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IMMINENCE - Intervista agli Imminence
08/03/2020 (589 letture)
Ho il piacere di chiacchierare un po' con gli Imminence prima del loro unico show italiano: i ragazzi mi accolgono disponibili e sorridenti sul loro tour bus…

Valeria Di Chiaro: Ciao ragazzi! Come sta andando questo primo tour europeo da headliner?

Harald Barrett: Benissimo! Non ce lo aspettavamo, è il nostro primo tour come headliner in giro per l’Europa ed è il tour più grande che abbiamo mai fatto fin’ ora. Il responso è ottimo, è stato incredibile soprattutto in alcune città, dove abbiamo suonato pochi mesi fa, vedere così tanta gente, a volte addirittura il doppio delle persone rispetto alla precedente data. È fantastico!

Valeria Di Chiaro: Avete suonato in Italia alcune volte e questa è la seconda volta in questo locale. Avete qualche ricordo riguardo gli show e il fandom italiani?

Harald Barrett: In Italia abbiamo il bel ricordo del nostro secondo show fuori dalla Svezia, proprio a Milano, e già allora c’era molta gente. Ricordiamo anche questo posto ma ciò che più ricordo del pubblico italiano è non solo la partecipazione generale ma soprattutto la reazione a una particolare canzone acustica, intitolata A Mark Of My Soul, non ho mai visto nessun pubblico cantarla così! Qualcosa di davvero speciale per noi.

Valeria Di Chiaro: Qual è il significato del monicker Imminence, che suona così elevato e evocativo?

Eddie Berg: Sarò onesto, quando abbiamo messo su la band questo nome non lo abbiamo scelto per una ragione particolare... suonava bene! Successivamente è cresciuto con noi, e ora senza dubbio ha l’importanza di rappresentare e incarnare tutto ciò che abbiamo fatto.


Valeria Di Chiaro: Parliamo del nuovo album Turn the Light On: non c’è una title track con questo nome ma possiamo trovare questo specifico verso nella titletrack Erase e anche alla fine della versione video di Infectious. Musicalmente parlando l’album è emozionante, struggente, e così sono i testi, profondamente espressivi e intimi. L’intero lavoro è pervaso da una bellezza malinconica, tristezza, lotta interiore ma anche versi di speranza e incoraggiamento. Qual è il significato e il messaggio che volevate dare con questo album?

Eddie Berg: Il concept di quest’album è la luce che dovremmo accendere nell’oscurità che a volte abbiamo e ci portiamo dentro dentro; l’ammissione con se stessi riguardo a certi sentimenti di tristezza, ansia, depressione… Accendere una luce per te stesso, per accettare come ti senti, e riuscire così a passarci attraverso e superarlo.

Valeria Di Chiaro: Quali sono le differenze con i passati lavori della band, sia musicalmente che liricamente?

Harald Barrett: Musicalmente direi sicuramente che quest’album è più profondo e heavy. Però dicendo che è più heavy non mi riferisco solo al sound ma anche al significato e l’espressione dei testi, decisamente pesanti soprattutto rispetto al passato, penso sia una buona manifestazione del punto in cui siamo, di ciò che siamo come band; i lavori precedenti lo erano però forse erano più caotici. Il primo album ad esempio era decisamente più orientato verso il pop e aveva anche più elementi elettronici; ovviamente sono comunque canzoni che amiamo, però adesso abbiamo molti più elementi che siamo riusciti a mescolare al meglio con consapevolezza.
Eddie Berg: Dal punto di vista lirico penso che la nostra musica sia sempre stata centrata più o meno sulle stesse tematiche e argomenti, per lo più interiori, però penso che questo lavoro sia più aperto e più onesto e abbiamo portato questi temi molto più in superficie.
Valeria Di Chiaro: Tu suoni il violino: ti vorrei chiedere, hai studiato musica classica? E se sì ciò come ha influenzato la musica degli Imminence?

Eddie Berg: Sì, io suono il violino da quando ho cinque anni, questo grazie alla scuola che ho frequentato che prevedeva una grossa componente di musica. Poi ho preso lezioni private di violino e musica classica per migliorare le mie capacità, e senza dubbio fin dall’inizio, fin dal primo EP abbiamo voluto inserire questo strumento come background, in parti orchestrali che accompagnassero gli altri strumenti, e io ho sempre alternato il canto al violino. Poi abbiamo deciso di conferire un ruolo più importante al violino, vedendolo e ponendolo più come strumento solista che come strumento di sottofondo.

Valeria Di Chiaro: Parliamo dei video di Paralyzed e Infectious, così toccanti, decadenti e pervasi di oscura bellezza. Come ma la scelta dell’immagine del rapimento, in entrambi i video? È come se fossero dei concept video, con una storia che continua?

Eddie Berg: È un concept che abbiamo creato, una proiezione delle tematiche dell’album e di quei pezzi, combattere i propri demoni interiori; i “cattivi”, i rapitori (interpretati da loro stessi ndr) sono il riflesso e della parte più oscura di noi, di ciò che portiamo di oscuro dentro di noi e che dobbiamo combattere. È un concetto semplice ma che ben rappresenta il senso del lavoro.

Valeria Di Chiaro: Tutti i vostri video sono conturbanti in un certo senso. Come anche il video di Saturated Soul, e Lighthouse: qual è il significato del primo, e cosa vuole rappresentare la rosa bruciante nel secondo?

Harald Barrett: C'è una linea sottile fra tutti i video e se vogliamo si può vedere che questo è l’ultimo, potremmo dire che è l’ultimo episodio di una serie. Tutta la storyline è ermetica e misteriosa, ognuno volendo può dare un’interpretazione personale, ma sicuramente per noi quest’ultimo è legato al concetto di “tornare indietro”, dipende poi come lo interpreti.
Eddie Berg: Il video vuole rappresentare il momento in cui sei catturato da te stesso e completamente sommerso dall’oscurità e dalla disperazione, e non sai dove stai andando, brancoli nel buio; in quel momento conviene fare il punto della situazione, tornare indietro in luoghi sicuri, fare fossero essi anche qualcosa di simbolico, come la consapevolezza dei propri sentimenti anche se negativi e di se stessi, per liberarsi.
Harald Barrett: La rosa in Lighthouse vuole essere un simbolo floreale, non il primo per questo album che anche a livello d’immagine è legato al tema floreale; i fiori sono visti come qualcosa di positivo, che in questo caso sia brucia, sia fa luce.
Valeria Di Chiaro: Infatti troviamo i fiori anche nell’artwork di Turn The Light on: fiori, colori pastello delicati e ovviamente il vostro simbolo nel mezzo. Come mai questo design?


Harald Barrett: Il simbolo lo abbiamo messo appunto apposta con il designer, un simbolo che vuol essere positivo, ma in effetti ai miei occhi è a forma di gabbia: come dire qualcosa da cui scappare per essere realmente liberi; per quanto riguarda la scelta dei fiori, dei colori pastello e della delicatezza, vogliono anch’essi rappresentare luminosità e positività, che sono il messaggio finale dell’album.


Valeria Di Chiaro: Voi venite dalla Svezia, quindi un paese scandinavo; si sa che la Scandinavia è la patria del black metal e la Svezia nello specifico del melodic death metal. Com’è essere una modern metal/metal core band in un paese old school? Com’è il responso nel vostro paese?

Christian Höijer: Generalmente ora come ora è difficile su vari fronti, anche perchè i ragazzini svedesi non ascoltano più metal come un tempo, piuttosto scelgono musica elettronica, r ‘n b, trap; comunque tutto sommato non ci lamentiamo dei fan che abbiamo, e ovviamente ammiriamo e ci ispiriamo a band come Soilwork, In Flames, At The Gates, che stilisticamente sono un esempio per tutti i musicisti metal/metal core e hanno fatto la storia.

Eddie Berg: In Svezia ci sono molte band famose che hanno una grande fan base, come appunto quelle che ha già citato e anche altre. Per il resto però io vedo che se tu ti proponi per esempio a un evento o un festival con generi misti, old school e moderni, anche gli ascoltatori più vecchia scuola ti prestano attenzione e ti apprezzano. A mio devi solo presentarti, suonare e dare il meglio di te per essere capito.

Valeria Di Chiaro: Quali sono i vostri piani per il futuro?

Christian Höijer: Girare in tour! (ridono) Adesso inizia una stagione di festival primaverili ed estivi, ovviamente vogliamo suonare il più possibile, ma senza dubbio vogliamo anche comporre nuova musica.
Harald Barrett: Vogliamo scrivere i pezzi per il nuovo album.
Eddie Berg: Anche se in realtà non smettiamo mai di scrivere nuova musica, anche mentre siamo in giro, così dovrebbe essere! Però occorre poi dedicarsi con dedizione al futuro lavoro.



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