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THE BLACK - Mario Di Donato: gli oscuri colori dell’Ars Metal Mentis
09/09/2019 (956 letture)
Uno dei personaggi più storici della scena metal italiana è senz’altro Mario Di Donato. Partito da lontanissimo – addirittura dai tempi del Beat – ha poi attraversato tutta la storia del movimento Heavy Metal italiano tra Unreal Terror, Requiem e The Black, trovando una cifra stilistica peculiare. Scambiare alcune battute con lui è sempre un (oscuro) piacere.

Francesco: Ciao Mario, come te la passi? Io vorrei partire dalla tua attività come pittore. Quanto questa influenza la tua musica e viceversa?
Mario Di Donato: Questa è una risposta facilissima per me. Le due arti – perché anche l’Heavy Metal è un’arte a tutti gli effetti – si influenzano l’una con l’altra. Può capitare che dipinga un quadro e che questo mi ispiri poi per fare un disco (non caso un quadro dell’Apocalisse che io ho dipinto è poi diventato Apocalypsis), oppure Castrum Pesculum, che è anche l’antico nome di Pescosansonesco, che ho scritto come poesia. Le due parti sono in contatto l’una con l’altra. La creatività è poi proprio questo.

Francesco: Ma forse è la stessa divisione tra diverse branche artistiche ad essere più un nostro limite mentale. L’arte è arte, poi tu puoi scegliere se declinarla un musica o in pittura oppure, nel tuo caso, in ambedue o ancor di più.
Mario Di Donato: Sono assolutamente d’accordo. Qualcuno mi ha chiesto in passato se io preferissi la musica o la pittura, ma non è possibile fare questa distinzione. Noi abbiamo inventato l’Ars Metal Mentis, ed il pregio forse maggiore del progetto The Black è il fatto un po’ unico di cantare in latino e di aver preso un altro filone dell’Heavy Metal – proprio l’Ars Metal Mentis - intendendo con ciò arte e metallo dell’anima. Arte intesa come pittura unita al Doom Metal, senza quindi una vera distinzione.

Francesco: Ecco, riguardo al discorso dell’uso del latino, quasi a prescindere dal discorso The Black e prendendo spunto dalla tua risposta, io trovo che esistano una marea di gruppi (e forse di paesi) che usano le proprie peculiarità nazionali per valorizzare la proposta artistica. Metal compreso ed anzi, in testa. Qui da noi, invece, dove esisterebbe un giacimento culturale semplicemente immenso e superiore a quello di chiunque altro, lo sotto utilizziamo molto nettamente. Ogni singola zona d’Italia avrebbe delle proprie peculiarità da usare per produrre proposte assolutamente originali, mentre spesso si scimmiotta altri.
Mario Di Donato: Sicuramente. La maggior parte dei gruppi usa la lingua inglese perché la sua universalità è riconosciuta e questo abbinamento secondo alcuni è il migliore, ma non è così. Io ho rotto con questa abitudine e sono andato oltre, dato che l’italiano non va bene per ciò che facciamo. Ho scelto il latino, che è la nostra lingua primordiale. Altre band sanno suonare bene ed io andando in giro per i nostri concerti ne ho viste a centinaia. La nuova generazione è colta, attenta, tecnica, ma spesso fanno solo le cover. Nella zona dove frequento maggiormente – Pescara, Marche, Abruzzo – solo cover band. A queste io dico: "Ragazzi, le cover band uccidono la musica, la capacità di comporre, quello che hanno fatto i gruppi storici". Questi ora fanno solo cover dei classici metal e dei Queen. Che poi… fare cover dei Queen, i quali potevano disporre di Freddie Mercury e della sua vocalità; come fai a rifare loro? Che senso ha una cover band dei Queen quando loro stessi non sono stati in grado di sostituirlo dopo la sua scomparsa?

Francesco: Io, almeno in ambito rock-metal, le concepisco solo in una accezione: tu giovane musicista ti fai le ossa ed impari dai grandi i segreti del mestiere per poi fare le tue cose. Più o meno valide, ma tue.
Mario Di Donato: Le cover le ho fatte anche io, ma tanti anni fa perché sono nato col Beat iniziando verso i 15 anni. Quindi Corvi; Equipe 84 e tanti gruppi inglesi, ma poi devi lasciare quelle cose e fare la tua strada.

Francesco: Tornando a prima: so che esiste anche un rapporto diretto che hai instaurato tra musicisti e iniziative pittoriche.
Mario Di Donato: Esatto, ad esempio con Dave Lombardo. Lui è venuto a Pescara e gli ho detto: “Questa è la tua foto, questi sono i colori, questo è il mio catalogo di pittura. Dipingila come vuoi”. Lui l’ha presa, l’ha dipinta e l’ha firmata. Io intanto avevo già cominciato a fare questa vasta collezione, anche con due opere di A.C. Wild dei Bulldozer per esempio, due anche di Bud della Strana Officina, due dei Tormentor e così via. Oggi tenterò con Napalm Death e Death Angel, perché ci tengo.

Francesco: Come sempre quando faccio le interviste non preparo niente e poi alla fine si parla di tutto, tranne che di quello che si dovrebbe. Che mi dici delle recenti ristampe Black Widow dei vostri dischi?
Mario Di Donato: Guarda, io con la Black Widow lavoro ormai da venticinque anni. Mi hanno fatto un contratto quando distribuivano in Italia ed in un po’ di Europa, mentre adesso hanno una concezione veramente mondiale della cosa. Oggi i CD non si vendono più, ma l’accoppiata CD + vinile è l’unica salvezza delle case discografiche. La Black Widow ha sempre fatto questo abbinamento e si è salvata, perché il vinile è oggetto da collezione ed è destinato ad avere un valore. Come il mio primo dei Requiem, che in Polonia è stato pagato 600 euro. Oppure il primo The Black, che vale attorno a 400. Il vinile ha un valore, il CD non vale nulla. I ragazzi lo scaricano via Internet, il vinile no, è un’opera d’arte. Sulle mie copertine, poi, io metto tutti i miei quadri, quindi per tornare a prima, l’abbinamento tra arte è Doom Metal così è perfetto.

A questo punto l’intervista deve interrompersi perché la band è "di turno" sul palco. La concludiamo con qualche altra battuta appena terminato il concerto.

Francesco: Allora Mario, com'é andata? Quali sono le tue impressioni appena sceso dal palco?
Mario Di Donato: Siamo scesi con tanti fans che ci attendevano sotto, come succede in altre situazioni del genere. Ci siamo accorti che l'Agglutination ha una visibilità maggiore in Italia e abbiamo goduto di questo affetto dei fans.

Francesco: Ho notato qualche intoppo tecnico durante il vostro spettacolo e addirittura un breve stop dello show. Quanto ha inciso sull'impatto complessivo di canzoni molto solenni come le vostre?
Mario Di Donato: Diciamo che questo inconveniente tecnico ha guastato in qualche modo il nostro live, sempre orientato su atmosfere mistiche e profonde che certo non possono prevedere simili incidenti, ma il pubblico ha capito e ha reagito positivamente al nostro show.

Francesco: Poco fa non ti ho chiesto quali saranno le novità immediate per il progetto The Black. Vuoi parlarcene?
Mario Di Donato: In primis la registrazione del nostro nuovo album, sempre per Black Widow Records, che uscirà nel 2020. Poi saremo impegnati nei successivi live di Verona il 31 Ottobre (notte di Halloween) ed a Roma il 25 Gennaio al Teatro "Lo Spazio" con Witchfynde, Solstice e altri ancora. Poi è prevista anche la ristampa della biografia ufficiale di The Black e l'uscita del secondo libro di poesie.

MIGLIORARE CON L’ARTE
Per rispettivi impegni immediati non c’è modo di aggiungere altro, ma parlare con Mario Di Donato offre sempre il modo di trarre dalla discussione spunti artistici interessanti che vanno oltre la musica, per toccare varie discipline. Che si tratti di usare il pentagramma, una tela o per estensione, del marmo o qualsiasi altro mezzo si ritenga opportuno, quel che conta è sempre perseguire il miglioramento di noi stessi e di ciò che ci circonda tramite l’arte. Dare il giusto peso a chi lo fa da sempre è quindi doveroso per chiunque abbia a cuore il futuro. Qualcosa che in Italia solo molto raramente abbiamo saputo fare.

Foto a cura di Carmelo Currò.



Rob Fleming
Martedì 10 Settembre 2019, 15.19.40
3
Personaggio, anzi no, Artista che merita tutta la nostra stima
NihilisT
Martedì 10 Settembre 2019, 9.47.16
2
personaggio storico del metal italico...grandissimo...bella la Tshirt dei Misantropus..
Pondro
Lunedì 9 Settembre 2019, 15.52.45
1
Grande Mario, una persona squisita ed un artista davvero a 360 gradi. Una leggenda! L'ho conosciuto 6 o 7 anni fa a Pescara quando suonammo li. Mi regalò un libricino della sua imminente mostra di quadri con dedica e piccolo disegno sul retro di copertina. Lo conservo con piacere ed orgoglio.
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