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QUADRIVIUM - UNO - La monade
10/02/2020 (1034 letture)
Con questo primo scritto inizia una nuova rubrica intitolata “Quadrivium”. Nel passato il quadrivio (letteralmente “incrocio fra quattro strade”) rappresentava la sfera scientifica delle arti liberali, trattando come discipline l’aritmetica, la geometria, l’armonia e l’astronomia. Di contro il trivio esponeva le materie di natura filosofico-letteraria, ovvero la grammatica, la dialettica e la retorica. Questa suddivisione generò -attraverso diversi rimescolamenti d’ambito- le famose sette arti liberali. Per quanto questi studi trovarono largo impiego in epoca medievale, diverse testimonianze giungono anche dal mondo greco-latino: nella scuola pitagorica venivano studiate aritmetica, geometria e astronomia, mentre nel mondo latino era particolarmente in voga anche il trivio e lo stesso Cicerone fu un grande studioso di grammatica e dialettica prima della filosofia e del diritto civile. Nel corso degli anni, dal medioevo ai giorni odierni, diversi curatori si sono occupati di raccogliere le tematiche trattate dal Quadrivio. Questa serie prende spunto dalla recente lettura di un libro del 2011 sull'argomento (Quadrivium, The Four Classical Liberal Arts of Number, Geometry, Music, & Cosmology), che include tutte le tematiche originali, arricchite delle considerazioni derivate da tutte le scoperte scientifiche degli ultimi secoli.

Parlare dunque di concetti che hanno visto la luce ormai quasi duemilacinquecento anni fa, che essendosi evoluti progressivamente con l’avanzare del tempo potrebbero sembrare poco attinenti al mondo dell’heavy o del metal in generale, se non fosse che tra molti di essi e tra le tante tematiche moderne trattate da band e artisti vi sia un collegamento molto forte. Il grande punto di forza del quadrivio è che mette in relazione -almeno per quanto concerne i nostri interessi musicali- la teoria musicale con la scienza. Per quanto il quadrivio si estenda fra le discipline già citate e potrebbe essere molto affascinante discorrere delle similitudini che valgono nelle scale musicali tanto quanto nelle orbite tracciate dai pianeti del nostro sistema solare, queste prime puntate si occuperanno di analizzare i concetti attribuiti ai numeri attraverso la disamina di diversi brani o dischi.

THE FACELESS - AUTOTHEIST MOVEMENT I, II, III (AUTOTHEISM)
Iniziando a parlare dell’uno è inevitabile collegare il concetto numerico al concetto di personalità. Uno è tutto e tutto è uno. Ciò viene discusso ampiamente nella suite che apre Autotheism (2012), grande capolavoro della formazione prog death The Faceless. La composizione divisa in tre movimenti è un inno all’autoteismo che pone noi stessi come divinità e punto focale della nostra vita, trascendendo il concetto di anima per un bene superiore. L’introduzione con il pianoforte, cupo e profondo, viene arricchita da delle chitarre epiche e intime, che traghettano l’ascoltatore dalla creazione della propria personalità alla presa di coscienza attraverso l’emancipazione della stessa.

“I have realized I am God”

L’uno rappresenta da sempre l’individuo, la coscienza e la nostra personalità unica. La realizzazione della propria ascesa divina è la presa di coscienza di noi stessi, simbolica rappresentazione della personalità e della crescita. Proprio in questo passaggio dal primo al secondo movimento vi è un brusco stacco verso sonorità death, simbolo che la crescita e l’autoconsapevolezza arrivano grazie al dolore. Grazie all’emancipazione arriviamo alla sconsacrazione, terzo e ultimo simbolico movimento della suite: l’assenza di un Dio al di fuori di noi stessi, in un universo dominato dalla logica ci porta all’inevitabile conclusione che forse alla fine non rimane altro che l’esperienza del nostro vissuto, unico vero significato della vita.

LIVING COLOUR - CULT OF PERSONALITY (VIVID)
Se attraverso Autotheism i The Faceless ci danno una cinica visione del mondo improntata a farci rendere conto quanto siamo soli ma al contempo unici al mondo, con Cult of Personality i Living Colour dipingono quanto essere centrati esclusivamente su sé stessi può generare dei mostri enormi. Il culto della personalità è un fenomeno sociale che si manifesta nella totale devozione a un leader. Sono tanti gli esempi che potrebbero essere fatti per rappresentare il concetto: dal Grande Fratello di "1984" di George Orwell, alla figura cristiana di Dio, passando per gli storici leader politici che hanno trasformato la loro figura in un regime totalitarista. Vivid fu un autentica bomba sul mercato: i Living Colour furono notati niente di meno che da Mick Jagger in uno show allo storico CBGB di Londra. In poco tempo un contratto con la Epic Records permise loro di pubblicare un disco semplicemente pazzesco. Il brano che apre Vivid è già parte della storia della musica, sia grazie ad un comparto musicale capace di mettere insieme egregiamente funk e metal, sia grazie ad un testo dirompente e fortemente “rock” nel senso più ampio del termine.

"Look in my eyes, what do you see?
Cult of personality
I know your anger, I know your dreams
I've been everything you want to be
I'm the cult of personality"


Ognuno di noi può possedere il culto della personalità, fare parte di esso o essere il culto stesso. Vi è un fortissimo collegamento fra le persone che adorano e quelle adorate: la rabbia, i sogni e tutto quello che si vuole diventare. Il motivo primordiale e inconscio che spesso ci spinge ad adorare qualcuno è la tendenza a voler diventare come esso. Durante il testo vengono citate tantissime personalità di spicco come Mussolini, Kennedy, Gandhi e Stalin che danno al brano una connotazione sociopolitica fortissima.

"You won't have to follow me
Only you can set you free"


Seguire ciecamente e alimentare un culto della personalità è sbagliato e in fasi estreme può portare a conseguenze disastrose. Il quadrivio definisce l’uno come un’entità maestosa e misteriosa al tempo stesso, come se fosse un enigma al di là della comprensione. Questo concetto si lega meravigliosamente con il brano dei Living Colour che ci dice che solo noi stessi possiamo renderci liberi pensando per conto nostro. L’uno se moltiplicato o diviso per se stesso rimane tale, poiché solo l’uno è in grado di comprendere la sua unica e intima natura.

BLACK SABBATH - AFTER FOREVER (MASTER OF REALITY)
Se l’uno risulta facilmente assimilabile al concetto di personalità, in maniera altrettanto diretta è accostabile a quello di divinità. Il Dio -soprattutto nella religione cattolica- è l’entità creatrice dell’universo e come tale è unico. Parlare dei Black Sabbath e di religione nello stesso paragrafo fa spuntare istintivamente il sorriso sulle labbra, se non fosse che Geezer Butler -dichiaratamente cristiano- fu autore delle parole di questo brano contenuto in Master of Reality (1971).

“Perhaps you'll think before you say that God is dead and gone
Open your eyes, just realize that he's the one”


Dio è uno solo e l’unica divinità: questo è l’articolo più alto che vi sia fra i fedeli. Anche la visione trinitaria si riconduce a quella unitaria in quanto oltre al Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono altro che sue manifestazioni. La figura dei Black Sabbath è sempre stata associata al satanismo, sia per sonorità che tematiche (non dimentichiamoci che all'inizio anni settanta i tempi erano diversi). Tuttavia, per quanto l’occulto fosse sempre stato oggetto di curiosità da parte di Osbourne e compagni, quest’ultimi erano tutt’altro che devoti alla figura di Satana. In una recente intervista dell’anno passato Tony Iommi ricorda quando ai tempi di Master of Reality l’immagine della band godeva di quest’etichetta a suo parere tutt’altro che piacevole. I Black Sabbath venivano spesso stroncati per le tematiche, ma con il tempo quest’aura di mistero dovuta all’occulto passò dall'essere un deficit a diventare un plus. Quell’alone di tenebre divenne così caratteristico e unico, al punto di fornire ancora oggi un’incredibile fonte d’ispirazione per band e sottogeneri. Ad ogni modo, sia il bassista Geezer Butler che il principe delle tenebre Ozzy Osbourne, sono da molti anni dichiaratamente cristiani.

STONED JESUS - I’M THE MOUNTAIN (SEVEN THUNDERS ROAR)
Non solo la religione, ma anche lo spiritualismo pone l’uno al centro della creazione e dell’essere umano. Uno solo è il Grande Spirito, entità che tutto crea e che tutto permea di energia. Il concetto di Grande Spirito era particolarmente diffuso fra le popolazioni native americane e collegava l’uomo alla natura in maniera diretta, rappresentando l’essere umano come parte integrante d’essa.

“I'm the Mountain rising high it's the way that I survived
I'm the Mountain tell my tale the greatest story's now for sale
I'm the seaside I'm the waves I'm the one that makes you crave
I'm the valley I'm the hills look at me I'm standing still”


Con questa longeva composizione gli Stoned Jesus toccano l’apice compositivo, tra stoner, psichedelia e spiritualità. L’uno è l’uomo, è la natura, così come è il Grande Spirito e Dio di tutto e di sé stesso. In questo brano l’uomo viene rappresentato attraverso la figura della montagna che si staglia immutabile nel tempo, vedendo e raccontando la più grande delle storie.

“Down the road that leads me to the Headley Grange
I see a figure of a young man
He's torn with doubts, mistakes, his selfishness and rage
But doing all the best he can

I'm not so blind to see
That this young man is me”


In un trionfo di epicità sonora ed esplosioni musicali e gli Stoned Jesus riescono a trasmettere l'autentica sensazioni di sentirsi tutt'uno con la natura e di essere una monolitica montagna. Il cantante ci traghetta alla vista di Headly Grange, famosa villa nell'East Hempshire dove registrarono sia i Led Zeppelin che i Genesis e dove la leggenda narra che Robert Plant scrisse il testo di Stairway to Heaven. Di fronte ad essa vi è un ragazzo ricco di dubbi, sbagli, egoismo e rabbia che tuttavia prova a fare il massimo. L'uno che ha raggiunto la consapevolezza di sé stesso si riconosce nel ragazzo sulla strada di Headly Grange. Un finale positivo e ricco di lirismo, che musicalmente rimanda -personalmente- ai bellissimi colori di un tramonto rosso in Sierra Nevada visto dopo tante ore di macchina, prossimo a Granada. Un'immagine che forse, anche per chi non ha vissuto come me la scena, è degna di rappresentare l'imponenza con cui questo brano si pone di fronte alle tematiche trattate con un testo perfetto e una musicalità unica.

PERIPHERY - JUGGERNAUT: ALPHA & OMEGA
Il quadrivio descrive l'uno -citando Miranda Lundy, curatrice in particolar modo della parte relativa ai numeri- come "il limite di tutto, il primo che anticipa l'inizio e l'ultimo dopo la fine, l'alpha e l'omega […]". L'alpha e l'omega sono la prima e l'ultima lettera dell'alfabeto greco e il loro accostamento nella cultura cristiana (ma anche in quella ebraica e islamica) è simbologicamente legato al concetto di eternità e divinità. Il doppio concept dei Periphery Juggernaut: Alpha e Juggernaut: Omega riprende a grandi linee queste tematiche per costruire una storia che si dipana su due dischi.

"Can we find a place where we finally can think for ourselves?
Our thoughts are unspoken
We can fly, yes, we can soar
Staring in the face what we choose to accept, but can't ignore"
(Rainbow Gravity)


L'alpha rappresenta la nascita, la luce, il giorno e l'inizio di tutto. Nel primo disco, musicalmente più morbido del gemello, il gruppo di Sotelo e compagni propone delle riflessioni legate alla crescita personale, alle battaglie interiori che ci logorano nel tempo tenendoci ancorati ad esse e che al contempo servono a formare la nostra autocoscienza.

"I see a flash
Is this sleep?
Am I in a dream?
The past sees me and it won't let go
Greeted by those I've killed along the way,
because I am the destruction"
(Omega)


L'omega rappresenta la morte, le tenebre, la notte e la fine del creato. Il passaggio a questo secondo platter del concept si percepisce anche attraverso uno stile musicale più cupo e violento. Il protagonista passa da vittima a carnefice. Lo stesso uno che aveva generato vita, evoluzione e crescita, porta allo stravolgimento di se stessi e alla distruzione. Alla fine dei conti, la morte non è altro che un patto che stringiamo con la vita nel momento in cui veniamo al mondo.

"Take a breath for seconds in this moment
Sail upon the open skies
Exhale your death and feel life, like water raining from above"
(Stranger Things)


Così come la vita è legata alla morte, quest'ultima è strettamente connessa alla prima. La morte viene vista simbolicamente anche come il sacrificio che giustifica la nostra redenzione, o come il ragionamento che ci porta a capire una scelta sbagliata. Due facce della stessa medaglia, così indissolubilmente legate da formare un unico uno.

EPICA - THE COSMIC ALGORITHM (THE HOLOGRAPHIC PRINCIPLE)
Secondo la teoria della ciclicità dell'universo, uno è il punto dove l'universo si è generato e uno è il punto dove collasserà di nuovo per poi esplodere e rigenerare di nuovo un altro universo. Avvalendosi di questa affascinante -e non del tutto escludibile- teoria, per un istante tutto quello che ha formato l'universo si è ritrovato in un singolo punto e quindi tutto il creato ipoteticamente ha un unico antenato comune. L'unità dunque permea ogni cosa e le teorie scientifiche sull'universo sono il fil rouge di The Holographic Principle, ottimo lavoro degli Epica del 2016.

"We cannot be free until we see
All that we are
Cosmic math
Don't fear death
Since we can't die"


Tutto è matematica cosmica e forse non dovremmo temere la morte, poiché nel caso l'universo fosse eterno nella sua teoria della ciclicità, potremmo aver vissuto questa vita infinite volte, non sapendo a quale ciclo dell'universo siamo.

"Don't give up our quest
Our quest for life"


Trovare le risposte a tutti questi interrogativi è molto complesso e -con tutta probabilità- al di là delle nostre possibilità. Tuttavia quello che ci rimane è continuare a credere nella nostra coscienza, senza arrenderci alla nostra missione: la missione della vita.

PINK FLOYD - THE DIVISION BELL
Qualche paragrafo più su dicevamo che l'uno è unico a poter comprendere se stesso e la sua natura e -proprio da questo punto- nasce il concetto di solitudine. Spesso solo noi stessi siamo davvero in grado di compiere una scelta ardua e questo può portare inevitabilmente ad un allontanamento dal prossimo e alla solitudine. L'isolamento porta all'assenza di dialogo e la mancanza di comunicazione fra individui è sempre stato un cavallo di battaglia dei Pink Floyd. Tutto The Division Bell ad esempio è basato su questo tema, dalla copertina ai testi di diversi brani.

"For millions of years mankind lived just like the animals
Then something happened which unleashed the power of our imagination
We learned to talk
[...]
It doesn’t have to be like this
All we need to do is make sure we keep talking"
(Keep Talking)


La scelta di non aprirsi conduce alla chiusura di diverse porte, alla perdita delle opportunità. Lost for Words e Poles Apart sono due spunti sul tema, ma senz'altro quello più impressionante è Keep Talking, brano che si apre e chiudo con la voce elettronica di Stephen Hawking. Il fisico teorico inglese pone la parola come il mezzo per l'umanità di crescere ed evolvere, ma anche come unica salvezza per il nostro futuro. Una parte del medesimo discorso è stata successivamente campionata nel 2014 in The Endless River per il brano Talkin' Hawkin'. Il messaggio fornito dal gruppo inoltre rifletteva perfettamente quello dei loro componenti, separati da Roger Waters da diversi anni. Essere un uno rende tanto speciali, quanto -a volte- paurosamente soli.

METALLICA - ONE (… AND JUSTICE FOR ALL)
Si poteva chiudere quest'aricolo con un cliché migliore? One dei Metallica è forse la prima canzone che è venuta in mente a tutti sul titolo di questa disamina. La perdita di Cliff Burton tolse un uno alla formazione e -spostando l'equilibrio- la band non è stata più la stessa. Il gruppo attraversava una fase più pesante e complessa degli anni precedenti e ...And Justice For All, nella sua bellissima copertina chiara, ne è la luminosa immagine.

"Now the world is gone, I'm just one
Oh, God help me
Hold my breath as I wish for death
Oh please God, help me"


La nota storia della canzone è un soldato della prima guerra mondiale che in seguito all'esplosione di una mina perde gli arti e parte dei cinque sensi, ritrovandosi ad essere un uno. Quando vengono meno tutti i tuoi mezzi per percepire la realtà attorno a te è come se essa non esistesse e il mondo fosse andato. Ci si ritrova ad essere soli in un proprio universo, privo di contatti esterni e l'uno che siamo torna ad essere l'uno che ha generato tutto l'universo, rientrando a far parte di esso. La visione del significato del numero vista dal quadrivio si integra perfettamente in questa tanto devastante quanto incredibile canzone sulla guerra. In conclusione una piccola curiosità: One è stata registrata presso lo studio One on One, ironia della sorte, stesso luogo in cui è stato registrato tutto il disco.

SIGNIFICATI
Cercare di dare tutti i significati possibili all'uno è un impresa ardua, così come cercare di stilare una lista di tutte le canzoni associate. I collegamenti sono personali e soggettivi, così come gli argomenti trattati. Il quadrivio offre degli spunti interessanti per collegarsi con la musica ed è una raccolta di tematiche tanto antiche quanto moderne. Il testo attraverso la scienza, tocca la filosofia e -anche quando si approccia alla musica- permane su un livello di tecnicismo sopra la media se paragonato ad altri testi simili. Ringraziando un mio amico che mi ha spinto a comprarne una copia in un momento di indecisione, colgo l'occasione per inoltrarvi il consiglio e chiedervi: quali canzoni vi fanno pensare alle tematiche rappresentate dall'uno?



SkullBeneathTheSkin
Lunedì 17 Febbraio 2020, 14.25.06
25
ma quindi ci sta anche "Only" dei Nine Inch Nails? ...che tra un "I just meet you up to hurt myself" ed un "nothing really matters" ripete ossessivamente "there is no you there is only me, only, only"?!
Michele "Axoras"
Lunedì 17 Febbraio 2020, 11.48.59
24
@RobFleming: Cazzo, sono fottuto XD !
Rob Fleming
Lunedì 17 Febbraio 2020, 11.40.17
23
@Axoras: fermo restando che non è stata citata l'UNICA vera canzone meritevole di comparire in questo elenco. Una carenza imperdonabile; un brano in grado di spazzare ogni gruppuscolo menzionato in primis dal sottoscritto. Ho avuto l'illuminazione poco fa: "I am the ONE, Orgasmatron". Il tuo destino è segnato e quindi: "And I decide your fate". (Insomma, la materia è sconfinata. Son proprio curioso di vedere come prosegue la faccenda perché...mica è facile. No no)
Michele "Axoras"
Lunedì 17 Febbraio 2020, 10.51.14
22
@Steelminded: Esattamente! @RobFleming: Bellissimo il paragone con Fortunate Son dei CCR, altro pezzo che poteva entare dritto in quest'articolo ... alla fine sommando tutti i pezzi citati dai lettori ne sono usciti più di quanti contenuti sopra @ReplicaVanPelt: Non vi sono regole fisse, abbiamo redattori appassionati di cinema, chi di letteratura antica, chi di chitarra e ognuno ha scritto articoli più o meno tecnici declinando il paradigma metal alla sua sfera di interesse. Io nello specifico sono appassionato di scienza e quindi ho dato i miei due cents, vedendo in essa, così come nella matematica e nella fisica, tanta creatività, arte e spunti di riflessione per concetti umani. Credo il mio sia solo un punto di vista diverso, anche perché parlare di numeri di certo non significa neanche lontanamente parlare di matematica. La matematica vera, i numeri li vede con il binocolo
Michele "Axoras"
Lunedì 17 Febbraio 2020, 10.35.01
21
@Silvia: Il fil rouge è quello concettuale, poi nel caso di One ho voluto andare nel dettaglio e vedere quanto vi fosse un collegamento tra le tematiche e il titolo della canzone. Alla fine focalizzandoci sul fatto che è un pezzo contro la guerra, nessuno si chiede mai davvero perché è stato chiamato One e a tal proposito credo che @No Fun abbia colto il senso dell'articolo o perlomeno ci si sia ritrovato un po' di più ! Grazie intanto per il gentile feedback di tutti voi !
Replica Van Pelt
Domenica 16 Febbraio 2020, 19.19.09
20
Nessuna polemica,il "giudizio" è personale ed in base alla singola interpretazione,personalmente ho durato fatica a leggerlo e capirlo,non tanto per il l "frasario" legittimo di chi scrive,quanto per voler necessariamente collegare un qualcosa alla musica ed ai suoi testi,Uno vuol dire tanto tutto e nulla,quando ascolto un brano,che mi piaccia o meno,c'è altro e la matematica non mi interessa,la storia che racconta un brano è umana,è poesia,è narrazione,e si,può essere interessante ricondurlo ad un Uno,ma si perde di vista il resto,le emozioni al suo ascolto,la vita pulsa,anche dove c'è morte.ciao
No Fun
Domenica 16 Febbraio 2020, 15.57.00
19
Per quello che riguarda il sito io 1) trovo comodo come è fatta la home, mi piace, 2) non sento la necessità di avere le recensioni in "tempo reale" 3) non mi sembra che le notizie di altri siti siano piene di commenti. Tra l'altro a me sembra che alcuni nuovi recensori siano davvero bravi, tipo "Lateralus" e "Candal". Però io bazzico qui per imparare qualcosa di nuovo, chi magari è più esperto ha un occhio più critico
No Fun
Domenica 16 Febbraio 2020, 15.49.53
18
Invece non penso sia difficile capire il senso dell'articolo. Si parte dalla presentazione di un approccio pluridisciplinaire in cui non si studiano problemi e concetti di una disciplina ma di un problema o concetto si cerca di capire come è stato affrontato in vari ambiti. La musica (metal) è uno di questi ambiti e il concetto qui preso in esame è l'uno. Forse però ci voleva una presentazione più chiara del tema dell'articolo. Nei due paragrafi in alto si parla del senso della rubrica, poi sotto si dice: "iniziando a parlare dell'uno..." e via. Magari era meglio specificare: "in questo articolo cominceremo quindi dal cincetto di uno..." e scrivere due righe su questo concetto. Tanto più che il concetto di monade non è affatto semplice e diventa molto complesso (e affascinante) con Leibniz (ricordo ancora una gigantesca supercazzola che recitai durante un'interrogazione di filosofia su questo concetto). In effetti "One" dei Metallica (e il favoloso film da cui è tratta, "...E Johnny prese il fucile" di Dalton Trumbo, ripreso nel video della canzone) è proprio adatta a capire il concetto di monade: un'entità minima, che non comunica con l'esterno ma che è specchio dell'universo al suo interno.
Steelminded
Sabato 15 Febbraio 2020, 12.35.30
17
A parte il giudizio sull'iniziativa, che preferisco sospendere, fatemi capire per piacere... la prossima puntata si occuperà di un altro numero? Del due?
Rob Fleming
Sabato 15 Febbraio 2020, 8.34.47
16
Mi ci sono messo d'impegno. L'ho letto tre volte, ma non ho capito la finalità dell'articolo e la scelta delle canzoni. Insomma, mi trovo abbastanza in sintonia con @Silvia. Anche perché la scelta dei brani è infinita. Io potrei citare "I am the walrus" dei Beatles; "One" degli U2; "Fortunate son" dei Creedence o "La guerra di Piero". Con i Beatles chi è l'UNO? L'uno è TUTTI: "I am he as you are he as you are me And we are all together". Con la canzone dei Creedence l'UNO è solo, è l'agnello sacrificale per consentire ai benestanti di scampare al macello; con De André c'è l'UNO contro UNO in cui a soccombere è quello dotato di scrupoli (ma l'altro deve pur salvare la buccia e siamo in guerra). L'articolo è ambizioso e stimolante (ma il rischio è che alla fine facciamo tutti a gara a chi cita più canzoni più o meno in tema); aspettiamo la seconda parte
Silvia
Venerdì 14 Febbraio 2020, 20.22.46
15
Mi spiego meglio: non so se ho colto il tema dell'articolo perché naturalmente se intendevi testi che usassero il termine uno o unico al di là del significato generale ci sta a pennello ovviamente
Silvia
Venerdì 14 Febbraio 2020, 19.47.51
14
Non so se e' pertinente ma a me e' venuto in mente Inner Self dei Sepultura che ascoltavo giusto ieri "Non-conformity in my inner self/ Only I guide my inner self/ I won't change my way/ It has to be this way/ I live my life for my self/ Forget your filthy ways". Mi e' venuto in mente perche' e' un trionfo di I e my ed un invito al pensare con la propria testa e di conseguenza all'individualita' e quindi all'unicita' che se ho ben capito e' il vero tema di questo articolo... o sbaglio? In tal caso aggiungerei anche The Gray Race dei Bad Religion che parla dell'omologazione della societa' che non lascia spazio all'unicita' del singolo individuo (One by one we all fall down/ [...] One by one we all give in)./// @Michele, l'articolo e' veramente interessante e mi piace molto l'iniziativa pero' l'ho trovato decisamente impegnativo, a mio parere non tanto x il lessico ma anche x la struttura e la scelta dei brani perche' e' un po' difficile trovare il filo rosso, in particolare quando citi i Pink Floyd, e One. Certo, s'intitola One ma in realta' e' una critica alla guerra piu' che una riflessione sulla solitudine o sull'individualismo (non so se ho colto il tema pero' ).
Michele "Axoras"
Venerdì 14 Febbraio 2020, 17.40.51
13
@Skull: La tua posizione è chiarissima e ti ringrazio del confronto così come delle parole, sicuramente presterò più attenzione a semplificare l'esposizione nei prossimi "numeri" ! Comunque non so come mi possa essere sfuggito All is One degli Orphaned Land ... XD
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 14 Febbraio 2020, 17.21.14
12
@Axoras: grazie della risposta, non avevo dubbi che ad inizio carriera non avresti proposto un tema del genere... però se mi dici che semplificherai le tematiche non ci siamo capiti: sono le parole che vanno semplificate. Parole e costruzioni lessicali semplici possono aiutare molto l'esposizione di temi che -per quanto interessanti- non sono alla portata di tutti. E' diverso e non di poco perchè solo se questo non è possibile probabilmente va scartata la tematica. Imho. La tua domanda "Quali canzoni vi fanno pensare alle tematiche rappresentate dall'uno?" si va a scontrare con la mia domanda "Quanti di voi/noi capiscono i testi senza booklet?" Un esempio che non vuole essere tranchant, anzi, quando inserite e commentate strofe di testo nelle recensioni queste assumono un maggior valore "educativo" (non è il termine migliore, ma...) mentre vedo un certo tipo di articoli ad esclusivo appannaggio di pochi fin dal principio, imho. In ogni caso complimenti per il tuo lavoro ed il tuo impegno
Michele "Axoras"
Venerdì 14 Febbraio 2020, 15.40.38
11
@Skull: Non sto facendo cadere il discorso delle critiche, sennò non risponderei ad ognuno di voi, figurati e non trovo nulla di sbagliato in quel che dici. Penso solamente che le cose che mi fanno sentire fuori dalla comfort zone siano stimolanti, perché sennò non vi è evoluzione e penso anche che se uno fa il perito elettrotecnico o l'ingegnere come me, possa comunque farsi due domande sul concetto di coscienza, spazio, spiritualità o religione. Anche perché sono temi che vengono trattati anche su i quotidiani/settimanali, non su manoscritti del basso medioevo. La cosa che mi perplime è perché si sia finito a parlare di tutto cilò, visto che io neanche volevo alzarla la problematica dei commenti: io penso vivamente che chi si vuole fermare e vuole scrivere due parole lo fa, chi non vuole perché non è interessato passa oltre e lo fa altrove. Viva il libero arbitrio, poiché non vorrei mai che mi fosse imposto di fare il contrario. Penso infine che la possibilità di un intervento costruttivo/pertinente non è mai limitata, sia che si parli di critiche/proposte OT o che si parli dell'articolo in se. Anche perché per commentare l'articolo si poteva citare un brano che rimandasse ai concetti trattati, commentare uno dei brani citati o uno dei gruppi citati (i quali sono stati scelti appositamente famosi e generici). Insomma, non vedo enormi difficoltà in tal senso e a leggere commenti come il numero #3, piuttosto che una limitata possibilità di commentare l'articolo per colpa dello scritto, percepisco solo la voglia di fare una noiosa polemica sterile. Chiudo rispondendo alla tua domanda: no, non lo avrei fatto, perché sei anni fa, nel lontano 2014, avevo meno esperienza e pensavo di fare cose più nei binari per timore di osare. Inoltre ai tempi con tutta probabilità avevo meno esperienza con questo genere di tematiche, avevo ascoltato qualche persona in meno e letto diversi libri di meno ... ergo probabilmente non mi sarei lanciato
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 14 Febbraio 2020, 15.19.36
10
@Axoras: no Michele, non farlo cadere il discorso delle critiche, se esposto con la dovuta educazione potreste addirittura tenerne conto, oltre che accettarlo. A commento maleducato può seguire una replica seccata, diversamente no. Se vuoi ti chiarisco il mio livello di istruzione, non ho vergogna a dire che l'argomento è ostico perchè chiunque abbia una formazione tecnica (che sia arti e mestieri, diploma di perito oppure master in ingegneria) con certi concetti non ha familiarità... quindi, a sua discrezione apprezzare o meno dati articoli, la possibilità di un intervento costruttivo/pertinente è limitata. All'inizio della tua attività "giornalistica" lo avresti proposto un contenuto simile?
Michele "Axoras"
Venerdì 14 Febbraio 2020, 15.09.33
9
@Skull: Dimenticavo -e chiedo scusa per il doppio commento- che coglierò l'occasione per semplificare le tematiche e il linguaggio per i prossimi giri! Grazie per il feedback
Michele "Axoras"
Venerdì 14 Febbraio 2020, 15.08.30
8
@Skull: Ciao Skull, forse l'errore è mio che non getto in pasto alla platea l'ennesimia biografia dei Led Zeppelin o l'ennesimo articolo che parla di quanto ci manchi Cliff Burton. Ma ad ogni modo mi piace pensare che proporre un contenuto diverso o leggermente più ostico/pensante, possa essere sfizioso o perlomeno possa aprire le porte a qualche riflessione in più. Mi lascia solo l'amaro in bocca, in un articolo dove si parla di coscienza, personalità, universo, comunicazione e tanti altri argomenti generici, vedere che si sia iniziato a commentare per una polemica e non per l'articolo in sé.
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 14 Febbraio 2020, 14.37.38
7
Spiace che magari alcune critiche escano nel posto sbagliato ed al momento sbagliato, perchè che Metallized abbia ampi margini di miglioramento è evidentissimo a chi abbia due neuroni... però l'impegno e la costanza necessari a tenerlo in piedi non devono essere sminuite, men che mai in maniera irrispettosa. Che questo sito abbia bisogno (urgente o meno non sta a me deciderlo) di una svecchiata tout-court -o semplicemente di accogliere nuovi spunti propositivi- è assolutamente condivisibile. Che talvolta si alluda a particolari abilità di scrittura... perdonatemi, ma fa letterlamente ridere, considerata la platea. Proprio considerata la platea, legittimamente eterogenea per età ed estrazione culturale, a qualcuno è venuto il dubbio che l'argomento sia ostico? Per me lo è: leggo, comprendo probabilmente in parte e... che devo commentare? All is one degli Orphaned Land?
Michele "Axoras"
Venerdì 14 Febbraio 2020, 9.56.32
6
@Benny Blanco: Sai cosa non è cambiato invece nel tempo? Le persone che invece di commentare in maniera costruttiva investono il loro tempo di giovedì notte all'una per scrivere qui. Poi nel caso tu ci voglia dimostrare come si scrive, ti aspettiamo a braccia aperte, c'è il bando aperto nella sezione STAFF in alto a destra
Michele "Axoras"
Venerdì 14 Febbraio 2020, 9.51.35
5
@No Fun: Ciao No Fun, senz'altro le parole sono attinenti e credo che tu abbia capito perfettamente la linea guida dell'articolo ! Anche io avevo avuto qualche idea extra metal -più per la seconda parte che sto scrivendo, che per la prima in realtà-. Ad ogni modo più tardi vado a sentirmi la canzone, metal o non, cohen è un artista splendido. p.s. condivido a pieno la tua ultima posizione sulla messa a tutto volume
Benny Blanco
Venerdì 14 Febbraio 2020, 0.55.51
4
E vi meravigliate anche? Se non c'è partecipazione la colpa non è degli utenti ma di chi gestisce Metallized, sito ormai alla deriva da anni. Una volta eravate i migliori a fare le recensioni, ora o sono pretenziose oppure manca la competenza necessaria. Oltretutto siete sempre in ritardo rispetto alla concorrenza! Anche sulle notizie arrivate sempre dopo, inoltre sono scritte con superficialità. Gli articoli si salvano, ma prima erano più coinvolgenti. Non parliamo delle grafica in cui appaiono. L'unica cosa che mi viene da dire è che siete un capitolo del passato.
No Fun
Giovedì 13 Febbraio 2020, 19.27.31
3
Ciao ragazzi, non è metal però la lettura dell'articolo mi ha fatto venire in mente una delle mie canzoni preferite, You Know Who I Am, di Leonard Cohen, che può essere letta come una canzone d'amore cantata da dio all'essere umano.Il verso nel quale dice "I am the one who loves changing from nothing to one", l'uno come essere creatore e come cosa creata dal niente, separato da una distanza incolmabile "I am the distance you put between all of the moments that we will be". Una preghiera di dio all'uomo. Se non c'entra niente chiedo scusa tanto più che sono ateo ma se fossi un prete la metterei a tutto volume durante la messa, a patto che la chiesa non sia brutta.
Michele "Axoras"
Giovedì 13 Febbraio 2020, 18.29.54
2
Ciao Black, ti ringrazio del feedback Io nell'incertezza ho già iniziato la stesura della parte due! Mi sarebbe piaciuto sapere da parte degli utenti quali pezzi associavano ai temi trattati, perché pensandoci... ce ne sono tanti !
Black Me Out
Giovedì 13 Febbraio 2020, 17.54.08
1
Grandissimo articolo Michele! Interessante e ben approfondito. Dispiace vedere questa desolazione tra i commenti, ma spero che in molti leggano il tuo scritto.
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