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VEUVE - Un viaggio tra stoner rock e sperimentazione
14/05/2019 (883 letture)
A ridosso dell’uscita della loro nuova fatica in studio intitolata Fathom, non ci siamo fatti sfuggire l’opportunità di ospitare all’interno della nostra webzine i Veuve, giovane trio heavy/psych/stoner rock proveniente da Pordenone. La band ha colto l’occasione per presentare le novità e per anticipare diversi aspetti del disco in arrivo, elementi già brillantemente accennati con il primo singolo estratto Radars Are High. Ecco com’è andata la lunga chiacchierata con Riccardo (voce, basso), Stefano (chitarra) e Andrea (batteria).

Annie: Ciao ragazzi e benvenuti sulle nostre pagine! Personalmente vi seguo da quando avete debuttato nel 2015 con il vostro EP omonimo, ma per chi ancora non vi conosce vi pongo la classica domanda di rito: chi sono e come nascono musicalmente i Veuve?
Veuve: Ciao e grazie di averci voluti di nuovo qui da voi! La band nasce nell'estate del 2013 inizialmente da Riccardo e Felice, nucleo primordiale con l’amore in comune per Kyuss, Colour Haze, Truckfighters… La successiva ricerca del batterista ha portato, attraverso amicizie in comune, alla scoperta di Andrea. L'idea iniziale era soprattutto quella di tirare per il collo gli amplificatori e scaricare quantità imponenti di fuzz, dunque i pezzi che ne sono derivati – contenuti in toto nel nostro primo EP omonimo – erano senza fronzoli, acidi e veraci. Con l’andare del tempo il nostro sound ha preso pieghe per certi versi inaspettate: si susseguivano con sempre maggiore forza soluzioni post-rock, con chitarre pulite e voci cristalline, spesso comunque alternate al già congegnato riffing sabbathiano o a formule dal gusto desert-rock. Questa miscela di cose ha generato, nel 2016, il nostro primo full-lenght Yard che, visto a tre anni di distanza, appare come un vero e proprio crocevia in termini di stile.

Annie: Dagli esordi a oggi avete pubblicato un EP e un full-lenght e state per tornare sul mercato con un nuovo album, Fathom. Stando alle vostre recenti dichiarazioni, il lavoro uscirà tramite la Argonauta Records, cosa che già sulla carta segna un’ulteriore crescita rispetto alle produzioni precedenti. Com’è nata la collaborazione con quest’etichetta che ha costantemente molto da offrire al genere stoner?
Veuve: Eravamo alla ricerca di un’etichetta in vista dell'uscita del nuovo materiale (che poi sarebbe diventato Fathom) e Argonauta si è subito dimostrata interessata a noi. Dall'iniziale classico scambio di mail è scaturito un incontro e da lì la firma del contratto, a novembre del 2017. Il roster di Argonauta è variegato, è difficile trovare due band simili tra loro al suo interno, e questo a nostro avviso è un enorme punto di forza per l'etichetta e pensiamo sia il posto perfetto in cui stare in questo momento specifico della nostra evoluzione.

Annie: Come accennavamo, il vostro secondo full-length vedrà la luce il 31 maggio, quindi manca ormai poco alla pubblicazione. Ci sono delle similitudini rispetto a Yard e all’EP oppure troveremo qualcosa di diverso in termini di sound, sperimentazione e influenze stilistiche? In altri termini: quali sono i passi avanti fatti dai Veuve in questi quattro anni di attività?
Veuve: Il fatto più rilevante per noi come band è stato il cambio di formazione avvenuto nel marzo del 2018, quando Felice – chitarrista e co-fondatore ‒ ha abbandonato la band e al suo posto è entrato Stefano, proveniente da un ambiente prog e con un background musicale diverso dallo stoner. Questo chiaramente ci ha segnato molto in termini di stile e ha reso la stesura di Fathom ancora più avvincente.
Parlando di album veri e propri, se l’EP è stato l'inizio verace e ardito, poi seguito da Yard che ne riprendeva alcune caratteristiche sviluppandole, Fathom amplifica quanto scoperto in Yard aggiungendoci un sound più moderno (Yard è stato un prodotto piuttosto polveroso a livello di suoni, scelta più o meno voluta), molta più sperimentazione in fase di studio – giocata su strutture meno “scontate” rispetto ai precedenti ‒ e numerose soluzioni raccolte al di fuori dello stoner: seppure ci siano molti riffoni classici ci siamo divertiti a viaggiare attraverso blues, post-rock… il tutto mantenendo un'attitudine piuttosto progressive.

Annie: L’apripista di Fathom è Radars are High, singolo che strizza l’occhio sì allo stoner ma anche a sonorità più heavy e massicce, con un perfetto equilibrio tra voci, sezione ritmica e assoli di chitarra. Volete parlarci del brano?
Veuve: Radars Are High è stato il primo pezzo composto di Fathom e ne è anche la titletrack, poiché ha dettato anche la scelta dell’artwork del disco. È un classicone: incedere deciso e fuzz massicci con deriva finale, caratteristiche che l'hanno reso perfetto candidato a diventare il primo singolo. È ispirato a 1984 di George Orwell e tratta temi come l'isolamento creato dall'utilizzo sconsiderato dei network sociali e il controllo esercitato da “occhi” che ci osservano senza lasciarci scampo sublimato in questi fatidici radar che tracciano i nostri movimenti dall'alto.

Annie: Potendo tirare le somme a lavori conclusi, vi ritenete soddisfatti di come appare Fathom oggi? Come pensate che sarà accolto dalla stampa e dal pubblico, anche sulla base del singolo uscito da poco?
Veuve: Decisamente soddisfatti. Ora, album alla mano, ci viene difficile prevedere che risonanza potrà avere sul mercato e nella stampa, forse è ancora un po' presto; in ogni caso il primo singolo Radars Are High ha riscosso consensi nel web e tra chi ci segue, e i pre-order dell'album sono aperti!

Annie: Parlando nel dettaglio dell’album in uscita, quanti brani conterrà? Come vi siete approcciati alla stesura e alla registrazione degli stessi e quanto tempo è durata la fase compositiva?
Veuve: Fathom conterrà sette brani e le registrazioni di essi sono durate sostanzialmente per tutto l'anno solare 2018, a causa del repentino cambio di formazione e al conseguente periodo di assestamento della band. YourOhm Mobile Recording ha fatto un lavoro straordinario sui pezzi, catturando alla perfezione il nostro suono rendendolo moderno e massiccio. La composizione è stata molto frammentaria, alcune parti sono state scritte proprio durante le registrazioni, altre sostituite, altre tagliate. Non ci era mai capitato di lavorare in questa maniera ma è stato stimolante, siamo contenti del risultato finale.

Annie: È possibile individuare un concept come legame tra i brani di Fathom oppure ognuno è un episodio a sé stante? Di che cosa parlano i nuovi pezzi?
Veuve: Ci sono molti collegamenti: la già citata opening Radars Are High si collega alle seguenti Taste of Mud, che parla nello specifico delle conseguenze dell'isolamento sociale e Following, liberamente ispirata proprio a Following, primo film di Christopher Nolan. Da lì poi Death of the Cosmonaut è un breve e spavaldo viaggio nell'interspazio, per poi approdare a Low in the Air, una sorta di heavy-blues con per tema gli oppiacei. I due pezzi di chiusura, The Unseen e Into the Smoke sono i due pezzi più onirici, e sono praticamente dei voli pindarici.

Annie: Riascoltando la vostra discografia mi è capitata in cuffia la grintosissima Dov’eri Tu Vent’anni Fa, brano incluso nell’EP, e mi chiedevo se anche per Fathom, contrariamente a Yard, troveremo un pezzo interamente in italiano, indipendentemente da messaggi a sfondo sociale…
Veuve: Dov'eri Tu Vent'anni Fa è decisamente parte di quel passato verace che ci ha contraddistinto all'inizio, che ci piace molto suonare live ma che probabilmente non fa più parte del nostro universo compositivo… In questo preciso momento, almeno!

Annie: Quali sono i gruppi e gli artisti rock e metal da cui prendete ispirazione per comporre musica e, perché no, anche per la dimensione on-stage?
Veuve: Le nostre maggiori influenze non sono più di tanto cambiate nell'arco del tempo: i capostipiti sono sempre i Black Sabbath, a cui aggiungiamo altre pietre miliari come Rush e Led Zeppelin. Di contemporanei probabilmente gli artisti che amiamo di più sono Motorpsycho, Yob ed Elder. Tutto sommato non ci sentiamo di dirci curatori della dimensione on-stage, probabilmente le influenze in tal senso sono tutte indotte!

Annie: Nuovo album vuol dire nuove date all’orizzonte: quali sono i programmi futuri della band per quanto riguarda i live e la promozione del disco?
Veuve: Abbiamo un maggio intenso in compagnia di band di prim'ordine, e anche giugno non sarà da meno, con l'album fresco di stampa non potevamo desiderare di meglio. Inoltrandoci nell'estate abbiamo qualche impegno sporadico, e con settembre ci rimetteremo a marciare pesante. A brevissimo uscirà un video di Death of the Cosmonaut che ci proietterà poi all'uscita worldwide di Fathom. Cercheremo di tenere sempre capillare la diffusione delle novità e la promozione del nuovo materiale!

Annie: Grazie mille per il vostro tempo, l’intervista si chiude qui. Vi lascio quest’ultimo spazio per aggiungere qualsiasi cosa a supporto della band…
Veuve: Grazie a voi, è stato un piacere! Le nostre date di presentazione di Fathom:
18 maggio – Nespoledo (UD) – Agribirrificio Villa Chazil
24 maggio – Zoppola (PN) – Motomusic Bar
31 maggio – Pradamano (UD) – Backyardie
20 giugno – Zerobranco (TV) – Altroquando


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