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OPETH + THE VINTAGE CARAVAN - Alcatraz, Milano - 09/11/2019
15/11/2019 (803 letture)
Da amante del mondo progressive devo ammettere di essermi sempre fatto sfuggire l’opportunità di vedere una delle migliori band della storia di questo fantastico genere, gli Opeth. Motivo in più per assistere al concerto del sabato appena trascorso all’Alcatraz di Milano. Tra i pregi della serata c’è sicuramente l’orario di inizio, gli svedesi headliner sono schedulati per le 20:00. Tra i difetti invece c’è da annoverare l’abbandono dal locale che avviene sempre in maniera frettolosa poiché successivamente la location si trasforma in discoteca: volendo dirla tutta sarebbe la funzione principale della venue milanese. Non essendo la mia prima volta all’Alcatraz è sempre divertente ammirare come l’uscita del mondo metallaro si scontra con l’ingresso del mondo tamarro milanese, ciò mi strappa sempre un sorriso amaro. Bando alle ciance, tuffiamoci nel racconto della serata, la cui apertura è stata affidata agli islandesi The Vintage Caravan, un power trio molto brioso e affiatato che ha scaldato ottimamente sia gli astanti che la fredda atmosfera lombarda.

Già dal nome abbiamo intuito che la band d’apertura avrebbe portato sul palco un repertorio molto rétro, il loro stile infatti è contaminato da reminescenze del rock psichedelico di sessantiana memoria, con innesti hard rock anni 70. Un genere molto intrigante e tutto sommato adeguato a intrattenere il folto pubblico che ha cominciato a radunarsi nel parterre tra le 18, ora di apertura cancelli, fino alle 18 e 45, ora di inizio dei Vintage Caravan. La puntualità nella gestione del concerto è stata eccezionale, dopo una cinquantina di minuti di esibizione gli Islandesi si congedano con un compiaciutissimo saluto acclamati dal pubblico, per far spazio ai tecnici incaricati di allestire il palco per i più blasonati svedesi.

Giusto il tempo di controllare il risultato dell’Inter contro il Verona e alle 20:00 spaccate partono le note registrate dell’intro Livets Trädgård, opener del nuovo In Cauda Venenum. La scelta di Mikael Åkerfeldt di interpretare i brani in lingua originale deriva proprio dal fatto che il disco è stato pensato e concepito in svedese, perciò anche sul palco i nostri hanno onorato la loro idea. Si prosegue con Svekets Prins, proprio come prestabilito dall’ordine del disco, ma fin qui le emozioni scaturite dall’ascolto non si rivelano soddisfacenti. È con The Leper Affinity che si nota come gli Opeth siano in grado di stupire. Il cambiamento è netto, la folla è in evidente visibilio e la qualità del concerto si innalza vertiginosamente. Il growl di Mikael è impeccabile, limpido e cristallino tanto da essere perfettamente all’altezza della registrazione in studio avvenuta ben 18 anni fa. Un mostro da palco, i passaggi dal growl alla voce pulita sono da accademia, così come la tecnica sopraffina di Martin Axenrot. Sempre dall’album In Cauda Venenum si passa a Hjärtat Vet Vad Handen Gör: qui invece le emozioni suscitate sono notevoli e posso concludere che l’ascolto dal vivo è stato più soddisfacente del brano in studio, che era uno dei pochi ad avermi soddisfatto, ad onor del vero. Le immagini proiettate, i giochi di luci e i video si sono amalgamati alla perfezione con i brani suonati, soprattutto nel caso di Reverie/Harlequin Forest, perfetto connubio di immagini, parole e musica. Una traccia eccezionale, resa alla perfezione dal vivo con il susseguirsi sullo sfondo di inquietanti alberi di un cupo bosco. Il buon Mikael, a cavallo tra una lunga canzone e un’altra, si è lasciato andare a parecchi discorsi, tra cui un ringraziamento al nostro bel paese per aver sfornato eccezionali band progressive nel florido periodo degli anni 70. Il tributo che ha voluto fare a quel decennio riguarda l’accoppiata puramente prog Nepenthe-Moon Above, Sun Below, quest’ultima ritenuta una delle più difficili e complesse da suonare proprio a detta del frontman. Torniamo al periodo più dark e oscuro degli Opeth con la cupissima ballad Hope Leaves seguita dalla ben più aggressiva The Lotus Eater. Infine Allting Tar Slut a precedere la classica “finta” uscita di scena, prima dell’Encore.

Per quest’ultimissima e conclusiva parte del concerto, diciamo di 20 minuti complessivi, i nostri hanno virato per la title track del penultimo uscito Sorceress. Confesso colpevolmente di aver sentito quel brano, e in generale tutto il disco, la prima nonché ultima volta 3 anni fa e non mi aveva suscitato praticamente alcuna emozione. Dal vivo invece ho apprezzato l’esibizione e come successo già con Reverie/Harlequin Forest la fusione tra video e musica è vincente, i giochi di luci alternati sul verde e rosso -per riprendere le piume del pavone della copertina- sono estatiche. Ad introdurre l’ultimissimo capitolo di questa serata Mikael vuole spendere due parole al riguardo, dicendo che la prossima traccia l’hanno suonata un milione di volte. Quindi perché non suonarla un milione e una volta? È il turno di Deliverance, forse la migliore dell’intera esibizione. I tredici minuti finali volano leggeri e fluidi, tra growl potenti e assoli interminabili, un momento da incorniciare.

Gli Opeth dal vivo spaccano, c’è poco da girarci attorno. L’esibizione è potente, inframezzata da discorsi super divertenti e coinvolgenti di Mikael Åkerfeldt, professionista esemplare che ha ringraziato ognuno di noi almeno una decina di volte per essere venuti. Questo dovrebbe essere il comportamento di ogni musicista che con orgoglio ringrazia i propri fan di aver partecipato. È triste constatare che questo avvenga raramente, lui invece preferisce essere una piacevole eccezione. I lettori mi vogliano scusare ma ho avuto problemi con la macchina fotografica pertanto invece delle consuete foto semi professionali che potete trovare a corredo dei miei report vi devo tediare con alcuni scatti presi con il cellulare. Labili e inconsistenti diapositive di una serata all’insegna del prog death, decisamente migliore di quello che si può evincere da queste poche fotografie.

SETLIST Opeth

1. Livets Trädgård / Garden Of Earthly Delights
2. Svekets Prins / Dignity
3. The Leper Affinity
4. Hjärtat Vet Vad Handen Gör / Heart In Hand
5. Reverie/Harlequin Forest
6. Nepenthe
7. Moon Above, Sun Below
8. Hope Leaves
9. The Lotus Eater
10. Allting Tar Slut / All Things Will Pass

---- ENCORE ----
11. Sorceress
12. Deliverance



mauri
Venerdì 15 Novembre 2019, 14.21.58
4
bellissimo concerto l'unica peccha l'uscita da una parte chi era al guadaroba dall'altra chi voleva uscire un intasamento mai visto quelli del locale dovrebbera fare qualcosa
Havismat
Venerdì 15 Novembre 2019, 13.11.36
3
Una serata splendida. Prestazione eccezionale di una band eccezionale. Tutti i pezzi sono stati eseguiti alla perfezione. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla resa dal vivo di “Moon above, Sun below”: avevo storto un po’ il naso vedendo la scaletta, invece ho dovuto ricredermi. Grandi Opeth.
DraKe
Venerdì 15 Novembre 2019, 12.33.13
2
Visti l'ultima volta x il tour di supporto di Ghost reveries.... perfezione esecutiva e suoni fedelissimi al disco. Oggi mi piacerebbe vedere quanta gente andrebbe a vederli se non dovessero più fare i vecchi pezzi! Ragionamento che vale x molti altri gruppi ovviamente....
mauroe20
Venerdì 15 Novembre 2019, 12.07.20
1
grande affluenza e concerto impeccabile
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