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MESMUR - Ombrosità terrena
03/12/2019 (387 letture)
I Mesmur sono tornati il 29 novembre con il loro terzo album intitolato Terrene. In occasione dell’uscita del disco abbiamo incontrato Jeremy, chitarra e synth del gruppo, che ci ha raccontato i retroscena di questo full-length di inediti.

Annie: Ciao Jeremy! Iniziamo subito con le domande sul vostro materiale inedito. Terrene è il titolo del vostro nuovo album e si tratta del terzo capitolo della vostra discografia. Possiamo dire che il terzo album rappresenta per le band una sorta di banco di prova. Quali sono le vostre aspettative per questo disco?
Jeremy: Abbiamo voluto rimanere fedeli a ciò che abbiamo realizzato fino ad ora, senza però cadere nelle ripetizioni di quanto gli ascoltatori conoscono già dai lavori precedenti. Sono davvero emozionato per questa uscita. Prosegue quanto fatto dagli altri due dischi e, allo stesso tempo, declina la musica in altri modi differenti.

Annie: I vostri precedenti album, Mesmur ed S, sono stati molto apprezzati sia dai nostri lettori che da altre testate internazionali. Cosa troveremo su Terrene in termini di sound? Avete sperimentato in qualche modo con le vostre risorse? Ho notato che stavolta avete collaborato con un flautista e un violoncellista…
Jeremy: Il sound non è fondamentalmente cambiato in quest’album ‒ci sono ancora riff pesanti, chitarre dissonanti, growl cavernosi, eccetera. Ad ogni modo, penso che le composizioni appaiano più mature, con un focus maggiore sulla direzione che i brani devono prendere. La tensione viene spezzata in alcune parti con sezioni che appaiono melodiche e viscerali come mai abbiamo fatto prima d’ora. Nell’album c’è della sperimentazione che potrebbe infastidire i puristi del doom metal, come i blastbeat alla fine di Eschaton o l’apertura prog/jazz di Caverns of Edimmu, ma noi non amiamo fossilizzarci nelle convenzioni di genere. Il flauto e il violoncello che hai menzionato sono, inoltre, due cose nuove. Il violoncello è stato registrato dall’artista russa Nadia Avanesova, mentre il flauto da Don Zaros, che penso conosciate dalla band Evoken. Abbiamo lavorato molto bene con entrambi i musicisti, e la loro collaborazione ha aggiunto una notevole qualità alla proposta rispetto ai lavori precedenti.

Annie: Paragonando Terrene ad S, quanta importanza avete dato alle digressioni ambient?
Jeremy: Che siano un passaggio singolo o una sorta di background fisso dietro i brani, penso che i tratti ambient saranno sempre parte degli arrangiamenti dei Mesmur. L’immagine associata all’ambient assume diverse sfumature da S a Terrene. Se con S gli arrangiamenti sono stati creati per evocare l’immagine del profondo spazio, l’estetica di Terrene è, se vogliamo, più concreta, piena di paesaggi battuti dal vento, esalazioni nocive e così via. Come sempre, abbiamo usato il synth e suoni di tastiera più vintage come il mellotron, che penso aggiunga un certo che di angoscioso ed eterno alla musica. Sia le parti melodiche di tastiera che i filtri e gli elementi atonali aiutano ad arricchire l’atmosfera evocata. Speriamo rendano il disco ancora più immersivo per chi lo ascolterà.

Annie: I vostri brani sono riconducibili al filone doom metal ma, come detto poco fa, siete soliti andare oltre gli stereotipi che il genere di riferimento offre, anche per quanto riguarda le tematiche affrontate. Ad esempio, il vostro lavoro precedente è stato molto particolare ed era focalizzato sul concetto di entropia. Parlando di Terrene, quali sono i significati che collegano i brani della tracklist? I titoli Terra Ishtar ed Eschaton, ad esempio, appaiono intriganti…
Jeremy: Non è un concept album come lo è, ad esempio, The Wall, ma in tutti i brani ci sono rimandi all’apocalisse e alla rovina, così come coesistono cenni alla mitologia babilonese e della Mesopotamia. Che il mondo in rovina rappresentato nelle canzoni sia la Terra o qualsiasi altro universo è lasciato alla libera immaginazione. Eschaton è ovviamente un riferimento alla parte finale dell’apocalisse biblica in cui il genere umano è giudicato, e la canzone contiene citazioni parlate tratte dal filosofo francese Jean Baudrillard riguardanti il coinvolgimento dell’uomo nella distruzione della Terra. Terra Ishtar è sia un riferimento alla dea della Mesopotamia che alla regione Ishtar Terra di Venere, che è l’ispirazione per il paesaggio descritto nel pezzo. Nel brano finale, Caverns of Edimmu, gli uomini sopravvissuti hanno trovato un ultimo riparo in una location sotterranea. Nella mitologia della Mesopotamia, gli “edimmu” erano gli spiriti senza pace e rancorosi delle persone defunte.

Annie: La domanda sorge ora spontanea: da dove traete tutta questa ispirazione?
Jeremy: Il nostro cantante Chris ed io abbiamo lavorato insieme ai testi di questo nuovo album. Personalmente, essendo un grande fan di film e serie sci-fi/horror, elementi che provengono da questi mondi trovano spesso luogo nei miei brani. Mitologia e religione sono sicuramente un’altra fonte di ispirazione riscontrabile in Terrene. Quando scrivo i testi, preferisco iniziare da un’idea centrale per poi costruire tutto intorno ad essa. Il brano Terra Ishtar è un esempio, prima ho menzionato che evoca l’atmosfera del pianeta Venere. Il pezzo veicola una visione della punizione e del tormento del singolo sugli errori commessi, e si basa su una teoria che ho letto anni fa che colloca l’inferno cristiano sul pianeta Venere. Ciò si collega anche ad altri temi apocalittici racchiusi nel disco se considerate che molti scienziati pensano che Venere, in passato, possedeva un’atmosfera e un clima simili a quelli della Terra.

Annie: Recentemente, per l’uscita di Terrene, avete rinnovato la firma con Solitude Productions. Quali obiettivi vorreste raggiungere grazie a questa collaborazione?
Jeremy: Il primo obiettivo per me, in realtà, sta nella scrittura e nella registrazione del materiale e consiste sempre nel superare me stesso mediante ogni mio progetto musicale. I ragazzi della Solitude sono persone grandiose, e spero che l’album dia i suoi frutti anche per loro.

Annie: Settimane fa avete anticipato la pubblicazione del disco con il singolo Babylon. Ti va di dirci qualcosa in più sul brano?
Jeremy: Babylon è probabilmente il pezzo più diretto dell’album dal punto di vista musicale, forse il più vicino per stile al funeral doom metal. Ho pensato fosse il più diretto e il più forte da lanciare come singolo, considerando che le altre canzoni danno il loro meglio nel contesto complessivo di Terrene. Chris ha scritto il testo di Babylon, che è un ritratto vivido della caduta dell’antica città. Una delle parti più oscure dell’album, sicuramente, sia dal punto di vista delle lyrics che per quanto riguarda la musica.

Annie: La formazione dei Mesmur è internazionale e avete musicisti che provengono da Italia, Stati Uniti e Australia. Considerando la distanza, come vi siete approcciati al songwriting di Terrene? Vi siete incontrati da qualche parte oppure avete sfruttato la tecnologia per lavorare?
Jeremy: Il processo compositivo è stato lo stesso che abbiamo seguito per gli altri due dischi. Ho composto la musica e ho registrato dei demo con dei “tappabuchi” programmati per batteria e basso. Chris ha successivamente lavorato alle idee vocali e ci siamo supportati a vicenda per la stesura dei testi, mentre lui ha aggiunto le sue tracce ai miei demo. Talvolta siamo andati avanti e indietro sui passi appena compiuti, mettendo mano alla struttura delle canzoni accorciando o allungando sezioni strumentali per adattarle meglio alla voce. Una volta soddisfatti dello scheletro della canzone, John e Michele hanno elaborato le mie idee originarie donandogli il loro tocco registrando realmente il basso e la batteria. Michele possiede un background molto solido in termini di teoria musicale e ha dato un aiuto sostanziale per tutti i brani, ritoccando melodie e armonie qui e là. Lui non era presente sul nostro primo album ma posso dire che è stato sicuramente un ottimo ingresso nella formazione quando stavamo lavorando ad S qualche anno fa. La tecnologia è essenziale per il modo in cui tutti noi lavoriamo insieme, dall’utilizzo dei programmi che ci consentono di sviluppare le nostre idee grezze alle modifiche sulle tracce tramite DAW (digital audio workstation, NDR) per racchiudere le idee di tutti, passando per la condivisione dei file stessi. Non ci siamo mai incontrati di persona, quindi è necessario adottare delle strade alternative quando non puoi sederti in sala prove coi tuoi compagni di band per comporre i brani.

Annie: Secondo la tua esperienza, qual è il segreto per emergere nella scena funeral doom ai giorni nostri? In altre parole, cosa fa realmente la differenza?
Jeremy: Se ti focalizzi troppo su regole e convenzioni di genere, molto probabilmente non farai nulla che non sia già stato fatto altre mille volte in passato, e probabilmente non riuscirai ad emergere. La chiave, secondo me, consiste nel lasciarsi andare un po’ senza forzare le cose affinché vadano come vogliamo. Mi piacciono molti altri generi oltre al funeral doom, e penso che ciò emerga un po’ dalla musica che compongo. Quando scriviamo come Mesmur, ci poniamo chiaramente alcuni confini in cui restare con la nostra proposta, ma ci teniamo ben alla larga da rendere questi “paletti” delle regole ferree che soffocherebbero la creatività. Il funeral doom che suoniamo noi è diverso da quello che ascolto in giro, ma se emergiamo nella scena è infine merito degli ascoltatori.

Annie: State ragionando su alcuni programmi per promuovere Terrene dal vivo?
Jeremy: Per ora, così come nel futuro prossimo, la band è e sarà un progetto che trova forma soltanto in studio, quindi non ci sono programmi per suonare dal vivo.

Annie: Ti ringrazio molto per il tempo concesso a questa intervista, ora lascio a te la parola per congedarti…
Jeremy: Grazie mille per questa bella opportunità! Terrene è disponibile in streaming gratuito su Bandcamp e potete inoltre acquistarne una copia sia tramite noi che attraverso Solitude Productions.



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