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ATHROX - Il “tupa-tupa” è sempre bello, ma la musica è anche emozione e sentimento
26/06/2019 (593 letture)
Gli Athrox sono una band giovane ma non priva di esperienza che sta calcando i palchi italiani. Il loro heavy metal si accosta più di tutti al power di stampo americano, ma contiene diverse influenze e nell’ultimo Through the Mirror si esprime con grande personalità. Il bassista Andrea “Lobo” Capitani ci racconta qualche curiosità, la dedizione, gli intenti e le ispirazioni della band di Grosseto.

Sha: Ciao Andrea, come va? Benvenuto su Metallized! Vuoi fare una saluto ai nostri lettori?
Lobo: Ciao, un saluto a voi e a tutti i lettori di Metallized. E’ un piacere essere intervistati da voi e un onore leggere la vostra recensione del nostro ultimo lavoro in studio, Through the Mirror: siete riusciti a cogliere la vera essenza di ciò che volevamo proporre al suo interno.

Sha: Grazie davvero per i complimenti! Comunque, siete sulle scene da ormai qualche anno. Vuoi dirci qualcosa sull'origine degli Athrox?
Lobo: La nostra band è nata nel 2014 e ci siamo affacciati con entusiasmo nel mondo discografico nel 2016 con l’uscita del nostro primo album Are You Alive?, che ci ha permesso di proporci sulle scene e toglierci delle belle soddisfazioni. Abbiamo sempre avuto tanta voglia di mettere delle solide radici all’interno del vasto mondo metal e, con l’uscita di due album, ci sentiamo ancora più carichi di portare avanti il nostro cammino.

Sha: E’ uscito da alcuni mesi il vostro ultimo lavoro, Through the Mirror. A tuo avviso, perché un metalhead dovrebbe ascoltare il vostro album? A chi consigliate l'ascolto?
Lobo: E’ fatto da dei metalhead per dei metalhead, ma non solo. Alterniamo parti più dure ad altre più melodiche e questo a noi piace moltissimo. Il “tupa-tupa” è sempre bello, ma per noi la musica è anche emozione e sentimento e, probabilmente, questo traspare all’interno delle nostre melodie e dei nostri testi. Quindi lo consigliamo a tutti gli amanti della musica “di pancia” in generale.

Sha: Come dici, l'album sviluppa uno stile piuttosto personale, che si bilancia benissimo tra parti più tirate e altre più melodiche. Immagino sia il frutto delle varie esperienze dei vari componenti della band... Che cosa cambia rispetto ad Are You Alive?
Lobo: Appunto. Come dicevamo, a noi piace alternare i vari momenti di parti più tirate ad altre più riflessive, cercando però di non far perdere l’attenzione. Non so se sia frutto della nostra esperienza, ma rispetto ad Are You Alive? crediamo che nel secondo disco ci sia bisogno di qualche ascolto in più per capirlo a pieno, mentre sul primo album ci sono canzoni più immediate come, ad esempio, End of Days.

Sha: Vengono in mente i Metallica, forse i Nevermore... quali sono i vostri principali modelli di riferimento, o comunque le band a cui sentite di ispirarvi di più?
Lobo: Diciamo che ci paragonano a molte band diverse: alcuni ci paragonano agli Artillery, altri agli Iced Earth (con cui abbiamo avuto l’onore di condividere il palco), ma noi non pensiamo a questo quando componiamo. Cerchiamo, anzi, di isolarci da tutte le influenze e creare qualcosa di nostro. E il fatto che ci accomunino a così tante band diverse non può che farci piacere, significa che il nostro intento è raggiunto. Anche perché le nostre influenze personali sono così diverse l’una dall’altra che è impossibile trovare un vero e proprio punto di riferimento per tutti, se non il più classico heavy metal.

Sha: L'album ha un tono molto intimista e introspettivo, che si riflette anche nella cover e nei testi. Ci dici qualcosa di più a proposito?
Lobo: Qualcuno ci suggerisce che la cover sia troppo aggressiva per il nostro genere. In realtà, secondo noi, rappresenta invece la vera essenza dei testi e del travaglio interiore che tutti noi esseri umani ci portiamo dentro, con i nostri problemi e le nostre ansie. Ma poi, alla fine, quello che alla gente interessa è apparire nel modo più giusto e convenzionale, impacchettato in una confezione bella e impomatata. Non trovate che sia triste tutto questo?

Sha: C'è qualche canzone in particolare a cui vi sentite più legati?
Lobo: Domanda da un milione di dollari. Siamo sempre in crisi nello scegliere le canzoni da portare dal vivo sia del primo che del secondo: non riusciamo mai ad escludere qualche brano con facilità, perché siamo affezionati a tutti. Diciamo che il nostro ultimo videoclip è stato girato su Fallen Apart, quindi per convenzione ti dico quella.

Sha: A distanza di qualche mese dalla pubblicazione, siete ancora soddisfatti del risultato finale? Cambiereste qualcosa?
Lobo: L’album suona come volevamo, quindi la risposta è che non cambieremmo nulla. Giuseppe Orlando (tra gli altri, ex batterista dei Novembre, n. d. r.), nei suoi Outersound Studios di Roma, ci ha coccolato e seguito in tutto il processo di registrazione, mixaggio e mastering, accontentando tutti i nostri capricci. Suona forse come un messaggio pubblicitario? Forse, perché noi lo consigliamo essendo, oltre che il batterista con i controcoglioni che tutti conoscete, anche un fonico molto preparato e capace.

Sha: Al momento siete impegnati in spettacoli dal vivo per promuovere l'album. Avete anche avuto l'onore di suonare con una grande band come gli Armored Saint. Com'è stato condividere il palco con qualcuno che ha fatto la storia come loro? Hai qualche aneddoto da raccontare?
Lobo: Con gli Armored Saint è stata una serata da urlo, al Legend di Milano. E, umanamente, loro sono delle persone molto amichevoli e alla mano: basti pensare che siamo rimasti per un’ora buona dopo il concerto a chiacchierare con loro. Anche con gli Iced Earth è stata un’emozione. Ganzo anche fare la staffetta nel bagno dei camerini, con Jon Schaffer che ti riserva pacche sulla spalla alla sua uscita. Ma anche i due concerti con Phil Campbell dei Motorhead con i suoi figli bastardi e il mini tour con Ross the Boss dei Manowar ci ha portato grandi soddisfazioni e una discreta visibilità.

Sha: Tornando più specificatamente agli Athrox, qual è il vostro rapporto col pubblico?
Lobo: È parte di noi. Noi stessi siamo un pubblico e, quindi, sul palco cerchiamo di comportarci come vorremmo che una band si comporti quando noi la guardiamo. E cerchiamo parecchio di interagire per farlo sentire parte dello spettacolo.

Sha: Cosa si aspetta oggi una metal band italiana che decide di intraprendere la strada di comporre musica originale? Quali sono i vostri obbiettivi come band?
Lobo: Non ti nego che noi abbiamo obiettivi piuttosto alti. Non ci accontentiamo facilmente e vogliamo crescere sempre di più, consapevoli che per farlo bisogna andare a suonare all’estero più che in Italia, senza però disdegnare il nostro paese di origine che comunque riserva spesso delle sorprese.

Sha: A proposito di progetti per il futuro? Qualche cosa già bolle in pentola?
Lobo: Nel breve termine giocheremo in casa: il 26 luglio saremo il gruppo headliner della prima serata grossetana del Rock in Park, che vedrà poi nella seconda serata band del calibro dei Furor Gallico e degli Stormlord. Suonare di fronte al nostro pubblico ha sempre un sapore particolare. In seguito prepareremo la stagione autunnale e un videoclip estratto da Through the Mirror, ma se volete saperne di più non vi rimane altro da fare che seguirci anche sui nostri canali social, diventati uno strumento ormai indispensabile per tutte le band per fare promozione.

Sha: Grazie, l'intervista è finita. In bocca al lupo per il futuro, e, come specificato in recensione, stati attenti, perché per il prossimo album le aspettative saranno ancora più alte! Ciao!
Lobo: Noi ce la mettiamo tutta e speriamo di non deludervi! Alla prossima e vi aspettiamo ai nostri prossimi live!




Cristiano Elros
Mercoledì 26 Giugno 2019, 23.56.41
1
Fa piacere vederli intervistati, Through the Mirror è davvero un buonissimo album!
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