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VICIOUS RUMORS + AIR RAID + MAGISTARIUM - Circus Club, Scandicci (FI), 09/04/2019
14/04/2019 (934 letture)
I Vicious Rumors festeggiano in questo 2019 due importanti ricorrenze coincidenti: i quaranta anni di attività e i trenta dalla pubblicazione di quello che è considerato il loro disco più rappresentativo, quel Digital Dictator che resta negli annali per essere uno degli album di US Power metal più importanti ed influenti in assoluto e, per inciso, anche uno dei più begli album di heavy provenienti dagli Stati Uniti. L’occasione è ghiotta, anche alla luce dell’esteso tour che sembra quasi rimembrare tempi ormai antichi, con ben quaranta date in patria e venti date in Europa, che si concluderanno con la rinnovata partecipazione al Keep It True Festival in Germania. Ad accompagnare i Vicious Rumors nella parte europea del tour troviamo i tedeschi Magistarium e gli svedesi Air Raid. Sono ben tre le date che le band hanno dedicato al Bel Paese e cosa fare di meglio in un uggioso mercoledì di inizio aprile che dedicarsi ad un po’ di sano heavy metal? Ecco quindi che ci troviamo davanti all’ingresso del Circus Club di Scandicci, alle porte di Firenze, ben felici di scrivere un nuovo paragrafo a questa lunga storia.

WELCOME TO THE BALL
Il Circus è un piccolo club, situato in una area industriale periferica che si sta dando un gran daffare ospitando numerosi eventi che vanno dall’underground più puro a date come quella di stasera che in un certo senso sembrano avere ambizioni decisamente più alte. Almeno sulla carta. L’atmosfera tipicamente familiare, easy e molto do-it-yourself sono infatti note e non sorprende ad esempio che il giorno stesso venga annunciato via Facebook che il concerto sarà anticipato alle 21, con apertura alle 20.30 e non sorprende neanche, una volta arrivati, scoprire che alla cassa non avessero questa informazione; meno piacevole scoprire che non esiste in loco niente da mangiare e che al bar ancora non c’è nessuno. D’altro canto, una situazione di questo tipo consente invece una informalità ottimale, con l’enorme tour bus parcheggiato in mezzo di strada davanti al locale e un rilassato Geoff Thorpe che, assieme ad alcuni membri delle band, ci accoglie sotto al gazebo alla porta di ingresso, pronto e disponibile a chiacchierare con i fans. Sembrano piccole cose, ma sono quelle che ti lasciano un ricordo vero non solo della serata, ma della band e delle persone che la compongono. Purtroppo, l’assenza di qualcosa di commestibile ci costringe ad andare a cercare nella zona attorno e questo alla fine diventa un problema, tanto che ci costerà per intero l’esibizione del gruppo di apertura, i Magistarium. Si tratta di una band che viaggia ormai per i dieci anni di attività, con due album prodotti e tanta buona volontà di fare il proprio meglio per aprire degnamente la serata, chiedendo allo sparuto pubblico presente di cominciare a urlare e far casino per gli headliner. Purtroppo, non riusciamo a godere della loro prestazione, se non per la curiosa chiusura di show, affidata ad una cover di I Want Out degli Helloween cantata in tedesco dal vocione rude di Oleg Rudych, con una resa che probabilmente in Germania avrebbe fatto tutt’altro effetto e che qua, nella piena periferia italiana, sa invece di parecchio kitsch.

AIR RAID
Salutati i ragazzi tedeschi, ci concentriamo sui banchetti del merchandising e poi al bar, rilevando come il piccolo locale sia ancora quasi del tutto vuoto. Forse l’anticipo della serata, per quanto auspicabile a metà settimana, sta comportando qualche costo in termini di affluenza alle prime esibizioni. In effetti, quando gli svedesi salgono sul palco, le presenze non arrivano a venti persone, che però tenderanno a crescere costantemente durante la loro esibizione, aiutando e non poco i ragazzi a scaldarsi e superare quel minimo di inevitabile freddezza iniziale.
I cinque dimostrano comunque di saperci fare, con tanta convinzione e la giusta voglia di mettersi in mostra sfruttando l’occasione di questo tour. Certo il classico heavy metal realizzato dal gruppo non sembra dover sconvolgere l’audience con qualcosa di particolarmente significativo, ma è giusto riconoscere che in ambito live non vengono lesinati energia e discreti fondamentali. In particolare, è il singer Michael Rinakakisa mettersi in luce, con una timbrica che potrebbe ricordare quasi quella di Bruce Dickinson. Tante pose plastiche e pochi fronzoli per una esibizione che si concentra quasi interamente sulle ultime uscite, con ben cinque canzoni estratte dall’ultimo album Line of Danger del 2017 e la sola Midnight Burner tratta dal primo EP della band, datato 2012. La canzone è comunque presente nel singolo del 2019 Demon’s Eye come B-Side, quindi anch’essa viene presentata in una veste rinnovata. Nel mezzo dell’esibizione ed ottima mossa per scaldare il pubblico, comunque più che partecipe nei loro confronti canzone dopo canzone, ecco la cover di Rising Force del buon zio Yngwie. Esecuzione piacevole anche se è indubbio che sia per il cantante che per i solisti il brano risulti particolarmente duro da rodere e si nota più di qualche imperfezione. Ma il risultato è comunque premiante per i cinque, che portano dalla propria tutti i presenti e concludono la loro esibizione in netto crescendo di consensi. Il limite maggiore a loro imputabile è l’assoluta pedissequità nel riproporre un heavy che sa di NWOBHM, con passione e senza alcuna pretesa di inventare qualcosa, ma al contempo anche senza grande spessore da rosicchiare per un pubblico appena smaliziato. Sul palco i ragazzi dicono la loro, ma il rischio di apparire poco più di una cover band dei tempi andati è molto forte.

AIR RAID SETLIST
1. Aiming for the Sky
2. Line of Danger
3. Demon’s Eye
4. Cold as Ice
5. Rising Force
6. Hold the Flame
7. Black Dawn
8. Midnight Burner


VICIOUS RUMORS
Come anticipato, durante l’esibizione degli Air Raid si assiste ad un lento ma continuo ingresso di persone, che alla fine porta il pur piccolo Circus a riempirsi a sufficienza per offrire quel calore indispensabile all’esibizione di una band del calibro dei Vicious Rumors. I ragazzi comunque mantengono assolutamente quel profilo “basso” che li porta a girellare tranquillamente in mezzo al pubblico durante le altre esibizioni, raggiungendo il bar e chiacchierando con i presenti. Finalmente, con una ventina di minuti di ritardo rispetto all’anticipo stabilito, ecco partire la lunga intro che porta gli headliner sul palco in mezzo agli applausi. Ed eccoci all’eroe della serata: Larry Howe. Lo storico batterista originale si fa decisamente notare: la sua mole è a dir poco mastodontica e il ragazzone sembra già piuttosto alticcio ad inizio dell’esibizione, comunque rivelandosi molto simpatico e affatto ritroso nei confronti dei presenti. Eppure, sorpresa nella sorpresa, a colpire davvero sarà la sua clamorosa prestazione dietro la batteria e come corista: non è esagerato dire che l’intera esibizione sarà a dir poco tellurica e assolutamente priva di sbavature, tanto che osservarlo è davvero uno spettacolo nello spettacolo e, alla fine, non sarà difficile ritenere che il biondo musicista abbia più che guadagnato il titolo di “best player” della serata. Esibizione che, ad onor del vero, va quasi a colmare invece un bilanciamento dei suoni affatto ottimale, con dei volumi generali esagerati per un club così piccolo, il tutto a detrimento delle due chitarre, appena udibili e assolutamente prive di corpo, in particolare quella di Geoff Thorpe. Il risultato è in effetti deludente nel complesso, dato che proprio dall’intreccio delle due chitarre viene il segreto di gran parte dei brani dei Vicious Rumors. L’altro tema fondamentale in questa band è quello del cantante, come ben sa chi segue gli statunitensi. La riproposizione integrale di Digital Dictator induce inevitabilmente a fare paragoni diretti con Carl Albert, indimenticabile cantante che ha legato al suo nome il periodo di maggior splendore del gruppo. Purtroppo, il nuovo entrato Nick Courtney finisce per soffrire e non poco il paragone anche con altri interpreti che, negli ultimi anni, vengono cambiati ad un ritmo a dir poco forsennato da Thorpe. Il giovane cantante dimostra di metterci l’anima, partecipando attivamente allo show, mentre scherza con tutti i compagni di band e col pubblico. Si percepiscono la qualità tecnica come la sua versatilità, nel passare dalle parti più alte a dei veri e propri growl, che seppur fuori contesto, mostrano la completezza del singer, ma l’impostazione generale è davvero troppo legata ad un vibrato pesante e lontanissimo dalla tagliente estensione dell’originale. In ogni caso, la sua performance resta senza dubbio positiva, umile e simpatica al tempo stesso. Tornando all’esibizione e alle accennate difficoltà tecniche, che miglioreranno appena nel corso dei brani, è comunque un gran piacere ripercorrere un vero capolavoro come Digital Dictator in lungo e largo e quando il gruppo attacca subito con la titletrack c’è di che farsi venire un colpo al cuore. Thorpe è assolutamente spiritato e svolge al meglio il suo ruolo di decano del gruppo, cantando a più riprese i cori e perfino qualche strofa qua e là, ma soprattutto dandoci dentro con la chitarra (per quanto udibile) e con il rapporto continuo col pubblico, ripetutamente arringato e ringraziato. Inutile fare un lungo elenco di brani che davvero tutti dovrebbero conoscere, dal ritornello clamoroso di Time to Kill, ai cori sparati al cielo di Towns of Fire, agli spettacolari intrecci di Lady Took a Chance e Worlds and Machines, inno imperituro della band, fino a quelle gemme spesso oscurate come sono The Crest e Out of the Shadows. Incredibile come il tempo letteralmente voli durante l’esibizione, col pubblico a metà tra il rapito e l’eccitato, con applausi e acclamazioni che si ripetono costantemente, dando motivazione alla band. Letteralmente trascinati di peso da un Howe pauroso, i cinque dimostrano di picchiare ancora come fabbri, arrivando più volte vicini ad una veemenza da thrash band. Cinquanta minuti scorrono velocissimi, brano dopo brano e si parte quindi con la seconda parte dello show, senza interruzioni. In particolare, come visibile dalla scaletta, sarà proprio l’album successivo a Digital Dictator, l’omonimo del 1990, a godere di una bella esposizione, con ben sei brani sparati uno dietro l’altro, a partire dall’ottima Down to the Temple, il cui refrain invariabilmente si stampa nella testa di tutti, a conferma di quanto in quel periodo i Vicious Rumors godessero di un momento di gloria assoluta a livello compositivo. Decisamente meno valorizzato sarà il successivo Welcome to the Ball, dal quale viene estratta la sola Abandoned, canzone quest’ultima che comunque da sola vale una discografia intera e sulla quale Courtney è chiamato ad un superlavoro per rendere al meglio la gloria di un Carl Albert che resta tra i più grandi singer della storia. Quello che colpisce, in ogni caso, resta il grande amalgama di un gruppo che non ha avuto pace negli ultimi anni a livello di formazione e che sembra invece suonare da sempre assieme. Al di là dei tanti ringraziamenti e dei consueti richiami alla “way of heavy metal”, in particolare da parte di uno straripante Thorpe, fa davvero piacere constatare come i ragazzi si divertano suonando insieme, tanto che il cantante si fa scappare un ringraziamento sentito a tutti, ”grande venue, grande pubblico”, che fa quasi sorridere e che è invece del tutto spontaneo e sincero. Riuscitissime in ogni caso tanto la terremotante On the Edge che conferma come qua si scherzasse davvero poco, quanto l’ottima e più heavy-oriented Ship of Fools, sulla quale tanto Thorpe quanto l’altro solista Gunnar DuGrey fanno valere le proprie rispettive doti.
Chiusura come di consueto riservata a Soldiers of the Night, anthem consolidato e titletrack del primo indimenticabile album dei Vicious Rumors, col suo andamento da marcia trionfale e il refrain che viene cantato da tutti i presenti, prima di una grandiosa Don’t Wait for Me sulla quale il pubblico viene ancora chiamato a dimostrare il proprio calore alla band tra urla ed incitamenti e Thorpe chiede un giusto applauso per tutti i suoi compagni di band, riservando a ciascuno di loro una divertente presentazione, alla quale segue inevitabilmente l’acclamazione dei presenti. Niente da dire: come spesso succede in Italia, pochi ma decisamente motivati e carichi di energia.

VICIOUS RUMORS SETLIST
1. Replicant
2. Digital Dictator
3. Minute to Kill
4. Towns on Fire
5. Lady Took a Chance
6. Worlds and Machines
7. The Crest
8. R.L.H.
9. Condemned
10. Out of the Shadows
11. Down to the Temple
12. Hellraiser
13. Abandoned
14. World Church
15. On the Edge
16. Ship of Fools
17. Soldiers of the Night
18. Don’t Wait for Me


LUCI ED OMBRE
La serata del Circus si conclude quindi con un bilancio che balla pericolosamente tra il deludente e l’esaltante. In questa ultima accezione, va a tutto merito dei gruppi presenti e in primis degli headliner, la fantastica partecipazione, la voglia di esserci e fare di questa piovosa serata una di quelle da ricordare, tanto per quanto espresso sul palco, quanto per quello che si vuole incarnare fuori da esso. Il senso di fratellanza del metal in questo caso non è solo retorica, ma reale partecipazione, con i membri delle band che a turno girano tra il pubblico sostenendosi a vicenda e poi si fanno trovare al termine del concerto ai banchetti per gli autografi, con Thorpe a stringere mani e benedire tutti e Howe che sceso dal palco chiede urlando che giorno sia, rivelando di non avere la minima idea della dimensione spaziale e probabilmente neanche di quella temporale. Presa una birra e brindato ai presenti con calore, il batterista va a godersi il meritato riposo sul bus. Va annoverato, tra i lati positivi, senz’altro questo senso familiare che anche la location riserva, senza troppe pretese, con una organizzazione che supplisce a diverse mancanze di mezzi con tanto cuore. Infine, la sincera partecipazione del pubblico, comunque parte indispensabile per la riuscita di una serata. D’altro canto, è difficile non sentire un certo scoramento guardando l’età media, le sparutissime presenze durante le esibizioni dei gruppi di supporto e il non certo oceanico riscontro riservato anche agli headliner. E’ un mercoledì, siamo d’accordo, ci troviamo in un piccolo club nella periferia di una città di medie dimensioni e probabilmente anche il battage pubblicitario per l’evento si limita a qualche post su Facebook, ma certo è che una band e una eventualità come il trentennale di un disco fondamentale come Digital Dictator avrebbero meritato tutt’altro festeggiamento. Peccato poi per i suoni decisamente non all’altezza della situazione: non fossero canzoni conosciute a memoria, nota per nota, probabilmente sarebbe stato quasi impossibile capire cosa la band stesse effettivamente suonando. Insomma, se poi è difficile tornare a casa realmente insoddisfatti, dispiace dire che sarebbe stato auspicabile spendere ben altre parole in chiusura.



homer
Venerdì 19 Aprile 2019, 14.52.50
11
io sono andato alla data allo slaughter club. diciamo che fare iniziare un concerto alle 23 di lunedi non è il massimo. io dovevo alzarmi alle 5 il giorno dopo. magari non cambiava tanto in termini di affluenza iniziare prima, però era sicuramente meglio
papi
Giovedì 18 Aprile 2019, 13.05.46
10
Scusate, I Want Out in tedesco, non in russo.
papi
Giovedì 18 Aprile 2019, 12.59.35
9
Io sono andato alla prima data, ovvero quella allo Slaughter Club. Complessivamente, almeno per me, i VR hanno spaccato. Non male gli Air Raid anche se copia carbone del primo Malmsteen, mentre i Magistarium sono stati imbarazzanti (stendo poi un velo pietoso su I Want Out in russo). Confermo anche la poca affluenza e soprattutto il fatto di essere stato l'unico spettatore sotto i 25 anni presente.
tino
Giovedì 18 Aprile 2019, 9.53.39
8
Penso che di millennials appassionati di metal ce ne siano veramente pochi, ma anche di rock. Ricordo circa dieci anni fa quando vidi i blind guardian a firenze, mi sentivo di colpo invecchiato perché l’audience mi sembrava composta quasi solo da max trentenni, gente che adesso avrà trentacinque quarant’anni. Secondo me adesso i (pochi) giovanissimi che ascoltano rock e metal sono interessati non da questi gruppi da matusa, ma da roba più alla moda tipo nightwish, sonata arctica, quindi non mi stupisco che gruppi come i rumors facciano flop, tra l’altro io che ascolto metal da 40 anni non li ho mai ascoltati quindi faccio statistica per chi non c’era, è un peccato ma purtroppo è così, non si può conoscere e ascoltare tutto. Allo stesso modo da grande fan dei queensryche ho notato qualche anno fa il vuoto pneumatico al concerto di bologna zona roveri, anche lì pochi appassionati attempati degli anni 80.
Devil1
Giovedì 18 Aprile 2019, 5.27.47
7
Inoltre la gente presente aveva una età media di 30 40 anni e oltre. Giovani zero o quasi.
Metal Shock
Giovedì 18 Aprile 2019, 1.33.18
6
Non vedo cosa ci sia da stupirsi: a parte pochi nomi il metal in Italia, specie certi generi, è una musica per ben poche persone. Purtroppo già più di vent'anni fa quando ho iniziato ad andare per concerti in tante occasioni il pubblico era composto da poche centinaia o decine di persone. Mi ricordo i Black Sabbath a Torino con Tony Martin: se c'erano 500 persone era già tanto, una cosa deprimente. Addirittura concerti il pomeriggio perché alla sera i locali dovevano avere altri uso (discoteca). Insomma, un vero schifo!!
thrasher
Mercoledì 17 Aprile 2019, 21.46.51
5
Infatti
Lizard
Mercoledì 17 Aprile 2019, 20.54.52
4
Mi sembra di capire dai commenti che anche nelle altre date non ci sia stato proprio il pienone... un vero peccato...
darrell75
Mercoledì 17 Aprile 2019, 20.02.17
3
visti a Milano, grandissimi Vicious Rumors, anche di fronte a poca gente, purtroppo in Italia questo è il seguito del metal.
Metal Shock
Martedì 16 Aprile 2019, 13.43.09
2
I Vicious Rumors hanno fatto almeno tre capolavori e tanti ottimi dischi: risultato? Se lì filano ben in pochi!! Una delle tante ingiustizie della musica. A me gli Air Raid piacciono: saranno derivativi ma sanno fare ottime canzoniHEAVY METAL WILL NEVER DIE🤘
Devil1
Martedì 16 Aprile 2019, 13.33.11
1
Ero alla data di Roma e non posso che condividere le conclusioni. Comunque bel concerto
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