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I PROTAGONISTI - # 7 - Metal For Emergency / Associazione Senza Tempo
25/08/2019 (493 letture)
Lizard: Buongiorno Jack e benvenuti su Metallized! ! Immagino che ancora siate in buona parte in piena atmosfera da "giorno dopo" , quindi inizierei l’intervista con una domanda semplice: come state? Siete soddisfatti, a distanza di qualche giorno?
Jack: Buongiorno, grazie per lo spazio concessoci e per l’intervista. Come hai ben intuito siamo ancora molto euforici. Siamo veramente soddisfattissimi dell’edizione di quest’anno del MFE: la stanchezza fisica è già scemata e stanno tornando a galla solamente i ricordi più belli.

Lizard: La giornata è stata particolarmente riuscita, direi. Vorreste darci i numeri ufficiali, se li avete già? Si parla appunto di una partecipazione a “cinque zeri”, potete confermarlo?
Jack: Ti darei molto volentieri numeri ufficiali. Essendo un gratuito però non abbiamo il conteggio dei biglietti e quindi la certezza non l’abbiamo. L’unica cosa su cui mi posso basare è la dichiarazione della Protezione Civile che ci ha parlato di una partecipazione “superiore alle 10.000 persone”. A occhio te lo potrei confermare, anche se la mia è solamente una stima.

Lizard: Veniamo più allo specifico del Metal for Emergency: volete raccontarci come è nata l’idea e come avete sviluppato il progetto?
Jack: Metal for Emergency nasce nel 2012 come “costola” del “Music for Emergency”, il quale era un festival che organizzavamo a Cenate Sotto (BG) dal 2005.
Avevamo gia fatto qualche data Metal, ma l’idea di creare un festival nel festival è arrivata nel 2012. Da lì sia a livello comunicativo che di “approccio tecnico” i due festival hanno preso strade diverse (pur rimanendo fisicamente nello stesso posto ed essendo organizzati dalle stesse persone). Quando, dopo il 2016 abbiamo capito che non sarebbe più stato possibile organizzare il Music for Emergency a Cenate, abbiamo cercato di “salvare” almeno il Metal for Emergency, che nel frattempo era diventato il nostro evento principale, trovando nel Filagosto –un festival che era già molto radicato – la collaborazione ideale che cercavamo. Dopo due riunioni con Beppe, Ale, Paolo e Davide di Filagosto eravamo già in pista a cercare i gruppi per l’edizione 2017!
Appena dopo l’edizione del 2018 è arrivata la doccia Fredda: l’area storica del Filagosto non sarebbe stata più disponibile. E qui la scelta era semplice: mollare tutto o ripartire da zero. Abbiamo cominciato a parlarne ad Agosto 2018 e le prime certezze sono arrivate verso fine anno. In questa fase il merito va tutto alla caparbietà dei ragazzi dell’associazione FilagoGiovani che, oltre ad aver trovato un’area enorme, l’hanno ripulita da 20 (!) anni di rovi incontrollati e hanno fatto un lavoro immane. Abbiamo discusso parecchio di “cosa serviva” e “come doveva essere”, ma Beppe&Co di Filagogiovani hanno davvero trasformato i nostri sogni/desideri in realtà.

Lizard: Avete conosciuto immagino di persona Emergency e i suoi rappresentanti. Come hanno accolto l’idea di un festival musicale heavy metal per la raccolta di fondi?
Jack: Sì, abbiamo conosciuto diversi esponenti. L’idea è stata ben accolta da tutti (si tenga presente che noi siamo un’associazione di promozione sociale indipendente). E… ti posso assicurare che ci sono in giro più “insospettabili metallari” di quanti si potrebbe immaginare!

Lizard: Potete raccontarci come e in che misura effettivamente i fondi arrivino ad Emergency?
Jack: Come arrivano è molto semplice, a fine anno quando facciamo il bilancio dell’associazione, devolviamo parte del ricavato ad Emergency (negli ultimi anni stiamo sostenendo il progetto Italia per portare sanità gratuita a chi non se lo può permettere) e –di anno in anno- ad alcune meritevoli realtà benefiche locali. L’entità della donazione dipende appunto dal bilancio e dall’ “Utile” annuale. Fortunatamente non siamo mai andati in rosso (cosa che ci costringerebbe a tirar fuori i soldi di tasca nostra) ed abbiamo sempre donato qualche migliaio di euro ogni anno.

Lizard: E invece, se potete dircelo, come vengono scelte le band? Vi appoggiate a qualche agenzia? Ci sono riduzioni di cachet o gli artisti vengono regolarmente pagati?
Jack: Le bands le scegliamo … picchiandoci! Ahhaha.
Tornando seri: partiamo dal presupposto che per l’headliner specie se straniero e “di una certa levatura” muoversi da soli è veramente dura. Ci sono i permessi di lavoro, i permessi di circolazione dei mezzi, i contratti, la tassazione internazionale… tante cose che sarebbero davvero difficili da gestire in autonomia (come invece facevamo le prime elezioni).
Negli ultimi anni abbiamo collaborato con Barley Arts e Bagana. Solitamente, per l’headliner, tutto comincia con una telefonata di Riccardo Canato che mi dice “sai che quest’anno ci sono in giro XX, YYY e ZZZ” ... e puntualmente gli dico: “tu sei tutto scemo , non ce la faremo mai” …
Poi ci pensiamo, valutiamo i pro e i contro cerchiamo di fare un punto sul numero di persone che dobbiamo attirare perché il tutto stia in piedi e .. dopo poco buttiamo via tutti i ragionamenti e facciamo l’offerta più “sensata” per il gruppo che ci “attira” di più.
Per gli altri gruppi, invece, facciamo una cernita tra coloro che ci scrivono ed altri che ci piacciono o ci hanno impressionato durante l’anno. E così, in circa 5 mesi- costruiamo il bill.
Per le riduzioni di cachet, da parte di headliner stranieri sono praticamente impossibili. Si può invece parlarne con agenzia e band opener.

Lizard: Infine, domandona da 1 milione di euro: come vengono reperiti i fondi per gestire un festival del genere, mantenendo l’ingresso gratuito?
Jack: La risposta è facilissima. Dobbiamo sperare che venga Tanta tanta tanta gente e che i presenti abbiano una fame e una sete assurda. Abbiamo qualche piccolo sponsor locale (che siano benedetti) e viene fatta una mini raccolta fondi. Ma – per farvi un’idea- non ci si paga il palco.
(ps. Ti devo dare l’IBAN per il milione di euro ? ;) )

Lizard: Tornando all’edizione di quest’anno: indubbiamente possiamo parlare di un cambio di status a partire dal grande successo di quest’anno. Ve lo aspettavate? Siete pronti a gestire tutta l’attenzione e le aspettative che d’ora in avanti si scateneranno?
Jack: Sinceramente: ci aspettavamo parecchia gente. E abbiamo cercato di non farci trovare impreparati. Già negli anni precedenti c’è sempre stata tanta gente, però – come dicevi tu – quest’anno è davvero cambiato qualcosa. Le “congiunzioni astrali” per ripetere un bill come quest’anno sono davvero dure da ripetere, basti pensare che abbiamo addirittura spostato il giorno (domenica anziché sabato) per poter “incastrare” il tutto. Ovviamente la pressione è un po’ salita. Ma proveremo a fare del nostro meglio.
A livello di location credo si sia trovato il miglior posto per noi possibile. Ovviamente tutto è migliorabile. Ma la base di partenza è buona. Ti posso solo garantire che forse lo “status” del festival è cambiato. Ma il nostro no, quindi cercheremo di fare le cose che facciamo “al meglio delle nostre possibilità”, che non vuol dire farle “a caso”, ma farle “come se a quel festival ci dovessimo andare noi”.

Lizard: Sappiamo purtroppo bene che in Italia spesso la vita per chi organizza eventi è piuttosto difficile: avete trovato appoggio e sostegno dalle istituzioni locali?
Jack: Come ho già avuto modo di spiegare prima la gestione tecnica è quasi totalmente nelle mani del Filagosto festival. A quanto ne so, il festival è un vanto locale ed è benvoluto. L’avvento del Metal for Emergency, anche se credo abbia un po’ spaventato all’inizio le “persone normali”… so che ha invece contribuito ad abbattere un po’ di barriere. Sono disposto a firmare col sangue che “il pubblico metallaro” sia il miglior pubblico che c’è. E ne ho avuto conferma anche da istituzioni / protezione civile / volontari / addetti alla sicurezza. Quindi diciamo che il “sostegno delle istituzioni” ce lo si è un po’ anche guadagnati.

Lizard: La scelta di inserire nel bill tante band italiane e un headliner internazionale di “peso” sembra essere assolutamente premiante. Intendete proseguire su questa formula o state pensando ad altro?
Jack: Questa è sempre stata la nostra formula sin dalla prima edizione. Ci piace e probabilmente proseguiremo così... ma dipende anche dalle opportunità che via via si creeranno.

Lizard: Sempre in riferimento alla domanda precedente, nel report ho segnalato come, guardandosi attorno, il panorama di band italiane di livello sembra davvero notevole. Che impressione avete avuto voi, lavorando con questi gruppi e con tanti ragazzi che comunque propongono un genere musicale che davvero non ha mai ricevuto grandi attenzioni dai media?
Jack: C’è un fermento di band incredibile. Basti pensare che ci sono arrivate più di 200 richieste per venire al MFE. Il livello qualitativo è a nostro avviso altissimo. Lavorare con loro è stato davvero un onore. Ho trovato persone che sono “professionisti” nonostante poi nella vita facciano altro. Il backstage di un festival metal, poi diventa spesso un luogo di “fratellanza”. E’ una sensazione strana: sembra si “remi tutti dalla stessa parte”. E’ bello, proprio bello.

Lizard: Altra domanda scottante: il pubblico. Quando si partecipa a questi eventi sembra che improvvisamente tutte le fosche previsioni di sparizione del metal dalla musica “che conta” si rivelino esagerate e pessimiste. Poi però i locali chiudono, ai concerti underground o meno ci si ritrova sempre nelle stesse persone… è davvero solo la “fame di eventi” che ormai muove le persone e si è perso il gusto per il concerto singolo, se non per i grossi nomi ormai già affermati?
Jack: E’ un bel rebus. Se è vero che nei concerti underground si vedono le stesse facce (e meno male che ci sono), è anche vero che il grande pubblico, per uscire, vuole un evento dove identificarsi. Penso che un concerto singolo in una location a caso attiri meno gente di un evento pensato e studiato apposta. Sicuramente non è facile e non c’è una regola. Alcuni fallimenti (coì come alcuni successi) sono francamente inspiegabili.

Lizard: Quali sono stati a vostro avviso i punti di forza di questa edizione e quali invece le cose ancora migliorabili per il futuro?
Jack: Punti di forza: la dimensione dell’area e dei parcheggi, il palco e l’impianto audio, la quantità/qualità di proposte.
Punti migliorabili: cercare di sveltire le code, cercare di aumentare il “benessere” dei fan, riqualificare meglio altri angoli dell’area.

Lizard: In conclusione: avete più volte detto che stavate organizzando un festival di “quelli che esistono solo all’estero”. Mi sbilancio e dico che per me siete arrivati davvero vicino a questo risultato. Voi come la vedete?
Jack: Grazie per lo sbilanciamento. Innanzitutto ci terrei a chiarire una cosa: abbiamo sempre parlato di “festival come quelli là”… in realtà non intendevamo solo Wacken o Hellfest (ovviamente inarrivabili), ma anche festival nostrani. Ne cito uno su tutti (non me ne vogliano gli altri) il Rock the Castle dove tutto è andato bene e con un’organizzazione altissimo livello e “professionale”. Noi quest’anno ci abbiamo messo l’anima e abbiamo fatto il meglio possibile. Ma ricordiamo che siamo (orgogliosamente) un festival “Pane e Salame” (nell’accezione positiva del termine) e di strada ce n’è ancora da fare.
Vogliamo che l’atmosfera sia a livello dei “grandi festival”. Vogliamo che i servizi siano sia a livello dei “grandi festival”. Questo è il nostro obiettivo. E l’atmosfera non la puoi comprare. È qualcosa che si crea da se e che solo quando sei dentro al festival senti. Sotto questo punto di vista si, quest’anno ci siamo andati vicini.

Lizard: L’intervista è finita, grazie mille della vostra partecipazione e di tutto quello che avete fatto. Vi lascio volentieri parola se volete aggiungere qualcosa o semplicemente salutare i nostri lettori.
Jack: Grazie Metallized . Grazie alle bands che hanno suonato quest’anno. Grazie al pubblico.
Ci vediamo presto. Metal is forever!



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