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(ECHO) - Sotto la coltre di nuvole e oltre i confini.....
05/10/2019 (460 letture)
Il futuro del doom metal passa anche da Brescia e non a caso, dato che qui hanno il loro campo base gli (EchO), band capace di rinnovare costantemente la propria proposta allargando i confini del genere, senza perderne l'essenza. Il terzo disco Below the Cover of Clouds è uno dei migliori esempi di come si possa evolvere, recependo la lezione dei grandi e dei più recenti innovatori del genere, trovando al contempo una propria via personale al genere. Un'ottima occasione per scambiare due parole con Simone Saccheri, chitarrista della band, sul passato e sul futuro del gruppo....

Lizard: Buongiorno Simone e bentornati agli (EchO) su Metallized!! Terzo disco e terza intervista per voi… evidentemente avete davvero qualcosa di speciale!!
Simone Saccheri: Ciao! Grazie mille, ancora una volta, per questo spazio, è sempre un piacere per noi!!

Lizard: La vostra storia inizia a Brescia, ormai oltre dieci anni fa. Domanda forse impegnativa a inizio chiacchierata, ma eccola qua: siete soddisfatti della strada percorsa finora? Vi aspettavate di arrivare a pubblicare sotto etichetta un terzo album e proseguire ancora la vostra esperienza?
Simone: Difficile da dire! Onestamente non abbiamo mai pensato alla musica come qualcosa con un secondo fine, nel senso che nessuno di noi ha creato o è entrato in un gruppo doom sperando di avere successo, però abbiamo sempre cercato di cogliere le opportunità che abbiamo avuto. Sicuramente se dopo 12 anni siamo ancora qui a fare questo genere è perché ci piace ancora e, anche se non paga l’affitto o le bollette di nessuno, sicuramente ci ha dato tante soddisfazioni, sia dal punto di vista discografico che live. Ovviamente quando si parla della propria arte e della propria musica si pensa sempre che non si stia facendo abbastanza o che si potrebbe fare meglio, ma visto quanto è satura la scena e quanta poca attenzione riceve la scena doom non me la sento di lamentarmi di come siano andate le cose fino ad ora.
Per il discorso etichetta è strano, innanzitutto è stato strano dall’inizio pensare che ci sia una persona che non ci conosce, che non ci ha mai visto in faccia, disposta a investire per pubblicare la nostra musica, e onestamente ad ogni disco avevamo sempre paura di doverci rimettere alla ricerca, però il rapporto con BadMoodMan/Solitude ormai è ben assodato, ed è un onore far parte del roster di una label storica come loro.

Lizard: Ti va di raccontarci cosa è successo in questi anni? Noto che nella vostra pagina Facebook alla voce formazione è scomparso il nome di Simone Mutolo. Cosa è successo? Si è trattato di una scelta o di un evento imprevisto?
Simone: Onestamente a parte i cambi di formazione tutto è stato relativamente tranquillo, la scrittura e la produzione di questo disco sono state sicuramente meno tumultuose e complesse rispetto a quello precedente, mentre per quanto riguarda Simone, diciamo che si è piano piano allontanato dalla band, non prendeva più parte ai concerti ormai da oltre due anni, viveva lontano da noi e la comunicazione era ridotta al minimo, il che ha contribuito ad accentuare varie divergenze personali e artistiche, quindi quando è stata ora di iniziare a comporre attivamente nuovo materiale ci è sembrato avesse poco senso tenerlo a bordo.

Lizard: Veniamo quindi a Below the Cover of Clouds. Devo dire che la prima volta che l’ho ascoltato per intero sono rimasto impressionato, ma ho avuto bisogno di numerosi ascolti per apprezzarlo fino in fondo. Secondo te, quali sono le chiavi per entrare nell’album e apprezzarne la qualità?
Simone: Da interno al gruppo posso dirti che questo disco per noi è forse quello che suona più naturale, sarà che lo abbiamo scritto per la maggior parte in sala prove, ma a livello di composizione e anche a livello di feeling generale che ci da nel suonarlo live e in sala prove suona molto più istintivo e meno "macchinoso" dei precedenti, però abbiamo notato che per molti è meno immediato, il che per noi è abbastanza strano. Credo che in ogni caso cinque menti che lavorano assieme arrivino, anche se in maniera naturale, a sovrapporre molti "strati" alla musica, e forse proprio la tranquillità nella scrittura è riuscita a farci tirar fuori cose che nei lavori precedenti erano meno in vista. Credo che per apprezzare il disco bisognerebbe abbassare un po’ la guardia, nel senso che, anche se non pretendiamo di reinventare la ruota, noi rientriamo nel genere doom metal non perché lo abbiamo deciso a tavolino, ma perché il nostro modo di scrivere ci ha portato (e più o meno mantenuto) li, ma non abbiamo un’attenzione maniacale al rispetto dei canoni del genere, il che ci spinge anche su altri territori, a volte molto lontani dalle sonorità tipiche metal e doom metal, che magari per un ascoltatore più "fedele" di noi al genere possono suonare strani.

Lizard: Direi che la vostra personalità di band viene fuori in maniera preponderante: si sentono ancora le varie influenze, ma il modo nel quale i brani sono concepiti e sviluppati trasuda competenza e dedizione. Quanto tempo avete dedicato alla composizione dei brani e alla loro registrazione?
Simone: Grazie mille! Come dicevo prima noi facciamo la musica che ci piace fare come ci piace farla, quindi sicuramente chi conosce il genere capirà che band e artisti ci piacciono, ma non abbiamo mai voluto essere gli "Swallow the Sun italiani" o qualcosa del genere, credo che il nostro poco attaccamento ai canoni del genere che suoniamo ci abbia aiutato in questo.
Alla fine fra riarrangiamento di alcuni brani più vecchi e la composizione da zero di altri nuovi direi che ci abbiamo messo circa due anni per avere tutte le strutture dei pezzi finiti come sono, anche se le fasi di arrangiamento e gli ultimi ritocchi sono avvenuti direttamente durante le registrazioni.
La produzione è stata tutto sommato abbastanza snella, abbiamo impiegato tre giorni per la registrazione delle batterie, mentre per tutto il resto ci abbiamo messo circa 10 giorni, mentre poi abbiamo lasciato un paio di settimane a Greg Chandler per completare mix e mastering, quindi direi in totale 24/25 giorni, anche se sono stati un po’ sparpagliati fra autunno e inverno 2018, per questioni logistiche.

Lizard: La copertina dell’album è molto particolare e pur con toni certo non allegri, decisamente più colorata delle precedenti e rimembrante l’arte di Salvador Dalì. Chi è l’artista che l’ha concepita e cosa si nasconde sotto la coltre delle nuvole per gli (EchO)?
Simone: L’artista è Costin Chioreanu, lo abbiamo conosciuto sia tramite i suoi lavori sia tramite amici in comune che abbiamo in Romania, il suo approccio ci è piaciuto fin da subito guardando altri lavori che aveva fatto, e onestamente ci siamo affidati a lui quasi al 100%.
Diciamo che ci piace essere sorpresi dall’artista che si occupa delle grafiche dei nostri lavori, noi siamo totalmente profani per le arti grafiche, quindi solitamente forniamo musica e testi all’artista, e diamo solo alcune indicazioni molto basilari.
La scelta dei colori e dello stile è arrivata completamente da Costin, ci piace pensare che l’artista veda qualcosa in più o di diverso rispetto a noi nella nostra musica, anche perché sicuramente ha un orecchio più fresco rispetto a noi sulle canzoni, e riesca a portarlo fuori. Tutti questi colori abbastanza squillanti all’inizio ci hanno fatto alzare un sopracciglio, ma in brevissimo tempo abbiamo capito quanto in realtà avessero senso. Una cosa che abbiamo trovato interessante è che sia Eliran Kantor (che ha realizzato l’artwork del nostro primo album) che Costin hanno messo al centro della copertina una figura umana, benché Costin l’abbia stilizzata maggiormente, e in entrambi i casi la figura umana è stata una scelta loro, non influenzata da noi in nessun modo.

Lizard: Altra cosa che mi ha colpito moltissimo è l’alternanza/scontro tra momenti più riflessivi e calmi, che rimandano al post rock ed altri decisamente più aggressivi e tipici del gothic/doom. Avete costruito la scaletta seguendo una logica particolare, in tal senso? Perché confesso che a me, ad esempio, Awakening ha davvero dato l’impressione come di un improvviso risveglio dopo un’immersione nei sogni.
Simone: Onestamente le canzoni non sono state composte tenendo conto di una scaletta, come i precedenti questo album non è un concept, quindi la scaletta è stata fatta a posteriori, a disco finito, letteralmente prima di andare in mastering. Solitamente cerchiamo di dare un senso al disco una volta che tutti i pezzi sono pronti, non essendo un concept tendiamo a non far aumentare un elemento piuttosto che un altro man mano che il disco prosegue, ma cerchiamo di comporre la scaletta come se fosse quella di un live, abbastanza bilanciata. Facendo musica comunque abbastanza altalenante fra parti melodiche e pesanti credo che alla fine la cosa importante sia trovare un equilibrio fra le due cose, a livello di album.
Credo che tu abbia colpo in pieno il perché abbiamo scelto di mettere un pezzo come Awakening in chiusura: è uno dei più semplici sia a livello melodico che di struttura e viene subito dopo The Ferryman, che è il pezzo più violento dell’album.

Lizard: A questo punto, vorresti dirmi di cosa parlano i testi di Below the Cover of Clouds?
Simone: I testi prendono spunto per lo più dalle nostre esperienze di vita, particolarmente da quelle negative, in questo album in particolare riguardano Fabio molto da vicino, in quando ha scritto lui la maggior parte dei testi. Credo che in fondo i testi nascano quasi nello stesso modo delle musiche, sono un’espressione delle cose negative che succedono o che percepiamo, che noi cerchiamo di trasformare in qualcosa di bello.
In questo album alcuni testi prendono anche molto spunto dalla letteratura in particolare fantascientifica e dal cinema, ad esempio Blind Snow è ispirata da “L’eternauta” di Hèctor Oesterheld e The Ferryman è direttamente ispirato a “Stalker” di Andrej Tarkovskij.

Lizard: Il lavoro compiuto sia dal duo di chitarre che dalla sezione ritmica è impressionante e le melodie composte davvero belle: quanta importanza riveste attualmente la melodia per gli (EchO) e fino a dove intendete spingervi in tal senso?
Simone: L’elemento melodico è sempre stato fondamentale per noi, sia per le parti pulite che per le parti più pesanti. Credo che il nostro obiettivo da questo punto di vista sia mantenere tutto all’apparenza abbastanza semplice, nel senso che raramente andiamo a cercare accordi o armonizzazioni strane o dissonanti, però cerchiamo sempre facendo lavorare insieme tutti gli strumenti di creare vari strati di melodia, ad esempio su Culmine 2.18, nella seconda parte pulita, le due chitarre, il basso e le tastiere suonano 4 parti completamente diverse a livello di note, però l’obiettivo in quel caso era arricchire il suono, facendolo quasi sembrare un accordo singolo. In futuro è probabile che proveremo a osare di più, quello che vogliamo evitare sono tecnicismi o dissonanze fini a se stesse, ma dipenderà anche dalle idee future su cui metteremo mano e di cosa necessiteranno.

Lizard: Mi permetto anche un particolare complimento a Fabio Urietti, senza davvero nulla togliere all’incredibile lavoro di tutta la band: il suo growl è davvero intenso e ben si sposa con le parti in pulito. Sarei curioso di sapere, se ce n’uno o più di uno in particolare, quali sono i suoi riferimenti come interprete e cantante.
Simone: Grazie mille! Fabio ha lavorato moltissimo sui pezzi e sulla sua voce negli ultimi 3 anni. Se qualcuno ricorda come era andata sul precedente lavoro, il cantante precedente aveva abbandonato a metà produzione, quindi con i pezzi già scritti e per lo più terminati, subentrare in un disco "cucito addosso" a un’altra persona credo sia una delle cose più complicate che un cantante possa fare, e a fine produzione di questo disco ce ne siamo resi conto molto chiaramente: il salto di qualità per Fabio è stato enorme, e noi siamo molto soddisfatti del risultato e anche molto felici per Fabio, che è finalmente riuscito a trovare la sua dimensione nella band al 100%.
Come riferimenti ne ha diversi, i suoi cantanti preferiti della scena metal sono Loic Rossetti dei The Ocean, Jonas Renske dei Katatonia, Joel Ekelöf dei Soen, Anders Fridén degli In Flames, Mikael Stanne dei Dark Tranquillity, e poi ha sempre amato molto diversi cantanti lontani dal metal, come Mark Lanegan e cantanti jazz e blues più classici.

Lizard: Anche per questo album vi siete avvalsi della collaborazione di Greg Chandler. Ormai immagino che il rapporto con lui sia molto profondo. Ti va di parlarci degli altri ospiti che vi hanno affiancato? Chi sono e dove possiamo apprezzare il loro contributo?
Simone: Greg ormai ci conosce da praticamente 10 anni, ci siamo affidati a lui perché ormai sa esattamente cosa vogliamo a livello sonoro dalla nostra musica, e infatti sia per mix che per mastering è stato tutto estremamente rapido, credo abbiamo richiesto solamente 2 revisioni di due pezzi in tutto, il che lavorando in remoto è ottimo, ma ce lo aspettavamo ed è il motivo per cui abbiamo deciso di lavorare con lui ancora una volta.
Sull’album ci sono 4 ospiti, Il primo con cui abbiamo collaborato è stato Eduardo Ocampo, della band cilena Mourning Sun, che ha composto e registrato le tastiere per i pezzi (Y)our Warmth, Glimpses and Fear e The Ferryman. Successivamente in fase di produzione abbiamo invitato tre membri dei Plateau Sigma a contribuire alle canzoni, Francesco Genduso (che ha anche prodotto e registrato l’album) ha suonato tutte le chitarre acustiche presenti sul disco, ad esempio in Glimpses and Fear e in Blind Snow, Nino Zuppardo ha registrato la batteria nello special di Glimpses and Fear dando una vena più Jazz che tutti abbiamo amato fin da subito, mentre Manuel Vicari ha prestato al sua voce per i ritornelli e il finale di (Y)our Warmth.

Lizard: Faccio una domanda che recentemente ho rivolto anche ad un’altra band italiana. Si parla spesso di gruppi che non riescono ad avere il giusto riscontro in Italia e che invece ottengono grandi consensi all’estero. Vale anche per gli (EchO)? Quali sono i Paesi nei quali avete un seguito degno di questo nome?
Simone: Per quanto triste possa essere ammetterlo è abbastanza vero, in Italia credo sia sparita più che altro la curiosità e la voglia di scoprire band e dischi nuovi. Non sto dicendo che sia scomparsa del tutto, ma è sicuramente molto diversa rispetto anche solo al periodo in cui abbiamo iniziato: 10 anni fa era abbastanza normale trovare degli sconosciuti sotto il palco a vederti, mentre ormai quando si suona in casa sono sempre gli amici, e per la stragrande maggioranza sono altri musicisti che vogliono dare un minimo di supporto ai “colleghi”, ma il fan medio, non inserito attivamente nella scena sta lentamente sparendo, con le dovute eccezioni ovviamente e, ripeto, può essere che sia semplicemente un problema nella scena bresciana, o del doom metal a Brescia. La voglia di materiale nuovo e la curiosità è più viva all’estero sicuramente, ovviamente posso parlare solo per quanto riguarda noi e il nostro genere, magari per i gruppi power o thrash metal è completamente diverso, ma per quello che abbiamo potuto toccare con mano noi è così e quando vedi band che magari non sono spesso in giro fare in Italia 20 paganti e magari la settimana dopo farne 200 in Germania o in Belgio la cosa si fa abbastanza palese.
Noi siamo molto affezionati alla Romania, è il primo paese che abbiamo visitato fuori dall’Italia e da allora ci siamo sempre trovati benissimo, mentre un’acquisizione più recente è sicuramente il Belgio, onestamente non vediamo l’ora di poterci tornare.

Lizard: Immagino che a seguito della pubblicazione dell’album abbiate anche programmato un tour. Vi vedremo in Italia come headliner o magari di supporto a qualche band?
Simone: Al momento abbiamo solamente una data confermata, in Ottobre, al Doom Over Kiev, con October Tide, Tiamat e Antimatter e stiamo lavorando per altre date nel 2020. E’ sempre più dura trovarne, ma qualcosa si sta muovendo sia in Italia che all’estero, speriamo veramente molto di riuscire a portare la nostra musica in posti nuovi.

Lizard: Arrivati a questo punto, cosa volete raggiungere come band? Quali sono le vostre ambizioni?
Simone: Al momento stiamo lavorando per fare più live possibili sia in Italia che all’estero, il focus principale nei prossimi mesi sarà sicuramente questo, anche se abbiamo già alcune idee su cui lavorare per il futuro.
Onestamente speriamo di portare la nostra musica in posti nuovi, magari entro qualche anno riuscire anche a mettere il naso fuori Europa, e continuare con nuovo materiale, cercando di non cadere nella ripetizione e mantenere un suono originale.

Lizard: Bene, l’intervista è finita, complimenti ancora per il vostro Below the Cover of Clouds. Vuoi aggiungere qualcosa o salutare i nostri lettori?
Simone: Grazie infinite per tutto quanto, è sempre un piacere parlare con voi.
Ringrazio anche i lettori di Metallized per l’attenzione, se volete seguirci sui nostri canali ufficiali, siete i benvenuti.

Ancora grazie mille, alla prossima!!



Le Marquis de Fremont
Giovedì 24 Ottobre 2019, 18.25.19
1
Grande gruppo e personaggio molto onesto e naturalmente simpatico. Badano alla sostanza delle cose e quindi alla musica. Finora, solo ottimi album. Chapeau, come nel commento alla recensione. Au revoir.
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