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MORTIIS - Io sono Mortiis!
25/12/2019 (655 letture)
È arrivato Natale, e al posto di un omone tutto rosso e bianco, noi di Metallized lo festeggiamo con il ritorno di Mortiis! Dopo un periodo nell'industrial, il maestro della dungeon synth ritorna sul suo genere natio con Spirit of the Ribellion. Gli abbiamo chiesto alcune inevitabili curiosità su questo cambiamento, volendoci poi soffermare sull'album in sé nello specifico. Buona lettura!

Candal: Benvenuto su Metallized! Prima di partire con le domande e giusto per rompere il ghiaccio natalizio, come te la passi?
Mortiis: Ciao! Io tutto bene, e a te?

Candal: Bene grazie, siamo carichi e pronti per le domande. Inizio subito con una curiosità doverosa: come mai questo ritorno alle origini del dungeon synth dopo il periodo industrial?
Mortiis: Uhm, ti dirò, non c'è una singola ragione specifica. È stato più come sentire un bisogno che si è fatto sempre più forte nel tempo. Probabilmente il tutto è iniziato qualche anno fa, stavo iniziando a sentire piano piano la mancanza della maschera. Sai, ho sempre pensato di esser capace di far davvero delle belle foto con la maschera e ho iniziai a pensare "cazzo, mi manca". Sono sempre stato una persona molto legata alla spettacolarità, come ad esempio Kiss, W.A.S.P. e altre band con un'immagine molto d'effetto. È stata una parte fondamentale della mia vita come penso tu sappia, come si può facilmente intuire da tutto il trascorso con Mortiis, che era a sua volta fortemente legato all'immagine. Ho iniziato quindi a sentire un po' questa mancanza, che è iniziata lentamente ma che mi ha sicuramente portato all'idea di far qualcosa che fosse semplicemente me in solo. Questo anche perché essere in una band e con tutte le persone che ci girano intorno diventa complicato, è pieno di considerazioni da rispettare e la gente inizia a discutere o litigare. Dopo un po' di anni del cazzo, le cose si son complicate ed è per questo motivo che noi con la band Mortiis, come band industrial rock, abbiamo deciso come dire, no proprio di scioglierci, ma ci siamo presi una lunga pausa, il che penso sia un po' come dire alla fine che in effetti ci siamo sciolti. Sai, quando ho visto tutto ciò all'orizzonte, guardavo alla band e realizzavo che non sarebbe ancora durata per molto. E così ho iniziato a pensare "Cosa potrei fare? Voglio ancora fare qualcosa ma stavolta meno complicato, ci sarò solo io: una persona, un'unica direzione. Nessun problema del cazzo, niente complicazioni. E quindi da ciò ho capito che il tempo era arrivato, era ora di far questo ritorno alla base, giusto per rendere chiara l'idea.

Candal: Accidenti, capisco. Quindi diciamo che adesso preferiresti essere più un lupo solitario, per dirla in questa maniera.
Mortiis: Sì, anche se effettivamente non è durata molto. Cioè, quel che voglio dire è che alla fine devi sempre aver a che fare con manager e quel genere di roba ancora una volta, perché sono quel tipo di figure che ti servono se vuoi uscire là fuori e fissare qualche spettacolo. Anche l'appuntamento per questa intervista è stata fissata da qualcun altro. È chiaro che ci saranno sempre altre persone coinvolte nel complesso, ma per quanto riguarda la musica in sé volevo essere solo io, ed è così che mi sento proprio ora.

Candal: Bene bene, vedo che hai le idee molto chiare. A questo punto però ti faccio la domanda inversa: a cosa fu dovuto a quel tempo il cambio di genere? Il trasformarsi da un progetto one man band ad uno industrial con altri musicisti.
Mortiis: A quel tempo, il tutto fu dovuto al fatto che stavo realizzando l'album The Smell Of Rain, e quindi insomma, avevo bisogno di musicisti ospiti affinché potesse essere completato. Ad esempio avevo bisogno delle chitarre, dato che io non la suono, e una volta che il disco fu registrato decisi che volevo anche andare in tour, e ovviamente per far musica live il modo più emozionante per farlo era trovar qualcun altro per suonare gli strumenti. Così mi attrezzai con un batterista, un chitarrista, e io a far le vocals. È stato praticamente questo, hai bisogno di una band per suonare quelle cose ed è stato questo il motivo principale. Poi inoltre realizzai che in effetti mi stava piacendo molto essere in una band. È stato davvero molto divertente e stimolante, praticamente assurdo per un bel po'.

Candal: Perfetto, grazie per la risposta. Quindi ora, parlando del nuovo album, c'è questo ritorno al genere dungeon synth ed è inevitabile non pensare a scenari fantasy o medievaleggianti. Per questo ero curiosi di sapere qualcosa in più sulle tue ispirazioni culturali. Non so, in senso generale intendo, musica, film, libri e così via.
Mortiis: Allora, so che a riguardo di questi temi fin dall'inizio tantissime band dungeon synth si son basate su elementi fantasy e medievali. Non è propriamente ciò che faccio io con Mortiis. Cioè, quel che voglio dire è che ogni cosa è tratta dal mondo che ho creato io stesso. Non so quanto sia noto ai più, ma anni fa realizzai un libro ed è da lì che viene fuori Mortiis. Non è necessariamente roba che ha a che fare con dei fottuti Robin Hood o dei dragoni cazzuti (ride ndr.), non è ciò da cui provengo. Se gli altri vogliono focalizzare il loro lavoro su queste cose possono tranquillamente farlo, io semplicemente vado da un'altra parte. Comunque scusami, non sto ricordando la seconda parte della domanda…

Candal: Era una domanda sui tuoi gusti in generale.
Mortiis: Il mio background culturale è quello tipico norvegese, ma sai veramente molta gente pensa che il mondo da cui debba trar ispirazione sia quello delle foreste, del capellone vichingo, ma di nuovo ripeto tutto ciò non era veramente me. È un po' difficile dire con precisione da dove Mortiis prenda le sue idee. Insomma, sono sempre stato quel tipo che tira fuori la roba dal suo mondo interiore, inventandosi semplicemente cose, così come ho inventato l'intero mondo da cui Mortiis prende sempre tutti i suoi concetti e tematiche. C'è stato una sorta di ritorno al passato, a quel tempo in cui c'era questo mio libro in circolazione chiamato "Secrets of My Kingdom", che conteneva al suo interno tutto quanto. Ancora una volta un sacco di gente ha creduto che il mondo fosse basato sulle montagne norvegesi, anche se io non lo avevo davvero concepito in quel modo. Inoltre, ho vissuto per molto tempo in Svezia durante gli anni novanta, quando inventai praticamente la maggior parte delle cose. Vivevo in una piccolo appartamento, un buco del cazzo in periferia e ne uscii fuori con tutto questo. Penso fortemente a questa sorta di escapismo come un modo per sfuggire da ciò che a quel tempo era la depressione di cui soffrivo. Mi sentii veramente male per molto tempo e quindi forse stavo in un qualche modo cercando di uscirne fuori.

Candal:Ah, quindi dici che potrebbe esser anche stato quello a dar più forza al tutto.
Mortiis: È possibile. Non ci ho mai voluto pensarci troppo a riguardo, in quanto essere umano viviamo un sacco di cose inconsciamente e che non possiamo necessariamente spiegare. Perciò penso che è stato un insieme di tutti i fattori che mi ha portato a dire "Cazzo, adesso mi invento questo mondo e mi immagino di essere questo tizio, Mortiis, che ci vive dentro".

Candal: Perfetto. Dunque, rimanendo ancora su questo tema, vorrei adesso porre l'attenzione sull'album in sé, perché quando vidi la copertina mi chiesi subito quale fosse l'idea dietro, anche per il solo titolo e la copertina.
Mortiis: Il titolo Spirit of Rebellion fa riferimento al fatto che l'album è una sorta di reinterpretazione o continuazione di un album che pubblicai nel 1994, Ånden som gjorde opprør, che è in norvegese. La traduzione letterale sarebbe "Lo spirito del ribelle" in inglese. Perciò ho voluto mantenerlo, dato che è fortemente ispirato a quel disco e per certi aspetti è una sua continuazione, a mio avviso. E dato che è così legato a quell'altro ho voluto conservare il titolo, ho voluto render chiaro che fossero simili, ma non proprio la stessa cosa. Per quanto riguarda l'artwork, parlai con David Thiérrée, artista francese che ha realizzato molti lavori per me durante questi ultimi anni. C'è una parte, nel libro di Mortiis, a riguardo di questa sorta di stregoneria che brancola in certi dungeon oscuri e molto profondi. Qualcosa di veramente malvagio si sta sviluppando in profondità e volevo che nell'artwork riuscissero a catturare alcune di queste scene di cosa ci fosse lì sotto. Per questo ho pensato che sarebbe stato un bel concept per il disco e suppongo che simbolicamente si riferisca a questi oscuri esseri che son di fatto gli spiriti ribelli. Ha diversi significati, può essere interpretato in vari modi e potrebbe principalmente essere anche visto come un riferimento a me stesso, che non seguo la corrente. Il che è effettivamente ciò che ho sempre fatto, perciò insomma ci sono vari modi di interpretarlo, e per me funzionano quasi tutti.

Candal: E quindi, soffermandoci su questo ritorno, come ti senti a riguardo? Mi hai già spiegato che è stato praticamente un bisogno, che il lavoro di gruppo non funzionava più, ma come ti sei sentito quando sei tornato a questa realtà?
Mortiis: Potrei dire che è stato abbastanza liberatorio. Esser libero, essersi scrollato di dosso tutte quelle cose che quando sei in una band ti bloccano e ti atterrano. Devi sempre star attento e assicurarti che chiunque sia contento in ciò che si fa e si sceglie e nelle band nessuno mai è veramente soddisfatto. C'è sempre qualcuno che ha qualcosa da dire anche solo per litigare su cazzate. Ogni cosa ci impiega tantissimo tempo per essere fatta ed è frustrante. Davvero ti scarica le energie. Non era propriamente a causa della band in sé, c'erano altre persone intorno…vampiri psichici tanto per dire. Ciò mandava a terra la band e il morale era molto basso.

Candal: Insomma, problemi.
Mortiis: Oh sì! (ride) Quella è la versione breve. Per metterla in una parola sola: problemi. È stato davvero liberatorio, ed è nata questa sensazione di libertà di potersi sedere e dire "ehi cazzo, ci son solo io e posso fare quello che voglio, son tornato al punto di partenza, sai cosa? Farò questo cazzo di ritorno e chissà come lo vedranno le persone, chissà cosa succederà". Quindi per me c'era quest'orizzonte che si prospettava davvero interessante qualche anno fa quando decisi di valutare la situazione, e quindi scelsi di intraprenderla in questa maniera. Ed è stato estremamente eccitante sai? È stato grandioso per me perché mi son di nuovo risentito davvero capace di esprimermi e non mi sentivo così da fin troppo tempo.

Candal: Andando invece nello specifico sul personaggio che hai sviluppato in tutti questi anni, puoi dirci qualcosa di più? C'è forse qualche dettaglio più particolare che ci è sfuggito?
Mortiis: A dir la verità forse alle altre persone può sembrare un personaggio costruito. Per me son semplicemente io, non c'è un cambio di personalità o altro, son semplicemente io che indosso una maschera e tutti quei vari costumi nel corso degli anni, è semplicemente Mortiis. Quando uscii con questa immagine della maschera e roba annessa avevo diciott'anni ed ero un grande fan dei Kiss così come del black metal, e inoltre ero anche un grande fan di Tolkien. E quindi, prendi questi tre elementi e via, ecco Mortiis. Poi mischiandosi con questi concepts e il libro che stavo realizzando, insieme al mondo… tutto è andato fondendosi molto bene insieme.

Candal: E sulla storia del personaggio? Qualche retroscena?
Mortiis: Quel che mi piace immaginare è che a quel tempo Mortiis era una sorta di creatore di quel posto, il che ha senso poiché ne ero effettivamente io il creatore. Ma allo stesso tempo non volevo che ciò venisse visto come l'operato di una sorta di folle megalomane che desiderava gridare "Sì! Sono un dio!" (ride). Sarebbe stato decisamente ridicolo. So che sembra che stia ridimensionando il tutto, ma è una figura che è semplicemente attaccata alla musica e al mondo, il creatore di tutto ciò.

Candal: Te l'ho chiesto perché naturalmente il personaggio scaturisce interesse, e di per certo non sei sembrato mai un megalomane. Sembrava come se il personaggio volesse dire qualcosa di più attraverso la musica, come se volesse andare anche un po' oltre.
Mortiis: Ti ringrazio (ride). Per fortuna, per meglio dire, è il modo in cui Mortiis. È una manifestazione di quel mondo e della musica che trae ispirazione da esso. È il modo più efficace in cui lo posso esprimere.

Candal: Adesso però mi viene naturale farti una domanda extra, dato i problemi che mi hai raccontato. Pensi di esser giunto a un punto di equilibrio?
Mortiis: Sì diciamo di sì. È un po' un Sali e scendi, cioè alcune persone pensano che io soffra di manie depressive e non so se essere d'accordo. Ho anche visto una lista dei dieci sintomi principali e io ne ho avuti circa sette di questi a un certo punto, diciamo che non è stato un buon segno. Ma ciò è stato diversi anni fa e mi sento bene da un po' di tempo, spero che questa cosa sia stabile. Nei miei album tratto molte volte questa cosa del sentirsi male e via dicendo. Ho sempre preso questi periodi bui e cercato di trarci qualcosa di creativo e produttivo, quindi almeno ne ho ottenuto un risarcimento. Alla fine è sempre un modo molto brutto di sentirsi, non un buon modo di vivere la tua vita, ma con una certa sicurezza potrei dire che nel mio caso sembra sia passato.

Candal: Ultima domanda, com'è il tuo processo creativo? Cioè, da dove parti solitamente e come riorganizzi le idee per creare la tua musica?
Mortiis: Non ho una formula vera e propria ad essere onesti. Per musica del tipo di Spirit of the Ribellion il modo più naturale è partire con una melodia base, degli accordi essenziali, e da lì poi costruirci roba sopra. Di solito se ho una buona base potrebbe essere usata come una semplice melodia o una semplice serie di accordi. Se ho una buona struttura, un buon arrangiamento o come dir si voglia, inizio a sentirci altra musica sopra, ed è da lì che la mia ispirazione inizia a scatenarsi e poi si riesce a sentire anche la parte delle percussioni. Però, di base parte sempre tutto dalla testa. Quindi per questo genere di musica il processo è abbastanza diretto e spedito, al contrario dell'industrial, dove è pieno di loop e strani effetti e strati su strati di distorsioni, rumori e via. È un modo completamente diverso di lavorare con questo tipo di roba, parti da una melodia di base e ci costruisci sopra.

Candal: Va bene, io ho finite con le domande! Se hai qualcosa da voler dire sentiti libero di farlo, i tuoi fan di Metallized son qui per te.
Mortiis: Sì grazie! Volevo dire che apprezzo il fatto che ci siano ancora persone interessate alla scena e che ci siano miei fan lì fuori. L'Italia per me è sempre stato un posto in cui mi ci son trovato bene, e per questo spero davvero che nel 2020 potremo fare diversi spettacoli. Ho iniziato a lavorare con un agente di booking e dovremmo avere già una data per Spirit of the Ribellion almeno da voi ma non è abbastanza, vorremmo farne altri. Avete diverse città giù e speriamo che in questo prossimo anno si riesca a fare qualche spettacolo in più.

Candal: Bene bene, lo speriamo anche noi allora! Qui abbiamo finito, volevo solo dirti che ho apprezzato davvero molto il fatto che ti sia prestato così tanto alle nostre domande! Son contento di questa intervista. Ciao!
Mortiis: Eccellente! Se tu sei contento, allora lo sono anch'io! (ride). Un saluto a tutti!



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