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PITTORI DELL`INCUBO - # 6 – Hans Ruedi Giger
27/04/2020 (584 letture)
Se c’è un artista che merita il titolo di “pittore dell’incubo”, a maggior ragione in un contesto legato all’universo metal, quello è sicuramente lui. Hans Ruedi Giger, all’anagrafe Hans Rudolf Giger. Le sue angoscianti visioni biomeccaniche, ripugnanti quanto stranamente seducenti, hanno orripilato e oscuramente affascinato milioni di persone. Opere potenti, particolarissime e inconfondibili, che hanno avuto un’influenza immensa su tutto il campo culturale in senso lato. Tutti conoscono lo Xenomorfo, la creatura protagonista di Alien, partorita proprio dalla mente di H.R. Giger e che gli valse l’Oscar ai migliori effetti speciali nel 1980. Analogamente, molti lettori di queste pagine conoscono la copertina di To Mega Therion dei Celtic Frost, sempre opera sua. Due esempi iconici quanto riduttivi, che vogliamo oggi completare con un articolo che ci dà l’occasione di (ri)scoprire un artista completo, per certi versi imprescindibile, la cui arte trova un eco particolare nell’iconografia del nostro genere preferito.

Non vi annoieremo con la solita introduzione biografica, consultabile comodamente su Wikipedia. Per ricollocare l’artista nel suo contesto, basti sapere che Hans Rudolf Giger è nato nel 1940 a Coira, una piccola città della Svizzera orientale, ed è morto a Zurigo nel 2014. Figlio di un farmacista, il giovane Giger frequenta una scuola di design industriale e di arti applicate. Piccoli dettagli questi che ci aiutano in parte a decifrare la sua opera.

UOMO, MACCHINA, SESSO E MORTE
L’opera, appunto. Nel corso della sua carriera, Hans Ruedi Giger esplora diverse discipline artistiche, che lo portano dalla pittura al design, passando per la scultura. Tuttavia, in questa sede ci concentreremo sulla sua produzione grafica, i cui lavori più famosi risalgono agli anni 70 – a partire dal 1990, l’artista smetterà completamente di dipingere per esplorare altri settori. L’arte del pittore svizzero si distingue per uno stile inconfondibile, poi infinitamente ricopiato, chiamato “biomeccanico”. Il leitmotiv dell’opera gigeriana è infatti la fusione tra vita e macchina, tra carne e componenti industriali, unite in istantanee terrificanti e dettagliatissime (immagini 1, 2 e 3), che si estendono talvolta anche al paesaggio (immagine 4). Malgrado il nome possa suggerire il contrario, le parti “vive” delle sue composizioni richiamano potentemente la morte, percepibile dall’uso massiccio di teschi, ossa e cadaveri. Cavi, vertebre, arti e strutture metalliche formano intrecci intricati e ansiogeni, dove la componente sessuale è quasi sempre presente (immagine 5) – ad uno sguardo attento, peni e organi genitali spesso si nascondono negli anfratti delle composizioni. Questa sessualità deviata, allo stesso tempo ripugnante e colpevolmente sensuale, diventa talvolta il tema dominante di certi quadri (immagine 6), in altri frangenti anche violentemente blasfemi. Il ricorso ad immagini “classiche” come il bafometto o i serpenti ne è una dimostrazione (immagini 7 e 8). Generalmente, tutti questi temi coabitano sui quadri di un artista che non dà praticamente alcuno spazio a soggetti felici o positivi. Intervistato dalla BBC negli anni ’80, Giger dichiara: i miei quadri ritraggono cose che mi piacciono, cose che odio o che mi spaventano, ma non c’è spazio per soggetti innocui, come… i fiori. Al massimo, fiori carnivori! Veri e propri paesaggi da incubo, forse repellenti ma indubbiamente impressionanti, anche sul piano tecnico. Le opere grafiche di H.R. Giger si distinguono infatti per il loro particolarissimo cromatismo e, in un certo senso, estremo realismo, ottenuti grazie alla tecnica dell’aerografo. Il pittore inizia con oli e inchiostri (immagine 9), ma raggiunge la sua massima espressione proprio con questa tecnica, che permette di produrre linee molto sottili spruzzando la vernice acrilica tramite aria compressa.

SURREALISMO, INCUBI E LETTERATURA
Se si volesse inserire l’opera di Giger in una più larga corrente artistica, questa sarebbe probabilmente il surrealismo. In primo luogo, il pittore si vedeva come un surrealista, e citava Salvador Dalí tra i suoi riferimenti estetici. Questi comprendono anche la Wiener Schule des Phantastischen Realismus e Ernst Fuchs, così come Francis Bacon e il pittore di origine montenegrina Miodrag Đurić. Alcuni vedono tra le sue ispirazioni anche artisti più lontani nel tempo, come Hieronymus Bosch e William Blake.

Questo per la forma. Ben più interessante è l’origine dei contenuti. Da dove Giger traeva ispirazione per creare le sue spaventose immagini? Il suo interesse per il design industriale e per l’anatomia non bastano a spiegare le turbe delle sue opere. Prima abbiamo definito i suoi quadri paesaggi da incubo, e questo termine non era scelto a caso, perché lo stile biomeccanico dell’artista veniva proprio da lì. Giger soffriva infatti di terrori notturni, un disturbo del sonno che ha combattuto attraverso l’arteterapia, ovvero l’accompagnamento terapeutico di persone, generalmente in difficoltà, attraverso la produzione di opere artistiche. In un’intervista alla televisione svizzera, il pittore ha dichiarato: tutto quello che ho è la paura, e ciò mi da la forza per dipingere, un’azione che serviva quindi a esorcizzare i suoi incubi. A questo si aggiunge un prematuro fascino per il macabro, alimentato anche dai teschi e dalle strane boccette che, bambino, Hans Rudolf vedeva nello studio del padre farmacista. Certo, quest’interpretazione è affascinante, ma spesso la realtà è più complessa. L’artista ha ulteriormente dichiarato che, oltre agli incubi, la sua ispirazione proviene soprattutto dalla letteratura, in particolar modo da autori come Samuel Beckett e HP Lovecraft.

ROCK PSICHEDELICO, PENI E BLACK METAL
Come abbiamo ricordato, l’opera di Hans Ruedi Giger ha avuto una grandissima influenza su svariati contesti artistici, come il cinema (la collaborazione con Ridley Scott per Alien non è stata la sua unica incursione nella settima arte) o i videogiochi. Con questo articolo vogliamo però focalizzarci su di un'altra disciplina, la musica. L’arte di Giger ha trovato infatti un ampio spazio sulle copertine di svariati album. Il primo è The Shiver, del gruppo rock svizzero Walpurgis, uscito nel 1969. Dopo quest’inizio nell’underground, i grossi nomi non tardano ad arrivare. Nel 1973, Giger firma l’artwork di Brain Salad Surgery (immagine 10), il quarto album dei leggendari Emerson, Lake and Palmer. L’iconico logo circolare è anche opera sua. Nell’81, il pittore realizza la copertina del primo album solista di Debbie Harry, KooKoo, e i video di due brani tratti dal disco (immagine 11). Il viso della cantante dei Blondie trafitto dagli aghi provocò un certo scalpore, tanto che i poster promozionali destinati alla metropolitana di Londra non poterono essere esposti. Nulla in confronto alla controversia scatenata dai Dead Kennedys pochi anni dopo, quando la band inserì una copia del dipinto Landscape XX (chiamato anche Penis Landscape, immagine 12) nella pochette di Frankenchrist. Il gesto fruttò al leader Jello Biafra un processo per distribuzione di materiali inappropriati per un pubblico di minorenni. Malgrado l’assoluzione completa del cantante, la lunga diatriba portò la label Alternative Tentacles sull’orlo della bancarotta.

Gli album metal non sono ovviamente assenti da questa lista, visti i moltissimi punti di contatto tra le due iconografie. Impossibile non iniziare proprio dagli svizzeri Celtic Frost. Ferventi ammiratori della sua opera già ai tempi degli Hellhammer, i membri della band approcciano l’artista nell’84 per chiedergli di collaborare. Sconosciuti e senza soldi, i ragazzi hanno davvero poche aspettative, e restano quindi stupiti dalla risposta di Giger, che offre loro, gratuitamente, il quadro intitolato Satan I, riprodotto sulla copertina dell’immenso To Mega Therion del 1985 (immagine 13). Come unica condizione, il pittore chiese che l’immagine non venisse usata come merchandising. Nel nuovo millennio, Thomas Fischer torna a rivolgersi a Giger per illustrare il debuttodei suoi nuovissimi Triptykon, questa volta prendendo in prestito un dettaglio del quadro Vlad Tepes del 1978. Il secondo album Melana Chasmata del 2014 reca ancora un’immagine del pittore, che morirà un mese dopo la pubblicazione del disco (immagini 14 e 15). Tra gli album di metal estremo che vantano la firma del pittore citiamo anche il debutto dei deathster tedeschi Atrocity, Hallucinations del 1990 (immagine 16), e il seminale Heartwork dei Carcass, che mostra però non un quadro, ma una scultura dell’artista svizzero (immagine 17). Un’altra testimonianza “fisica” dell’opera dell’artista in musica è l’asta del microfono commissionatagli dal cantante dei Korn Jonathan Davis, realizzata nel 2001.

Questa lunga lista, tra l’altro incompleta, vanta parecchi album importanti, altri addirittura imprescindibili. Giger una volta disse che, per lavorare con una band o anche solo per permettere che un suo vecchio quadro venisse usato per illustrarne l’artwork, doveva per forza apprezzarne la musica. Gli album appena citati ci permettono di dire che l’artista aveva un ottimo gusto. Più in generale, la loro importanza dà un’ulteriore dimostrazione del valore di questo artista.



DraKe
Lunedì 27 Aprile 2020, 21.45.32
10
Mi viene d'istinto associare alle opere di Giger la musica dei septicflesh, credo sia la più adatta trasposizione in note di questa estetica così morbosamente affascinante, inquietante e alienante
Griso
Lunedì 27 Aprile 2020, 14.56.25
9
Grazie a tutti dei commenti, buon riflesso in effetti citare "How The Gods Kill" di Danzig, che reca un dettaglio del conturbante quadro "Meister und Margarita". Per quanto riguarda gli Order From Chaos invece, non ve n'è traccia nella sezione dedicata alle copertine sul sito ufficiale di Giger, quindi probabilmente è stata utilizzata senza il suo consenso.
evil never dies
Lunedì 27 Aprile 2020, 14.54.22
8
grandissimo artista. Potente
Underground
Lunedì 27 Aprile 2020, 14.29.20
7
Mi unisco al coro di quelli che hanno visitato il museo a Gruyere, per altro non solo bellissima cittadina ma tutta la valle merita una visita, ed il relativo bar a tema: le opere di Giger sono impressionanti, con un misto tra il fascino ed il disturbante, ed ovviamente una buona a parte e' dedicata ad Alien con le sue varie interpretazioni. Tra le copertine quelle di Danzig III e quella degli ELP, rigorosamente in vinile, sono eccellenti.
Korgull
Lunedì 27 Aprile 2020, 12.32.50
6
Concordo con Alehc. Il museo con il bar a tema sono bellissimi e Gruyeres è cmq una cittadina da visitare
No Fun
Lunedì 27 Aprile 2020, 11.32.16
5
Pensavo la stessa cosa di McCallon. Gli altri sono commistioni mostruose e ammucchiate esuberanti di carni tubi metalli. Kararakt invece trasforma l'acqua in curve vive mentre la terra è formata da teschi. Cuore di tenebra?
Rob Fleming
Lunedì 27 Aprile 2020, 11.31.17
4
Non sono un amante dell'arte del '900, ma ritengo che Giger con i suoi quadri oscuri, morbosi, malati, ipnotici, pornografici sia un artista - per dirla alla InBONItore - tra le più grandi menti del secolo scorso. Le sue opere trasmettono sensazioni che forse trovi in Blake, Bosch, El Greco. Un grandissimo
McCallon
Lunedì 27 Aprile 2020, 11.15.38
3
Katarakt è ipnotico. Bellissimo.
Transcendence
Lunedì 27 Aprile 2020, 9.17.44
2
Bell'articolo, la copertina dei Tryptikon in realtà è identica a quella del debutto degli Order from Chaos, Stillbirth Machine, solo a risoluzione piena e con una colorazione diversa.
Alehc
Lunedì 27 Aprile 2020, 9.09.26
1
Tra le copertine ricorderei anche How The Gods Kill dei Danzig, mentre chi lo volesse può visitare il Ginger Museum a Gruyeres in Svizzera. La visita merita sicuramente il viaggio!
IMMAGINI
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10) ELP, Brain Salad Surgery
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11) Debbie Harry - KooKoo
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12) Landscape XX, 1973
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13) Celtic Frost, To Mega Therion
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14) Triptykon, Eparistera Daimones
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15) Triptykon, Melana Chasmata
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16) Atrocity, Hallucinations
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17) Carcass, Heartwork
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HR Giger nel 2012
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