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BLIND GUARDIAN - A tu per tu con l'album orchestrale
26/10/2019 (880 letture)
Il conto alla rovescia è quasi giunto allo scadere: dopo un’attesa durata anni, i Blind Guardian si accingono a pubblicare per Nuclear Blast il loro progetto più ambizioso, vale a dire l’album orchestrale Legacy of the Dark Lands. André Olbrich, chitarrista e co-fondatore della band, ha raccontato ai microfoni di Metallized i retroscena di ciò che a breve conosceremo col monicker Blind Guardian’s Twilight Orchestra, un progetto che ha impegnato la band dagli anni Novanta e che trova supporto in due grosse realtà: la City of Prague Philharmonic Orchestra e l’autore tedesco di bestseller Markus Heitz, il cui nuovo romanzo Die Dunklen Lande contiene il prequel del disco. Ecco di seguito l’interessante chiacchierata con il compositore del progetto!

Annie: Ciao André, sono Anna di Metallized, benvenuto! Come stai?
André Olbrich: Ciao Anna, molto bene grazie, tu?

Annie: Molto bene anch’io. Iniziamo subito con l’intervista… Il vostro sogno sta finalmente diventando realtà dopo vent’anni di lavoro: l’album orchestrale Legacy of the Dark Lands uscirà molto presto. Come vi arricchirà a livello di band e artisti?
André Olbrich: È veramente emozionante e sono davvero felice del risultato, la musica secondo me appare perfetta. È un sollievo perché c’è stato spesso il rischio di non concluderlo (ride, NDR). Non sai mai cosa succede nella vita, è stato davvero un lungo periodo e molte volte ho avuto paura ma ora è tutto ok, l’album è finito e sono molto contento.

Annie: Per ovvi motivi, Legacy of the Dark Lands è uno degli album più attesi e le aspettative sono alte. Ho notato che ci sono ventiquattro tracce…
André Olbrich: In realtà non sono ventiquattro canzoni, ma ventiquattro titoli. Come in Nightfall in Middle-Earth ci sono dei monologhi condotti da una voce narrante e anche questi sono titolati. Possiamo dire che ci sono undici tracce effettive.

Annie: Raccontami un po’ qual è il “segreto” dietro tutto ciò, cosa si cela in tutti questi anni di lavoro…
André Olbrich: Ok, partiamo dall’inizio… L’idea di base per questo album è nata nel ‘96 quando stavamo lavorando alle canzoni per Nightfall in Middle-Earth. Avevamo già scelto la via del concept tolkieniano, provando così ad addentrarci molto profondamente in questo concept e a comporre musica che davvero descrivesse e si adattasse alle atmosfere di Tolkien. Ho pensato di poterlo fare ancora meglio se avessi usato strumenti d’orchestra, il che voleva dire scrivere qualcosa di orchestrale e orientarlo su un personaggio centrale. Dopo aver composto un primo brano, Hansi l’ha aggiustato con il suo stile di scrittura e ha fatto un lavoro vocale completamente diverso rispetto a quanto fatto coi Blind Guardian: ha ideato diversi personaggi, cambiando la voce sulla base di questi… Mi è piaciuto molto ed eravamo davvero sbalorditi dal risultato di questa canzone, ci siamo detti: “Oh, è davvero straordinaria, suona così nuova, sarebbe un peccato se avessimo soltanto un brano così in un album… Dovremmo provare a comporre un disco intero che suoni unicamente così”. Questa è stata l’idea dietro tutto questo. Certo, a quel tempo avevamo la visione per la musica ma non sapevamo quanto sarebbe stata complessa una produzione del genere in termini di tempo e soldi (ridiamo, NDR). Era un progetto davvero enorme ma noi eravamo così ingenui e “infantili” a quel tempo. Ad ogni modo avevamo la nostra visione e ci siamo attenuti a quella senza arrenderci mai, fino a diventarci sempre più chiara. Abbiamo via via coinvolto persone con un bagaglio di conoscenza maggiore, come il nostro produttore Charlie Bauerfeind, che ha studiato orchestrazione e quindi poteva capire la complessità di un tale progetto. Ci ha spiegato “Ok ragazzi, non è così semplice come credete (ride, NDR)” e noi abbiamo detto “Non ci importa, lo vogliamo fare lo stesso”. Dopodiché abbiamo dovuto cercare persone con cui lavorare perché sai, le composizioni di André erano molto belle, le melodie portanti c’erano ma avevamo bisogno di qualcuno che sapesse trasporre tutto ciò su un’orchestra di novanta persone. Se avevo scritto una string session, la stessa andava moltiplicata per trenta, io non avevo scritto il tutto per trenta musicisti ma avevo usato un unico suono per tutti, la melodia da suonare ma non la partitura. Abbiamo lavorato con Matthias Ulmer, che si è occupato delle partiture rivedendo talvolta il sound che avevo ideato… Questa è stata la parte più difficile perché fino ad allora per il progetto avevo sempre lavorato senza regole, la mia musica era sempre stata un collage libero, se capisci cosa intendo. Talvolta capitava che mi si dicesse “Quello che hai fatto qui non è possibile” e io replicavo dicendo “Ma suona fottutamente bene, dobbiamo farlo!”. Matthias è stato molto bravo a rendere fattibile per l’orchestra ciò che ho ideato. È stato il nostro condottiero, indispensabile per vedere se l’orchestra avrebbe davvero potuto suonare il tutto, perché alcune cose ad esempio erano molto veloci o c’erano passaggi troppo dinamici… Lui conosce i musicisti ed è stato in grado di aggiustare il tutto a loro favore. A poco a poco abbiamo costruito ogni nota e l’abbiamo adattata finché non è diventata perfetta.

Annie: Quindi possiamo dire che il processo di realizzazione dei brani è stato del tutto diverso rispetto a quanto avviene per la scrittura di brani metal canonici…
André Olbrich: Sì, esatto, è un processo molto più complesso. Un gruppo rock o metal lavora diversamente e per me è più semplice scrivere brani in questo senso, ho la piena padronanza della chitarra e so cosa faccio, e mi è altrettanto facile scrivere la batteria o le linee di basso. In una canzone orchestrale diventa tutto più complesso, bisogna considerare un’ottantina di strumenti e una quarantina di coristi… Credo che l’orchestra intera contasse circa centotrenta componenti. Ogni nota deve essere accurata e nulla può essere lasciato all’improvvisazione. In un gruppo rock o metal si improvvisa, pazienza se in un assolo suono una nota anziché un’altra, non ha tutta questa importanza…

Annie: Sì, tra l’altro in una band ci si conosce tutti e da molto tempo, quindi è anche più semplice lavorare o lasciarsi andare all’improvvisazione…
André Olbrich: Già, decisamente.

Annie: Qual è stata la parte più difficile del lavoro con l’orchestra e quale invece è riuscita in modo più naturale?
André Olbrich: Per me la parte più semplice è stata scrivere da zero una canzone perché non mi sono mai posto alcun limite iniziale, mi sentivo davvero libero rispetto a quanto mi accade col metal. Nel metal mi sento più limitato, ho più vincoli, perché quando suono un riff con la chitarra conosco già altri riff, li ho già sentiti mille altre volte… Quando ascolto un brano metal mi capita di sentire sempre lo stesso riff. La difficoltà è stata nel creare un nuovo sound al fine di comporre qualcosa di impatto. Con l’orchestra posso usare un sacco di strumenti per comporre un sound nuovo. Di difficile c’è stato sicuramente il trovarsi tutti, considerati i numeri. Abbiamo avuto la fortuna di appoggiarci ad una location grande. La composizione in sé, comunque, è stata semplice, ma quando si è trattato di traslare il tutto su un lato più tecnico e adattarlo alla perfezione all’orchestra, per poi registrare il tutto, quello sì che è stato difficile. Prima di arrivare ad una partitura, gli step intermedi, si sono rivelati talvolta ardui ma non ti nego che è stato anche divertente.

Annie: Com’è nata la collaborazione con Markus Heitz? Ha lavorato insieme ad Hansi sui testi o di quelli si è occupato solo il vostro cantante?
André Olbrich: Qualche anno più tardi rispetto a quando abbiamo iniziato ad abbozzare il progetto sono usciti i film sulle opere di Tolkien, su cui si è creato un enorme hype commerciale: abbiamo iniziato a non sentirci a nostro agio con le tematiche perché avevamo paura che le persone pensassero che volevamo far parte di questo successo commerciale. Il nostro progetto, però, si connette da sé con questi temi senza dover coinvolgere dell’altro, quindi abbiamo voluto creare il nostro mondo seguendo un ideale fantasy, proprio perché la musica suonava di per sé fantasy. Hansi ha iniziato a cercare autori e dopo un paio di anni mi ha detto che stava leggendo un libro intitolato The Dwarves e che l’autore, Markus Heitz, faceva parte della nuova generazione di scrittori ‒a detta di Hansi, era il miglior libro che avesse mai letto. Gli ho detto: “Oh bene, sembra interessante, perché non contatti questo ragazzo e vedi come procede?”. L’ha chiamato e Markus ha detto ad Hansi: “Sono un grande fan dei Blind Guardian e ho molti dei vostri CD”. L’abbiamo invitato nei nostri studi, abbiamo suonato le demo orchestrali e se n’è innamorato, ha detto: “È davvero molto bello ciò che avete fatto, mi piacerebbe molto scrivere una storia per voi”. Dopodiché la collaborazione tra Markus e Hansi è diventata molto intensa, la musica c’era e creava emozioni differenti in ciascuna canzone: Hansi ha scritto i testi dei brani in modo che si collegassero ad una storia portante. Markus ha fatto un ottimo lavoro cercando di implementare le idee di Hansi. Il romanzo scritto da Markus (Die Dunklen Lande) è la base per l’universo creato, una sorta di prequel, e Hansi ha costruito i testi basandosi sul libro, proseguendo la storia da dove l’autore conclude il romanzo. Hansi ha avuto tutta la libertà di scrivere i propri testi, li ha scritti da solo, ma sono basati sull’universo creato da Heitz.

Annie: Per riassumere un po’, di cosa parla la storia?
André Olbrich: Beh… sfortunatamente non sono sul pezzo. (ride, NDR) Non ho ancora letto il libro, non ho trovato il tempo. È una cosa di cui si è occupato Hansi, io sono più il compositore e non ho ancora approfondito la storia.

Annie: Ok nessun problema (ridiamo, NDR), allora ti faccio una domanda da compositore: quale canzone è, secondo te, la massima espressione compositiva di Legacy of the Dark Lands e perché?
André Olbrich: Mmh… per me potrebbe essere (ci pensa un po’, NDR) In the Red Dwarf’s Tower. Secondo me è il brano più innovativo, non è un pezzo tipicamente classico e ha linee vocali straordinarie. Posso dire che qui siamo stati davvero molto creativi, ammiro molto quando sfruttiamo il nostro lato artistico e innovativo. Penso che questa musica sia nuova e unica. Creare qualcosa di nuovo è il traguardo più alto da raggiungere per un musicista e penso che né i ragazzi del metal né quelli della musica classica possano dire di aver fatto qualcosa di simile.

Annie: Come promuoverete l’album orchestrale dal vivo? Avete già qualche idea?
André Olbrich: È una cosa davvero difficile da fare perché sfortunatamente non possiamo metterlo sotto forma di tour. Quando lo porteremo live vogliamo che la resa sia perfetta, il che vuol dire che abbiamo bisogno di almeno ottanta musicisti e chiaramente puoi immaginare sia impossibile portare ottanta musicisti in giro per il mondo (ride, NDR). Stiamo pensando ad un grande evento, da programmare forse il prossimo anno… programmare eh, non realizzare! (ride, NDR) Quindi un grande evento o al massimo tre giorni, come un festival dei Blind Guardian, potrebbe essere un’idea. Al momento stiamo raccogliendo idee per vedere cosa possiamo realmente organizzare per i live e cosa no. È difficile perché, se registrare un’orchestra è già complicato, portarla su un palco lo è ancora di più se vuoi farlo nel modo giusto. Ho visto molte band fare ciò e non mi è piaciuto granché, soprattutto per le circostanze in cui l’orchestra si è esibita. La location dev’essere in un certo modo, il palco deve avere diverse condizioni, ci sono molti punti che bisogna considerare…

Annie: Qual è il tuo rapporto con i prodotti mediatici fantasy oggigiorno?
André Olbrich: Sono a tutti gli effetti un nerd sotto questo punto di vista, partecipo spesso a role games e ogni giorno gioco a Elder Scrolls, World of Warcraft, Final Fantasy e cose del genere. Ovviamente ho guardato e amato Game of Thrones, che secondo me è un prodotto fantasy molto maturo. Il fantasy è indubbiamente ispirazione per la mia musica. Ha molto da dirmi rispetto a, non so, gli horror…

Annie: E, da quello che puoi constatare, l’interesse per il pubblico nei confronti del fantasy è ancora vivo?
André Olbrich: Penso proprio di sì, per quella che è la mia esperienza. I giochi a cui partecipo, ad esempio, hanno molto successo e contano milioni di giocatori, così come serie tv come Game of Thrones hanno milioni di spettatori. Penso ci sia ancora molto interesse.

Annie: Ho un’ultima domanda per te: a chi è indirizzato l’album orchestrale?
André Olbrich: Posso dirti che non sarà un album per tutti, ma lo sapevamo già dall’inizio. Penso che tutti saranno sorpresi e il tempo ci dirà quanti dei nostri fan lo apprezzeranno. Sono sicuro che è un album che lascerà il segno.

Annie: Grazie mille per il tuo tempo, André, è stato davvero un enorme piacere. Ti lascio questo spazio per aggiungere qualsiasi cosa tu voglia!
André Olbrich: Spero che i nostri fan apprezzeranno questo album tanto quanto ci ha appassionato realizzarlo. Ci vediamo in tour nel 2021!



JC
Martedì 19 Novembre 2019, 16.22.07
23
Grazie per i link segnalati. A me piace molto leggere i testi e cercare di "vivere" le storie narrate. Sono un nerd e infatti amo i bardi
Silvia
Martedì 19 Novembre 2019, 13.23.13
22
A questo proposito ce n’e’ una molto interessante ad Hansi che viene linkata nella loro pagina Facebook (è un audio/video quindi penso che possiamo citarla in quanto non concorrenza). Ovviamente poi chi segue il gruppo assiduamente trova tutto ripetuto a mio avviso
Luky
Martedì 19 Novembre 2019, 13.14.59
21
@JC questa intervista io non l'avevo commentata appunto perché non aggiunge nulla di nuovo a quel che già sapevo, ma sul web se ne possono reperire altre dove le risposte sono molto interessanti, solo che è difficile trovarle perché magari sono di siti o canali youtube sconosciuti. Comunque forse André in questo caso non aveva molta voglia di parlare dei testi, però anche in questa intervista viene spiegato un po' di dietro le quinte.
Silvia
Martedì 19 Novembre 2019, 12.25.53
20
@JC a me sinceramente l'intervista e' piaciuta molto. Diciamo che le risposte di Hansi sono in generale piu' lunghe e dettagliate di quelle di Andre' o Marcus
JC
Martedì 19 Novembre 2019, 10.58.11
19
Silvia, tutto è possibile. Resto della mia opinione, in particolare sulla totale mancanza di interesse del 99% delle interviste, che non raccontano nulla di più o di diverso da quanto reperibile in sede di news, recensione, ecc., limitandosi a ripetere banalità che sono perfettamente intercambiabili da gruppo a gruppo, da album ad album. Un rito promozionale che però potrebbe essere svolto meglio, perlomeno preparandosi prima risposte a domande ovvie, come quelle riguardanti un concept album. Siamo al livello delle interviste da dopo partita dei calciatori... senza neanche il piccante della polemica sul rigore
Silvia
Martedì 19 Novembre 2019, 10.20.00
18
@JC, forse ha voluto lasciare tutto il discorso ad Hansi, magari si sono divisi “i compiti” nelle interviste 😅, anche perche’ pure Andrè è accreditato x i testi
SimonFenix
Sabato 2 Novembre 2019, 12.16.24
17
Progetto fuori tempo massimo secondo me, l'attesa è stata talmente lunga che l'interesse mi è sceso notevolmente, se lo comprerò sarà comunque l'edizione normale. Poi non sopporto i sequel, prequel o spin off in media diversi, nel senso se una storia è su un libro voglio che prosegua su un libro, no su un disco, un fumetto o altro.
JC
Venerdì 1 Novembre 2019, 8.06.40
16
comunque fa decisamente scendere le gonadi leggere, in questa come in altre interviste, che professionisti non sappiano dire neanche due parole sull'argomento dei testi delle canzoni. Non documentarsi su una parte importante del proprio lavoro solo perché se ne occupa in modo specifico un altro lo trovo assurdo. Aggiungo poi che almeno essere in grado di dare una risposta di due righe, superficiale e sommaria, come peraltro si fa in tutte le interviste (infatti sempre poco o nulla interessanti e fatte con lo stampino), è proprio il minimo sindacale. Altrimenti non rilasci interviste. Dai su... manco tre parole da press kit...
HeroOfSand_14
Giovedì 31 Ottobre 2019, 19.50.43
15
Mi ero perso l'intervista, brava Anna, calza a pennello in attesa dell'uscita del disco. Non penso ai singoli, sono curioso di sentire come suonerà nella sua interezza
Silvia
Martedì 29 Ottobre 2019, 21.12.36
14
Ciao Lisa 😀 sì ormai manca una settimana circa! @Painkiller vero 🤣🤣🤣
Painkiller
Martedì 29 Ottobre 2019, 21.00.52
13
@Silvia: separati nella culla! 😂
lisablack
Martedì 29 Ottobre 2019, 20.31.16
12
Manca poco eh Silvia😀...
Silvia
Martedì 29 Ottobre 2019, 20.28.13
11
X il pre-ordine sono ancora indecisa fra il digipak e l'earbook che contiene un 3o CD senza interludi. @tino A Twist in the Myth è l'album del nuovo corso che preferisco e penso che le ultime uscite siano penalizzate dalla produzione e dalle sovraincisioni. @Painkiller, noi sempre con gli stessi gusti 😂😂😂
Silvia
Martedì 29 Ottobre 2019, 20.27.12
10
Ok allora è la formattazione 😅... volevo dire che anche a me come a Beta i pezzi sembrano in tipico stile Blind Guardian ma senza le parti elettriche .. A dire il vero è esattamente ciò che mi aspettavo, forse immaginavo parti più acustiche "medievali" ma vediamo come sarà l'album, non si può ancora giudicare secondo me
Silvia
Martedì 29 Ottobre 2019, 20.25.08
9
Non riesco a commentare 😅
Beta
Martedì 29 Ottobre 2019, 15.26.07
8
Comunque per il live potrebbero fare una roba tipo Evanescence: suonare ogni sera con un'orchestra diversa che si trova nel luogo dell'evento e che si è studiata i pezzi. Non chiedetemi come diavolo hanno fatto, sta di fatto che è venuta fuori una bomba di tour mondiale ... probabilmente ci riuscirebbero anche loro, viste lecapacità ma è indubbiamente non semplice XD
Beta
Martedì 29 Ottobre 2019, 15.22.47
7
Bell'intervista, svela qualche retroscena indubbiamente interessante e che aiuta a capire meglio il progetto. Painkiller: il fatto che trovi che della loro musica ci sia solo il cantante penso sia voluto si capiva già dal progetto e con questa intervista si capisce ancora di più che avevano proprio in mente di fare qualcosa di diverso per curiosità, sai invece che a me sono suonate molto "Blind Guardian"? Nel senso che ho avuto proprio l'impressione di sentire la musica dei Guardian, semplicemente fatta con l'orchestra anzi che con le chitarre elettriche XD tant'è che mi sarei aspettata qualcosa di ancora più .... diverso XD pensa te XDXD comunque, con la penultima risposta citata da Shock André sta dicendo che sanno perfettamente che un disco del genere non piacerà a tutti, cosa per me ovvia, dato che gli album orchestrali possono risultare dei mappazzoni e non tutti amano queste sonorità. Io apprezzo molto il fatto di voler fare qualcosa di diverso anche col rischio di deludere i fan che potrebbero farsi una dormita perché non sopportano certi tipi di componimenti. A chi non piacciono certe sonorità non piacerà nemmeno il disco, a chi piacciono probabilmente risulterà bello (se fatto bene, ovviamente) e probabilmente ci saranno più casi della prima categoria che della seconda. Amen. Bravi per il coraggio.
Painkiller
Lunedì 28 Ottobre 2019, 21.09.10
6
L’Intervista è molto bella, è interessante per capire quali intenzioni avessero. Peccato che per quello che ho sentito trovo che il risultato sia pessimo. Una cosa è certa, c’è il nome Blind Guardian ma di loro nella musica prodotta c’è solo la voce di Hansi. Spero solo che si siano sfogati con le orchestrazioni e che il prossimo album sia di sano power teutonico senza fronzoli.
JC
Lunedì 28 Ottobre 2019, 20.29.13
5
Io sono cresciuto con Tales e Somewhere, due dischi che ho adorato e imparato a memoria. Pur essendo un fedele di Tolkien, che al liceo ho letto e riletto, già avevo trovato difficoltà ad appassionarmi a Nightfall (oggi capisco che era un capolavoro, all'uscita andai a vedere il tour, ma come disco preferii Knights of the Cross dei Grave Digger!!!). Oggi ho quasi 40 anni e i dischi li compro ahimè più per collezionismo, avendo pochissimo tempo per ascoltarli... l'ho ordinato in vinile picture disc, chissà quanto girerà sul mio giradischi. Eppure aspettavo quel disco da quando ero un ragazzo...
tino
Lunedì 28 Ottobre 2019, 16.25.48
4
da fan dei guardian l'ultimo album che ho goduto è stato a twist in the myth, un gran bel disco, poi mi è scesa la catena. Pertanto continuerò a non seguirli in questa impresa perchè preferisco chi fa operazioni di snellimento, come satnno facendo ad esempio rage (precursori) o queensryche, ripartire dal basso puntando sulle canzoni. Le operazioni troppo orchestrali e magniloquenti le lascio ad appassionati più pazienti ed intellettuali
melkor
Lunedì 28 Ottobre 2019, 15.34.31
3
bella intervista, per l album ho molti dubbi . ho fatto fatica ad arrivare alla fine delle songs e dubito che riusciro' a sentirne 11 ( o 24 ) di fila, comunque saro' felicissimo di essere smentito quando uscira'
Shock
Lunedì 28 Ottobre 2019, 15.07.10
2
La penultima domanda è eloquente: lascerà il segno, si per tanti in negativo, e per tanti fans del Guardian soprattutto (visto che sono anni che non fanno un disco decente).
Silvia
Lunedì 28 Ottobre 2019, 15.03.10
1
Grazie Annie, bellissima intervista! 😃 Molto interessante poi sapere che hanno in mente di organizzare una 3 giorni (chissà quando visti i loro tempi 😅, l'ultima è stata fantastica! Ormai manca poco all'uscita dell'album, non vedo l'ora dato che soprattutto il secondo singolo mi è piaciuto parecchio!
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