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DEVANGELIC - Anche i sumeri suonavano brutal!
11/05/2020 (702 letture)
I nostrani Devangelic sono pronti a tornare sul mercato discografico con il terzo nonché definitivo album della conferma Ersetu, disco che affronta come tema principale il mito di Annunaki della civiltà sumera. Abbiamo raggiunto Mario di Giambattista e Paolo Chiti (rispettivamente chitarra e voce) che ci hanno spiegato il concept della nuova release e come si è sviluppato l'album. Ecco il resoconto della nostra chiacchierata.

Pez: Siete tornati dopo tre anni da Phlegeton, cosa è successo in questo periodo?
Mario: Ersetu rappresenta un notevole passo in avanti a livello compositivo e l’uscita dei nostri primi due singoli Sigils of Fallen Abominations ed Eyes of Abzu ne sono la prova, in quanto hanno riscosso già un notevole interesse anche da chi magari non era proprio un fan delle nostre sonorità. Quando, dopo la fine del ciclo di promozione di Phlegethon, abbiamo iniziato a pensare al nuovo album, sapevamo di voler qualcosa di diverso, più maturo e sicuramente più personale. Non è stato semplice poiché inizialmente i brani scritti erano totalmente diversi da quelli presenti oggi nell’album, abbiamo quasi riscritto tutto proprio perché non eravamo pienamente soddisfatti e volevamo ancora qualcosa in più. Stilisticamente abbiamo inserito degli elementi nuovi; in Ersetu possiamo trovare doppie voci, assoli, arpeggi e differenti soluzioni sia di chitarra che di batteria che non avevamo mai usato in passato nei precedenti due album.

Paolo: Direi che non siamo rimasti con le mani in mano! Abbiamo suonato in lungo e in largo per l'Europa in tour (insieme ai "miei" Antropofagus ed i Relics of Humanity dalla Bielorussia), abbiamo partecipato ad importanti festival del Continente come il PartySan Open Air, il Deathfeast sempre in Germania, e anche oltreoceano, al Las Vegas Deathfest... sono stati tre anni particolarmente attivi da questo punto di vista. E soprattutto abbiamo iniziato già da subito la composizione del materiale che poi è finito sul nuovo album: a metà del 2018 avevamo già delle demo dei pezzi che poi sono stati rivisti, corretti e arricchiti per Ersetu. Non ci piace perdere tempo! Eheh

Pez: Se nello scorso anno avete avuto come concept l’Inferno dantesco, con Ersetu avete optato per il mito di Annunaki. Come avete scelto questo filo conduttore?
Mario: Personalmente è sempre stata una tematica che mi ha molto affascinato fin da quando ero bambino studiando a scuola le antiche civiltà del passato. Diciamo che è anche un argomento nel suo essere piuttosto misterioso e ho pensato che si potesse sposare bene con un nuovo concept stilistico e lirico della band.
Andando nello specifico, il principale spunto per la tematica di Ersetu viene dal noto scrittore azero Zecharia Sitchin in cui egli afferma che, basandosi su teorie bibliche e misteriosi ritrovamenti archeologici nell'antica civiltà sumera (considerata ancora prima di quella greca e quella egizia, la prima vera civiltà storica in termini di conoscienza, progresso, struttura sociale ecc risalente al 3000 a.C.), l'uomo terrestre derivi da una lontana razza aliena la quale, giunta sulla Terra in cerca di Oro , necessario per l'atmosfera del Pianeta Nibiru, costruendo un primo avamposto conosciuto come Eridu (situatato nell'estremo sud della Mesopotamia, vicino la foce del fiume Eufrate) e osservando strani ominidi (presumibilmente l'homo erectus e/o homo habilis), hanno manipolato il DNA di quegli ominidi innestando porzioni di DNA alieno generando così il ben più evoluto Homo Sapiens Sapiens e da lì la prima civiltà umana della storia.
Sicuramente è un argomento molto affascinante che però come sai non trova conferme scientifiche. Le parti più interessanti e misteriose che ti portano comunque a degli interrogativi sono quelle in cui tante antiche civiltà (sumeri, egizi, civiltà precolombiane ecc), divise da migliaia di kilometri, pur non conoscendo l’esistenza gli uni degli altri, hanno tanti punti in comune soprattutto su queste teorie di connessione tra alieni e umani. Basta pensare ai ritrovamenti di antiche incisioni rupestri e oggetti d’arte in cui ci sono raffigurazioni di oggetti volanti, strane figure con caschi e tute spaziali che ricordano molto gli attuali astronauti. Quindi la domanda viene da sé: come potevano queste popolazioni di centinaia di anni fa conoscere l’esistenza di oggetti volanti e astronauti? Anche in numerosi testi sacri ci sono queste strane connessioni e citazioni; come ad esempio nell'Epopea di Gilgames o il Ramayana (dove si parla di oggetti volanti chiamati Vimana), in alcuni libri della stessa Bibbia, come il libro di Ezechiele nel quale sembrano esserci descrizioni di oggetti tecnologicamente avanzati. Come vedi il discorso è molto molto ampio e non basterebbe questa intervista per spiegarlo tutto, ma per chi non conoscesse il tema e avesse voglia di approfondire il tema sopra citato, suggerisco di cimentarsi in queste letture poiché sono molto affascinanti e interessanti. È sicuramente un argomento che approfondiremo maggiormente nei prossimi album, provando ad ampliare le nostre conoscenze in questione provando ad immergerci ancora di più in quelle sonorità.

Paolo: Tutto è nato da alcune letture che ci hanno appassionato e affascinato in questi anni. Alla fine sono tematiche che da sempre sono andate a braccetto con un certo tipo di musica estrema, perché ne enfatizzano gli aspetti più oscuri e minacciosi. La nostra visione di come la musica dei Devangelic si dovesse evolvere era quella di rallentare un po’ nei bpm, ma nel contempo arricchire dove possibile con soluzioni a noi insolite, come arpeggi, assoli, accordi aperti... proprio per accentuare il lato più "oscuro" e "atmosferico" della nostra musica. Da qui è nata poi l'idea di scegliere queste tematiche che secondo noi sarebbero andate a coniugarsi perfettamente con la nostra evoluzione... Devangelic 2.0 possiamo dire.

Pez: Come si è svolto il processo di scrittura dei brani?
Mario: In Ersetu il lavoro è stato molto lungo e minuzioso. Per Resurrection Denied e Phlegethon ho scritto al 99% tutto io (sia musica che testi), in Ersetu invece c’è stata la collaborazione di tutti e non a caso, infatti, è il nostro miglior album (almeno per noi). Diciamo che solitamente tendo a proporre alla band i brani già quasi del tutto definitivi, ma in quest’ultimo lavoro ognuno di noi ha dato il suo contributo sia con un’idea, sia nel proporre qualcosa di nuovo; molte parti di batteria sono state riarrangiate direttamente durante la registrazione proprio perché volevamo cogliere tutte le possibili migliori nuove soluzioni che ci venivano al momento. Generalmente i testi sono l’ultima parte compositiva, voglio avere prima tutta la musica scritta e poi pensare ai testi in modo da immaginarmi anche qualcosa di particolare ascoltandomi le demo dei brani. Anche in questo caso i testi sono prevalentemente opera mia, ma ho lasciato pieni poteri decisionali al nostro cantante Paolo di arrangiarli come meglio credeva adattandoci anche le doppie voci, utilizzate per la prima volta. Ci mandava costantemente le sue registrazioni e di volta in volta abbiamo corretto e aggiunto, tutti insieme, le possibili migliorie per rendere il lavoro più bello, completo e soddisfacente.

Paolo: Il processo si è svolto come per tutte le nostre release: Mario compone delle bozze di tutte le musiche e i testi, dopodiché ognuno di noi propone delle modifiche o dei cambiamenti. Poi registriamo delle demo semi-definitive con anche le metriche vocali, e su queste, se necessario, apportiamo ulteriori modifiche finché il risultato non ci convince al 100%. Per Ersetu questo processo, come dicevo, è iniziato già dal 2018, proprio perché volevamo che il nuovo materiale fosse veramente curato in ogni dettaglio. Abbiamo voluto prendere tutto il tempo che ritenevamo necessario affinché il disco ci rappresentasse veramente al 100%, e siamo convinti di esserci riusciti.

Pez: Nei vostri dischi si sente molto l’influenza del brutal death metal americano, come sviluppate le vostre idee senza incappare nei soliti cliché?
Paolo: Se devo essere sincero non guardiamo tanto a cosa "dover" suonare per non cadere nei cliché. Preferiamo suonare quello che vogliamo e quello che ci piace. Ormai è praticamente impossibile non suonare come qualcun'altro o ricordare in alcune cose questo o quel gruppo. L'influenza del brutal death americano è innegabile! È il genere che amiamo ascoltare anche nel tempo libero, quello che abbiamo sempre voluto suonare... come dicevano i nonni "una mela non cade mai troppo lontano dall'albero".
Noi proviamo, nel nostro piccolo, a rendere il genere un po’ più nostro, cercando di suonare un brutal death americano alla Devangelic. Speriamo, con il nuovo album, di aver fatto un passo avanti nel nostro intento.

Pez: Molti di voi suonano in molti gruppi nostrani (Mario suona anche nei Corpsefucking Art mentre Paolo è la voce degli Antropofagus, ndr), credete che le varie band possano influire sulla scrittura dei brani?
Mario: Non è detto. Pur suonando nella maggior parte dei casi per gruppi sempre death metal cerchiamo di differenziare gli uni dagli altri proprio per essere più espressivi. Molti di noi suonano anche in bands di generi diversi dal death metal estremo e questo sicuramente ci aiuta anche dal punto di vista compositivo.

Paolo: È possibile. Suonando in diversi gruppi, penso sia normale portarsi dietro un piccolo bagaglio di esperienze ed emozioni che volta dopo volta si arricchisce di nuovi stimoli grazie alle diverse persone con cui sei entrato in contatto. Penso che sia naturale che questo insieme di esperienze diverse, vada ad influenzare in qualche maniera anche il proprio modo di scrivere musica. Penso sia anche questo il bello di condividere una passione.

Pez: L’album è stato prodotto e mixato dall’ormai onnipresente Stefano Morabito, quanto sono state importanti le sue idee per la creazione del disco?
Mario: Stefano oltre ad essere un amico è un vero professionista, non ha bisogno certo di presentazioni, ma per chi ancora non lo conoscesse si è occupato di importanti produzioni metal soprattutto nel genere estremo presso il famoso 16th Cellar Studio. Basti ricordare che ha prodotto album per Hour Of Penance, Fleshgod Apocalypse, Hideous Divinity, Decrepit Birth e tantissimi altri, quindi era inevitabile non rivolgersi a lui volendo una produzione di livello superiore per il nostro nuovo full. Sicuramente il suo aiuto, il suo fine orecchio e i suoi suggerimenti hanno contribuito a raggiungere le nostre aspettative. La qualità che potete sentire in Ersetu è anche opera sua quindi siamo estremamente soddisfatti di aver lavorato nuovamente con lui (avevamo già lavorato con Stefano in passato per nostro album d'esordio Resurrection Denied totalmente prodotto presso il suo studio).

Pez: Ersetu è il primo disco che pubblicato sotto l’americana Willowtip Records, dopo i due precedenti con Comatose Music. Come siete entrati in contatto con l’etichetta e come pensate possa aiutarvi con la pubblicazione del nuovo album?
Mario: Quando abbiamo pubblicato il nostro primo promo nel 2012, abbiamo inviato pochissimo materiale in giro, poiché le etichette che ci interessavano erano contate sulla punta delle dita tra cui appunto Comatose Music e Willowtip. Il motivo per cui abbiamo optato per Comatose Music è semplicemente perché Steve (Green proprietario del Comatose, ndr) ha risposto prima alla nostra richiesta. Con lui è stato instaurato un eccellente rapporto di collaborazione e non è un caso che abbiamo scelto di continuare con lui anche per il secondo album Phlegethon. La promozione è stata eccellente e il trattamento eccellente per entrambe le uscite, ma sai, il terzo album di solito rappresenta una specie di svolta per una band, è l'album della cosiddetta maturità, quindi è importante avere una spinta maggiore.
Abbiamo contattato alcune nuove etichette ma la Willowtip è quella che ci ha convinto di più offrendoci un contratto sicuramente migliore sia dal punto di vista economico che dal punto di vista promozionale e quindi la scelta è stata più che scontata. Avendo comunque un rapporto di amicizia, oltre che professionale con Steve (Comatose), ne abbiamo parlato insieme spiegando le nostre motivazioni e lui stesso ci ha incoraggiato a continuare con la nostra decisione augurandoci il meglio. È una persona eccezionale e un musicista eccellente, quindi è inevitabile avere un forte rapporto di fiducia anche se abbiamo scelto un percorso diverso, continueremo comunque a sostenerlo. Non è un caso è tutt'ora l'etichetta della mia altra band Corpsefucking Art.

Pez: Per la creazione dell’artwork, che si discosta dai soliti stereotipi delle copertine di questo genere, avete collaborato con Nick Keller, come lo avete conosciuto, pensate abbia reso bene l’idea del concept?
Mario: Conoscevamo Nick Keller già da tempo avendo lavorato con band come Disentomb, The Black Dahlia Murder, Fallujah e molte altre. Volevamo lavorare con lui già ai tempi di Phlegethon, ma per questioni di budget abbiamo scelto Ken Sarafin, il quale ha comunque realizzato un artwork straordinario e siamo molto contenti del risultato. Ora con il nostro terzo album, con un'etichetta diversa, diciamo quasi un "nuovo" stile musicale, era tempo di avere finalmente un capolavoro di Keller per completare la parte visiva della nostra release. Penso che il risultato finale parli da solo. Ha lavorato a questa opera d'arte per oltre un anno, ma l'attesa è valsa la pena! Credo inoltre che inizieremo con lui una lunga collaborazione per i prossimi full.

Paolo: Conoscevamo Nick Keller grazie ad altre copertine fatte da lui. Adoravamo il suo stile di disegno. È un artista veramente eccezionale. Conoscendo la sua fama, sapevamo che probabilmente avesse già una vasta lista di richieste, e infatti ci siamo rivolti a lui con molto anticipo. Al tempo non avevamo bene in mente cosa volevamo in copertina: gli abbiamo parlato del concept dell'album, e della tonalità di colori che volevamo richiamare. Dopo un po’ di tempo ci ha mandato delle prime bozze, che abbiamo trovato subito perfette per quello che volevamo! Pensiamo che la copertina rappresenti appieno quello che è il concept di Ersetu e che trasmetta già di suo l'atmosfera che si ritroverà nelle tracce del CD.

Pez: In attesa di un ritorno sui palchi, avete in mente qualche idea per ingannare il tempo?
Mario: Purtroppo abbiamo dovuto posticipare al 2021 tutti gli impegni live già fissati per quest'anno, inclusa una data esclusiva negli USA al Chicago Domination Fest ed un tour europeo di supporto ai Decrepit Birth. Peccato ma era l'unica soluzione da prendere, ma attendiamo tempi migliori. Per ora, dovendo rimanere per forza a casa, l'unico modo di sfruttare al meglio il tempo che abbiamo a disposizione è quello di mettersi al lavoro già per il successore di Ersetu. Può sembrare assurdo considerando che il nuovo album ancora deve uscire ufficialmente, ma possiamo convertire il brutto periodo in qualcosa di positivo iniziando a buttare giù tutte le idee possibili ed iniziare a svilupparle. Quindi sì, ho iniziato già a gettare le basi per quel che sarà il successore di Ersetu sia dal punto di vista musicale che proprio a livello di tematica approfondendo molti argomenti interessanti sempre riguardanti il concept affrontato in Ersetu, quindi mitologia sumera e teorie di creazione umana su base aliena.

Paolo: Proprio perché non ci piace stare con le mani in mano, abbiamo già iniziato a scrivere il prossimo album! A causa del Coronavirus, abbiamo dovuto posticipare al prossimo anno un tour europeo insieme ai Decrepit Birth, ed altri festival a cui dovevamo partecipare, sono stati annullati o lo stesso posticipati. Mario ha pensato di approfittare della pausa forzata, e di iniziare a scrivere del nuovo materiale.
Personalmente ho in cantiere paio di nuove collaborazioni in via di sviluppo, e ho finito da poco la stesura dei testi per il nuovo album degli Antropofagus, che è già in via di completamento per le registrazioni, sempre durante quest'anno.
Diciamo che sarà un 2020 meno attivo dal punto di vista dei concerti, ma attivissimo dal punto di vista creativo.

Pez: Ho finito le domande, vi ringrazio per la disponibilità. Sentitevi liberi di dire quello che volete ai nostri lettori.
Mario: Un ringraziamento a tutto lo staff di Metallized per lo spazio concesso e per questa intervista! Continuate a seguirci sulle nostre pagine web e supportarci acquistando il nostro nuovo album Ersetu!

Paolo: Grazie Metallized per lo spazio concesso! Speriamo di riuscire presto a tornare alla vita di tutti i giorni, tornare a vedere e fare concerti, vivere e condividere la nostra passione.



lisablack
Giovedì 14 Maggio 2020, 20.48.24
2
Davvero interessanti..devo approfondire 👍
God of Emptiness
Lunedì 11 Maggio 2020, 10.25.15
1
Mi.piacciono molto i Devangelic perché hanno una dedizione alla causa di tutto rispetto. Brutal made in italy da supportare !!!
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