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HEAVY – DAL BLUES DEL MISSISSIPPI AL BLACK METAL NORVEGESE - La recensione
05/10/2019 (1050 letture)
Ci occupiamo oggi, con colpevole ritardo, di un bel volumetto brossurato uscito quest'anno a estate inoltrata per Arcana Edizioni: Heavy – Dal blues del Mississippi al black metal norvegese. La firma è quella di Giorgio Monaco, nome forse già noto ai lettori di Metallized in quanto passato per queste pagine come redattore, nonché già autore di una pregevole Guida al Thrash Metal, pubblicata sempre da Arcana. Questa volta Giorgio ha voluto dedicare la sua penna alla storia del nostro genere musicale preferito, accompagnandoci durante tutta la sua evoluzione, sin dai primi vagiti blues, fino alle sue frange più estreme.

L'impostazione è meno didascalica di quanto si potrebbe pensare, dal momento che il libro propone una selezione ragionata di 150 brani -con alcuni artisti chiave, come per esempio i Black Sabbath, che figurano con più brani- che ripercorrono la nascita del rock propriamente detto, ognuno con la relativa scheda. Questa scelta richiama neanche troppo da lontano la nota serie 100 dischi ideali per capire il… pubblicata anni orsono da Editori Riuniti, in cui si analizzavano i dischi fondamentali per la nascita di un dato genere. Il criterio di selezione dei brani è eviscerato all'inizio del volume, e a volte non si tratta dei brani più famosi degli artisti presi in esame, pensiamo ad esempio a una The Nile Song dei Pink Floyd oppure a Black Diamond dei Kiss. La scelta, infatti, è ponderata e per quanto sarebbe stato possibile scegliere brani più rappresentativi dei singoli gruppi o artisti –anche in ottica commerciale, perché no-, Giorgio ha optato per la strada del relativo impatto degli stessi sulla "musica dura", come spesso viene definita.

Si parte quindi, in rigoroso ordine cronologico, dal blues del Delta di Robert Johnson e Big Joe Turner, passando per il rock'n roll dell'immortale Elvis, transitando per la psichedelia e l'hard rock settantiano di Iron Butterfly e Vanilla Fudge, senza trascurare ovviamente i "big" dell'heavy anni '80, il proto-thrash e il thrash propriamente detto, nonché il death metal delle origini. Ogni scheda ripercorre, con uno stile snello e informativo, quasi in toto la carriera degli artisti, fornendone una parabola artistica ed esistenziale, nonché gustosi aneddoti relativi alle vicende personali e ai brani presi in esame. L'analisi del metal propriamente detto –come peraltro il titolo suggerisce- lascia volutamente fuori tutti i sottogeneri nati in tempi più recenti, quali prog metal, symphonic metal, melodic death o folk metal, fermandosi al 1996, apice del black metal prima maniera. Questo non tanto perché ritenuti ininfluenti sull'evoluzione del genere stesso, ma piuttosto perché, come avrete eventualmente modo di leggere, con il black di Mayhem, Immortal e compagnia si parla della chiusura di un ciclo musicale che ha poi generato ulteriori contaminazioni.

Heavy può offrire degli spunti interessanti a tutti coloro che vogliono saperne di più su tutto quello che ha preceduto e in qualche modo dato vita al loro genere preferito e sebbene la struttura a schede non sia proprio l'ideale per una lettura tutta d'un fiato, ma sia più adatta a una consultazione approfondita relativa a ogni singolo artista/brano, approcciarsi al volume è certamente consigliato. Se proprio volessimo citare un punto debole di un'opera di questa portata, si tratterebbe della bibliografia, mancante purtroppo di riferimenti a libri cartacei, magari da consultare parallelamente a questo, ma ciò non pregiudica la bontà dello scritto.

::: RIFERIMENTI :::
Titolo: Heavy – Dal blues del Mississippi al black metal norvegese
Autore: Giorgio Monaco
Editore: Arcana Edizioni
Prezzo di vendita: 17,50€



ObscureSolstice
Sabato 12 Ottobre 2019, 11.51.29
15
Il blues nelle volte che si ingloba col soul è fantastico, direi insuperabile
Lele 12 DiAnnö
Sabato 12 Ottobre 2019, 4.29.02
14
@Area: casomai bisognava partire da più indietro... pensa a Guido D'Arezzo (che ha ispirato anche Mario Di Donato), o a Cecco Angiolieri "S'i' fosse foco, arderei 'l mondo" 600 anni prima che i blackmetallers incendiassero le chiese ...
Heavy Metal Grin
Giovedì 10 Ottobre 2019, 21.23.55
13
Ragazzi, grazie dei complimenti ma, ancor di più, di aver animato questa discussione. Sicuramente Fabio Rasta segna un punto importante quando parla dell'aspetto sociologico, iconografico, ecc... senza dimenticare l'attitudine e la propensione alla sperimentazione verso l'estremo, da rapportare sempre al contesto della musica dell'epoca. Aggiungo solo che la musica country/western, visto che è stata chiamata in causa, è presente in almeno una scheda con uno dei suoi pionieri.
Jimi The Ghost
Giovedì 10 Ottobre 2019, 19.37.20
12
Scrivere un libro è sempre una grande emozione: quindi complimenti all’autore. Da musicista e amante di storia e di antropologia della musica vedo quella linea di congiunzione tra blues e le Lande della Norvegia oltre che, geograficamente e antropologicamente diametralmente lontani, ma non opposti, di difficile congiungimento. Mi fermo qui. Non ho letto il libro, ma solo la recensione nonché l’incipit di presentazione sul sito dell’editore. Certamente Non mancherò di acquistarlo. Intanto bravo. Jimi TG
Rasta
Giovedì 10 Ottobre 2019, 19.32.51
11
Rob Fleming: Nothing But The Blues. Gran disco. E poi le session, tra le cose migliori del "sommo" MUDDY. /// Replica Van Pelt: In effetti sono due pezzi molto simili, quasi fossero uno il prototipo dell'altro.
Rob Fleming
Giovedì 10 Ottobre 2019, 18.59.24
10
Mi aggancio a @Fabio Rasta e al suo discorso sul sommo Muddy Waters. La sua rinascita a fine anni '70 inizio '80 la deve ad un chitarrista che più bianco non si può essendo albino: Johnny Winter. Con @Replica ne abbiamo già parlato e ci siamo scambiati i rispettivi punti di vista; quindi non starò a ripeterli. Ma certi bianchi (Roy Buchanan o Walter Trout) sono più black di certi neri (Robert Cray e un altro paio che citerò quando mi verranno in mente i nomi)
Replica Van Pelt
Giovedì 10 Ottobre 2019, 18.36.44
9
@ Rasta Perchè sempre sto blues? perchè è la fonte primaria alla quale ha attinto il rock bianco ad uso dei bianchi.Love in vain dei Rolling stones è bella,mi piace,ma è musica "bianca" (questa cosa del nero e bianco mi da un pò noia,intendo cultura bianca che nulla a che vedere con quella nera),Love in vain di Robert Johnson ha tutta la disperazione di una storia completamente diversa,poi nemmeno io ho la verità in tasca,cerco di vedere le cose da un punto di vista che può essere diverso,i musicisti blues alla fine,al dila dei revival ciclici,sono rimasti neri e poveri (BBking a parte,se mai la sua musica fosse nera),i bianchi ne hanno preso le scale e uno "stile di vita" per adattarlo ad una società rockettara bianca finto-alternativa e potenzialmente sfruttabile economicamente e di trend.OK spero sia un discorso incasinato chiaro.The Nile Song (e ascolta anche Ibiza bar) sono due pezzi incredibili,io avrei continuato su quella strada.
Rasta
Giovedì 10 Ottobre 2019, 17.37.56
8
Replica Van Pelt: Non è colpa mia. I ragazzi volevano sapere come mai sempre 'sto Blues. Io ho esposto il mio pensiero, che non è oro colato. Comunque sia, chiunque sia, la Musica rimane sempre al di sopra delle parti, ed alla fine è quella che resta, che sopravvive alla caducità ed alla miseria delle vicende umane. poi non dimenticare il riscatto. MUDDY WATERS è nato poverissimo, ha fatto i soldi a Chicago, era ridiventato povero e obsoleto, e i ROLLING STONES, i figli di papà bianchi e inglesi, lo hanno fatto diventare un Mito. Quello è il "non mollare mai". Lascia stare le star e guarda cosa rappresenta la loro Musica x chi la ascolta. /// The Nile Song è indiscutibilmente un Proto-Heavy-Metal. Incredibile da quella Band in quel periodo. Un saluto!!!
Replica Van Pelt
Giovedì 10 Ottobre 2019, 16.03.07
7
The nile song è un grande pezzo,non me lo aspettavo dai Pink Floyd,fu amore al primo ascolto,anche Ibiza Bar non scherza.@ Rasta quello che scrivi è giusto,ha ragione anche il Ragazzomeraviglia ma cè anche molta "idealizzazione" di un immaginario collettivo,emarginati diversi working class poveracci e hobo,tutto bello,ma anche quanto di più lontano realmente ci sia dal successo e dalle case discografiche,dalle classifiche modaiole e da band finto alternative da salotto,mi sembra tutto molto ipocrita,oggi nel rock/pop ancora di più,forse meno in certo metal di nicchia,ma sostanzialmente quelle persone "fuori classifica" lo resteranno oggi come domani,rock o non rock.Questo differenzia il blues dal rock di Elvis fino a quello di oggi,li eri fuori classifica dalla nascita e lo restavi a vita,quelle "scale pentatoniche" non erano fatte di note,erano fatte di vite "fuori",il parallelismo di oggi lo vedo solo come tecnica,e non basta.
Rasta
Giovedì 10 Ottobre 2019, 15.29.26
6
.... e gli Hobo cazzo, gli Hobo!
Fabio Rasta
Giovedì 10 Ottobre 2019, 14.33.41
5
Wonderboy dice bene (x forza... è Wonderboy ...!), in più, sono sicuro che se ti capitasse il libro lo capireste ancora meglio, non xchè io lo abbia letto, ma xchè mi è bastato leggere The Nile Song dei PINK FLOYD x capire che questo tizio (giorgio Monaco) parla con cognizione di causa. Intanto va ricordato che a originare il R'n'R è stata la progressiva fusione tra il Blues, il Bluegrass e il Country, avvenuta negli Stati Uniti intorno alla seconda metà dei '50. Senza il R'n'R, sarebbe stato tutto, ma proprio tutto diverso. Mi direte "ma allora xchè non si parla anche degli altri 2 generi?"; xchè la connotazione Blues è rimasta la + forte. Wonderboy ha dato una risposta tecnica concisa e precisa che se approfondita non ne usciamo + (dico solo una parola: HENDRIX), ma io vorrei aggiungere qualcosa sulla connotazione sociale, iconografia e immaginario collettivo. Il Mojo, il Voodoo, l'incrocio, il patto col Diavolo, la schiavitù, i campi di cotone, l'emarginazione, la sofferenza, il riscatto e non da ultimo le Donne. Dal Blues al Metal possono identificarsi dalla gente rude della Working Class, agli emarginati, diversi, poveracci di tutte le risme... O l'adolescente che non ha fatto i compiti, ha marinato la scuola e gli piace quella ragazza, ha preso il due di picche, i prof. l'hanno beccato, è successo un casino, e l'adolescente si mette gli AC/DC in cuffia e gli passa tutto. Almeno finchè dura la canzone. Blues e Metal hanno una gran cosa in comune: sono in grado di darti forza, tenacia, resistenza e coraggio. X le persone ricettive come Area e blackiesan 74.
Wonderboy
Mercoledì 9 Ottobre 2019, 13.45.33
4
@Area: perché la stragrande maggioranza dei lick e degli assoli di chitarra usati nell’hard rock e nell’heavy metal è mutuata da scale blues, in particolare dalle pentatoniche minori. Alcuni esempi li puoi trovare nei riff dei Metallica, giusto per citare un gruppo.
blackiesan74
Mercoledì 9 Ottobre 2019, 13.08.20
3
Concordo con Area.
Area
Mercoledì 9 Ottobre 2019, 12.33.47
2
Ma perché non si parte dal Rock degli anni 60 invece che dal Blues? Potrei capire il parallelo e la parentela tra certo Blues e chessò quello che facevano Guns N Roses e Cinderella, che comunque era Hard Rock. Ma il Metal propriamente detto, in particolare le sue evoluzioni più estreme del Blues hanno conservato quasi nulla.
Heavy Metal Grin
Mercoledì 9 Ottobre 2019, 7.44.33
1
Grazie Alessandro per la bella recensione!!
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05/10/2019
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HEAVY – DAL BLUES DEL MISSISSIPPI AL BLACK METAL NORVEGESE
La recensione
 
 
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