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OTTONE PESANTE - Anticonformisti per devozione
01/06/2019 (588 letture)
Tra i gruppi italiani più originali e stravaganti appartenenti allo sconfinato mondo del metal underground rientrano sicuramente gli Ottone Pesante, trio di Faenza che, dal 2015, compone musica heavy metal dando voce unicamente a tre strumenti: tromba, trombone e percussioni. Il risultato che emerge in questi quattro anni di attività è tanto insolito quanto sorprendente ed evidenzia chiaramente la volontà del gruppo di percorrere sentieri ancor poco battuti. Con l’EP omonimo, i due full-lenght Brassphemy Set in Stone e Apocalips (quest’ultimo uscito a novembre) e il recente split album realizzato insieme ai Sudoku Killer, il gruppo romagnolo ha dimostrato che si può comporre metal estremo spingendosi oltre le convenzioni, per quanto non sia semplice farsi pionieri di una proposta così curiosa. Abbiamo avuto il piacere di raggiungere Francesco Bucci (trombone) e Paolo Raineri (tromba) durante il tour europeo: ecco il resoconto della chiacchierata!

Annie: Ciao ragazzi, innanzitutto benvenuti su Metallized! Attualmente siete impegnati da fine aprile con il tour europeo di supporto alla vostra ultima fatica, Apocalips. Da quanto emerge dalla vostra pagina Facebook ne avrete ancora per un po’, quindi vi auguro in bocca al lupo per gli show. Come sta andando questa lunga promozione del disco? Qual è la risposta del pubblico sia in Italia che all’estero?
Francesco: Ciao a tutti! La promozione sta andando molto bene, stiamo suonando molto in tutta Europa e abbiamo avuti bei riscontri un po' ovunque, sia per quel che riguarda il disco che per i concerti. Essendo un gruppo molto fuori dagli schemi abbiamo la fortuna di suonare in contesti molto differenti, metal, jazz, noise, folk eccetera, quindi davanti ad un pubblico sempre differente che riesce sempre a divertirsi!

Annie: Siete fautori di una proposta davvero molto singolare: imbattersi in un gruppo che suona metal estremo utilizzando unicamente ottoni e batteria non avviene così spesso, anzi. Ascoltando i vostri lavori emergono passione, tecnica e coraggio di spingersi oltre le consuetudini di genere. Vi va di raccontarci com'è nato il progetto e come lo stesso è evoluto fino ad oggi?
Paolo: L’idea di creare l’Ottone Pesante ci è venuta nel 2013. In quel periodo io e Francesco, rispettivamente trombettista e trombonista della band, stavamo registrando alcune tracce per promuovere la nostra sezione fiati. Un giorno Francesco ha portato un brano molto particolare (Death Bells) che ha fin da subito fatto scaturire l’idea di fare una band metal con solo tromba, trombone e batteria. Essendo metallari di lunga data, a dispetto degli strumenti che suoniamo, ci è sembrata subito un’ottima idea creare una band metal basata sugli ottoni e rinunciare agli strumenti a corda; un po’ come sfida e anche per metterci in gioco. Nel tempo il progetto si è evoluto sia da un punto di vista tecnico che sonoro: abbiamo affinato alcune tecniche sui nostri strumenti e iniziato a sperimentare di più con l’effettistica, ampliando sempre più lo spettro dei sottogeneri del mondo metal “rivisitati”.

Annie: Tra Brassphemy Set in Stone e l’ultimo arrivato Apocalips sono passati due anni. Rispetto al primo non avete assolutamente tirato il freno a mano per quanto riguarda i legami col metal: qui gli ottoni hanno la meglio in un contesto multiforme con rimandi ai generi black, doom e progressive. Da cosa deriva la scelta di osare ancora di più e di spingervi verso lidi -se vogliamo- più oscuri?
Francesco: Esatto, è proprio così! Con Apocalips abbiamo deciso di allargare gli orizzonti perché prima di tutto ci piace sperimentare; inoltre, con questa formazione, le possibilità sono infinite. Sia che ci ispiriamo al black, al doom, al death, al grind, al djent eccetera, il risultato sarà comunque qualcosa di mai esplorato prima. La scelta di spingersi su lidi più oscuri è dovuta sia a quello che ci piace e che ascoltiamo che da un desiderio di sperimentare con l'elettronica, cercando nuove sonorità attraverso l'utilizzo di pedali e amplificatori.

Annie: Sulla base delle vostre numerose peculiarità stilistiche (tra cui l’assenza di un cantante nella formazione), la domanda sorge spontanea: come vi siete approcciati alla scrittura dei pezzi di Apocalips? Più in generale, parlando complessivamente delle vostre produzioni in studio, vi è mai capitato in fase compositiva di imbattervi in qualche difficoltà derivante dalla mancanza della voce?
Francesco: Ad essere sinceri sento spesso la mancanza della voce e difatti abbiamo cominciato a fare qualche esperimento… Il fatto di scrivere pezzi con solo due parti melodiche e una ritmica è da un lato più difficile perché ci sono mezzi limitati, ma da un altro punto di vista invece è molto stimolante perché si è sempre costretti a trovare soluzioni diverse per fare in modo che il brano funzioni.

Annie: Tra le nove tracce di Apocalips e i momenti più aggressivi troviamo The Fifth Trumpet e lo special guest Travis Ryan, cantante dei Cattle Decapitation. Com’è stato per voi collaborare con un nome di tale calibro? Cosa ne pensate del legame tra la vostra proposta musicale e l’accompagnamento di una voce al tutto?
Paolo: Collaborare con Travis è stato fantastico e stiamo ragionando da un po’ sull’opportunità di aggiungere una voce, chissà, magari ci saranno news in futuro a riguardo… Con Travis ci siamo conosciuti qualche anno fa durante il festival Solo Macello, noi eravamo tra gli opening act e i Cattle Decapitation headliner, ovviamente. Travis ha ascoltato il nostro live e si è dimostrato entusiasta, ci è venuto a fare i complimenti e da quel momento siamo rimasti in contatto. Prima di andare in studio a registrare Apocalips avevamo l’idea di aggiungere una voce sul brano The Fifth Trumpet, immediatamente abbiamo scritto a Ryan che si è dimostrato super disponibile alla collaborazione.

Annie: A brani agguerriti come il citato The Fifth Trumpet o Locusts’ Army si alternano momenti più sperimentali e orchestrali, come nel caso di Lamb with Seven Horns and Seven Eyes e Twelve Layers of Stone. Da quali gruppi del panorama mondiale (sia metal che non) avete attinto il vostro lato progressive?
Francesco: Per quel che riguarda le influenze progressive provenienti dal metal più estremo dobbiamo tantissimo agli Opeth, a tutta la loro produzione fino a Watershed. Poi aggiungerei anche Death e Meshuggah. Altri gruppi che influenzano molto la parte progressive sono sicuramente Tool, A Perfect Circle e The Mars Volta. Poi c'è una parte di influenza che viene direttamente dalla musica classica del Novecento e qui citerei su tutti Stravinski e Schoenberg. Quest'ultimo in particolare ha dato l'ispirazione per il brano che hai citato Twelve Layers of Stones: un tentativo di avvicinarsi alla dodecafonia.

Annie: Vista la mancanza di testi (fatta eccezione per le strofe cantate da Travis Ryan) è impossibile parlare di un concept in termini di contenuto verbale; tuttavia, sia l’artwork che i titoli delle canzoni rimandano ad una dimensione in cui regnano caos e distruzione. Ad ogni modo, parole a parte, trovo che i vostri brani siano davvero evocativi. Quali emozioni e quali messaggi avete voluto veicolare con Apocalips lasciando parlare soltanto gli ottoni e le percussioni?
Francesco: Nonostante non ci siano le parole penso che si possa parlare di concept. Tutto ruota attorno al libro dell'Apocalisse di San Giovanni. I titoli dei brani rimandano a episodi del testo e rispecchiano la cronologia degli avvenimenti. The Fifth Trumpet descrive quello che successe dopo che la quinta tromba suonò e cioè la famosa invasione delle cavallette che portarono distruzione e terribili sofferenze agli uomini.
Paolo: Con Apocalips abbiamo voluto mettere in copertina (la cover art è magistralmente realizzata da Ram Das Foschi) i concetti alla base di Ottone Pesante, gli ottoni che bruciano ogni cosa, compresi chitarre e bassi, ci sembrava rendere l’idea.

Annie: Le immagini sostengono fermamente il mood tetro del singolo The Fifth Trumpet grazie al videoclip che avete realizzato qualche mese fa. Quanto pensate che siano importanti i video musicali oggigiorno?
Francesco: I video sono importantissimi. Molta gente ci conosce prima attraverso i video che per la musica e quindi è necessario cercare di inventarsi sempre qualcosa di nuovo che catturi l'attenzione. A noi poi piace molto realizzare videoclip un po' matti quindi lo facciamo molto volentieri. Spesso ci dicono anche che la nostra musica sarebbe perfetta come colonna sonora per il cinema, quindi chissà…

Annie: In effetti potrebbe essere uno spunto molto interessante per il futuro. Ora vi faccio una domanda al veleno: quanto è difficile essere gli Ottone Pesante nella scena italiana attuale?
Francesco: Da un punto di vista è molto facile perché siamo un gruppo molto riconoscibile e ci siamo solo noi. D'altra parte ci si imbatte in parecchi muri perché alcuni ambienti metal non ci vogliono, alcuni ambienti jazz non ci vogliono…
Paolo: Siamo una proposta diversa e nuova quindi è normale incontrare favorevoli e detrattori, noi continueremo per la nostra strada. Comunque dobbiamo dire che si sta creando interesse intorno a questo progetto, soprattutto all'estero e di ciò siamo molto soddisfatti.

Annie: Last but not least: quali sono i vostri sogni nel cassetto in merito a collaborazioni con artisti, location in cui esibirvi e, più in generale, traguardi musicali?
Francesco: I sogni nel cassetto sono tanti... In generale vorremmo continuare a fare dischi e tour e ad esportare la nostra musica un po' ovunque.

Annie: L’intervista è conclusa, vi ringrazio davvero molto per il vostro tempo, a maggior ragione considerando i vostri impegni attuali del tour. Utilizzate questo ultimo spazio per aggiungere qualsiasi cosa vogliate e per invitare i nostri lettori a seguirvi…
Francesco: Ne approfitto allora per invitarvi ai nostri concerti e ad ascoltare Apocalips e il nostro ultimo split appena uscito lo scorso 3 maggio. Grazie a tutti!

Pagina Bandcamp: clicca qui



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