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INNO - Sogni e incubi
13/02/2020 (885 letture)
Gli Inno sono una band entrata da poco nella scena italiana, ma i cui membri hanno un background di tutto rispetto: Elisabetta Marchetti (ex Stormlord, ex Riti Occulti) alla voce, Cristiano Trionfera (ex Fleshgod Apocalypse) alla chitarra, Marco Mastrobuono (Hour of Penance, Coffin Birth) al basso e Giuseppe Orlando (ex Novembre, The Foreshadowing, Airlines of Terror) alla batteria. Ne abbiamo approfittato per una piacevole chiacchierata riguardo il nuovo album.

Luca: Ciao, benvenuti su Metallized! Inizio subito chiedendovi: dal momento che siete quattro musicisti le cui band sono di origine abbastanza diversa, come nasce l'idea di questo progetto?
Marco: E' nato in macchina... (ride, ndr). Ti spiego: Giuseppe, il nostro batterista, è il fonico del mio altro progetto, cioè gli Hour of Penance. Quindi stavamo andando a suonare da qualche parte, Brescia mi sembra, stavamo viaggiando e gli faccio: "senti Peppe ma, così, facciamo un gruppo insieme?" e lui mi ha detto: "ma... del tipo?" "mah, una roba un po' così... ci vogliamo provare?"

Giuseppe: In realtà ha parlato di me, di lui e di Cristiano...

Marco: Esatto. Nel frattempo Cristiano, il chitarrista, era diventato il mio nuovo vicino di casa, anche se ovviamente già ci conoscevamo. E quindi gli ho detto: "ti vengo a trovare, porto la chitarra e proviamo a scrivere dei pezzi..."

Luca: Quindi è nato tutto abbastanza per caso... Il nome come l'avete scelto?
Marco: Il nome... come lo abbiamo scelto?

Giuseppe: C'è stato un lungo periodo di brainstorming, dopodiché abbiamo preso questo nome ed è piaciuto a tutti.

Marco: Si infatti, c'è da dire che comunque trovare un nome figo per un gruppo, nel 2020, che non sia già stato usato da centottanta band è impossibile. Quindi siamo andati anche un po' a esclusione ( ride, ndr). Era un nome che stava anche bene col sound che doveva avere il progetto, quindi abbiamo deciso.

Giuseppe: Esatto, senza usare poi i soliti nomi composti, non so come spiegarlo... un nome che in qualche modo già descrive la band, per capirci. Un nome che possa anche destare curiosità.

Luca: A questo punto passiamo a parlare dell'album: per adesso sono usciti due singoli, abbastanza diversi tra loro. Il primo, Night Falls mi ha ricordato il gothic dei Katatonia, mentre il secondo, Pale Dead Sky l'ho trovato più pesante, più elegante e oscuro... e vi ho anche trovato qualche venatura folk. Volevo sapere se nell'album troveremo altre sorprese per quanto riguarda i generi che andrete a toccare, dal momento che molti di voi arrivano da band la cui proposta è molto più estrema di questa.
Marco: Allora, dico subito che non ci saranno brani grindcore, questo te lo posso assicurare, anche se volevamo mettere una cover degli Anal Cunt ( ride, ndr). Allora, in realtà diciamo che tutti gli altri brani del disco sono abbastanza legati a questi due. Ci saranno sfumature più pesanti e anche molto meno pesanti, però tutti quanti partono da una matrice comune.

Giuseppe: Esatto. Diciamo che c'è ancora un lato metal che dobbiamo ancora svelare... però è un disco anche abbastanza variegato, secondo me. Poi, per quello che può sembrare alla gente, almeno personalmente i primi due pezzi... non dico che sono simili, ma un po' li accomuno. Comunque ci sarà ancora da scoprire, mettiamola così.

Marco: Senza dubbio. C'è ancora da scoprire sia dal punto di vista più pesante, certo rimanendo nei canoni del genere.

Luca: Niente di simile agli Hour of Penance quindi...?
Marco: (ride, ndr) Purtroppo no. Ragazzi dovete capire che io ho fatto questo gruppo per suonare roba lenta... quindi sì, ci sarà qualcosa di più pesante ma anche qualcosa di più leggero, poi pian piano usciranno altri singoli, uscirà tra poco un lyric video, ne uscirà un altro più avanti... quindi c'è ancora molto da svelare.

Luca: Perfetto. A questo punto aspetto con ansia il nuovo materiale... Nel frattempo vi chiedo: com'è stato lavorare assieme, in sala di registrazione, in fase di composizione...?
Giuseppe: Anche se proveniamo da ambiti diversi, comunque abbiamo delle basi in comune. Cristiano lo conosco anche io da tanti anni, ed è sempre stato un amante del genere. Anche Marco, dietro questa faccia, diciamo, estrema, ha una passione per determinati generi... ed Elisabetta non ne parliamo. Quindi in questo senso ci siamo anche trovati, al di là di quello che poi vede e sente la gente riguardo i rispettivi gruppi. Quindi dal punto di vista della composizione si sono trovati benissimo Cristiano e Marco...

Marco: Qualcuno magari si aspettava anche roba più pesante...

Giuseppe: Però in generale ci siamo trovati in questo senso. Col lavoro in studio direi pure, poi lì subentra proprio il lato tecnico che va al di là magari del genere...

Marco: Esatto. Poi sia Giuseppe che io abbiamo uno studio di registrazione a testa, quindi lavoriamo io da mille anni lui da diecimila (ride, ndr). Ed è stato anche bello, perché quando vai a lavorare e a registrare c'è un confronto. Poi vai a registrare il tuo gruppo, ed è chiaro che ti senti anche un po' più sotto pressione, stai molto attento a mille dettagli, senti tante cose... e quando addirittura si è in due a fare questo lavoro, si ottiene un buon risultato. E' uno dei pochi dischi che, quando lo risento, mi viene da pensare che non cambierei proprio nulla.

Luca: E non è una cosa da poco. Immagino che spesso capiti, dopo aver finito di produrre o mixare qualcosa, di voler correggere subito qualche dettaglio...
Giuseppe: Esatto. Diciamo che l'abbiamo mixato con lo spirito giusto, senza il fiato sul collo, potendo riascoltare bene le cose... quindi da questo punto di vista è stato curato in ogni dettaglio.

Marco: Veramente. Tra scrittura, mixing, mastering e la produzione intera del disco finché non uscirà il 28 febbraio... il tutto è quasi durato due anni. Più o meno un anno per scrivere bene i pezzi, arrangiarli, sistemare delle linee vocali con Elisabetta, poi un altro anno passato tra registrazioni, mixing, mastering, riascolti, mastering all'estero... Insomma, è stato lungo ma è stato bello.

Luca: Volevo parlare un po' del concept ora, sia dell'artwork e della copertina del disco, ma anche dei dipinti di Elisabetta che si possono ricevere con le prime copie dell'album. Cosa potete dirmi a riguardo?
Marco: (ride, ndr) Qua c'è Elisabetta che non vede l'ora di rispondere.

Elisabetta: Eccomi, sono la pazza che ha scritto i testi del disco (ride, ndr). Diciamo che come tematica principale c'è il sogno, tutto quello che riguarda la fase onirica dell'immaginazione. Fondamentalmente sono incubi, descrivo un po' i miei incubi ecco. Io sogno tantissimo, faccio tantissimi incubi, e di materiale ne avevo a iosa per scrivere anche altri due dischi...

Luca: A questo punto vi chiederei: avete intenzione di intraprendere un piccolo tour, o anche solo qualche data per promuovere il disco? Quali sono i vostri piani per i mesi successivi all'uscita?
Marco: Allora, tour vero e proprio per ora programmato no. Anche perché ora è diventato difficile andare in tour...

Giuseppe: Ed è anche presto. Ci stiamo comunque organizzando per promuovere il disco...

Marco: Esatto. Per ora stiamo cercando delle situazioni adatte per promuovere il disco al meglio, poi se ci dovesse arrivare un'offerta di un tour sensato... volentierissimo. Il nostro obbiettivo è promuovere l'album il più possibile. Speriamo il disco piaccia e ci chiamino a suonare ovunque (ride, ndr).

Luca: Le domande sono finite. Se avete un ultimo messaggio per i nostri lettori e i fan, lo spazio è tutto vostro.
Giuseppe: Ascoltate The Rain Under, in uscita il 28 febbraio...

Marco: ...e compratelo...

Giuseppe: Anche ascoltare, al giorno d'oggi, è un buon invito... Quindi ascoltatelo, guardate il video appena uscito di Pale Dead Sky...

Marco: E grazie per lo spazio che ci avete concesso!



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