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MANEGARM OPEN AIR 2019 - Pythagoras Industrimuseum, Norrtälje (Stoccolma), 24/08/2019
29/08/2019 (494 letture)
Essere degli appassionati ascoltatori di folk/viking di stanza in Svezia e mancare un bill come quello proposto dal Månegarm Open Air è considerato reato perseguibile penalmente in almeno quattordici stati. Il festival è alla sua prima edizione ed è ovviamente organizzato dai membri della band stessa, che per l'occasione decidono di giocare in casa, scegliendo come location la propria città natale, Norrtälje, un comune di piccole-medie dimensioni nella contea di Stoccolma. L'idea si rivela azzeccata e l'intera cittadina ne risente: non un posto libero in hotel, campeggi intorno alla cittadina stracolmi e Systembolaget (rivenditori statali di alcolici in Svezia) saccheggiati. L'atmosfera che si respira è simile a quella che si è potuta respirare a Bagnatica durante i vari Fosch Fest, un'intera cittadina rivoltata e trasformata da un singolo festival, con l'aggiunta che qui sia gli headliner che un paio di band d'apertura sono composte da gente del posto. Il programma si articola in due giornate, con quella di venerdì 23 interamente dedicata ad uno speciale show acustico dei Månegarm, in preparazione all'evento vero e proprio di sabato 24, che vede avvicendarsi sul palco sette band, tutte svedesi e quasi tutte appartenenti all'ambiente folk e viking, con i soli Mercury X a fare da eccezione. Dato che il VIP pass per entrambe le giornate era andato sold out da mesi assistiamo solo al concerto del 24, non riuscendo purtroppo ad assistere al progressive metal dei Mercury X a causa di un proverbiale (tutto italiano direbbero gli svedesi) ritardo. Il tempo di ambientarsi nell'area e di affrontare la (brevissima) coda per una birra e siamo sotto palco in attesa dei Wormood!

WORMOOD
Il quartetto di Stoccolma si presenta sul palco in formazione allargata da live, con musicisti ospiti ad occuparsi di basso e tastiere ed in perfetta foggia pagan metal: face painting, costumi pseudo-medievaleggianti e decorazioni norrene, che ben si sposano con la musica proposta. La band è dotata di una sicurezza e una presenza scenica da fare invidia a formazioni ben più esperte e stagionate e mette su uno show convincente ed energico, a cui il pubblico risponde con calore. La setlist è incentrata principalmente sul nuovissimo nato in casa Wormood, l'album Nattavaret, dato alle stampe da pochissimi mesi. Rispetto ai lavori precedenti questo Nattavaret alza notevolmente l'asticella qualitativa e rappresenta, ad opinione di chi scrive, una delle sorprese più interessanti che questo 2019 ci abbia dato in ambito viking/black metal. La proposta dei nostri è appunto un viking black che ricorda la primissima scuola norvegese del genere, in cui ritmiche serrate ed il tappeto di blast beat fanno da sostegno a melodie dal tono epico e ad inserti più folkeggianti, più tipici della scuola contemporanea del genere. La proposta è tanto buona su disco quanto live, sorretta da un'ottima resa sonora e dalla prestazione energica del frontman Nine. Probabilmente il punto più alto dello show è la bellissima Arctic Light, il cui ritornello viene cantato all'unisono da un gruppo discretamente numeroso di fan della band appostati nelle prime file. Promozioni completa dunque per i Wormood, ed un invito all'ascolto del citato Nattavaret, con la speranza che questi ragazzi ottengano la visibilità ed il supporto che la loro musica merita.

GRIMNER
Si cambiano atmosfere con i Grimner, dediti ad un folk metal che unisce momenti più "danzerecci" e virate di estrazione heavy e thrash, simili ad alcuni momenti dei più recenti Heidevolk e Månegarm. La proposta non si qualifica come particolarmente originale ma è evidente che la band goda di un numeroso seguito qui al Månegarm Open Air, soprattutto tra le file dei ragazzi più giovani. Al di là di pellicce e maschere sanguinolente sul viso alcune soluzioni corali si rivelano in effetti decisamente ben azzeccate e coinvolgenti ed unite alle cavalcate in doppia cassa dal sapore power trascinano una prestazione live che esalta le migliori qualità della musica della band, che sembra meglio adattarsi al palcoscenico che al giradischi. Anche in questo caso la scaletta vede come protagonista l'album più recente del sestetto, Vanadrottning, con il flauto e le sezioni in pulito a farla da padrone. I Grimner lasciano dunque il palco senza aver inciso troppo, dopo un concerto non di certo brutto ma che si inquadra sicuramente come quello più sottotono della giornata, anche -c'è da sottolineare- per via dei restanti nomi in scaletta.

EREB ALTOR
Si entra nella zona calda della scaletta: gli Ereb Altor sono ormai una realtà meritatamente affermata nel panorama europeo e che sta vivendo un momento di piena vena creativa. Dal 2012 ad oggi infatti la band ha dato alle stampe ben sei album ed un EP, un ritmo incredibilmente alto, soprattutto perché accompagnato a risultati, se non sempre ottimi, mai troppo altalenanti. Il viking metal proposto dalla band ha uno stile del tutto particolare, figlio dell'imbastardimento della proposta tipicamente bathoryana ad opera della matrice puramente doom proveniente dalla creatura principale dei musicisti in questione, gli Isole. Lo show ha in sé un valore aggiunto, dato che come da programma è dedicato per la maggior parte a canzoni ancora inedite, estratte dall'album Järtecken, in uscita il prossimo 23 settembre per la Hammerheart Records. Le coordinate musicali dei nuovi pezzi sembrano essere quelle di sempre, probabilmente con un ritorno a partiture dai ritmi più lenti e solenni, a discapito delle sfuriate black che abbondavano negli ultimi due album. Acclamatissima la nuova Queen of All Seas, uscita da poco come singolo ma già conosciutissima dal pubblico del Månegarm Open Air, anche se la reazione più calorosa la ricevono i classici della band, come Midsommarblot e Nattram, sicuramente il momento più aggressivo della setlist. La prestazione del quartetto è veramente eccezionale, cosi come il bilanciamento dei suoni, con una grande attenzione dedicata alle parti vocali, che vengono ottimamente rese e messe in risalto, e che da sempre costituiscono parte fondamentale del sound dei nostri. L'attitudine e l'atmosfera risultano essere decisamente più formali rispetto agli act precedenti, con il solo frontman a movimentare il palcoscenico. Questo aspetto tuttavia non svilisce la resa live, al contrario ben si adatta alla proposta epica e marziale degli Ereb Altor, protagonisti di una delle più belle prestazioni della giornata.

FEJD
Guidati dai fratelli Rimmerfors, i Fejd non sono quella che tipicamente si definisce una band folk metal. Il loro amalgama di tradizione musicale scandinava e sonorità metal infatti prende a piene mani dalla prima mentre centellina le seconde, creando un'alchimia decisamente originale e differente rispetto al resto della scena. Non conosciutissimi in Italia, qui in Svezia sono tuttavia una realtà affermata e amatissima dal pubblico, che accoglie ghironde e cornamuse con lo stesso calore rivolto alle chitarre elettriche. Già dai primi brani, danze improvvisate –e forse frutto di qualche birra di troppo-, e saltellii vari la fanno da padrone e creano un'atmosfera festaiola e quasi da fiera di paese. Sul palco la band sfodera un'esecuzione magistrale e coinvolgente, trascina e si fa trascinare da un pubblico caldissimo, sfoderando tutto il suo arsenale di strumenti tradizionali, dalla moraharpa al corno, passando per cornamuse e ghironda. Menzione d'onore va alla prestazione dei fonici, abilissimi nell'equilibrare suoni e strumentazione non certo usuali con incredibile perizia, riuscendo a non far scomparire nessuna componente del sound dei Fejd, con grande rilievo per la pulizia degli strumenti folk. La scaletta pesca da tutta la carriera degli svedesi, accontentando sia vecchi che nuovi fan e probabilmente conquistandosene qualcuno nuovo, prima di lasciare il palco ad una realtà decisamente più cupa e meno godereccia, i Thyrfing.

THYRFING
Durante il lungo cambio palco noi ed altri spettatori veniamo intervistati dallo staff del festival riguardo a gradimento del concerto, motivi della presenza e band più attesa, scoprendo che, come per noi, anche per molti altri la punta di diamante del concerto è da riconoscersi nei Thyrfing. I cinque di Stoccolma non sono particolarmente attivi live, neppure in patria, e una loro esibizione è un evento ben più raro rispetto ad uno show dei Månegarm, che non hanno mai fatto mancare ai propri fan numerosissimi tour, sia in Svezia che a livello internazionale. L'attesa della folla e le manovre di accerchiamento e sfondamento per raggiungere le transenne della prima fila sono degne di un co-headliner a tutti gli effetti e come tali vengono accolti sin dai primi minuti sul palcoscenico. Lo show imbastito è forte di una sensazionale fisicità, con ogni membro della band impegnato al massimo a fornire la propria presenza scenica, aiutati da un ottimo comparto tecnico per quando riguarda luci e scenografia. Per quanto tutto il gruppo ci metta del suo a tenere le redini del concerto è il frontman Jens Rydén, che a momenti sembra monopolizzare il palco grazie ad un eccezionale dinamismo ed alla capacità espressiva delle vocals. Tuttavia una grave pecca nella sensazionale prestazione dei Thyrfing viene dallo staff fonico e riguarda proprio le parti vocali: Rydèn difatti sembra sgolarsi fin dall'inizio dello show per far arrivare la propria voce al pubblico e più volte fa chiaro segno che si alzi il volume del microfono. L'inconveniente tecnico non viene però superato, penalizzando soprattutto i pezzi finali, ammaccati dall'ugola stanca del cantante, non in grado di reggere la potenza espressiva mostrata sui primi brani. Fra tutti questi spiccano sicuramente due pezzi da novanta della discografia degli svedesi, Mot Helgrind e Mjolner, eseguiti alla perfezione e raccolti con estremo calore. Nonostante l'inconveniente tecnico i Thyrfing abbandonano il palco lasciando il Månegarm Open Air con un'ottima prestazione ed un pubblico insoddisfatto… ma solo perché voleva un altro paio di canzoni!

MÅNEGARM
Arriva l'ora dei padroni di casa e la curva, se così vogliamo chiamarla, risponde con calore. I Månegarm si presentano sul palco in professionalissima tenuta nera e attaccano subito con uno degli highlight del penultimo album, Blodorn, prima di lasciare spazio libero allo show del frontman Erik Grawsio, che si intrattiene di buon grado e per lunghi momenti col pubblico, riempiendo il vuoto fra un pezzo e l'altro. Lo svantaggio dell'essere in Svezia è che lo fa, ovviamente, in svedese… ma apprezziamo comunque la simpatia: se tutti ridevano ci dev'essere stato un valido motivo. La setlist si snoda con agilità fra vecchi classici, fra cui l'apprezzatissima Evig Tid, e proposte provenienti dall'ultimo album, su tutte la melodica Et Sista Farval, resa magnificamente grazie alla presenza live di Ellinor Viderfors, che negli ultimi due LP ha sostituito Umer Mossige-Norheim nel ruolo di voce femminile, da sempre ospite fissa nella discografia degli svedesi. A differenza di quanto accaduto con i Thyrfing qui i suoni sono a dir poco perfetti e donano il giusto rilievo ad ogni linea melodica e pattern ritmico, riuscendo a non far sparire il violino e a valorizzare le vocals di Grawsio. Ottima la prestazione del frontman, che si muove agilmente fra growl, scream e cantato pulito e si conferma, anche in sede live, come una delle voci più iconiche del panorama folk/viking contemporaneo. I brani scorrono piacevolmente, salvo l'intoppo di Odins Owns Ye All. Non fraintendetemi, i Månegarm la interpretano alla perfezione, tuttavia sin alle prime note un coretto di "buuu" si alza da vari gruppetti nelle file del pubblico. Evidente anche in terra svedese come alcune soluzioni più orecchiabili e catchy degli ultimi sviluppi del sound dei nostri non siano state esattamente apprezzate dagli ascoltatori della band di più lunga data. Il trio di casa si fa però subito perdonare sfoderando l'immancabile Hemfard, questa sì accolta con un boato unanime, e suggellando il finale di uno splendido festival sulle note di quello che resta tutt'ora il loro classico più apprezzato.

In conclusione questa giornata del primo Månegarm Open Air si è dimostrata ricchissima di buona musica e di bella atmosfera, tipica degli open air tanto in Italia quanto all'estero. L'organizzazione e il comparto tecnico hanno aggiunto valore al tutto, risultando di ottimo livello, con le vocals dei Thyrfing come unica sbavatura. La scelta di proporre solo band nazionali non ha minimamente penalizzato la qualità del festival, piuttosto ha confermato (se ce ne fosse bisogno) l'indiscusso valore della scena folk/viking metal in Svezia e il perché questa resti uno dei punti di riferimento internazionali all'interno dell'intero genere.



In Bloom
Venerdì 30 Agosto 2019, 8.15.11
1
Gran bel report... In effetti una recensione dei Wormood manca... Comunque, complimenti per essere arrivato fino in Svezia per vedere questo concerto...
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