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METALLIZED CHARTS 2019 - Sludge e Stoner
11/01/2020 (486 letture)
Anno ricchissimo e importante il passato 2019 in casa doom, stoner e sludge. Una caterva di uscite di livello che ci ha messo in seria difficoltà, tanto che numerosi album che troverete nella lista non hanno ancora avuto una giusta e meritata recensione. Cercheremo naturalmente di recuperare tutto il possibile, nella convinzione che probabilmente questo 2020 sarà ancora più ricco. Sono in particolare i comparti doom, nelle sue più lugubri derivazioni e stoner a dare le maggiori soddisfazioni ai propri ascoltatori. Generi che comunque si confermano fortemente votati all’underground, che davvero si rivela brulicante di ottimi album praticamente di continuo, rendendo molto difficile il seguire tutto e quindi anche l’emersione dei più meritevoli. Diverso il caso dello sludge che, come già visibile negli anni passati, perde di gran lunga vigore nel proprio alveo principale, mentre contamina di fatto quasi tutti i sottogeneri affini, grazie all’opera di band trasversali, che di fatto donano spore di sludge ovunque e grazie alla grande diffusione del post metal che sempre più sta diventando genere di riferimento per gli ascoltatori in cerca di nuove emozioni. Cominciamo quindi la lunga carrellata con la precisazione che non si tratta di una classifica: gli album, divisi per sottogenere, sono in ordine di uscita…

STONER E PSICHEDELIA

John Garcia – John Garcia and The Band of Gold (04.01)
Ennesimo ritorno con un nuovo progetto per John Garcia, singer dei Kyuss finché i Kyuss sono esistiti e poi alla continua ricerca di una stabilità che gli consentisse di ottenere il giusto e meritato riscontro, per quella che resta una delle ugole più riconoscibili ed iconiche degli anni 90. Questo nuovo album non si discosta da quanto fatto finora dal cantante, purtroppo lo fa con meno qualità del solito e mostrando il fianco alle critiche. Questo non toglie che il disco di per sé sia godibile e sincero. Forse stavolta semplicemente le cose non sono andate al meglio.

Stone Witch – Desert Oracle (11.01)
State cercando una band perfettamente in bilico tra doom classico e stoner, con un cantato che sembra clonare Ozzy Osbourne in chiave lisergica e un sound che ricorda i Saint Vitus? Gli Stone Witch dall’Arizona riescono nell’impresa di suonare fedelissimi adepti del doom più classico, ma rallentato e portato a temperature desertiche e psichedeliche e fino alle soglie dello stoner, con un buonissimo songwriting. Disco che ha aperto il 2019 alla grande.

Motorpsycho – The Crucible (15.02)
Con una line up consolidata e Bent Sæther libero dagli impegni con gli Spidergawd, tornano i Motorpsycho con un disco che lascia il segno, nel quale la storica vena psichedelica e stoner, irrobustita dalle influenze fusion di Hans Magnus Ryan, si mette al servizio di tre lunghe composizioni nelle quali sono palesi i riferimenti a King Crimson e Pink Floyd, che spingono verso un approdo al prog. Uno dei dischi più belli del 2019 e non solo.

Birdstone – Seer (22.02)
Disco da segnare tra le migliori uscite dell’anno, questo debutto dei Birdstone. Il trio francese, da Tours, rielabora il classico blues rock sessantiano irrobustendolo di stoner e doom e indagando le connessioni tra religione e debolezze umane. La voce di Basile Chevalier-Coudrain è un omaggio agli screamer blues rock degli anni Sessanta, mentre la musica è un magma che si muove nelle pieghe del retro rock con una potenza e una qualità rare. Da scoprire.

Black Lung – Ancients (08.03)
Terzo album per la band del Maryland, prodotto da Frank Marchand (The Obsessed) e solidamente ancorato alla tradizione stoner/doom. Le due chitarre suonate da Adam Bufano e Dave Cavalier riescono a far dimenticare che nella band non esiste un bassista, mentre Cavalier si prende anche il proscenio come cantante, con uno stile che ricorda un incrocio tra Andrew Stockdale e… Mark Arm. Provare per credere. Il disco è ottimo e merita tutta la vostra attenzione.

Monkey3 – Sphere (12.03)
Da Losanna alla conquista dello spazio. I Monkey3 arrivano al quinto album con questo Sphere e lo fanno in grandissimo spolvero. Stoner psichedelico con una propulsione stellare che lancia le scimmiette nei profondi baratri dello space rock, tra Hawkwind e Pink Floyd, steel guitar e riff annichilenti, tra dinamiche ascendenti e assoli liquidi per un viaggio cosmico da urlo.

The Devil and the Almighty Blues – Tre (29.03)
Atmosfere western, tanto amore per il blues e per il divertimento veicolati in uno stoner desertico e ruvido come cartavetrata. The Devil and the Almighty Blues non passeranno alla Storia della musica e probabilmente il loro terzo album non è neanche uno dei migliori nel genere, ma voi mettetelo a tutto volume e lasciate che scorra. Meglio di una birra gelata uscendo dalla Death Valley. Poco ma sicuro. E pensare che vengono da Oslo….

Brant Bjork – Jacoozzi (05.04)
Il leggendario batterista di Kyuss, Fu Manchu, Vista Chino e di altri mille progetti, nonché artista solista di ormai consolidato spessore, torna grazie alla Heavy Psych Sounds all’attenzione generale con questo nuovo lavoro che è in realtà una raccolta di demo risalenti al 2010. Dieci brani per 47 minuti di musica. Forse più per completisti che per reale spessore e valore musicale, Jacoozzi è comunque una bella testimonianza di questo splendido e irrequieto musicista, con qualche traccia che merita davvero.

Nebula – Holy Shit (07.06)
Dieci anni da Heavy Psych, ultima release ufficiale della band statunitense e i Nebula tornano sotto Heavy Psych Records con un nuovo album, il sesto, inatteso e nel quale forse nessuno sperava più. Lo fanno con un disco da urlo, nel quale Eddie Glass tira fuori il massimo che gli è possibile dal proprio wha-wha e dal proprio stile fluviale, nervoso ed elettrico, coadiuvato da una sezione ritmica a dir poco perfetta. Lo spirito garage punk, stoner, psichedelico, blues e rock tipico della band è carico ed entusiasmante come lo ricordavamo ed è oggi forse ancora più pericoloso e conturbante. Disco da avere senza se e senza ma, a partire dalla copertina.

Yawning Man – Macedonian Lines (14.06)
Letteralmente, un album nel quale si finisce immersi fin dalle prime note. Gli Yawning Man hanno fatto la storia dello stoner, senza aver pubblicato neanche un album dal 1986, anno di fondazione, al 2005, data di uscita del debutto Rock Formations. Macedonian Lines è il terzo disco e segue dopo “appena” tre anni il precedente The Revolt Against Tired Noises. E’ un disco di psichedelia stoner governata dalla chitarra del leader Gary Arce, che ben si fonde con la sezione ritmica di Mario Lalli e Bill Stinson e con sonorità che vanno anche oltre al genere, con ampio uso del piano e di dilatate e coloratissime digressioni. Bello, ai limiti del molto bello, con un carisma evidente che emana da ogni solco.

Elder – The Gold & Silver Sessions (21.06)
Una delle sorprese più belle e interessanti dell’anno questo EP di 34 minuti realizzato dai sempre più sorprendenti Elder. Gli statunitensi sono infatti stati coinvolti dalla Blues Funeral Productions nel progetto PostWax, ovverosia una serie di pubblicazioni nelle quali le band sono fortemente incoraggiate a fare qualcosa di diverso dai loro canoni consueti, senza pressioni e senza obblighi. Il risultato nel caso degli Elder è davvero ottimo: se il loro era da sempre stato un approccio innovativo ed eterogeneo, The Gold & Silver Sessions mostra una band senza limiti, che accetta la sfida producendo un lungo EP interamente strumentale e giocato su tre lunghe tracce, nelle quali tutte le componenti dello stoner/post rock/psichedelico/doom/prog messo in mostra in Reflections of a Floating World raggiungono un picco di improvvisazione mai toccato finora, con risultati sorprendenti.

White Noise Generator – Dead Leaves (14.09)
Se l’underground ama un genere, quello è lo stoner. Mentre il black metal e il death sono diventati pane quotidiano di ormai centinaia di band che affollano un sottobosco enorme, attorno ai grandi nomi principali, lo stoner può vantare altrettanti gruppi e fervente attività che fa spesso rima con qualità, ma sostanzialmente tutti di livello underground con poche se non pochissime uscite nel mainstream, se non per l’unico caso dei Queens of the Stone Age. I White Noise Generator sono una di queste band underground, con un disco stampato in 200 copie, che però realizza un piccolo grande must per tutti gli amanti dello stoner desertico di scuola Kyuss. Dategli una chance.

Spaceslug – Reign of the Orion (06.12)
Arrivati a fine anno con il quarto disco in tre anni questo assurdo trio polacco di folli viaggiatori spaziali rischia di sconvolgere gli equilibri consolidatesi nei mesi precedenti, mostrando un’ulteriore progressione nel loro stoner space rock oscuro e carico di presagi. Anche con loro l’appuntamento è rimandato in sede di recensione. Intanto, menzione guadagnata di diritto nella lista di fine anno.

Numidia – Numidia (07.01)
Band particolare, che ha saputo attirare l’attenzione con un disco imbevuto di sonorità psichedeliche e folk mediorentale, con spinte hard rock stoner e tanta qualità compositiva. La curiosità deriva non solo dalla particolarità dell’accostamento che, se vogliamo, già i Led Zeppelin avevano contribuito a far nascere, ma soprattutto dal fatto che la band proviene dall’altra parte del Mondo e cioè dall’Australia… Strani e affascinanti incroci del Rock, che creano album capaci di regalare sogni ed emozioni come questo.

Gin Lady – Tall Sun Crooked Moon (24.05)
Dalla Svezia tornano i Gin Lady con un gran bell’album che vede forse appena diminuire la componente psichedelica pura a favore di un maggior ancoraggio alle sonorità rock dei ruggenti anni Sessanta. La qualità dei brani è comunque molto alta, così come la notevole varietà di influenze e suggestioni evocate. Musica senza tempo.

Children of the Sun – Flowers (26.07)
Una piccola comune hippie di giovanissimi ragazzi svedesi che riescono a ricostruire credibilmente un rock psichedelico sessantiano perfetto nella forma e assai godibile nella sostanza. Ancora non arriviamo a livelli stratosferici, ma già per i Blues Pills si prospetta una concorrenza spietata, almeno a livello di qualità, se Elin Larsson e soci non si decideranno a fare il definitivo "grande salto". Josefina Berglund Ekholm e amici intanto vivono il grande sogno e la voce della cantante è già su livelli altissimi. Freschi e apparentemente sinceri come un fiore di campo o una sorgente di montagna.

SLUDGE E POST METAL…

The Moth Gatherer – Esoteric Oppression (22.02)
Non capita spesso che l’uscita di un membro fondante di una band coincida con la riuscita maturazione e personalizzazione del sound. Con i Moth Gatherer è invece accaduto esattamente questo: l’uscita di Alex Stjernfeldt non è il motivo che ha portato al cambiamento, che era già in atto, ma è indubbio che Esoteric Oppression col suo mix di sludge, post metal, sonorità elettroniche e voci femminili che innervano il consueto growl strozzato di Victor Wegeborn, vada ben oltre le tipiche influenze dei Cult of Luna e mostri finalmente appieno il potenziale della band.

Hanging Garden – Backwoods Session II (08.03)
Anche per gli Hanging Garden ci troviamo di fronte ad un EP, della durata di 28 minuti, che segna un momento fondamentale nella carriera della band. Sostanzialmente, i finlandesi hanno scelto cinque tracce dal proprio album I Am Become del 2017 e le hanno ri-registrate offrendosi l’opportunità di dare loro una nuova luce. Il risultato è stupefacente: post metal, prog, psichedelia, death doom, in un equilibrio grandioso, che rende merito alle atmosfere delle foreste nordiche e alla crescita strumentale e personale del gruppo. Una bellissima rilettura, tutta da scoprire.

Novarupta – Disillusioned Fire (29.04)
Non avrebbe potuto essere più chiaro Alex Stjernfeldt, in uscita dai "suoi" The Moth Gatherer, con un monicker che già dice tutto sulla volontà di cambiare e di cambiare non con la gioia di chi "prova", ma con la volontà di chi è rimasto scottato, ma non rinuncia a dire la sua. Sludge, punk/core, doom, inserti ambient, black, death e post metal, in un calderone nel quale il musicista si fa accompagnare da ospiti illustri, ma resta protagonista assoluto di una strada nuova per il proprio percorso artistico.

Baroness – Gold & Grey (14.06)
Uno dei dischi più importanti, ambiziosi e, osiamo dirlo, belli del 2019. Forse l’ultimo che vedrà il tema portante dei colori in casa Baroness. Anche in questo caso, ma da loro non c’era da aspettarsi di meno, la commistione di generi e influenze è a dir poco stordente, così come il concept che accompagna tutti i brani e dona una luce oscura al disco. L’innesto di Gina Gleason porta i suoi frutti sia a livello compositivo/strumentale che negli arrangiamenti vocali. Tutto perfetto? Beh, diciamo che mixaggio e produzione hanno sconvolto e non poco i fan. Disco da avere, anche fosse solo per uno degli artwork interni più belli di sempre.

Beastwars – IV (28.06)
Altra sorpresa di questo straordinario 2019, il ritorno dei Beastwars con questo IV. Sembrava infatti che per il gruppo non ci fosse altra strada da percorrere, ma il leader Matt Hyde ha probabilmente trovato nuova ispirazione nella terribile lotta condotta contro il cancro. Un’esperienza che deve aver lasciato un segno profondo non solo nel corpo, ma anche nell’anima del musicista. La coerenza artistica con i primi tre album della band è totale, ma il livello di ispirazione è probabilmente anche superiore e le urla disumane di Hyde restano impresse e scavano nella carne come poche altre. Disco profondo e lacerante.

Torche – Admission (12.07)
I Torche sono una band sludge che non suona per niente sludge. Li avevamo lasciati con Restart nel 2015 e li ritroviamo oggi con Admission, ulteriore passo avanti nella personalizzazione del suono e della proposta. Ormai molto lontani dai classici connotati sludge, i Torche suonano come una band stoner/sludge che si sia fatta contaminare totalmente dal lato psichedelico degli Helmet e che abbia inglobato pesantissime dosi di melodia grunge/alternative. Il risultato è un disco spigoloso e affascinante, di altissimo livello come scrittura e produzione, che probabilmente non piacerà per niente agli amanti dello sludge, ma farà la felicità degli amanti della bella musica.

Pinewalker – Migration (06.09)
Un concept molto interessante, che affronta il dolore per la perdita delle persone care e lo fa attraverso una musica complessa, che sa di ricercato quanto di spontaneo e grezzo quando serve. Doom, post metal e sludge si rincorrono, con tre chitarre a dettare i tempi e lunghe porzioni strumentali di buon livello tecnico che accompagnano tre voci le quali si alternano per donare coloriture diverse. Un disco autoprodotto che merita tutta la vostra attenzione.

Rorcal - Muladona (08.11)
Un disco feroce, orrorifico, disturbante, terribile. Post metal, sludge, black metal, noise, industrial: Muladona sfida l’ascoltatore tentando di trasporre in musica il racconto horror dallo stesso titolo di Eric Stener Carlson. Lo scrittore partecipa all’album con lo spoken word che apre la prima traccia, ma è da lì in poi che inizia il viaggio. L’ibrido è potentissimo e se non riesce a mettervi almeno a disagio, qualcosa in voi è decisamente sbagliato.



No Fun
Domenica 12 Gennaio 2020, 13.32.12
6
Ho ascoltato Muladona, deduco da quanto dice Lizard che qualcosa in me è decisamente sbagliato. Ma in realtà non è colpa mia (no non sto per dire che è colpa della società) il fatto è che si tratta di una storia, di un racconto, e dato che non capisco assolutamente di cosa parla la mia curiosità rimane insaziata e resto con l'amaro in bocca.
No Fun
Sabato 11 Gennaio 2020, 19.03.51
5
Molti non li conosco, alcuni li conosco ma non li ho ascoltati ma in ogni caso, dopo quanto letto qui sopra, appena finito di scrivere mi vado ad ascoltare Muladona dei Rorcal!! Tra quelli che ho ascoltato e apprezzato qui c'è solo quello degli Yawning Man (il precedente The Revolt etc però mi sembra sia del 2018 dato che vennero anche in tour - visti al Frantic, gran concerto!! - per quell'album). Quello di John Garcia lo devo riascoltare e anche gli Elder che non mi avevano convinto del tutto, sarà che infatti preferisco i precedenti a Reflections. Non sapevo del progetto PostWax, ora capisco perché diverse band del genere hanno fatto degli EP con copertine simili (tipo i Besvarjelsen).
Muki97
Sabato 11 Gennaio 2020, 17.10.20
4
Pem me il miglior disco stoner/doom del 2019 No Comfort dei Monolord, comunque cercherò di recuperare anche quelli di questa lista che non ho ascoltato (anche se è veramente un sacco di roba). un grazie per avermi fatto scoprire i pinewalker
Lizard
Sabato 11 Gennaio 2020, 14.00.49
3
Deep Blue: erano nella lista poi qualcosa ho dovuto scremare che la lista era già piuttosto lunga. Comunque resta una ottima segnalazionegrazie.
DEEP BLUE
Sabato 11 Gennaio 2020, 13.39.27
2
Di questi ho ascoltato solo i Baroness, ottimo disco, la produzione molto contestata a me e' piaciuta tantissimo, sara' perche' amo le cose storte. Ma le Desert Session le avete prese in considerazione? Ok e' un divertimento poco serio ma forse per quello molto stoner. Un genere musicale "aperto" ci possiamo aspettare ancora qualcosina qui
Galilee
Sabato 11 Gennaio 2020, 10.14.43
1
Che dire... Non ho ascoltato nulla pur amando il genere. Il problema è mio. Per 2/3 anni non ho ascoltato altro e ora ne ho la nausea. Devo prendere tempo. Quando sarò di nuovo pronto mi ci rimetterò.
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Copertina di Alberto Silini
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