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KATATONIA - Fermarsi per ricominciare
20/04/2020 (913 letture)
Gli svedesi Katatonia sono pronti a tornare sulle scene dopo una pausa annunciata a sorpresa, che ha fatto temere ai fan un possibile scioglimento. I progster, invece, hanno ripreso in mano gli strumenti per lavorare al nuovo City Burials, che sarà pubblicato dalla sempre fedele Peaceville Records tra pochi giorni. Abbiamo raggiunto il bassista della band Niklas Sandin che ci ha raccontato le dietro le quinte del nuovo parto della band di Stoccolma.

Pez: Ciao Niklas, come stai?
Nikals: Sto bene, sto bene e tu?

Pez: Sto bene dai, grazie. Direi di cominciare con le domande. Siete tornati dopo una breve pausa anche se ne avevate annunciata una a tempo indeterminato. Quando vi siete sentiti pronti per tornare sulle scene? E cosa è successo durante questo periodo?
Nikals Sandin: In sostanza la band esiste da molto tempo e Jonas e Anders (rispettivamente Renkse e Nyström, ndr) l'hanno fatta proseguire per circa ventisette anni, se non erro era il nostro ventisettesimo-ventottesimo anno di attività quando abbiamo annunciato la pausa. Fu molto attesa, penso che tutti avessero bisogno di staccare per un po' e di ricaricare le batterie. Era solo un problema di quando rialzarsi e capire quando sentirci pronti a tornare e a rifare tutto di nuovo. Questo momento è capitato in maniera naturale, non è stato scelto, anche perché non avevamo una specifica scadenza per il nuovo album. Dovevamo basilarmente capire e sentire quando eravamo pronti per ricominciare di nuovo.

Pez: Lo stile dei Katatonia è cambiato molto nel corso degli anni. La mia domanda è: come percepisci l'evoluzione del suono e dello stile della band da quando sei entrato nella line-up? Ci sono molte differenze tra i primi album e i più recenti, ma anche tra Dead End Kings (il primo con Niklas, ndr) e The Fall of Hearts...
Nikals Sandin: Penso che la band si sia mossa verso territori prog con The Fall of Hearts perché ha molti “up and down” dinamici rispetto a Dead End Kings. Oltre a ciò, però, penso sia abbastanza rintracciabile una sorta di fil-rouge tra i nostri dischi, non si tratta di cambiamenti pesanti come invece, ad esempio, è capitato agli Opeth con Heritage, in cui hanno abbracciato il prog-rock e lasciato alle spalle gli elementi metal. Certo, nei Katatonia ci sono dei cambiamenti ma credo siano più sottili che estremi. Sperimentare attraverso i nostri album è sempre un divertimento e ci motiva molto rispetto a rimanere stabili. È sempre un processo positivo per noi.

Pez: Parliamo ora del vostro atteso album. Come si è svolto il processo di songwriting di City Burials?
Nikals Sandin: Sostanzialmente uguale al solito lavoro che facciamo. Questa volta è stato Jonas il principale compositore della musica. Ha il suo studio, quindi ha scritto e composto lì tutte le musiche e i testi, ha mixato molto bene le pre-produzioni dei brani, ha creato dei frammenti dei brani non completi che ha poi presentato alla band, come nel caso delle intro o dei ritornelli, così che noi potessimo aggiungerci qualcosa. Il resto di noi ha lavorato da casa principalmente, con i propri strumenti, presso il proprio studio casalingo. Alla fine ci siamo incontrati in studio e abbiamo registrato i brani, aggiungendo le nostre idee e ispirazioni. Jonas e Anders sono molto aperti ad appoggiare idee e suggerimenti. Per esempio, io volevo cambiare alcune cose riguardo al basso con delle mie idee e le hanno accettate, si sono dimostrati molto aperti. È stato davvero divertente. Quindi questo è bene o male come si è svolto il processo di scrittura per le canzoni.

Pez: Ho trovato la copertina di City Burials molto raccapricciante e oscura, puoi spiegarci il suo significato? Sembra che il re, qui, non sia né spodestato né senza corona (riprendendo il titolo del disco Dethroned & Uncrowned, ndr) …
Nikals Sandin: Oh sì sì, è molto vivo e respira ancora nell’universo dei Katatonia. È una copertina oscura che rappresenterà la musica del disco molto bene. Se ti va è il “Dead End King” della copertina. Ora rappresenta qualcosa di molto più ampio nell'universo dei Katatonia rispetto a Dead End Kings. Quella fu la nostra rappresentazione di noi come re nel nostro stesso vicolo cieco, facendo ciò che davvero ci piace. Dal momento che non scendiamo a compromessi con nessuno, anche se non siamo magari così tanto affermati, siamo ancora i re del nostro “dead-end”, del nostro vicolo cieco.

Pez: C'è un concept che lega i brani del disco?
Nikals Sandin: No, non c'è un concept generale nel disco, sostanzialmente i temi dell'album hanno a che fare con quello che i Katatonia hanno sempre detto. Molte canzoni sono cupe e depresse ma molte altre trasmettono speranza. Ad ogni modo non esiste un grande collegamento tra i brani. Praticamente è sempre come è stato in ogni album.

Pez: Avete diffuso due singoli Lacquer e Behind the Blood. Sono due canzoni molto differenti: puoi spiegarci la ragione dietro a questa scelta?
Nikals Sandin: In sostanza è perché sono entrambe molto forti, tutti noi abbiamo creduto fortemente in queste tracce ed è per questo che le abbiamo scelte come singoli. È stata selezionata una canzone “soft” per il primo singolo giusto per vedere come le persone avrebbero reagito, senza ‒allo stesso tempo‒ regalare molto del nuovo materiale troppo presto. Volevamo costruire aspettative senza ricorrere a mosse hollywoodiane teatrali con trailer di cinque minuti che mostrassero i migliori assaggi del disco, il tutto con lo scopo di far capire alle persone cosa aspettarsi realmente dall’album. Credo, invece, che sia divertente pubblicare qualcosa che non sia così tanto scontato sulla base di ciò che già ti aspetti.

Pez: Ho ascoltato il disco in anteprima e ho notato che avete sperimentato con alcuni inserti di elettronica... Come pensi questo suono possa arricchire lo stile dei Katatonia?
Nikals Sandin: Penso che lo arricchisca molto perché ci sono alcune cose che puoi fare con la chitarra, il basso e la batteria, ma devi anche sperimentare ulteriormente con altri elementi per raggiungere quel determinato suono e veicolare le emozioni che vuoi con una canzone. Penso che tu possa farlo con un background ambient realizzando degli scenari sonori tramite inserti elettronici. Sì, credo che arricchisca molto il sound, è come aggiungere più pennellate e più colori quando stai dipingendo un quadro.

Pez: Nella canzone Vanishers collaborate con Anni Berhard. Come siete entrati in contatto con lei?
Nikals Sandin: C’è un mio amico di vecchia data, Thomas, che suona il basso nei Fall of Keys, la band di Anni. L'abbiamo scoperta nel 2012 quando abbiamo pubblicato Dead End Kings, in quel momento abbiamo avuto orecchie e occhi aperti per la sua voce e la sua musica. Abbiamo ascoltato molto i suoi album durante il tour di Dead End Kings ed è sempre rimasta nelle nostre teste. Jonas disse che, nel caso di una collaborazione con una voce femminile per un disco, l’avrebbe tenuta ben presente. Penso che sia un'ottima voce, molto talentuosa, che si sposa perfettamente con la canzone e che riesce a renderla melanconica e triste con il suo stile, quindi si adatta alla perfezione.

Pez: Riassumendo, cosa si deve aspettare l'ascoltatore da quest'album?
Nikals Sandin: Ehm, cosa si deve aspettare l'ascoltatore... Quello che è sempre stato nei dischi dei Katatonia. Abbiamo cercato di creare un disco ancor più bello dell'ultimo, abbiamo cercato di migliorarci e di far trasparire tutta la qualità che si cela dietro la sua realizzazione, e speriamo che l’ascoltatore si sentirà a suo agio con i nuovi brani tanto quanto lo siamo noi. Penso che sia una delle nostre release più forti, non per essere presuntuoso [ride, ndr] ma è un disco molto buono. L’ascoltatore, in sostanza, può aspettarsi tutto ciò che c’è da aspettarsi dai Katatonia, qualcosa di cui noi siamo molto felici. Il risultato ci piace e siamo emozionati per l’uscita.

Pez: Ho un'ultima domanda. City Burials è il primo album dove collaborate con Roger Öjersson dopo la sua piccola comparsa nel precedente EP. Come vi ha aiutato con il processo del disco? Ho trovato il suo lavoro alla chitarra molto aggressivo rispetto alle vostre precedenti uscite.
Nikals Sandin: Beh sì, anche se è Jonas che ha scritto la maggior parte delle chitarre, Rojer è di certo un chitarrista molto portato se non uno dei migliori in Svezia. Ha dato una spinta in avanti alle sue abilità e penso che abbia fatto un ottimo lavoro nel disco sia nei leads che negli assoli. Porta la scrittura delle canzoni e la realizzazione di un disco su un livello superiore. Si lavora bene ad un disco quando hai un musicista così bravo a disposizione (ride, ndr).

Pez: Ho finito le domande, sei libero di dire ciò che vuoi ai nostri lettori.
Nikals Sandin: Sì, tenete alto il morale durante questa situazione con il Coronavirus, spero che siate sani e salvi durante questo periodo.

Pez: Grazie, prenditi cura di te e grazie per il tuo tempo.
Nikals Sandin: Grazie e ciao!



Poss
Giovedì 23 Aprile 2020, 16.44.35
4
Incredibile come riescano a tenere la qualita' dei loro album sempre altissima.
Mauroe20
Lunedì 20 Aprile 2020, 20.42.55
3
Ottima band davvero curioso di ascoltare questo nuovo lavoro
Barry
Lunedì 20 Aprile 2020, 20.11.52
2
Ottima intervista per una grandissima band
duke
Lunedì 20 Aprile 2020, 19.02.39
1
...bella intervista....ottima band che ha sempre fatto belle cose....
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L'intervista
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"City Burials", il nuovo album dei Katatonia
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