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STORMLORD - Solcando i mari del mito
03/06/2019 (733 letture)
PZ:Pavl: Ciao ragazzi! Benvenuti, è un piacere ospitarvi sulle pagine di Metallized.it! Come ci si sente a ritrovarsi nuovamente sul mercato discografico dopo sei anni dall’uscita di Hesperia? Cosa è accaduto in seno alla band in questo lungo lasso di tempo?
Francesco Bucci (basso): L’interminabile attesa fra un disco e l’altro è una ben nota consuetudine per chi segue Stormlord, nonché una brutta abitudine di cui non cessiamo mai di scusarci ogni volta che giunge il fatidico appuntamento con la release del nuovo album. D’altro canto, questi intervalli fuori da ogni logica di mercato testimoniano più di ogni altro proclama come gli interessi di Stormlord siano diretti esclusivamente alla massima resa qualitativa della musica che proponiamo, a discapito di ogni aspetto pragmatico e commerciale. All’indomani di Hesperia? ci siamo dedicati alla promozione live, poiché il palco rimane la dimensione ideale per la band, girando in lungo ed in largo per l’Italia, visitando paesi dove ancora non avevamo suonato come la Spagna e prendendo parte a qualche festival internazionale come il Ragnarok, il Darktroll ed il Boarstream, in particolare in terra tedesca. Trascorso qualche anno dalla pubblicazione, ci siamo resi conto di avere da parte molte idee sparse ma pochissime canzoni complete, e questo ci ha portato a diradare la nostra attività dal vivo in modo da concentrarci principalmente sulla composizione del nuovo disco. Noi non siamo avvezzi a comporre un disco solo per avere qualcosa da buttare fuori per tenere desta l’attenzione sulla band, anche se i velocissimi tempi di consumo della musica che caratterizzano i tempi odierni non premiano una simile attitudine; piuttosto cerchiamo di rendere disponibile del nuovo materiale nel momento in cui riteniamo che questo possa aggiungere qualcosa al nostro sound (questo, almeno, nelle nostre intenzioni. Poi il giudizio finale rimane sempre quello dell’ascoltatore). Nel frattempo, la nostra vita personale, non essendo noi più dei ragazzini, ha visto avvicendarsi diversi cambiamenti causati da matrimoni, figli, nuovi lavori, traslochi e chi più ne ha, più ne metta; quando si suona unicamente per passione, è normale che la vita reale bussi alla porta pretendendo la priorità su ogni cosa. Ma va bene così, è bello rimanere sorpresi, ogni volta, del caldo benvenuto che ci viene riservato da persone che non hanno mai smesso di attendere la nostra musica (persino quelle che ci hanno scoperto da pochissimo tempo). È qualcosa che non diamo mai per scontato e di cui siamo immensamente grati.

PZ:Pavl: Ventotto anni di onorata carriera alle spalle, vi andrebbe di tracciare un bilancio della vostra attività dai primordi sino ai giorni nostri?
Cristiano Borchi (voce):È difficile sintetizzare 28 anni in poche righe, si tratta di una vera e propria fetta di vita e come tale c'è stato veramente di tutto: momenti di gioia come momenti di amarezza, scelte indovinate e vincenti come errori grossolani, ma ciò che è sempre rimasto invariato è stato il divertimento e l'entusiasmo che abbiamo avuto nel portare avanti Stormlord, con tutta la passione possibile e solo per essa. Non saprei indicarti un vero e proprio highlight perché ogni disco rappresenta una fase di crescita ed evoluzione della band, tutto ha rappresentato il meglio che potessimo fare in quel momento è una tappa per proseguire il nostro percorso. Una cosa è certa: il bilancio è sicuramente positivo e a distanza di tutti questi anni il gruppo gode ancora di ottima salute e grandissimo entusiasmo.

PZ:Pavl: Iniziamo ora ad addentrarci nei meandri del nuovo album, Far. Un titolo semplice e diretto ma che lascia spazio anche a possibili interpretazioni. Qual è il suo significato?
Francesco Bucci (basso): Il titolo del disco già lascia trasparire la maggiore volontà di sintesi (qualità che, purtroppo, mi appartiene poco) che ha caratterizzato il processo compositivo di questo lavoro: Far, infatti, prende il nome dalla omonima canzone e, in un certo senso, testimonia la nostra soddisfazione per l’essere ancora in giro dopo tutto questo tempo. Se pensi che il primo demo degli Stormlord è datato 1991, non potrai negare come questa vecchia carcassa sia riuscita ad arrivare piuttosto lontano (più o meno indenne) senza perdere troppi colpi.

Per quanto mi riguarda, il concetto di “lontano” racchiude l’essenza stessa della vita: il desiderio di affrontare l’ignoto sfidando ogni pregiudizio ed ogni ristrettezza mentale, senza aver timore di mettere in gioco le proprie conoscenze di fronte alle nuove scoperte, da intendersi queste come arricchimento del proprio bagaglio, piuttosto che come tabù da avversare. Mi piacerebbe che il nostro stile venisse descritto come “musica per volgere lo sguardo all’orizzonte” poiché l’avventura, la sfida, il desiderio di conoscenza, LA TOLLERANZA, che non cessiamo mai di celebrare, sono le cose che rendono la vita degna di essere vissuta ed elevano l’Uomo ad un rango superiore.

PZ:Pavl: L’aspetto lirico ha sempre rivestito un ruolo importante nella vostra proposta artistica, ed anche in questo caso è stato a totale cura dalla penna di Francesco. A differenza di Hesperia? , stavolta non è stato realizzato un concept nel vero senso del termine, i brani però si legano tra loro per tematiche comuni, ispirate alla mitologia, alla storia e alla letteratura. Vi va di fare un track by track esplicativo che illustri I temi trattati?
Francesco Bucci (basso): Ti ringrazio per aver prestato attenzione ad un aspetto, quello dei testi, che non sempre viene valutato con la dovuta attenzione, soprattutto nell’ambito del metal, e che, al contrario, ho sempre cercato di curare in maniera particolare (sarà che sono cresciuto ascoltando King Diamond…).

Sin dal nostro disco di esordio, Supreme Art of War, i miei testi tendono ad essere incentrati sulla cultura mediterranea; ciò perché, come non mi stancherò mai di ripetere, la Storia, le leggende e le tradizioni tratte dal patrimonio delle terre bagnate dal Mediterraneo - quindi non solo Roma o la Grecia, ma tutta quella sfera culturale in cui non possiamo fare a meno di riconoscere le nostre radici - rappresentano un patrimonio prezioso ed inesauribile che troppo spesso diamo per scontato e che meriterebbe una maggiore esposizione in un ambiente, come quello del metal, dove si tende a rivolgere lo sguardo unicamente a Nord. Rispetto ad Hesperia? , però, ho deciso di non reiterare la scelta del concept poiché desideravo sentirmi libero di trattare tematiche eterogenee, senza dovermi forzatamente limitare ad un preciso argomento.

Inizierei quindi questo track by track, con la sola esclusione del brano Far, di cui già ho anticipato le tematiche, con le tracce più vicine ai nostri argomenti consueti.

Leviathan ruba il titolo ad un imponente mostro biblico (oltre a rappresentare un concetto indissolubilmente legato al filosofo Thomas Hobbes), nato dalle profondità dell’oceano, per parlare del vulcano Etna come uno dei principali simboli del nostro Paese e del Mediterraneo. Questo monte è sempre stato presente nella nostra cultura ed, in antichità, è stato indicato ora come la porta di accesso al Tartaro (gli inferi della mitologia Greca e Romana), ora come la fucina di Efesto, il fabbro degli Dei, ora come il luogo dove Eolo imprigionò i venti, e mille e mille altre storie. Essendo presente anche una parte in dialetto che riprende uno stralcio di un poema catanese, non avremmo potuto trovare miglior interprete del nostro storico fonico Giuseppe Orlando (The Foreshadowing, Airlines of Terror), Catanese di nascita ed in possesso di uno dei growl più terremotanti della scena (anche se la sua abilità dietro il drumkit è decisamente più nota).Dando poi un’interpretazione simbolica del brano, il monte Etna, che da millenni osserva impassibile i cambiamenti che avvengono alle sue pendici, fra imperi che sorgono e si disfano senza lasciare traccia, funge anche da memento della caducità della nostra esistenza, a cui troppo spesso attribuiamo una centralità esasperata che viene annichilita dall’incessante scorrere del tempo.

Mediterranea è un’elegia dedicata al privilegio di vivere in una terra dove basta chiudere gli occhi per sentire i sospiri e le voci del passato che riportano alla mente infiniti racconti di gloria e rovina.

Sherden tratta di una popolazione di mercenari e marinai risalente al secondo millennio avanti Cristo, parte della lega dei popoli del mare, che spesso è stata identificata con gli antichi abitanti della Sardegna. È l’ennesimo tributo che ho il piacere di porgere a questa meravigliosa isola, mai troppo celebrata.

Vacuna è un testo nato quasi di getto dopo la mia visita presso il meraviglioso anfiteatro di Pietrabbondante in Molise, regione in cui risiedono le mie origini, e parla dell’omonima dea adorata dai Sabini e dai Sanniti a cui era dedicata, appunto, l’arena. Colgo l’occasione per consigliare, a tutti i lettori, di prendersi del tempo per scoprire le meraviglie di questa terra così trascurata, partendo proprio da Pietrabbondante e da Sepino. Vi assicuro che il Molise esiste ed è splendido, dite che vi mando io.

Le tematiche di Romulus penso siano abbastanza intuibili. Strano ma vero, non mi ero mai occupato del mito alla base della nascita di Roma, ma ora posso dire di aver rimediato in maniera soddisfacente. Pur avendo elaborato il testo molto prima dell’uscita del film, peraltro, sono rimasto molto appagato dalla contemporaneità con cui è stato pubblicato lo straordinario Il Primo Re di Matteo Rovere, ottimamente interpretato da Alessandro Borghi.

Invictus e Crimson sono incentrate su tematiche meno specifiche ed hanno lo scopo di descrivere due sentimenti che fanno parte della natura umana: la prima tratta, infatti, dell’eterna e circolare lotta del nuovo contro il vecchio, della volontà di spodestare colui che detiene il potere per prendere il suo posto ed, un domani, soccombere a propria volta. Ancora una volta ricorre l’ambizione, propria e per la propria stirpe, come scintilla dell’evoluzione umana. Il secondo brano citato, invece, prova ad immedesimarsi in un guerriero che nel cuore della battaglia vive quella sorta di trance combattiva anche nota come berserksgangr: è un momento di furia in cui l’Uomo si riconnette alla sua parte primordiale, spazzando via la superficie di civiltà e facendo emergere sia la preda che il predatore.

Inoltre, accanto ai testi che trattano argomenti di carattere classico, ha avuto anche modo di spaziare adattando, ad esempio, il lavoro di R.E. Howard, autore fra l’altro del Ciclo di Conan, al brano Cimmeria, oppure prendendo spunto (pur partendo da una concezione antitetica) dalla poesia di Walt Whitmann, Prayer Of Columbus, per dare voce, in Levante, ad alcune mie riflessioni sulla figura di Cristoforo Colombo e, più in generale, sulla natura umana.

PZ:Pavl:Concentriamoci ora sul contenuto musicale di Far. L’approccio degli Stormlord ad un sound “mediterraneo” ha trovato il suo punto di svolta con Mare Nostrum. A seguire, con Hesperia? , ripercorrendo le stesse orme avete deciso di sperimentare maggiormente, anche con l’utilizzo di strumenti folkloristici tipici mediterranei. Far, dal canto suo, raccoglie l’eredità dei due precedenti lavori, vantando un più delineato taglio cinematografico delle partiture orchestrali per le quali è stato fatto un lavoro eccellente. Siete d’accordo con questa analisi preliminare?
Francesco Bucci (basso): Mi trovi assolutamente d’accordo e ti ringrazio per i complimenti. Parlando dell’aspetto orchestrale, non posso fare a meno di evidenziare come Far abbia risentito positivamente dell’enorme maturazione e del grande apporto di Riccardo Studer alle tastiere ed alle orchestrazioni. Pur essendo presente in formazione sin dai tempi del precedente Hesperia? , è in questo disco che Riccardo ha fatto propria la materia, andando a coadiuvare in maniera perfetta il lavoro di Gianpaolo, mio e di Andrea per quanto riguarda la parte musicale. Sicuramente ha influito anche la sua decisione di aprire uno studio di registrazione, i Time Collapse Recording Studios, nell’ambito del quale ha avuto modo di curare la produzione di moltissime band (fra cui Scuorn ed Ade), migliorandosi così sia dal punto di vista meramente tecnico che da quello artistico. Venendo invece alla percezione delle influenze mediterranee, ritengo che Farsia il disco dove queste sonorità vengano espresse con maggiore padronanza da parte nostra, risultando così più fruibili per l’ascoltatore. Se con i nostri primi tre dischi abbiamo costruito le fondamenta del nostro stile, andando anche un po’ a tentoni, complice l’incoscienza della giovinezza, con Mare Nostrum siamo riusciti, per la prima volta, a dare una forma completa a quel mix di metal estremo, epica e sonorità mediterranee che avevamo in testa. Hesperia? è un po’ un caso a parte, trattandosi di un concept che, anche dal punto di vista musicale e degli arrangiamenti, potrebbe risultare più intricato e meno immediato rispetto al passato, ma che comunque ha portato ad un gradino superiore la nostra concezione di Extreme Epic Metal.
Far è la summa di tutto ciò che Stormlord rappresenta nel 2019 ed, ovviamente, beneficia dell’esperienza maturata durante il corso della nostra, non brevissima, carriera.

PZ:Pavl: Il songwriting è mai come questa volta variegato, ciascun brano ha una propria distinguibile identità che tiene fede al tempo stesso allo stile che vi è proprio. Quali sono secondo voi le novità di Far rispetto ai precedenti album?
Francesco Bucci (basso): Come già ti accennavo in precedenza, in questo disco Andrea e Riccardo hanno fornito un contributo più incisivo rispetto al precedente capitolo, donando nuove sfaccettature al nostro sound ed aggiungendo ancora più “carisma” al disco. La particolare identità dei brani, oltre ad essere dovuta ad una nostra precisa scelta (siamo sempre molto attenti a non ripeterci ed a trattare ogni canzone come la migliore del disco), è dovuta anche dall’intervento dei membri del gruppo in sede di composizione. Infatti, anche se Gianpaolo è il principale compositore, quasi tutti i membri scrivono musica e tutti noi ci esprimiamo in maniera attiva su ogni aspetto del processo compositivo, dalle fasi preliminari al mix. La principale novità del nuovo materiale risiede sicuramente nel metodo di lavorazione utilizzato: se in passato avevamo quasi sempre composto i brani in sala prove, arricchendoli poi in sede di preproduzione, questa volta il grosso del processo si è svolto di fronte al computer, su materiale composto singolarmente a casa ed elaborato in seguito dal gruppo nella sua interezza, riunito nello studio di Riccardo. Questa scelta potrà suonarti piuttosto “fredda”, immagino, eppure seguendo questa metodologia siamo riusciti a sperimentare di più, lanciandoci senza riserva in tentativi e soluzioni che difficilmente avremmo potuto mettere in pratica in sala prove. Infine, era forte in noi la volontà di dare alla luce un disco più immediato di Hesperia? , dove la parte “Metal” venisse messa in luce quanto quella epica; in poche parole, volevamo dei pezzi capaci di rendere al massimo sia dal vivo che in studio.

PZ:Pavl: In ambito metal sinfonico è ormai tendenza diffusa in fase di songwriting d far prevalere la componente orchestrale rispetto a quella propriamente heavy. Gli Stormlord sembrano andare in una direzione decisamente diversa. Una delle peculiarità del vostro sound è infatti quella del perfetto equilibrio fra le due parti, con una solida base metal sempre ben presente. Avete apportato delle modifiche alla vostra, peraltro già matura, metodologia di scrittura? Come nasce un pezzo degli Stormlord anche in relazione alla parte lirica?
Francesco Bucci (basso):Per quanto riguarda l’aspetto sinfonico, Far ha risentito positivamente dell’enorme maturazione e del grande apporto di Riccardo Studer alle tastiere ed alle orchestrazioni. Pur essendo presente in formazione sin dai tempi del precedente Hesperia? , è in questo disco che Riccardo ha fatto propria la materia, andando a coadiuvare in maniera perfetta il lavoro di Gianpaolo (che rimane il principale songwriter), mio e di Andrea per quanto riguarda la parte musicale. Sicuramente ha influito anche la sua decisione di aprire uno studio di registrazione, i Time Collapse Recording Studios, nell’ambito del quale ha avuto modo di curare la produzione di band come Ade e Scuorn, migliorandosi così sia dal punto di vista meramente tecnico che da quello artistico. Dal punto di vista compositivo le cose sono cambiate parecchio per ciò che riguarda la nostra routine. Se i dischi precedenti erano nati per buona parte in sala prove, salvo essere raffinati in sede di preproduzione, per Far abbiamo passato molto più tempo di fronte allo schermo che con gli strumenti mano. Se a qualcuno questo processo potrà sembrare più freddo, devo comunque ricordare che Stormlord ha una line up affiatata che suona insieme da molto tempo e che si conosce a menadito, inoltre la possibilità di sperimentare immediatamente anche soluzioni non praticabili in sala prove, ci ha permesso di dare più profondità al nostro sound, sperimentando sin dall’inizio delle strade che, in altri tempi, avremmo iniziato a percorrere solo nella fase conclusiva della composizione del pezzo. La cosa più importante, tuttavia, è che i pezzi suonino bene in sede live e, da questo punto di visto, ti assicuro che il pubblico del release part di Roma ci è sembrato molto soddisfatto.

PZ:Pavl: Non solo musica e testi, curate molto anche il fattore visivo della vostra arte. Le vostre copertine sono sempre state molto belle e anche l’ultima di Far, opera di Gyula Havancsak, non fa eccezione. Si cela un significato particolare dietro di essa? Avete avuto un ruolo diretto nella sua realizzazione?
Francesco Bucci (basso): Abbiamo conosciuto Gyula grazie agli amici Elvenking, che avevano lavorato con lui in occasione di un disco di cui avevo apprezzato moltissimo la copertina. Da Mare Nostrum in poi abbiamo continuato ad affidarci a Gyula ed alla sua arte perché, so di parlare a nome di tutti, lo riteniamo uno degli illustratori più dotati della scena e, soprattutto, è completamente in sintonia con i nostri gusti. Questo gli ha permesso tradurre in immagine la musica di Stormlord come nessun altro prima. Il processo di creazione dell’artwork origina solitamente da un nostro input, in questo caso anche grafico, che poi Gyula interpreta e stravolge secondo la sua ispirazione; noi tendiamo sempre a lasciargli carta bianca, intervenendo solo nel momento in cui vogliamo indirizzarlo verso lo sviluppo di uno spunto che riteniamo particolarmente riuscito. Sul significato della copertina, che a ben guardare comprende parecchi elementi della nostra iconografia, preferisco che gli ascoltatori trovino la propria interpretazione in autonomia; non vorrei che, fornendo una mia spiegazione didascalica, rischiassi di tarpare le ali a letture diverse, magari più creative e fantasiose, nate nella mente degli osservatori. Amo considerare l’opera d’arte come una macchina pigra (ammetto di aver rubato la definizione ad Umberto Eco) la quale si rinnova continuamente attraverso l’intervento interpretativo degli utenti, che attraverso il loro sforzo danno nuova linfa vitale alla stessa. Posso giusto lasciare un piccono indizio facendo notare che, osservate in ordine cronologico, le copertine di Mare Nostrum, Hesperia? e Far potrebbero essere unite dal medesimo filo conduttore.

PZ:Pavl: Per la registrazione dell’album vi siete avvalsi della collaborazione di diversi ospiti. In particolare, per la realizzazione delle parti corali vi siete avvalsi del Lords of the Storm Choir Ensemble, composto da musicisti e fan accorsi in studio e reclutati tramite una inserzione pubblicata su Facebook. Come è nata l’idea di questa simpatica iniziativa?
Francesco Bucci (basso): Ci servivano dei cori molto grossi. Molto, molto grossi, intendo. Più grossi di quanto potessimo ottenere noi sei, urlando in un microfono.

L’idea è venuta a Riccardo, il quale, da bravo fonico, è abituato a situazioni di questo genere. Fortunatamente conosciamo molti musicisti eccellenti e, sui nostri social, abbiamo i contatti di parecchi loschi figuri che non chiedono altro che strillare forte in cambio di qualche birra. Mi ha fatto piacere ricevere un feedback ben più ampio di quanto mi sarei aspettato, con musicisti, anche di band molto quotate, che si sono presentati in studio per darci una mano, farsi quattro risate ed ascoltare qualche pezzo in anteprima in massimo relax.

Anzi, colgo l’occasione per ringraziare gli amici che ci hanno dato una mano in quell’occasione e per citare i componenti del Lords of the Storm Choir Ensemble, con relative band di appartenenza: Marco Palazzi (Sailing To Nowhere), al quale appartiene anche la voce pulita che potete ascoltare nella title track. Sa Mi (Adimiron/Invernoir) Silvio Giarratana (Beyond The Fallen), autore di gran parte delle voci del coro presente su Sherden Andrea Ryan Carnevali (Beyond The Fallen) Flavio Gianello (Lahmia/Theatres Des Vampires) Michel Cacciari (Ulfhednar) Micheal Massimiliani (Sangue Infetto) Giacomo del Colle (Spettro Sonoro) Eleonora Casto …e poi ci siamo noi, Cristiano, Francesco & Riccardo.

PZ:Pavl: L’Extreme Epic Metal, nomenclatura da voi stessi creata per identificare la vostra proposta, include una commistione di diversi generi. Quali sono gli ascolti ed in generale le fonti di ispirazione che vi hanno influenzato con il tempo nella creazione di un sound così personale?
Cristiano Borchi (Voce): I nostri ascolti variano molto in base al componente del gruppo, ma la ricetta vincente credo sia sempre stata quella di non porci limiti o restrizioni di genere, perché riteniamo che tutto possa confluire nel sound Stormlord senza snaturarlo ma anzi arricchendolo. Ogni influenza per quanto potesse sembrare apparentemente lontana da ciò che suoniamo è sempre stata un nuovo stimolo, talvolta una sfida. Del resto, il genere Extreme Epic Metal è una nostra invenzione, e in quanto tale abbiamo veramente carta bianca sul suo sviluppo e la sua realizzazione. All'interno di esso puoi trovare molti elementi, dal metal più classico di fattura maideniana al thrash americano di Metallica & co., passando per il death metal, il dark anni 80 e ovviamente il Black Metal.

PZ:Pavl: Vi siete formati nel 1991 ed avete pertanto vissuto il periodo forse più genuino del metal underground, dove la divulgazione musicale avveniva tramite tape/cd trading e ai concerti. Facendo qualche riflessione sul tema “social” giusto sopra accennato, oggi i dischi vengono istantaneamente resi disponibili su diverse piattaforme Web. In relazione al passato, come vedete l’avvento di questi strumenti? Li considerate come un ottimo sistema di promozione o come minaccia per l’operato degli artisti?
Cristiano Borchi (Voce): Come sempre accade non ci sono cose completamente buone o completamente negative, tutto dipende da come le cose vengono utilizzate. È cambiato praticamente tutto rispetto ai tempi di cui parli, ma le novità oltre agli elementi apparentemente negativi possono offrire anche grandi opportunità. Noi suoniamo per divertimento e non ne abbiamo mai fatto mistero, credo che la cosa sia evidente anche dal tempo che ci prendiamo per pubblicare un disco, perché deve innanzitutto soddisfarci al massimo, quindi l'avvento della pirateria digitale ci colpisce relativamente. Credo che la cosa importante per le band sia saper utilizzare in maniera corretta le nuove tecnologie e sfruttarle al meglio per promuoversi, ma purtroppo non basta caricare i propri brani su internet e farsi un po' di pubblicità su Facebook tra gli amici. Paradossalmente, in questo mondo super affollato di uscite disponibili a tutti chi ne fa le spese sono soprattutto gli esordienti, perché è vero che ora tutti potranno sentire la tua musica, ma è altrettanto vero che è molto più difficile far sapere della propria esistenza, perché i mezzi di informazione che un tempo scremavano le uscite e segnalavano le cose migliori sono in grande difficoltà, e questa fruibilità estrema della musica ha portato molte persone ad impigrirsi e smettere di spulciare webzine o riviste, con il risultato che si finisce per ruotare sempre intorno ai soliti nomi.

PZ:Pavl: Giusto a titolo di curiosità’, Far esce per la nostrana Scarlet Records, label che vi ha assistito tra il 2001 e il 2008. Come è maturato questo rientro nella Scuderia Milanese?
Cristiano Borchi (Voce): Con Scarlet abbiamo sempre avuto ottimi rapporti e quando ci siamo separati da loro in occasione della pubblicazione di Mare Nostrum lo abbiamo fatto esclusivamente perché si era fatta avanti la defunta Locomotive, etichetta più grande che poteva diffondere in maniera più capillare la nostra musica. Gliene parlammo con la massima sincerità e loro capirono perfettamente la nostra scelta. Il ritrovato connubio è frutto di un loro forte interessamento e dalla nostra consapevolezza del loro ottimo modo di lavorare. Credo che stiamo facendo veramente un ottimo lavoro insieme, c'è grande entusiasmo da entrambe le parti e siamo felicissimi di essere tornati con loro.

PZ:Pavl: Cosa ci riserva l’immediato futuro per gli Stormlord ? Avete dei nuovi piani in cantiere?
Cristiano Borchi (Voce): A breve gireremo il nuovo videoclip e poi contiamo di suonare il più possibile dal vivo.

PZ:Pavl: Il 24 maggio, data ufficiale di uscita di Far, terrete al Traffic di Roma il release party, in compagnia di Scuorn e Dyrnwyn. Pensate di riuscire nel prossimo futuro a dare all’album un seguito promozionale dal vivo, magari con un minitour?
Cristiano Borchi (Voce): Ci sono dei paesi interessati a mettere in piedi un tour degli Stormlord, soprattutto al di fuori dell'Europa, vedremo come concretizzare le proposte. Ma questo non vuol dire che tralasceremo l'Italia o l'Europa.

PZ:Pavl: Siamo agli sgoccioli della nostra intervista, volete lasciare un particolare messaggio ai nostri lettori? Utilizzate questo spazio come meglio credete. Vi ringrazio per il tempo dedicato a Metallized.it, a presto!
Francesco Bucci (basso): Innanzitutto desidero ringraziare coloro i quali non hanno mai cessato di supportarci e di attendere il nuovo disco, nonostante questi anni di silenzio che avrebbero fatto perdere la pazienza anche ad un monaco. Per i lettori che ancora non ci conoscono: beh, cosa aspettate? Fra Spotify, Youtube e piattaforme varie, i modi per ascoltare nuova musica sono potenzialmente infiniti (alcuni folli, addirittura, arrivano ad acquistare dei CD!). Date una chance alla musica che non conoscete, perché lì fuori ci sono migliaia di realtà bellissime che mettono il cuore e l’anima in quello che fanno. Un ringraziamento, infine, anche a Metallized per averci dato spazio sulle proprie pagine.



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