarosotto
Mercoledì 10 Aprile 2019, 16.41.46
3
Si Micologo...hai ragione...comunque dopo la dichiarazione d'amore incondizionato per i Rush, ha riguadagnato punti
dave
Venerdì 5 Aprile 2019, 15.17.30
2
questo è un gran gruppo....dalla testa ai piedi
Micologo
Giovedì 4 Aprile 2019, 7.34.29
1
Va beh a Mariusz sei un grande, ti stimo immensamente, ma hai un po’ sgravato...fai compagnia tutto tu? Sarà pure vero ma non dirlo così...e poi trattare in quel modo Ian Fletcher....dai su
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