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SABATON + APOCALYPTICA + AMARANTHE - Alcatraz, Milano, 28/01/2020
31/01/2020 (850 letture)
Che il concerto di oggi sia molto atteso non sono di certo io a dirlo, ma la grande quantità di gente che, nonostante sia un martedì lavorativo, affolla la zona dell’Alcatraz con largo anticipo. Questo testimonia ormai lo status raggiunto non solo dai Sabaton, headliner di serata con il loro The Great Tour, ma anche da Apocalyptica e Amaranthe. Considerando che il coprifuoco per i locali milanesi è previsto per le 23, non c’è da stupirsi quando intorno alle 17:30 vengono già aperte le porte. Prima che inizino i vari set, faccio in tempo a girovagare per il locale e ad osservare un angolo merch particolarmente ben fornito, tra magliette, felpe, bandiere e similia, anche se per una buona metà dedicata ai nostri svedesi di Falun.

AMARANTHE
Quando verso le 19 si sentono le note e le parole dell’intro di Helix, ormai quasi tutte le persone in fila sono già entrate nel locale ed il colpo d’occhio è notevole, con l’Alcatraz che se non è sold-out, ci è andato molto vicino. Di ritorno nel nostro Paese dopo il tour con Kissin’ Dynamite e Powerwolf, gli Amaranthe dimostrano di aver imparato, almeno per la prima parte del concerto, dagli errori commessi la volta precedente, limitando al minimo pause ed orpelli vari. I fan, almeno fin dove posso accorgermene personalmente, si dividono equamente tra coloro che cantano e seguono la band e coloro che sono abbastanza indifferenti. La setlist è una sorta di best-of dei loro classici e scorre via senza problemi, tecnicamente la band è valida e coinvolgente, ma alla fine quello che mi è rimasto di questa esibizione è quel retrogusto di plastica in bocca, come se fossi ritornato sui banchi di scuola ed avessi masticato per tutta la mattina il tappo di una Bic. Un ultimo appunto: brava stavolta Elize Ryd, oltre ad una performance canora eccellente, a scegliere un outfit che la valorizzasse senza risultare quasi soffocante.

SETLIST AMARANTHE
Helix Intro
01. Maximize
02. Digital World
03. Hunger
04. Amaranthine
05. GG6
06. Helix
07. That Song
08. Call Out My Name
09. The Nexus
10. Drop Dead Cynical


APOCALYPTICA
Era da tempo che cercavo di assistere ad un concerto degli Apocalyptica ma ogni volta, per un motivo o per l’altro, ho dovuto abbandonare le speranze. Un backdrop sui toni del grigio fa da sfondo a quella che per me è stato un ottimo concerto, nonostante la peculiarità della band. Freschi di pubblicazione del loro nuovo album Cell-0, i nostri violoncellisti estraggono proprio da quest’ultimo la doppietta che apre il concerto, composta dai singoli Rise ed En Route To Mayhem. Il tempo di qualche altro minuto e sul palco viene invitata una Elize Ryd in abito da sera per una cover di Seeman dei Rammstein e per coprire la parte cantata, originariamente da Adam Gontier, di I Don’t Care, prima di proporre Grace, sempre dal loro album del 2007 Worlds Collide. Il terzetto conclusivo è quello con più partecipazione del pubblico, visto che comprende le due cover dei Metallica, Seek & Destroy e Nothing Else Matters, inframmezzate da un medley di pezzi di musica classica che comprende Hall Of The Mountain King del compositore norvegese Edvard Grieg , l’Inno alla Gioia e la Marcia Trionfale dell’Aida. Personalmente l’ho trovato un grandioso concerto, divertente e pieno di energia, ma la dicotomia insita negli Apocalyptica è ben evidente. Una grossa spinta alla loro notorietà è stata data dal disco di cover dei Metallica e quelle sono le canzoni che dal vivo offrono un riscontro maggiore, mentre le composizioni originali, almeno per quello che ho potuto notare personalmente, sono state accolte un po’ più tiepidamente e ne hanno lievemente sofferto in quanto a impatto tout-court. I quattro musicisti sono stati molto generosi, espressivi e godibili, fornendo un intrattenimento di alto livello che non ha di certo sfigurato con chi li ha preceduti e seguiti. Degno, infine, di menzione l’annuncio della band direttamente dal palco circa il ritorno in Italia a ottobre come headliner, per una data che si terrà al Fabrique di Milano.

SETLIST APOCALYPTICA
01. Rise
02. En Route To Mayhem
03. Path
04. Seeman (Rammstein cover w. Elize Ryd)
05. I Don’t Care (w. Elize Ryd)
06. Grace
07. Seek & Destroy (Metallica cover)
08. Hall Of The Mountain King (Edvard Grieg cover)
09. Nothing Else Matters (Metallica cover)


SABATON
L’ora del piatto principale, quello per cui siamo tutti qua (siamo onesti), si avvicina e mentre la crew, stavolta in divisa da aviazione, prepara un palco gigantesco a tema WWI,, l’eccitazione comincia a farsi sentire come la pressione delle file retrostanti. Quando le luci calano è il momento della doppia intro prima del classicissimo ‘’Hello Milano, We are Sabaton and this is Ghost Division” e la marea monta alle spalle delle prime file, infrangendovisi con impeto. Il set dei Sabaton è riassumibile in tre atti, con il primo che vede la band, a parte il trittico Ghost Division/The Last Stand/Night Witches, seguire il filo tematico ispirato dall’ultimo album The Great War, ovvero il racconto di gesta appartenenti alla prima grande guerra. Dal vivo i brani hanno ricevuto un’accoglienza ottima e si integrano bene con le canzoni più vecchie, cosa che ritengo positiva. Apprezzabile il travestimento che Joakim Broden indossa per The Attack Of The Dead Man, rendendolo un poco inquietante. Il primo momento, diciamo umoristico, arriva quando viene portato sul palco un triplano rosso che in realtà nasconde un pianoforte e sul quale il chitarrista Tommy Johansson sorprende tutti quando, al posto di intonare le note di The Red Baron, si esibisce in un breve spezzone di Una Canzone d’Amore degli 883, con la folla che lo segue senza la benché minima esitazione. Il sipario cala sul primo atto, dopo che Joakim ha osato sfidare la sorte e mangiare un dolcetto lanciatogli dalla platea, e nell’oscurità seguente delle figure cominciano a prepararsi sul fondo. Il secondo atto infatti vede la presenza degli Apocalyptica che di recente hanno collaborato sul singolo Angels Calling oltreché su una cover di Fields Of Verdun. L’apporto dei violoncelli l’ho trovato centrato, fornendo ai brani degli headliner una veste più matura e solenne senza per questo togliere il classico mordente degli originali. Per il trittico tratto da Carolus Rex è da notare l’outfit da Karoliner Soldater seicentesco, primo nella storia ad usufruire di una uniforme uguale per tutti. Il terzo ed ultimo atto è il classico momento degli encore, con Primo Victoria introdotta da un filmato con immagini d’epoca, mentre la conclusione è dedicata alle altrettanto immancabili Swedish Pagans (stranamente non intonata dal pubblico ad ogni piè sospinto) e To Hell And Back, una delle due canzoni che narrano episodi avvenuti sul suolo patrio. Sulla performance in sé ho preferito glissare, a parte questa piccola chiosa finale, perché chiunque abbia visto il quintetto svedese almeno una volta dal vivo ha avuto esattamente quel che si aspettava, ovvero una prestazione di energia pura e con un cuore che farebbe invidia a chiunque.

All men are forged from a single mould but not all soldiers are equal.
Sort them not by medals, not by rank. The difference lies in their actions under pressure.
Some Amaranthe crumble, Apocalyptica go far, Sabaton go all the way.

SETLIST SABATON
In Flanders Fields (Soundtrack Edition)
Ghost Division Intro
01. Ghost Division
02. The Great War
03. The Attack Of The Dead Men (History Edition)
04. Seven Pillars Of Wisdom
Diary Of An Unknown Soldier
05. The Lost Battalion
06. The Red Baron
07. The Last Stand
08. 82nd All The Way
09. Night Witches
10. Angels Calling (w. Apocalyptica)
11. Fields Of Verdun (w. Apocalyptica)
12. The Price Of A Mile (w. Apocalyptica)
13. Dominium Maris Baltici (w. Apocalyptica)
14. The Lion From The North (w. Apocalyptica)
15. Carolus Rex (w. Apocalyptica)
WWII Intro
16. Primo Victoria
17. Bismarck
18. Swedish Pagans
19. To Hell And Back
Dead Soldier’s Waltz
Masters Of The World



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31/01/2020
Live Report
SABATON + APOCALYPTICA + AMARANTHE
Alcatraz, Milano, 28/01/2020
 
 
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