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DIAMOND HEAD - Pronti per il Ventunesimo Secolo!
23/06/2019 (334 letture)
Ci sono band che in qualche modo toccano il nostro imamginario più di altre. Difficile spiegare perché, ma i Diamond Head sono una di quelle. Alfieri della NWOBHM e tra le band che in assoluto hanno più influenzato lo sviluppo del thrash e del metal moderno, sono anche tra i gruppi che meno hanno ottenuto in termini di fama e successo, rispetto a quanto realizzato. Tornati saldamente alla ribalta da quasi un quindicennio, gli inglesi sembrano aver trovato in Rasmus Bom Andersen un cantante capace di lasciare una impronta profonda nella loro storia. Con lui, dopo Diamond Head, pubblicato nel 2016, è arrivato ormai da qualche giorno il nuovo The Coffin Train, disco che segna uno dei punti più alti di questa band che ha ormai abbondantemente superato i quarant'anni di carriera. E' proprio con lui e con lo storico leader e chitarrista Brain Tatler che abbiamo l'opportunità di scambiare una piacevole chiacchierata.....

Lizard: Ciao ragazzi, benvenuti su Metallized!! Questa è la prima intervista che realizziamo con i Diamond Head, quindi che ne dite di iniziare con una domanda semplicissima? Dove vi trovate e come va??
Rasmus: Bene, grazie. Abbiamo appena tenuto il nostro primo show dall’anno scorso e abbiamo suonato tre nuovi brani da The Coffin Train live per la prima volta in assoluto. Quindi al momento stiamo aspettando che il disco sia assorbito e ci teniamo pronti per la nostra prossima esibizione all’Hellfest! (ndr già avvenuta al momento, il 18 giugno).
Brian: Sto bene, grazie e mi trovo a casa a Stourbridge. Abbiamo suonato il nostro primo show in sette mesi a Londra la scorsa settimana ed è andato alla grande, quindi ci stiamo preparando per i prossimi festival europei!

Lizard: La prima domanda “vera” è per il vostro nuovo album: The Coffin Train. Vi andrebbe di anticipare qualcosa ai nostri lettori? Cosa si devono aspettare da questo nuovo album?
Rasmus: Il nuovo disco è una mescolanza di tutto quello che è puro-Diamond Head dall’inizio alla fine. L’obbiettivo era produrre un album che portasse eco del passato e fosse adatto al futuro. E’ stato una sfida enorme raggiungere questo risultato, ma The Coffin Train ha tutti gli elementi che hanno fatto grandi i Diamond Head al loro meglio, ma traslati al Ventunesimo Secolo. Speriamo che tutti i fan sentano l’eco dell’eredità dei Diamond Head e avvertano le fiamme che bruciano quando saliranno a bordo del Coffin Train. In ogni caso, ti ritroverai in una cavalcata infernale, quando fai girare questo disco!
Brian: E’ una progressione dall’album autointitolato del 2016. Ha sempre dei grandi riff e delle canzoni epiche ma con una produzione decisamente migliore, più “grossa”. Sono felicissimo del risultato ed è grande aver firmato con la nostra nuova etichetta Silver Lining Music.

Lizard: Per quanto avete lavorato sull’album e come sono state composte queste nuove canzoni?
Rasmus: Abbiamo lavorato sull’album mentre eravamo in tour e mentre ci riposavamo più o meno per tutto il 2017. Brian ed io ci siamo trovati per sette o nove fine settimana distribuiti lungo diversi mesi per il processo iniziale di scrittura e arrangiamento, prima di portare il materiale grezzo in sala prove con tutti gli altri per tirare giù le dinamiche e le ritmiche. Abbiamo registrato la batteria in tre giorni alla fine di luglio 2017 prima di ritornare in tour e abbiamo poi proseguito le prove lungo l’anno. Non riesco a dire con esattezza quanto tempo abbiamo speso registrando The Coffin Train, ma ti direi all’incirca tre settimane in studio. Ho poi portato tutto il materiale al mio studio personale per la post produzione e il mixaggio. Ci ho messo veramente del duro lavoro e molto tempo a rifinire il suono e il mixaggio per trovare il giusto equilibrio tra i classici Diamond Head e un taglio leggermente più moderno, adatto al Ventunesimo Secolo. Sono sicuro di aver fatto impazzire Brian con tutto il tempo che ho impiegato a mixare l’album, ma alla fine credo che abbiamo ottenuto qualcosa di molto speciale e comunque molto Diamond Head.
Brian: Nel 2016 ho iniziato a scrivere il materiale e registrare demo nel mio studio personale a casa, non appena l’ultimo album era stato pubblicato. C’è sempre un po’ di tempo libero in quei momenti e ho approfittato per buttare giù alcune nuove idee. Quindi nel 2017 sono andato allo studio personale di Ras a Londra per lavorare con lui sulle mie idee, migliorarle, aggiungere nuove parti e registrare nuovi demo. Abbiamo iniziato a provare le nuove canzoni con la band a giugno 2017 e abbiamo registrato la batteria a Birmingham appena prima di partire per un lungo tour tra Stati Uniti e Canada. Una volta tornati a casa, siamo andati al Vigo Studio di Walsall (dove registrammo anche il precedente album dei Diamond Head) per registrare basso, chitarra e voce.

Lizard: Ascoltando per la prima volta The Coffin Train sono stato letteralmente travolto dall’approccio aggressivo di Belly of the Beast e The Messenger!! Volevate che The Coffin Train fosse così selvaggio o si è trattato di un risultato naturale, che neanche vi aspettavate?
Rasmus: Beh, semplicemente siamo molto consapevoli del fatto che il metal ha avuto una progressione lungo i decenni. E’ difficile a volte rendersi conto di quanto heavy e veloce sia diventato, ma ancora una volta, noi non corriamo dietro a nessuno. Non siamo una band thrash metal o death metal. Noi siamo i Diamond Head e questa è una realtà che dobbiamo vivere con sincerità e rimanere fedeli. Abbiamo sempre voluto che il treno colpisse nella faccia fin dall’inizio, ma finché non abbiamo iniziato davvero a lavorare alle canzoni, le cose non avevano trovato una loro giusta dimensione. Belly of the Beast è una opener naturale e probabilmente è la canzone più veloce che i Diamond Head abbiano mai scritto. Probabilmente il nostro approccio nel tracciare un ponte tra il passato e il futuro ha dato nascita a questa bestia. Detto questo, eravamo consci che avremmo avuto bisogno di più canzoni veloci su questo disco, ma volevamo comunque che risuonasse nei brani l’eredità della band. Quindi, alla fine, alcune canzoni picchiano duro e altre ti trasportano verso un viaggio. Quindi ci sono parti dell’album per ogni tipo di fan dei Diamond Head.
Brian: I Diamond Head sono sempre stati una band molto energica dal vivo, ma non è sempre facile catturare quella stessa energia su nastro. Questa volta, grazie alla fantastica produzione di Ras, credo che siamo riusciti in questo. Volevamo davvero che queste canzoni funzionassero dal vivo e abbiamo cercato di portare alcuni arrangiamenti che richiamassero classici della band come Am I Evil?, Helpless, Knight of the Sword etc. ma con un sound più moderno.

Lizard: Personalmente, credo che siate riusciti nel realizzare uno dei vostri album migliori. Da dove prendete ispirazione per scrivere le canzoni e cosa volete esprimere con i vostri testi?
Rasmus: Grazie mille! Io penso sempre alla situazione attuale, che resta di gran lunga il principale soggetto dei miei pensieri. Credo che la mia generazione soffra per un enorme stress per quello che sarà il nostro futuro. Non è una questione di come, ma di quando. Il confronto tra i numeri relativi alla crescita esponenziale degli umani rispetto alle risorse disponibili è piuttosto evidente. Quindi, questo è un argomento del quale scrivo molto. Io credo che come artisti abbiamo la responsabilità di parlare di questi argomenti ai quali le persone possono ispirarsi e sentirsi vicini, ma convogliati attraverso la musica e l’arte stessa. La canzone che dà titolo al disco parla esattamente di questa paura e della situazione. Belly of the Beast è anch’essa una canzone piuttosto oscura ispirata dall’aver assistito in prima persona all’orrore dell’abuso di droghe pesanti in Canada e di come queste abbiano portato le persone a perdere completamente la voglia di vivere. Altre canzoni riflettono tematiche diverse e sono meno oscure. Cerco di trarre ispirazione da tutto quello di cui faccio esperienza o vedo succedere attorno a me; a volte cerco di utilizzare tecniche di scrittura diverse per veicolare storie o argomenti che mi affascinano o ritengo importanti. Prendo appunti di continuo e scrivo cose al volo, quando vengo colto dall’ispirazione. Alcune canzoni sono state scritte mentre eravamo in tour, per cose che ho visto o sogni spezzati che ho avuto mentre guidavamo verso il prossimo show.

Lizard: Forse suonarà un po’ strano, ma la prima volta che ho ascoltato le canzoni The Coffin Train e Shades of Black non sono riuscito a non pensare a Chris Cornell. E’ la mia mente malata che mi gioca degli scherzi o era una tua precisa intenzione creare delle melodie così belle e ispirate?
Rasmus: naturalmente cerco sempre di creare belle melodie e spesso cerco le note che non sono suonate dagli altri strumenti, per ampliare le armonie e i colori. Chris è stata una grande ispirazione e una chiara influenza per me da sempre e questo naturalmente si è traslato nell’album. Shades of Black è stato un modo per esprimere il mio dolore e rendere omaggio al mio eroe caduto. Credo che sia stato e sempre sarà il miglior cantante rock nella storia. Spero sinceramente che i fan apprezzino le canzoni e le mie parti vocali su questo disco, anche se queste si legano un po’ a Chris Cornell.

Lizard: In effetti Rasmus credo che tu abbia giocato un ruolo fondamentale su questo disco e la tua voce è fantastica, senza nulla togliere al resto della band, naturalmente. A questo punto posso sapere chi sono i tuoi cantanti preferiti e ai quali ti sei ispirato?
Rasmus: A parte Chris Cornell, che come ho detto è il mio eroe assoluto, è stato Freddie Mercury a darmi il via in questo lungo viaggio. Sono anche un grande fan della voce di Glenn Hughes. In effetti ha un timbro piuttosto simile a quello di Cornell, credo. Ci sono molti altri cantanti per i quali ho un profondo rispetto e che ammiro, ma Chris, Freddie e Glenn sono i miei tre preferiti.

Lizard: Tornando al disco, pur tenendo a mente quanto avete detto finora, trovo che The Coffin Train sia piuttosto diverso da quanto i Diamond Head hanno realizzato finora. Vi faccio una domanda provocatoria: vi divertite ancora a shockare i vostri fan cercando nuove vie di espressione per i Diamond Head?
Rasmus: Noi cerchiamo costantemente di rimanere legati all’impronta di quello che il cuore dei Diamond Head. Quindi cerchiamo sempre di trovare un legame con i primi album, trascendendoli verso i tempi moderni. Dopo tutto siamo nel 2019 e quindi dobbiamo continuare a muoverci avanzando e cercando di progredire, ma sempre rimanendo rispettosamente fedeli allo stile e a tutti quei dettagli che compongono la ricetta dei Diamond Head. Per noi la cosa più importante, come ho detto, è echeggiare l’eredità della band e portarla avanti portando i nostri fan con noi, nella speranza naturalmente di averne anche di nuovi.
Brian: Penso che l’album sia molto Diamond Head, contiene moltissimi riff e soli che rimandano ai nostri trademark. Questo disco suona leggermente diverso per via della produzione, che traccia i Diamond Head per il Ventunesimo Secolo. Non potrei mai intenzionalmente shockare i nostri fan o fare un disco che saprei benissimo non gli piacerebbe.

Lizard: In questi ultimi anni abbiamo visto un sacco di nuove band proporre una sorta di metal e hard rock revival, che hanno dato stura a diverse critiche sul loro essere cloni più o meno sinceri di band più famose. Che ne pensate di loro? Vi piacciono alcune di queste band?
Rasmus: Beh, credo sia davvero dura essere originali, oggi come oggi. Detto questo, non può esserci una scusa per non provarci neanche. Mi annoiano e non sono francamente interessato in band che semplicemente analizzano gruppi famosi cercando di buttare giù una check list e quindi provano a copiarli in ogni dettaglio per adattarle alle loro strategie di marketing. Preferisco quando i gruppi portano qualcosa di nuovo sul tavolo o cercano di sorprendermi. Scrivendo una progressione di accordi che non vada a finire esattamente dove tutti si aspettano che vada. Non mi sono mai annoiato di band come i Queen perché hanno costantemente cambiato le carte in tavola, le melodie e l’armonia sono sempre state costantemente in movimento.
Brian: E’ sempre eccitante quando a band tira fuori qualcosa di nuovo e originale o realizza un album brillante, ma inevitabilmente altre persone arriveranno per copiare una formula di successo. Mi piacciano alcune di queste nuove band che ho ascoltato, tipo Monster Truck, The Amazons, Raven Eye e Scorpion Child, giusto per nominarne alcune. Spererei che ci fossero più band come i Queen, i Pink Floyd o i Genesis, ma queste sono band troppo difficili da copiare.

Lizard: Diamond Head è un nome di prestigio nella scena metal, una band amata e rispettata. Quali sono ora come ora le aspettative per la vostra carriera? Cosa state cercando di ottenere ancora?
Rasmus: La storia e l’eredità dei Diamond Head sono chiare. Io credo che quello che ho sempre voluto per la band e Brian è che ottengano il successo che meritano. Il nome è davvero importante e ha avuto un impatto così grande sul metal moderno… Posso solo sperare di riuscire a salire un po’ più alto sulla collina e portare i Diamond Head dove avrebbero sempre dovuto essere.
Brian: Ho sempre e solo avuto lo stesso sogno: stare in una grande band rock di successo, fare tour attorno al mondo, realizzare grandi dischi e divertirsi facendo questo. Voglio ancora fare dei Diamond Head qualcosa di più grande, in modo che non dovremo più suonare in piccoli club da cinquanta persone. Abbiamo avuto un concerto in Santa Ana nel tour statunitense del 2011 nel quale un solo ragazzo ha pagato per vederci…

Lizard: Avendo realizzato un così buon nuovo album, immagino che non vediate l’ora di suonare le nuove canzoni sul palco. Quando vi vedremo in Italia?
Rasmus: Sì, stiamo effettivamente bruciando dalla voglia di suonare le nuove canzoni dal vivo, come abbiamo appena fatto a Londra. Non sono certo di quando verremo in Italia, però. Credo che il world tour sia in fase di programmazione, quindi sperabilmente riusciremo a venire da voi presto!
Brian: A Londra abbiamo suonato Belly of the Beast, The Messenger e Death By Design dal nuovo album. Abbiamo provato nuovamente il nuovo album qualche giorno fa e devo dire che ci sono diverse canzoni che suonano fantasticamente. Ne aggiungeremo altre alla set list man mano che il tour progredisce. Al momento, non ci sono piani certi per l’Italia. Abbiamo avuto quattro date da voi in novembre dello scorso anno e sono andate benissimo. Come Diamond Head siamo venuti costantemente in Italia dal 2005 e siamo felici di avere un buon seguito da voi!

Lizard: Sto cercando duramente di non chiedervi qualcosa a proposito dei vostri primi anni di carriera, perché ho così tante domande che non saprei da dove cominciare. Provo con una, probabilmente la più stupida: ho letto che nel 1983 cambiasti chitarra Brian, lasciando la tua classica Gibson Flying V bianca per una “normale” Les Paul. E’ stranissimo dire cose del genere oggi, ma in quegli anni questa fu una decisione shockante, non è vero? A molti sembrò che tu stessi rinnegando la vostra “identità heavy metal”, mentre anche la vostra musica cambiava. Pensi mai a quegli anni e a come le cose cambiarono velocemente, portando al vostro split dopo soli due anni dal buon successo di Borrowed Time?
Brian: Posso dirti che si è trattato puramente di una decisione legata al sound e alla affidabilità. Decisi di utilizzare una Les Paul principalmente nella registrazione dell’album Canterbury e la mia Flying V si era rotta all’altezza della paletta così tante volte… Ho deciso che era troppo fragile per la vita on the road e ho iniziato ad utilizzare a Led Paul perché è un pezzo di legno solido e praticamente indistruttibile. Non mi interessava affatto l’immagine all’epoca. Mi rendo conto adesso di quanto la Flying V bianca sia in realtà una chitarra iconica.

Lizard: Ok, allora solo un’altra domanda e sarò contento. Death and Progress: credo che Calling Your Name (The Light) sia una delle più belle ballads di tutti i tempi, davvero. Probabilmente, però, per il vostro disco di ritorno i fan aspettavano qualcosa di… “diverso”, direi. Ti piace ancora quel disco?
Brian: Oh, grazie mille… Sì, mi piace ancora Death & Progress. Fu prodotto molto bene da Andrew Scarth e suona alla grande. E’ stato un disco molto difficile da realizzare e la band si sciolse appena dopo la sua pubblicazione, il che fu un dolore per me. Ci lavorammo sopra per due anni ed è il primo disco dei Diamond Head con Karl Wilcox alla batteria.

Lizard: L’intervista è finita, grazie davvero per il vostro tempo. Ancora, tanti tanti complimenti per The Coffin Train. Volete aggiungere qualcosa e salutare i vostri fan?
Rasmus: Spero che tutti si godano il giro sul Coffin Train e non vediamo l’ora di suonare queste canzoni dal vivo per voi tutti!
Brian: Grazie per aver ascoltato i Diamond Head per tutti questi anni e grazie a tutti coloro che sono venuti ai nostri concerti. Speriamo di venire in Italia nuovamente nel 2020. Diamonds Are Forever.



Rob Fleming
Venerdì 28 Giugno 2019, 21.55.03
1
Il primo aggettivo che mi viene in mente quando penso o ascolto i D.H. è "eleganti". Così diversi da tutti gli altri della scena. Un'altra riflessione: sono icone...sono coloro che senza i quali i Metallica...sono leggende...sono qua e sono là...e poi Brian Tatler, candidamente, racconta di locali con un solo pagante. Su questa notizia devo decidere che sentimento provare: un misto di rispetto, ammirazione e compassione
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