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STEVE HACKETT - Europauditorium, Bologna, 30/04/2019
04/05/2019 (780 letture)
Per il Genesis Revisited Tour 2019 l'ex chitarrista dei Genesis Steve Hackett ha scelto di portare in giro per l'Europa il capolavoro del 1973 Selling England By The Pound nella sua interezza, insieme al suo terzo lavoro solista Spectral Mornings (di cui rincorre il quarantesimo anniversario) e ad alcuni higlights dell'ultimo At The Edge Of Light, pubblicato quest'anno via InsideOut Music.
Il teatro EuropAuditorium è prossimo al sold out quando entriamo e ci sediamo in attesa dell'inizio del concerto.

STEVE HACKETT
È un boato quello che accoglie il gruppo quando alle 21 precise sale sul palco e attacca con Every Day, opening track del disco di Steve Hackett. La band è in forma e delizia il pubblico con il classico prog di stampo inglese.
Finita la canzone, il chitarrista scherza con il pubblico e, parlando un po' in italiano e un po' in inglese, ci spiega cosa ascolteremo durante la serata, ricordando all'audience che ha recentemente pubblicato il nuovo album At The Edge Of Light ed anticipando che da questo verranno eseguiti tre brani: Under the Eye of the Sun, Fallen Walls and Pedestals e Beasts in Our Time. Nelle ultime due si sente molto l'influenza della musica araba e nel mentre ascolto questi brani penso che sia un peccato il fatto che Hackett non dia più spazio durante il tour anche alla musica che ha pubblicato recentemente.

Si prosegue con il repertorio dedicato a Spectral Mornings, da cui vengono eseguiti brani come The Virgin and the Gypsy ed una versione strumentale e molto “appesantita” di Tigermoth, che il pubblico ha molto apprezzato. Steve Hackett continua il concerto eseguendo la titletrack del disco, per poi dedicare due parole alla musica dell'oriente da lui molto apprezzata (Giappone e Cina in particolare) e deliziare il pubblico di Bologna con il brano The Red Flower of Tachai Blooms Everywhere, che ci avvicina alla conclusione del primo set del concerto sancita da Clocks – The Angel of Mons.

Can you tell me where my country lies?
Alle parole cantante da Nad Sylvan, il pubblico esplode e assiste meravigliato all'esecuzione della traccia d'apertura di quel capolavoro che risponde al nome di Selling England By the Pound. Le luci giocano un ruolo a favore, richiamando i colori della copertina disegnata ai tempi dalla pittrice inglese Betty Swanwick e siamo quindi pronti ad affrontare la seconda parte del concerto.
Steve Hackett sembra molto divertito, infatti non ha mai nascosto che questo è il suo album preferito dei Genesis, e concentratissima è la sessione ritmica, composta dal bassista Jonas Reingold e dal batterista Gary O'Toole.
Si prosegue con I Know What I Like (In Your Wardrobe), per continuare con una versione leggermente modifica di Firth of Fifth, dove ci viene mostrata la bravura di Rob Townsend, che si destreggia tra sax, flauto e percussioni. Alla conclusione di questo brano, il pubblico davanti a questo capolavoro si lancia in una standing ovation, mostrandosi molto generoso dato che questa sarà la prima di tre acclamazioni corali.
La scaletta continua con More Fool Me e la marcia militare ci preannuncia l'inizio di The Battle of Epping Forest, lungo pezzo prog in cui ci viene mostrata la bravura di tutti i musicisti, anche del tastierista Roger King. Ammetto che non mi ha convinto fino in fondo il cantante Nad Sylvan, anche se non posso confrontarlo con Peter Gabriel, vista la mia giovane età che non mi ha permesso di vedere la formazione originale.
Ad ogni modo, si prosegue con After the Ordeal e con quella che secondo me è l'apice della serata, la lunga The Cinema Show. Al termine dell'esecuzione, la band viene tributata con la seconda standing ovation del concerto ed il set dedicato al disco del 1973 si conclude con la breve Aisle of Plenty.

A questo punto Steve Hackett prosegue con Déja Vu, brano contenuto nel disco Watcher of the Skies: Genesis Revisited, ma che come ci spiega il musicista in origine doveva essere inserito all'interno della tracklist di Selling England By The Pound. Anche la seconda parte del concerto volge al termine e l'incredibile Dance on a Volcano, pezzo estratto da A Trick of the Tail, fa guadagnare una terza e meritatissima standing ovation al gruppo, che per due ore e mezza ha riempito il Teatro EuroAuditorium di ottima musica, prima di lasciare il palco con un piccolo medley stumentale che prevede i brani Myopia e Los Endos.

E' inutile negare che le ore passate all'interno del teatro siano state piene di energia e di divertimento, sia per il gruppo che per il pubblico, accorso per ricordare i tempi d'oro che furono, quando i Genesis erano più seguiti in Italia che nella propria terra natia.
Sognando un'attesa reunion della formazione originale, questo è l'unico modo per riascoltare i capolavori che il gruppo del Regno Unito ha scritto durante l'era d'oro del prog rock e quello che mi sento di consigliarvi è: andateci se potete, non ve ne pentirete.

STEVE HACKETT SETLIST

Set 1
1. Every Day
2. Under the Eye of the Sun
3. Fallen Walls and Pedestals
4. Beasts in Our Time
5. The Virgin and the Gypsy
6. Tigermoth (instrumental)
7. Spectral Mornings
8. The Red Flower of Tachai Blooms Everywhere
9. Clocks – The Angel of Mons


Set 2
10. Dancing With the Moonlit Knight
11. I Know What I Like (In Your Wardrobe)
12. Firth of Fifth
13. More Fool Me
14. The Battle of Epping Forest
15. After the Ordeal
16. The Cinema Show
17. Aisle of Plenty
18. Déja Vu
19. Dance on a Volcano

Encore
20. Myopia/Los Endos



Frank Frank
Mercoledì 23 Ottobre 2019, 10.12.21
2
Ho assistito a questo splendido concerto, il mio terzo di Steve. Lo vidi nel 1980 a Mestre ai tempi di Defector, poi nel 2015 a Padova in un altro strepitoso live. A Bologna ha sfoggiato la classe della sua band. Ho trovato migliorato la sua voce apprezzando i brani da lui cantati. Inutile dire che, essendo l'unico che tiene alto ancora il nome dei Genesis, alternando brani Genesis a brani Hackett, dimostra di essere un grande professionista. Indovinato pure il cantante Nad Sylvan, che è un ottimo interprete e non scimmiotta per nulla Gabriel o Collins. Lunga vita ad Hackett, un grande !
Ayreon
Domenica 5 Maggio 2019, 10.10.42
1
Da circa 20 anni ha capito che se non tirava fuori pezzi che non erano solo" horizon"avrebbe si' riempito locali,ma non cosi'grandi.il passato non lo puoi dimenticare,e ,seppur con una discografia di tutto rispetto,se non tiri fuori le scritte "genesis"attiri poca gente,io l'ho visto solo una volta con questa linea, mi. e'piaciuto,ma come"Genesis band" preferisco i The watch,.resta comunque un grande,peccato che in certi brani si ostina a considerarsi un bravo cantante,poi,vista la scaletta,la sola "special morning"valeva tutto il set,ma io 40 euro per una galleria nelle ultime file non li pago.
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La locandina del concerto
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