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MOONLIGHT HAZE - Per aspera ad astra
20/06/2019 (793 letture)
In concomitanza con la pubblicazione del loro album di debutto intitolato De Rerum Natura (Scarlet Records) abbiamo avuto la possibilità di ospitare all’interno dei nostri spazi i Moonlight Haze, nuovo progetto che vede tra le sue fila nomi già noti per la loro militanza pregressa o attuale nelle band italiane Temperance, Elvenking, Sound Storm, Teodasia e Overtures. Ai microfoni di Metallized si sono prestati per una piacevole e interessante chiacchierata la front-woman Chiara Tricarico (voce) e Alberto Melinato (chitarre): i due hanno raccontato il percorso che ha condotto nel 2018 alla nascita del gruppo (e alla rinascita musicale di alcuni dei suoi componenti) illustrando con passione ed entusiasmo il ricchissimo contenuto del disco, un symphonic/power metal condito da citazioni colte e ospiti interessanti. Buona lettura!

Annie: Ciao ragazzi! Innanzitutto bentornati sulle nostre pagine e benvenuti su Metallized con il nuovo moniker Moonlight Haze. Avete dato il via a questo progetto da pochi mesi mettendovi subito all’opera con la firma del contratto per Scarlet Records e la realizzazione di quello che da pochissimo conosciamo come De Rerum Natura. Vi va di raccontarci com’è nata la band e cosa accomuna musicalmente tutti e cinque?
Chiara: L’idea di formare questa band è venuta a me e Giulio nel 2018. Avevo ricevuto da lui una telefonata in cui mi proponeva di provare a scrivere qualcosa e di ricominciare a fare musica insieme dal momento che abbiamo gusti musicali molto simili. In quel periodo ero molto impegnata e, per quanto la proposta mi avesse fatto molto piacere data la grande stima che ho sempre avuto nei suoi confronti, pensavo di rimandare il tutto in un altro momento. Ma poche ore dopo quella telefonata mi è arrivata una mail da parte sua che aveva come oggetto “Canzoni top secret”: ovviamente la cosa mi ha parecchio incuriosita e ho immediatamente ascoltato le tre demo che ho trovato in allegato. Ecco, quei pezzi mi sono piaciuti talmente tanto che ho scritto le melodie di voce e i testi quella stessa notte e dal giorno dopo ci siamo attivati per reclutare i membri della band.
Abbiamo immediatamente pensato ad Aj, Marco e Alberto rispettivamente al basso e alle chitarre sia perché eravamo sicuri delle loro competenze e del loro talento ma anche perché, avendo avuto a che fare in varie occasioni con ciascuno di loro in passato, eravamo sicuri che si trattava di persone umanamente molto valide e che avrebbero potuto contribuire a creare all’interno della band quel bel clima che io e Giulio volevamo fortemente avere in quanto, secondo noi, fondamentale per lavorare al meglio.
Devo dire che, per quello che è stata l’intera esperienza fino ad ora, l’esperimento sembrerebbe riuscito: registrare questo disco è stata davvero una bellissima esperienza, per certi versi anche faticosa, dal momento che tutti quanti abbiamo lavorato duramente per tirare fuori il meglio di noi, ma sicuramente molto stimolante ed entusiasmante.

Annie: Il 21 giugno ha visto la luce De Rerum Natura, il vostro album d’esordio. Come anticipereste in poche parole al pubblico il contenuto musicale del disco? Personalmente posso dire di ritenermi positivamente sorpresa dalla qualità del lavoro e dalla resa dei brani.
Alberto: Si potrebbe dire che De Rerum Natura sia un caleidoscopio del nostro gusto musicale, e non penso ad un genere, ma proprio a come intendiamo quello che ci piace suonare e a come ci piace farlo. Chi ascolta potrà trovare sia la componente metal più tradizionale sia ingredienti nuovi, inusuali e inaspettati, ma che ben rappresentano cos'è la band in questo momento.

Annie: De Rerum Natura (“Sulla natura delle cose”) è, come alcuni sapranno, il titolo della celebre opera del classicista Lucrezio. Scorrendo i titoli dei brani inclusi ho notato che è presente un altro lampante rimando al mondo antico, ovvero Odi et Amo, incipit della nota poesia dell’autore latino Catullo. Si tratta in qualche modo di un album che vuole omaggiare la letteratura e i versi di altri tempi? Più in generale, di cosa parlano i testi del disco e l’artwork e quali messaggi trasmettono?
Chiara: Esattamente, si tratta di un disco che presenta molte citazioni filosofiche, letterarie e scientifiche, tutte proiettate in una dimensione strettamente introspettiva. Diciamo che il filo conduttore dell’intero album è un’osservazione della realtà che ci circonda con la consapevolezza che tutto ciò che vediamo viene fortemente influenzato dal filtro delle nostre emozioni e, allo stesso tempo, il nostro mondo interiore e la nostra personalità sono fortemente influenzati dalle situazioni che ci troviamo a vivere o che abbiamo vissuto in passato. Questi concetti sono molto ben rappresentati dalla copertina del disco, realizzata dalla bravissima Beatrice Demori. Si tratta di una commistione di elementi naturali ed artificiali: al centro c’è un occhio, che rappresenta l’osservazione e che è formato da elementi artificiali come gli ingranaggi ma che tuttavia segue i ritmi della natura, in questo caso rappresentati dall’orologio con le fasi lunari.
Parlando dei testi, la canzone che hai citato, Odi et Amo, si avvale del titolo e di una breve citazione di una poesia latina per descrivere una situazione di conflitto interiore in cui non si riesce a capire quale sia il bene e il male e, soprattutto, da quale parte si vuole stare, cosa che penso molti abbiano provato prima o poi nella vita.
Sempre per citare i latini, Ad Astra parte dal motto latino per aspera ad astra (letteralmente “attraverso le asperità sino alle stelle”) e parla di una rinascita personale dopo un periodo difficile.
The Butterfly Effect, il cui titolo fa chiaramente riferimento alla teoria del caos, parla della semplice considerazione che ogni momento che abbiamo vissuto ci ha reso quello che siamo.
Dark Corners of Myself, per citarne un’altra, parla invece del fatto che a volte vogliamo far credere agli altri e soprattutto a noi stessi di essere qualcosa di diverso da quello che in realtà siamo. Insomma, si tratta per la maggior parte di testi introspettivi.


Annie: Ad oggi avete pubblicato i due estratti The Butterfly Effect e Ad Astra, entrambi corredati da un video. Siete soddisfatti dei feedback ricevuti? Come sta andando questa prima fase di promozione dell’album?
Chiara: Devo dire che siamo davvero entusiasti del feedback ricevuto fino ad ora! Non è stato semplice scegliere i singoli per presentare al pubblico questo disco, dal momento che le canzoni hanno tutte influenze e mood molto diversi, quindi non vediamo l’ora di sapere quale sarà la reazione dell’audience una volta sentito il disco nella sua interezza. Noi siamo molto soddisfatti di come suona De Rerum Natura, quindi penso che non rimarrete delusi!

Annie: Oltre a voi cinque, che provenite da un background musicale di un certo calibro, forniscono il loro apporto al lavoro alcuni ospiti: parliamo della coppia Laura MacrìMark Jansen ai microfoni, del violinista Fabio Lethien Polo (Elvenking) e dell’artista asiatica Fang Yu al guzheng. Come sono nate le collaborazioni? Che effetto fa a posteriori l’arricchimento della proposta symphonic mediante il guzheng, strumento tipicamente orientale?
Chiara: Erano anni che sentivo dire a Giulio che avrebbe voluto inserire un solo di guzheng in un disco metal: ecco, direi che il suo sogno si è finalmente avverato! Sicuramente sia io che lui amiamo queste contaminazioni con strumenti etnici (che sono molto presenti nel disco) e quando la bravissima Fang Yu si è resa disponibile per questa collaborazione eravamo davvero molto curiosi di sentire il risultato finale, tra l’altro in una canzone che ha influenze non solo orientali, ma che derivano anche da altre aree geografiche (e non aggiungerò altro solo per creare tantissimo hype, ahah!).
Per quanto riguarda la canzone Time, apparirà molto chiaro a chi avrà la curiosità di leggerne attentamente il testo, che le tre voci rappresentano sentimenti contrastanti che combattono all’interno della stessa testa. Laura è una cara amica e mi ha sostenuta fin dall’inizio di questo progetto, quindi fin dall’inizio avevo pensato di coinvolgerla in questo album inserendo la sua potente voce da soprano. Quando poi stavo scrivendo le melodie di voce ed il testo di Time ho pensato che servisse anche una controparte più aggressiva e, avendo sentito la meravigliosa combinazione delle voci sua e di Mark nei lavori dei Mayan, ecco che avevo tutti gli ingredienti che mi servivano per trasmettere il messaggio che avevo in mente per questa traccia.
Per quanto riguarda Lethien, non solo ha suonato delle parti di violino in questo disco, ma ha anche contribuito ad alcuni degli arrangiamenti e composto insieme a me alcune melodie di voce. Il suo sound folk era perfetto per completare il quadro complessivo della nostra musica, che presenta tante influenze diverse dal metal, che vanno appunto dal folk, alla musica classica, all’elettronica.

Annie: Parlando proprio di Time, come vi siete approcciati alla stesura delle voci e alla gestione dei tre diversi registri?
Chiara: Qui c’è un aneddoto abbastanza divertente da raccontare! Come accennavo prima, avevo in mente questi tre “mood” diversi per le voci di Time. Forse alcuni sapranno che io amo sperimentare molto con i registri e gli stili vocali, harsh vocals comprese, oltre ovviamente al canto lirico che rappresenta le mie radici e a quello moderno con sfaccettature e intenzioni varie. Quindi, quando mi sono ritrovata a scrivere le melodie della voce insieme a Giulio e a Lethien, chiaramente non avevamo già i due guest fisicamente con noi, ma era necessario registrare una pre-produzione come traccia per aggiustare gli ultimi dettagli del testo e per far capire ai guest cosa avevamo in mente. E fu così che mandammo a Laura e Mark la demo con tutte le parti cantate dalla sottoscritta: la cosa li ha piuttosto divertiti, perché non si aspettavano di sentirmi in una versione così marcatamente e volutamente “schizofrenica”!

Annie: Considerando il pregresso musicale di tutti e cinque i componenti dei Moonlight Haze e i diversi gruppi di provenienza, avete riscontrato delle difficoltà in fase compositiva per quanto riguarda il metodo di approccio alla creazione e all’elaborazione delle idee oppure c’è stata da subito una certa sintonia? Vi siete trovati in studio di volta in volta per lavorare al materiale e registrarlo oppure avete lavorato in autonomia?
Alberto: Più che di difficoltà credo per ognuno si sia trattato di entrare nel giusto mindset del progetto, dato che le pre-produzioni del disco erano già ad un stadio molto avanzato quando ci sono state proposte. Una sfida che personalmente ho trovato stimolante ed arricchente fin dai primi mesi, quando con Chiara registravamo le pre-produzioni delle linee vocali, e tale è rimasta nelle successive fasi di produzione del disco. L’intero lavoro ha richiesto alcune sessioni e abbiamo utilizzato diversi studi, che assecondassero le nostre esigenze di produzione e anche quelle logistiche, quindi siamo sempre riusciti a lavorare in team e ciò è stato, oltre che molto divertente, anche un innegabile punto di forza.

Annie: Lasciando da parte i singoli estratti, quali brani di De Rerum Natura pensate che possano essere il cavallo di battaglia del disco e perché?
Alberto: Pensiamo che To the Moon and Back possa essere una buona candidata, perché è un brano veloce quanto basta, arioso e potente allo stesso tempo e di cui non puoi non cantare il chorus dopo il primo ascolto! Abbiamo delle buone aspettative anche per Dark Corners of Myself, probabilmente autoindotte dal fatto che è uno dei brani preferiti da tutti e che adoriamo suonarla. Queste le previsioni, ma felici, e un po’ impazienti, di ricrederci, perché a darci torto o ragione saranno i futuri live shows.

Annie: Quanto ai live, che programmi vi attendono per l’estate? Parteciperete anche a festival stranieri o vi tratterrete entro i confini nazionali?
Chiara: Il primo appuntamento live in assoluto per i Moonlight Haze è il concerto di presentazione del disco al Legend Club di Milano il 22 giugno insieme ai Kalidia e ai milanesi Wishmasters. Qui abbiamo suonato per intero De Rerum Natura. Per il futuro, quello che vi possiamo svelare al momento è che i Moonlight Haze non sono un progetto studio, ma una vera e propria band pronta a portare abbondantemente la propria musica dal vivo per offrire uno spettacolo il più possibile coinvolgente!

Annie: Ultimissima domanda: cosa rappresenta De Rerum Natura per i Moonlight Haze?
Chiara: Personalmente questo disco per me rappresenta una sorta di rinascita. L’intera esperienza è stata assolutamente stimolante e coinvolgente ed è stata una bellissima sensazione poter finalmente esprimere me stessa senza alcun tipo di limitazione. Creare e vedere la band e la musica dei Moonlight Haze prendere forma giorno dopo giorno, è davvero una bella soddisfazione e penso che questo valga per tutti I component della band.

Annie: Che dire, vi ringrazio davvero molto per la vostra disponibilità. A voi questo spazio conclusivo per aggiungere qualsiasi cosa vogliate e per invitare i nostri lettori a seguirvi.
Chiara: Grazie mille a Metallized per averci dedicato questo spazio e a tutti coloro che hanno dimostrato fiducia nei confronti di questa band facendoci sentire il loro grande supporto fin dall’uscita del primo singolo. Ci vediamo molto presto in sede live!



annie
Sabato 29 Giugno 2019, 7.58.19
9
@Itlodeo Raffaele Vedo che l’hai letta proprio attentamente...
Itlodeo Raffaele
Sabato 29 Giugno 2019, 6.49.31
8
In pratica di Lucrezio c'è solo il titolo e la copertina? Una cosa del genere andrebbe bene se la fanno fuori, ma se sei italiano le cose falle bene, a partire dal latino, se no è solo un pretesto.
tritolo
Venerdì 28 Giugno 2019, 20.54.00
7
innocui e scontati. passiamo ad altro
Wilbur Whateley
Venerdì 28 Giugno 2019, 12.07.16
6
L'unico aggettivo che mi viene da coniare è innocui...vocine, pucciosità, e pasticcini col tè...
Beta
Giovedì 27 Giugno 2019, 20.51.33
5
Annie: molto ma molto bene! Vi tengo gli occhi addosso, allora
annie
Giovedì 27 Giugno 2019, 20.03.38
4
@Beta a breve uscirà anche la recensione
Beta
Giovedì 27 Giugno 2019, 16.05.39
3
Ho letto con molto interesse l'intervista a questa "nuova" realtà musicale italiana e ringrazio Annie per l'articolo. Il 22 ero presente al loro release party al Legend Club e ammetto che non avevo assolutamente idea di chi fossero. Ero andata perché qualche settimana prima ero andata a sentire i Wishmasters con un paio di amici e la cantante ci aveva detto che avrebbero aperto questa serata. Per me sono stati una bellissima sorpresa: non solo tecnicamente molto bravi e fantastici animali da palcoscenico, ma la struttura dei pezzi ha colpito subito me e l'amico che mi accompagnava. Da sabato sto ascoltando De Rerum Natura a più riprese e devo dire che è veramente un ottimo lavoro symphonic/power, che mescola elementi già noti del genere con elementi più particolari (tipo l'intermezzo jazz di Dark Corners of Myself, che live ha colpito moltissimo tutti), senza scadere nel copia-incollaggio delle band più blasonate (seppur richiamandole qua e là) e dando un'impronta personale (che spesso al giorno d'oggi è difficile trovare nei gruppi che fanno symphonic). Chiara Tricarico fa una prova vocale ottima sia su disco che live; nei Temperance la trovavo piatta e anche in sede live coi Teodasia non mi aveva colpito, invece trovo che si sia tirata fuori sia nel disco che live (sabato sera è stata strepitosa e ha replicato tutte le variazioni di timbrica che fa su tutto il disco). Insomma, per me una bellissima realtà che mi auguro proseguirà nel tempo.
enrico86
Giovedì 27 Giugno 2019, 11.14.08
2
insomma, i fuoriuscita dai temperance che ovviamente proveranno a far la "guerra" ai temperance stessi. Ho dato un ascolto al disco su you tube e secondo me non si avvicina minimamente a quanto fatto dalla band di pastorino.
tino
Giovedì 27 Giugno 2019, 9.23.00
1
A suo tempo avevo accolto i temperance come una piacevole novità salvo poi nausearmi nel giro di un paio di album, beh vedere il vecchio batterista e la sventola rossa sotto un nuovo progetto mi ha incuriosito e mi sono andato ad ascoltare e vedere il video salvo poi pentirmene nel giro di un paio di minuti di fronte alle trite e ritrite melodie già straultilizzate nel gruppo precedente e in altri gruppi simili. Tra l’altro anche il video ricorda molto gli ultimi epica con la tricarico in modalità simons on (solo esteticamente) e i musicisti ipertecnici come da copione a fare da coreografia hollywoodiana. Poche idee e poco coraggio ma tanta voglia di arrivare subito non portano da nessuna parte.
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