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GLENN HUGHES/MOONSTONE PROJECT + MILESTONE - Il concerto di Palermo
29/05/07 (8408 letture)
GLENN HUGHES/MOONSTONE PROJECT
PALERMO 21/05/07


Non capita spesso in Sicilia di poter vedere concerti di un certo rilievo, ragion per cui, quando ciò accade, bisogna approfittarne. La presenza di Glenn Hughes nella vecchia Trinacria, (precisamente a Palermo), accompagnato dal Moonstone Project di Matt Filippini, rende l’occasione troppo ghiotta per me e mio figlio per rinunciarvi, se a ciò si aggiunge la disponibilità di Matt, il quale mi ha fornito due accrediti e l’accesso al backstage prima e dopo lo show, allora bisogna proprio approfittarne. Dopo aver fatto il pieno alla vecchia Fiesta Diesel muoviamo alla volta di Palermo verso le cinque del pomeriggio, abbiamo calcolato bene i tempi: due ore e mezzo circa di viaggio, una mezz’ora per trovare il posto, e dovremmo arrivare proprio all’apertura dei cancelli. Dopo aver stabilito il nuovo primato Europeo di imbranataggine per essere riusciti a perderci nonostante il percorso impostato col GPS, (mai fidarsi di un GPS che si esprime in catanese stretto, ricordatelo, “Minghia ’Mpare… vidi c‘a prossima ‘a svottari a sinisccra e ‘rrivasti.”), giungiamo sul posto con mezz’ora di ritardo, ma il cineteatro è ancora quasi vuoto. Il tempo di farci accreditare e siamo dentro. Dopo aver agganciato Ramon Rossi, il drummer del MP, siamo nel backstage. Atmosfera tesa, a quanto pare Glenn è abbastanza difficile da gestire ed il concerto ormai sta per iniziare, Matt e Alessandro Del Vecchio, il tastierista, mi comunicano -tra un’occhiataccia e l’altra di alcuni addetti ai lavori per noi che siamo gli unici presenti nel backstage senza i regolari pass- che Glenn non concede né interviste, né foto, né autografi, tutto quello che riusciamo a fare è piazzarci davanti ai camerini dove possiamo assistere solo alla preparazione di Glenn per lo show, discutendo amichevolmente con tutti gli altri, ma senza azzardarci a scattare foto alla star della serata, pure piazzato a tre metri dallo scrivente. Raggiungiamo i nostri (ottimi) posti numerati e lo show ha inizio. Poche storie, Glenn è semplicemente il miglior cantante che abbia mai ascoltato dal vivo, ed anche abbondantemente. Una estensione vocale mostruosa, in grado di coprire le tonalità dalle più basse alle più alte senza incertezze o cedimenti, evidenziando , oltre alle doti di Rock singer ben note, parecchie sfumature “nere” che lo renderebbero adattissimo a duettare con gente come Anastasia, e non scherzo. Musicalmente lo show è incentrato quasi esclusivamente sulla carriera di Glenn, con poco spazio per il MP, al contrario delle date effettuate altrove. Eseguite dal nostro con l’ausilio di una fisicità aggressiva, per quanto forse un po’ demodé, sono risuonate nell’Auditorium canzoni dei Trapeze, dei Deep Purple, della sua carriera solista, l’immancabile omaggio a Marc Bolin, del quale sono state anche ricordate le cause della morte con relativo invito ad astenersi dall’uso di droghe; alcune rese in maniera più fedele alle versioni su disco, altre in cui Glenn ha dato libero sfogo alle sue interpretazioni vocali , (Mistreated), alternado momenti Jazz-confidential ad altri pienamente funkeggianti ad altri prettamente Hard Rock, e da lui introdotte sempre in maniera molto loquace e con larga profusione di battute, come il riferimento ad alcune parole in italiano che conosce, ma che non sarebbero adatte alla serata, (deve far parte del DNA Purpleiano, anche Gillan lo ha fatto ad Acireale), il tutto accompagnato da tre musicisti di alto livello, in grado di assecondarlo senza problemi, e che avrebbero meritato di eseguire più dei due pezzi MP concessi. Di classe il lavoro alle tastiere di Del Vecchio, del quale è passata un po’ in cavalleria anche la sua ottima prova vocale; pesante e preciso il drumming di Rossi, il quale ha eseguito anche un coinvolgente solo; elegante e senza inutili eccessi il lavoro alle sei corde di Filippini. Da sottolineare il friendly-mood di Hughes on-stage, sia col pubblico che con i compagni di palco, che stride un po’ con quello nel backstage. Un’ora e tre quarti di grandissima musica, col pubblico spesso in piedi a dispetto dei posti numerati, (pubblico ,a proposito , con composizione compresa tra i 10 ed i 60 anni. Citazione di merito per un cinquantenne due file davanti a me, con i capelli bianchi corti, camicia a righine blu, pantaloni beige con la piega e mocassini di pelle marrone che non ha smesso di bangheggiare tutto il tempo), e che ha fatto una profonda impressione a Hughes, ed apoteosi finale durante il bis, con l’esecuzione tiratissima di “Burn” che ha fatto saltare tutte le regole del teatro. Grande. Ingrato il compito dei Milestone, gruppo spalla direttamente coinvolto anche nell’organizzazione, che, credo per favorire Glenn, è stato costretto a suonare dopo gli headliners. A dispetto di ciò hanno riscosso un buon successo con loro set di cover dei Purple, (ne leggerete a parte nelle interviste), con complimenti di Filippini, anche se, per fare l’intervista con Matt, sono ritornato nel Backstage ed ho potuto seguire solo metà della loro esibizione. L’intervista ed i racconti del backstage li leggerete a parte; ritorniamo a Messina alle 4,00 del mattino, stanchi ed assonnati, ma ragazzi… grande, grande show.


MATT FILIPPINI

Pochi minuti dopo l’esibizione di Glenn Hughes assieme al Moonstone Project, e dopo un ultimo infruttuoso tentativo di avvicinare Glenn, incontriamo un gentilissimo e disponibilissimo Matt Filippini negli spogliatoi del Metropolitan, dove, tra i cartoni delle maxi pizze appena divorate dai musicisti, (noi ci faremo, ad un prezzo da strozzinaggio puro in puro stile Fantozziano , un mostruoso panino all’autogrill al 3,00 del mattino, sigh), e nonostante la grande stanchezza, ci ha rilasciato una lunga intervista.



Francesco - Matt, poco spazio stasera per il Moonstone Project, ce ne parli più diffusamente?
Matt – Il MP è nato concettualmente una decina di anni fa, ma si è realizzato praticamente circa tre anni fa. Già da qualche anno suonavo con Ian Paice in Italia, gli ho fatto sentire alcuni pezzi miei, gli sono piaciuti e mi ha detto: “Dai, registriamoli”. Abbiamo registrato queste canzoni che sono un biglietto da visita di un certo tipo, poi ho chiesto a Glenn se gli piacevano e se gli andava di cantare qualcosa ed abbiamo fatto queste due canzoni , che, anche se solo virtualmente, hanno riunito assieme due dei membri storici della Mark 3 dei DP, e da lì è cominciato tutto un lavoro di networking, contatti con i management degli artisti coinvolti, come ad esempio , Steve Walsh , poi Graham Bonnet, ex dei Rainbow, e molti altri , ed ho messo insieme questo album del quale sono molto soddisfatto. Me lo sono prodotto, ho inciso i brani come piacevano a me e senza pressioni da parte di una casa discografica, senza dover fare il pezzo radiofonico da tre minuti e cinquanta e schifezze di questo tipo. Me lo sono prodotto io, con tutte le ingenuità del caso dato che era la mia prima esperienza dietro al mixer, ma rifarei tutto quello che ho fatto, e spero che anche il prossimo possa andare bene come questo.

Francesco – Prossimo che non dovrebbe essere lontano, no?
Matt – No, sono stati registrati i provini di sei o sette canzoni, hanno registrato le parti di batteria sia Ian Paice che Clive Bunker, che è il batterista dei Jethro Tull, quello che ha suonato su “Aqualung” e sull’isola di Wight……

Francesco – E’ un disco che ho recensito nella sezione “classici”.
Matt – Bè, Sicuramente uno come te lo conosce bene quell’album….niente….ora sto cercando di coinvolgere altri ospiti come Ken Hensley , mitico tastierista degli Uriah Heep, che ne ha scritto tutto il repertorio classico, ed altri. Per quanto riguarda la voce non ci saranno più vari cantanti, ma uno solo, per cercare di dare all’album un suono più compatto, qualcosa che funzioni da filo conduttore.

Francesco – Qualcuno che dovremo considerare come parte integrante del gruppo?
Matt – MP è comunque un progetto da studio, anche nei vari live fatti fuori Italia, per esempio a Gennaio con Ian Paice, non c’è una band vera e propria, ma una entità composta da musicisti italiani come me, Alessandro Del Vecchio alle tastiere, Ramon Rossi alla batteria, Nick Mazzucconi al basso, che stavolta non c’era per la presenza di Glenn, (ha comunque suonato in un pezzo dei MP – NdR). Con Paice avevamo alla voce il grandissimo Roberto Tiranti dei Labyrinth, anche dal vivo dunque si tratta di un progetto, sicuramente il cantante che sceglierò tra una rosa di due o tre nomi verrà anche a fare degli shows promozionali dal vivo. Glenn non si può certo considerare un membro della band, e questo show di Palermo è stato incentrato poco sul mio materiale….

Francesco – Sai che mi aspettavo almeno un paio di pezzi vostri in più?
Matt – Si…negli altri concerti abbiamo sempre fatto quattro o cinque pezzi MP, stasera abbiamo deciso di incentrare il discorso sulla carriera solista di Glenn, sulla roba dei DP, dei Trapeze; lo stesso show è stato presentato come Glenn Hughes e MP.

Francesco – Il vostro genere non è certo attualissimo, anche il tuo stile come chitarrista è lontano da quello che “và adesso”; c’è ancora uno spazio preciso per questa musica e questo stile?
Matt – Posso dirti che l’album sta andando piuttosto bene, io mi considero un musicista classic-rock, e credo che ci sia ancora una folta schiera di fans per questo genere, ma come dicevi giustissimamente tu, io sono un chitarrista assolutamente anacronistico, mentre dagli anni 80 a questa parte si è sviluppata una schiera di guitar-heroes, Maalmesteen…. Satriani….(Van Halen –NdR), che io ammiro tantissimo, ma che sono lontanissimi da quello che sono io. Mi considero un songwriter, sono interessato a scrivere canzoni, non a fare assoli. Credo di essere un chitarrista normale, ci sono ragazzini di 15 o 16 anni che mi mandano a casa in 30 secondi, ne sono conscio e spero di arrivare alla gente con i miei brani. Mi ritengo fortunato, anche perché ci sono state decine di recensioni anche troppo entusiaste del mio lavoro.

Francesco – Una cosa che ancora mi piace di questo tipo di musica e musicisti, e’ che ci si occupa ancora di scrivere “canzoni”, non di prendere a pretesto queste per dire: “Hey ma, guarda quanto sono bravo”...
Matt – Hai colto nel segno, la mia non vuol essere una critica nei confronti di chi si è rotto le dita sullo strumento per ore, anzi, tanto di cappello, però questa bravura và a colmare il difetto di molti guitar-heroes, quello cioè di non saper scrivere riffs, canzoni come quella che c’è ora in sottofondo, (stanno suonando i Milestone, Smoke on the water), che sono 3 note, ma ha un potere di raccoglimento generazionale incredibile, c’è stato un momento in cui era più famosa dell’inno americano negli States. Alla fine ciò che conta è scrivere canzoni che prima di tutto piacciano all’autore, perché se volessi scrivere un album a tavolino lo scrivo e lo registro in una settimana, come altri musicisti, ad esempio Alessandro (Del Vecchio, il tastierista – NdR), è un professionista che fa sessions in studio, suona su albums. E può scrivere un successo pop in tre minuti, gliel’ho visto fare, roba che passa poi in radio e vende dischi….

Francesco – Eh? Ma Perché? Ci vuole di più a fare queste cose?
Matt – Ah, Ah, No, infatti…è che quando tiri fuori dal cassetto un tuo album vuoi risentire una cosa scritta magari 5 anni fa e dire “Però…mi comunica ancora parecchio”, e quando incontri qualcuno che ti ascolta leggergli negli occhi che sei arrivato a lui come nessun poppettaro del cazzo potrebbe mai fare, quello che vende il disco alla ragazzina 14enne e che dovrebbe avere degli scrupoli di coscienza quando va a dormire. Io perlomeno faccio quello che mi piace. In questo ambiente soldi ne girano pochi ed è sempre più difficile andare avanti, ma questa è la mia passione, sento il bisogno di comunicare attraverso la mia musica . Sono stato un po’ pretenzioso, non mi sono accontentato di fare l’album con musicisti sconosciuti, ed ho coinvolto dei guests di un certo livello che ho avuto la fortuna di conoscere , e che a differenza di molti colleghi italiani che sputano merda a destra e a sinistra, mi hanno sempre considerato come un collega e che mi hanno insegnato molto.

Francesco – In effetti la scena italiana, pur essendo molto più piccola, e’ molto più chiusa rispetto a certe realtà come quella di stasera, e gente come Hughes e Paice non hanno problemi a suonare con Filippini.
Matt – Guarda, in questi giorni sono stato parecchio assieme a Glenn, in macchina mi parlava, mi raccontava storie tipo: “oggi mi ha scritto Paul Rodgers”, oppure Rod Stewart, Carmine Appice, David Coverdale. Si pensa che queste stars si tirino delle coltellate, ma questo dovrebbe insegnare a tante piccole bands il rispetto. Una persona fa un album e spesso incappi magari in musicisti frustrati che scrivono per certe webzines e sputano veleno. I grandi mi hanno insegnato il rispetto, il sacrificio e l’umiltà nei confronti della musica. Anche Glenn, quando gli ho proposto le mie canzoni, non mi ha mai trattato come uno che: “Ah, si…il solito cretino italiano…facciamo ‘sta marchetta”, no, mi ha consigliato, abbiamo cambiato pezzi dei testi assieme, collaborando, e così con tutti i musicisti –e sono una ventina- e considerando che molti hanno suonato a migliaia di chilometri di distanza è venuto un disco molto compatto, del quale sono molto soddisfatto anche se non sono Maalmsteen. Molti giornalisti mi chiedono perché non faccio brani strumentali…il fatto è che non mi interessa….

Francesco – E’ questa la differenza sostanziale tra uno Shredder ed un songwriter.
Matt – Esatto, io mi considero assolutamente un songwriter….. ….ammiro molto gli Shredder e tutti quelli che hanno sacrificato ore della propria vita per studiare, ma io sono sempre stato più R’N’R, e la leggenda che inizi a suonare la chitarre per le ragazze è vera, poi sono schifosamente ingrassato….

Francesco – (Mentre mi guardo la panzetta –NdR) Ehm…già…Va bene, andiamo avanti…
Matt – Eh eh eh, purtroppo sai, anche le ragazze mangiano sempre meno….

Francesco – E dimmi, cosa ascolti quando sei a casa? C’è qualcosa di Italiano che secondo te vale la pena di ascoltare?
Matt – Si, al di là di tutta la scena prog rock italiana, PFM, Banco…

Francesco – Allora mi inviti a nozze, (e giù il resoconto delle mie recensioni, Semiramis, Metamorfosi, Museo Rosenbach, ecc. –NdR).
Matt – Bè, un’altra grande band era il Balletto di Bronzo, (una delle mie prossime rece –NdR), una band alla ELP, cioè basso, tastiere e batteria, li ho sentiti due volte e mi hanno veramente violentato musicalmente, eravamo io e mia moglie, ed il tastierista, Leo……Leo…….

Francesco – Leo Nero.
Matt – Esatto, un personaggio estroverso, stravagante, che ti coinvolge quasi fisicamente con parti di grande violenza e drammaticità. Oggi come oggi, anche per mia ignoranza e non per essere politicamente corretto, devo citare i Lacuna Coil, perché si sono fatti il culo, girando per anni e pagando per andare a fare gli opener di grandi eventi in Europa, e cercando di tirare su qualche soldo per vivere col merchandising. Sono arrivati in alto e li rispetto. Poi una band di Piacenza molto classic-rock, hanno fatto un album intitolato “From the purple skies”, i Wicked Minds. Anche i Bullfrog, che suonano una specie di crossover tra Free e Bad Company. Poi mi piacciono gli Audioslave, i Velvet Revolver. Penso che il rock non sia tornato veramente grande come una volta, però c’è ancora un grande interesse….

Francesco – E’ duro da ammazzare.
Matt – Già, ha 50 anni, ma è veramente duro da uccidere.

Francesco – Ok, vuoi andare a chiudere?
Matt – Si, adesso faremo un paio di date con Paice a Giugno, e saranno delle jams con pezzi DP, Whitesnake, Bad company, Hendrix; poi con Glenn in Europa in Settembre. Ok, è stato un piacere, un saluto ai lettori di Metallized, ciao bello.


MILESTONE

So bene che generalmente l’interesse di questa testata nei confronti delle cover-bands è pressoché nullo, ma, oltre al fatto che c’è modo e modo di farlo, questa chiacchierata mi sembra molto interessante per fare conoscere una certa realtà Siciliana, e spero che proprio i Siciliani la leggano con attenzione e realizzino che , forse, anche qui è possibile fare qualcosa di importante. Il fatto singolare è che per farla ho dovuto porre solo la domanda iniziale, la risposta a quell’unica domanda costituisce in pratica la totalità dell’intervista.


Francesco – Ci parli del tuo gruppo, di questa serata, di come siete arrivati ad organizzarla?
MS – Bisogna distinguere due soggetti, il gruppo Milestone, e la Milestone Management, una società che è nata successivamente all’organizzazione dell’evento con Ian Paice il primo Dicembre del 2005. Abbiamo cercato di strutturare quello che era un sogno, coinvolgere artisti del calibro di Paice, Hughes, Hackett, Morse. Tutto è cominciato dopo il nostro concerto a Venezia due anni fa, dove siamo stati selezionati come tribute band dei DP in rappresentanza del Sud Italia. Ci siamo esibiti con un set di 4 pezzi alla presenza anche del personal manager di Paice per l’Italia, da lì è partito uno scambio di mails e lui ci ha chiesto se volevamo fare qualcosa in Sicilia con lui. Pensavamo fosse uno scherzo, invece abbiamo fatto un concerto assieme al teatro Golden che è andato benissimo, e da lì ci ha proposto altre cose. Eravamo spiazzati perché non eravamo strutturati per fare cose di questo tipo ed eravamo ad un punto di non ritorno, nel senso che dopo il concerto con Paice tornare a fare le serate nei locali era pesante. Il circuito in Sicilia è limitatissimo, tranne forse l’isola felice Catania, ed allora abbiamo deciso di organizzarci creando questa SRL . L’obiettivo è accendere i riflettori su Palermo, farla entrare in un circuito elitario di città che accolgono artisti di un certo tipo, con tutto il rispetto per i vari Ramazzotti, Antonacci, ecc, i quali vengono, suonano , e non lasciano niente, non innescano meccanismi virtuosi che permettono di considerare la musica uno sbocco professionale. Qui chi compra uno strumento, 14/16 anni, viene guardato con tenerezza in attesa che “metta la testa a posto” , per fare l’avvocato o altro, la musica non è mai vista come carriera, manca tutto l’indotto, ma non è vero che non c’è gente che sa suonare e siamo fortemente contrari ad essere colonizzati. Ma la mancanza di imprenditorialità ha costretto le grandi organizzazioni come Barley Art, Milano Concerti, Blu Sky Promotion, a proporre solo quegli artisti di cui parlavo prima, che non lasciano niente nel modo di approcciarsi alla musica. Noi vogliamo fare la nostra parte, non abbiamo avuto nessun aiuto, tranne che da gente come te, che ringraziamo per essere ancora qui a quest’ora nonostante i chilometri da fare, (intanto si è fatta l’una e mezzo – NdR). Non abbiamo avuto aiuti neanche finanziari, e per fortuna tutti lavoriamo e possiamo arrivare alla fine del mese. Le collaborazioni con il Conservatorio di Stato sono stati importanti, i ragazzi hanno potuto chiedere a Paice ed Hackett quello che volevano. Sono situazioni che vogliamo incentivare perché vogliamo che la musica rientri in un certo discorso relativo al futuro. Oggi siamo stati al Liceo Garibaldi, i ragazzi a terra in cerchio e Hughes su una sedia a rispondere alle domande. Sono cose che servono ad avvicinare i ragazzi alla musica, vogliamo creare ponti anche col CPM, per fare muovere qualcosa, questo è l’obiettivo finale. In fondo sono centinaia di anni che si fanno “covers” e tributi ai vari Bach, Beethoven, non voglio essere irrispettoso, ma i nuovi standard guardano verso il rock anni 60/70, e noi vogliamo incentivare questa cultura. Oggi la musica si vede, non si ascolta, è legata alla sottocultura dell’immagine, ma questo non favorisce l’approccio ad uno strumento, semmai alla palestra o ad un beauty center, non ci illudiamo di cambiare la situazione, ma vogliamo fare la nostra parte. Intanto voglio ringraziare te e la tua webzine, il fatto che ora dobbiate mettervi in autostrada di notte per tornare a Messina e siate ancora qui a sentire noi è una cosa che ci emoziona veramente.



Thomas
Venerdì 30 Novembre 2007, 9.13.48
8
Meraviglia
Francesco Gallina
Sabato 20 Ottobre 2007, 17.51.49
7
e il tipo sullo sfondo riflesso nello specchio? E' il mio piccolino
Francesco Gallina
Sabato 20 Ottobre 2007, 17.50.38
6
Solo effetto del faretto sulla mano , non hai invece notato i capelli (rimasti) ripiegati sulla spalla a dispetto della veneranda età?
ironhawk
Domenica 14 Ottobre 2007, 15.27.00
5
Non avrei mai creduto che ci fosse ancora così tanto interesse per l' hard rock di vecchia scuola. E finalmente, grazie alla foto con Matt Filippini, ho potuto vedere l' aspetto del mio recensore preferito: è più o meno come me l' ero immaginato. Chissà cosa gli è successo alla mano sinistra: mi sembra gonfia, soprattutto le nocche.
francesco gallina
Giovedì 16 Agosto 2007, 15.18.03
4
Tramite google trova il sito dei fans dei Purple Italiani ed iscriviti alla newsletter
Pietro
Sabato 4 Agosto 2007, 1.33.35
3
Cacchio, ero a Pa la settimana prima..... ma come facciamo noi parpoliani napoletani ad essere avvertiti in anticipo del prossimo evento? possibile che non abbiano pensato a una newsletter? Vi prego... fateci sapere... noi non frequentiamo i giri giusti, ascoltiamo i DP da soli a casa... e ci siamo persi perfino Blackmore a 10 Km da qui.... Grandioso questo evento... e grazie a chi ha messo i video su YouTube....
francesco gallina
Giovedì 31 Maggio 2007, 15.40.05
2
Grazie Peppuzzo.
Il Mentalista
Giovedì 31 Maggio 2007, 12.50.32
1
Bellissimo report (il gps catanese mi ha fatto cadere dalla sedia per le risate)! Anche io voglio vedere Glenn Hughes...
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29/05/07
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