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BRETUS - Doom metal dal Quarto Eone
21/09/2019 (522 letture)
Tra le realtà più interessanti del Belpaese, i Bretus possono ormai vantare un rapporto consolidato col pubblico metal, grazie a tre album che li hanno segnalati come band di grande valore. Il loro quarto album, Aion Tetra rappresenta quindo un ottimo banco di prova per valutarne la continua crescita e lo spessore artistico e musicale. L'orrore dallo spazio profondo ci attende e ne parliamo con il chitarrista Ghenes e il cantante Zagarus.....

Lizard: Ciao ragazzi, bentornati su Metallized! Dalla precedente intervista sono passati sette anni e nel frattempo la vostra discografia continua ad arricchirsi: a pelle, siete soddisfatti della vostra evoluzione sino ad oggi?
Ghenes: Ciao Saverio e grazie per lo spazio. Direi che nel corso degli anni abbiamo sempre voluto sperimentare quel poco che bastava per rendere ogni disco diverso dall’altro. Penso che ci siamo riusciti abbastanza, mantenendo comunque chiara la nostra devozione a certe sonorità. D’altra parte, a livello compositivo, non abbiamo mai pensato che suonando stoner doom heavy o come lo vuoi chiamare, avremmo potuto avere dei limiti.

Lizard: Sono invece due gli anni che ci separano da "…from the Twilight Zone", vostra precedente uscita: cosa è cambiato o semplicemente accaduto in questi due anni?
Ghenes: Twilight era un disco più cinematografico, se così vogliamo dire. Aion Tetra fin dall’inizio è stato concepito come un disco più diretto e, nel complesso, lo trovo più omogeneo del precedente. Inoltre, nel corso dell’ultimo anno, il nostro precedente bassista (Azog) è stato costretto a lasciare la band. Janos suona con noi da prima che iniziassero le registrazioni, ma è stato davvero molto veloce nell’integrarsi. Infine, dopo avere registrato da soli gli ultimi due dischi nella nostra "Country House", abbiamo deciso di ritornare in uno studio e affidarci a mani esterne. Il disco è stato registrato presso il "Black Horse Music Studio" qui a Catanzaro, con l’aiuto del nostro amico Francesco Merante.

Lizard: Veniamo quindi ad Aion Tetra, quarto album da studio per i Bretus. Volete raccontarci come nasce questo album e quanto tempo avete dedicato alla sua realizzazione?
Ghenes: Per questo album non volevamo fare un altro concept, ma nello stesso tempo abbiamo pensato di scrivere qualcosa partendo dall’idea di Orrore Cosmico di Lovecraft. Un orrore che non è né materiale né terreno, ma che proviene da tempi antichi, da prima che l’uomo arrivasse sulla terra. Il titolo in greco sta per "Quarto Eone". Rappresenta l’era geologica terrestre più antica e nello stesso tempo il nostro quarto album. Strumentalmente richiama alcune cose dei nostri dischi precedenti, ma ci sono molti passaggi e soluzioni che abbiamo sperimentato per la prima volta. I primi pezzi hanno iniziato a prendere forma già dall’inizio del 2018. Insieme al nostro batterista (Striges) proviamo la struttura e gli arrangiamenti di base, in seguito li definiamo tutti insieme. Le registrazioni hanno avuto una durata di circa tre mesi, tra riprese, arrangiamenti vari, mix e master.

Lizard: Sembrerebbe quasi che per questo nuovo album aveste accantonato influenze diverse e vi foste concentrati maggiormente sull’aspetto puramente doom della vostra musica. E’ corretto?
Ghenes: Sembra quasi che tu fossi con noi al momento della composizione. E’ vero, gli ultimi due dischi hanno richiesto un po’ di ricerche, visioni, letture, perché erano basati principalmente su racconti e su vecchi e bellissimi film, abbiamo quindi cercato di essere più coerenti possibili con le varie storie e così vale anche per la musica. Non dico che per quest’ultimo sia stato diverso, ma non essendo legati a nessuno schema, i pezzi sono venuti fuori in maniera spontanea e il processo è stato molto più veloce.

Lizard: Noto che a livello di testi sembrerebbe essere meno presente l’influenza della letteratura lovecraftiana. E’ corretto? Di cosa parlano i testi di Aion Tetra?
Zagarus: Ho cercato di creare dei racconti che riuscissero a mescolare storie horror, alienanti ed a tratti apocalittiche, miste a stati d'animo derivanti dalla quotidianità. E' un qualcosa che in certo senso faccio da sempre, attraverso l'uso delle metafore provo a descrivere ciò che vedo, che ho dentro, racchiudendo il tutto all'interno di una storia. Ad esempio, su In Onirica, il nostro primo disco, i testi di Insomnia e di The Dawn Bleeds nacquero dopo una notte tormentata, se così si può definire. Credo comunque che in un modo o nell'altro l'influenza Lovecraftiana si faccia sentire sempre in questa tipologia di racconti.

Lizard: La copertina sembra decisamente rifarsi ad un immaginario horror "antico". Chi è l’autore? Ha un significato particolare o è stata scelta per un canone diciamo "estetico"?
Ghenes: L’autrice si chiama Claudia Gigliotti, in arte Ergot, ed è una giovane e bravissima artista di Catanzaro. L’abbiamo conosciuta grazie al nostro bassista che le aveva già commissionato una cover per la sua stessa band, i Deep Valley Blues. L’idea alla base del disegno è nostra ed era svelare cosa si trovava all’interno della grotta illustrata nella copertina di From the Twilight Zone, il nostro album precedente. Non ti nascondo però che quando abbiamo visto il risultato finale (l’originale è un dipinto su tela) siamo rimasti molto colpiti.

Lizard: Il quarto album comincia decisamente ad essere una cosa "seria", non siamo più nell’ambito del "vediamo come va". Quali sono le vostre aspettative per Aion Tetra e che obbiettivi vi siete prefissati per questa release?
Ghenes: Siamo consci del fatto che un’etichetta come la Ordo può aiutarci molto a diffondere la nostra musica, e ne approfittiamo ancora per ringraziare Matteo per aver creduto in noi fin da subito ma, senza voler essere retorici, fare le cose seriamente, per noi significa solo esprimerci al massimo e suonare con la passione di sempre. Abbiamo sempre creduto nelle nostre capacità come band e, certo, non ci dispiacerebbe diventare ricchi, ma per il nostro genere non ci sono veri orizzonti di gloria, a meno che le persone non inizino davvero ad essere meno superficiali negli ascolti. La cosa comunque non ci disturba più di tanto, la scena doom è interessante anche per quello… Only for Defenders! Non ci importa sapere come andrà in futuro, il solo fatto di poter suonare in giro e conoscere gente nuova è già una bellissima esperienza.

Lizard: Nell’ascolto dei brani si nota un uso abbastanza ricorrente di tastiere ed effetti, quasi sempre come introduzione ai brani o per sottolineare alcuni passaggi. Sembra che la commistione funzioni, pur limitandosi ad un ruolo se vogliamo marginale. Potrebbe rivelarsi una via evolutiva per la vostra musica? Avete mai pensato di utilizzare altri strumenti in via stabile?
Ghenes: Negli album precedenti, anche se in quantità minore, abbiamo sempre usato effetti e suoni per dare risalto ad alcune sezioni. Certo è che, probabilmente, anche a causa del soggetto, incentrato su esseri che vengono da altri pianeti, in questo disco le tastiere sono confluite in modo del tutto spontaneo. Questo però, te lo posso assicurare, non significa che il prossimo disco avrà influenze di Emerson Lake & Palmer (Ride, nda)… ma non siamo neanche contrari all’uso di strumenti "estranei" al genere, anzi…

Lizard: La vostra musica assorbe e riflette senz’altro un’atmosfera tetra e polverosa, molto aderente ai canoni del genere doom. Eppure, all’interno del genere sembrate muovervi parecchio, tanto che si sentono echi dei Candlemass, come dei Pentagram, piuttosto che di band anche meno conosciute e, naturalmente, un vostro marchio di fabbrica ormai consolidato. Quali pensate siano le caratteristiche primarie del vostro stile, che vi rendono diciamo identificabili rispetto ad altre band?
Ghenes: Le influenze provengono dai Black Sabbath in primis, ma credo che ciò che suoniamo sia il frutto di ascolti eterogenei. Siamo tutti amanti delle sonorità heavy, ma ascoltiamo veramente di tutto. Personalmente ho sempre creduto che lo stoner doom sia un genere che racchiude in sè spunti da tutte le fasi del rock. Se partiamo dal rock psichedelico di fine 60’s, passando per l’hard rock e il kraut rock dei 70’S, dal punk (Do It Yourself) di fine 70’s, per finire all’HM degli 80’s e oltre, troviamo tutte queste influenze incorporate nel genere. Non so se siamo diversi dagli altri gruppi, di sicuro seguiamo il nostro istinto senza lasciarci influenzare troppo, e sinceramente non seguiamo molto la scena odierna.

Lizard: Fields of Mars sembra decisamente uscire dallo schema compositivo del resto dell’album… Vi va di raccontarci qualcosa in particolare su questo brano? Come nasce e come mai questa scelta peculiare sia in termini di durata che di composizione?
Ghenes: E’ uno degli esperimenti che abbiamo inserito nel disco. Volevamo creare una specie di piccola ballata dark e nello stesso tempo creare un intermezzo e non un brano intero. La base musicale è stata realizzata da me stesso nel mio piccolo "studio" casalingo, Zagarus in seguito, è stato bravissimo a dare la giusta interpretazione ed esprimere il senso di isolamento che volevamo ottenere.

Lizard: Parliamo un po' di "archeologia musicale": se doveste consigliare una o più band sessanta/settantiana sconosciutissime ai più, ma che davvero secondo voi hanno lasciato un segno fondamentale nel genere, quale nome o quali nomi fareste?
Ghenes: Credo che con l’avvento di internet, sia molto facile per tutti noi conoscere i segreti e le gemme nascoste della musica, scoprire nuove bands ogni giorno. La rete per questo è un mezzo eccezionale. Detto questo potrei nominare i proto acid/rockers Sir Lord Baltimore (Kingdom come), oppure i fantastici Pink Fairies (Never Neverland) di Mick Farren e Twink, i Pretty Things di S.F. Sorrow, gli Amon Duul II di Yeti e i gruppi garage/psichedelici della fine dei 60’s raccolti in Nuggets. Chiudo qui altrimenti mi dilungo troppo.

Lizard: Veniamo ora da un tasto dolente: si parla spesso di band osannate all’estero e poco considerate in Italia e, spesso, tra queste venite citati voi. E’ così? In quali Paesi avete avuto un riscontro positivo ad oggi?
Ghenes: E’ vero quello che dici, ma purtroppo in Italia soffriamo un po’ di competizione tra bands ed è proprio la mancanza di collaborazione che manca alla nostra affascinante e influente scena, per uscire dal ghetto. In ogni caso, riceviamo supporto dall’Inghilterra, dall’Irlanda, Olanda, dagli USA, Brasile e in generale siamo in contatto con ragazzi da tutto il mondo. Basti solo pensare che il nostro primo album uscì per la Arx Production, un’etichetta ucraina. Twilight Zone è uscito per una label russa (Endless Winter). In Romania e in Indonesia abbiamo pubblicato due versioni in MC di due album. Tra i nostri primi sostenitori e tra i primi contatti che abbiamo avuto nel corso degli anni, c’era il compianto Ed Barnard di Doom Metal Alliance.
Zagarus: Per quel che riguarda la scena, ricollegandomi a quanto detto da Ghenes, l'impressione è che sia cambiato qualcosa rispetto a 9/10 anni fa: all'epoca poche bands suonavano questo genere di musica, almeno rispetto ad oggi, in un modo o nell'altro eravamo tutti in contatto. Con molti di loro abbiamo instaurato una grande amicizia che portiamo avanti da anni, vedi Doomraiser, Black Capricorn (con i quali abbiamo condiviso uno split prodotto dalla Arcane Tapes) e tanti altri. Per ricollegarmi alla tua domanda, paradossalmente pare ci sia più interesse oltre i confini dello stivale, lo notiamo dalla vendita dei dischi, in Italia a parte la solita piccola combriccola di doomster incalliti che ci supporta da sempre, che incontriamo spesso ai live e con i quali abbiamo instaurato una sincera amicizia, c'è poco altro. Almeno questa è l'impressione. I Black Capricorn, ad esempio, li abbiamo conosciuti di persona fuori dal suolo Italico quando abbiamo condiviso il palco durante un Malta Doom Fest.

Lizard: Avremo occasione di vedere i Bretus dal vivo in supporto ad Aion Tetra? Magari in qualche festival?
Ghenes: Abbiamo già suonato a Reggio Calabria per il Metal Redentor Fest, in quella occasione abbiamo presentato un paio di nuovi brani. Il 1 di Novembre invece, suoneremo qui a Catanzaro per il Desert Cruiser (II Edizione) insieme ai Carcano di Reggio Calabria e ai Pressione su Malta di Messina. Non ci sono al momento nuove date ma seguite la nostra pagina. News are coming…

Lizard: Bene, l’intervista è finita. Grazie per il vostro tempo… volete aggiungere qualcosa o salutare i nostri lettori?
Ghenes: Grazie ancora a te e a Metallized per supportarci da così tanti anni e ci vediamo in giro presto.
IN DOOM WE TRUST)))



Galilee
Lunedì 23 Settembre 2019, 12.49.35
3
La band è decisamente valida. Da tener d'occhio.
Lizard
Lunedì 23 Settembre 2019, 12.25.11
2
Lo spazio c'e' e lo occupiamo... Speriamo che siano in tanti ad approfittarne per dare merito a chi lo merita, al di la' del supporto nostro.
duke
Domenica 22 Settembre 2019, 20.57.31
1
...piu' spazio al metal italiano.....abbiamo bands che non hanno nulla da invidiare da quelle estere....anzi....
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La copertina di "Aion Tetra"
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Foto promozionale della band
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