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ALESTORM - Quello che ci pare, come pare a noi
27/05/2020 (717 letture)
In vista della pubblicazione del sesto album degli Alestorm ci siamo fatti raccontare dall’esilarante mastermind Christopher Bowes cosa troveremo in Curse of the Crystal Coconut, e non solo. Ecco com’è andata!

Vandroy: Come prima domanda volevo chiederti come stavate te e la tua famiglia durante questa pandemia. Inoltre vorrei sapere se, voi come band, avete incontrato degli intoppi a livello di produzione del nuovo album, in uscita il 29 maggio, oppure se tutto è andato liscio, considerando che band come Wardruna ed Enslaved hanno posticipato la release dei loro album a causa dell’impossibilità di produrre fisicamente i dischi.
Christopher Bowes: Sì vediamo, per quanto mi riguarda personalmente sto bene. Lo sai, io ora vivo in campagna e non si notano molto gli effetti e, considerando che non vivo in una grande città con un sacco di gente, è tutto ok. Mia moglie va al lavoro, io lavoro da casa e mi occupo di musica, vado a fare la spesa nei negozi ed in alcune fattorie. So che in alcuni posti è molto peggio ma non mi posso esprimere a riguardo. Nel caso della band, per quanto ne so io, tutto sta andando bene nel processo per l’album e credo che l’etichetta ci avrebbe avvisato nel caso ci fossero stati problemi. Inoltre conosco degli amici che sono sempre sotto la Napalm Records il cui album esce domani (primo maggio), quindi non ci saranno ritardi o rinvii. L’unico contrattempo è avvenuto quando abbiamo dovuto trovare un nuovo produttore di cassette che avrebbero dovuto essere spedite dalla Cina ma, a causa di questa pandemia, abbiamo dovuto rivolgerci ad altri. Si è trattato, per fortuna, di roba minore.

Vandroy: Questa domanda invece riguarda più i grandi festival estivi e quindi, considerando il rinvio al 2021 di festival come Wacken, Hellfest e Metaldays, qualcuno dell’organizzazione del Rock the Castle vi ha contattato per comunicarvi qualcosa al momento? (domanda posta prima dell’annuncio del rinvio del festival, NDR)
Christopher Bowes: Noi quest’estate avremmo dovuto suonare in diciassette festival tra Australia, Svezia, Graspop, Hellfest, Rock the Castle, Masters of Rock, Summer Breeze etc… Tutti questi sono stati cancellati tranne il Rock the Castle, che è l’unico che non ci ha ancora comunicato ufficialmente la cancellazione. Sta a loro di comunicare il rinvio perché, se siamo noi come band a dare l’annuncio, siamo noi a finire nei guai. Se devo essere onesto, al momento il comprare un biglietto aereo non è tra i miei pensieri. Non sono fiducioso e la situazione di quest’anno fa schifo, noi facciamo affidamento su questi festival, siamo musicisti professionisti e questo è il nostro lavoro, abbiamo intorno la nostra crew, chi si occupa del palco, chi della band, il tour manager e un sacco di altri ragazzi che vengono in giro con noi e che vivono di questo. Ora non c’è lavoro ed è veramente brutto per tutti coloro che lavorano nell’industria musicale.

Vandroy: Adesso lasciamoci alle spalle questi discorsi poco allegri e concentriamoci sul vostro nuovo album. Quanto vi siete divertiti a collaborare con Subway To Sally, Rumahoy e Finntroll? È stato difficile convincerli ad unirsi alla vostra ciurma pirata?
Christopher Bowes: È stato molto bello sai, noi non siamo grandi musicisti e non sappiamo suonare molti strumenti. Ovviamente suoniamo la chitarra, la batteria e le tastiere, ma non gli strumenti più folk, quindi il nostro produttore Lasse conosce praticamente chiunque in Germania ed un giorno ci ha detto: “Hey ragazzi, conosco questa ragazza che è la violinista migliore del mondo e che suona nei Subway To Sally e posso fare in modo che suoni sul vostro album”. Noi eravamo entusiasti e lei è stata incredibile. Noi avevamo delle idee che si sono tramutate in un riff di violino e gliel’abbiamo inviato via mail e, nel giro di un’ora, ci aveva rimandato indietro il riff suonato in tre o quattro stili diversi. È stato come avere la propria piccola orchestra personale ed è stato fantastico. Io sono sempre stato un grande fan dei Finntroll e quando abbiamo scritto la canzone Chomp Chomp abbiamo pensato che suonasse come una delle loro canzoni e alla fine glielo abbiamo solo chiesto. È fantastico quello che la gente fa se glielo chiedi gentilmente. Ci ha risposto di sì e l’ha fatto. È stato grande poterci far aiutare in queste cose che non avremmo potuto fare senza altre persone e rendono l’album migliore di quanto avremmo potuto fare da soli.

Vandroy: Qual è il legame tra dei troll finlandesi e degli alligatori? Perché personalmente ho trovato il collegamento ilare.
Christopher Bowes: Si, c’è un qualcosa di finnico in tutto ciò da essere quasi divertente. Io mi immagino questo video dove noi siamo su una nave pirata nel mezzo di una palude e Vreth in qualche modo cade in mare e quando riemerge si trova dentro ad un alligatore. Sarà grandioso e quando questa pandemia sarà finita voglio girarlo per davvero.

Vandroy: Una sorta di canovaccio alla Sharknado insomma. Ma vi siete messi in contatto con loro sempre tramite il produttore oppure è successo in un’altra occasione?
Christopher Bowes: Lo scorso anno abbiamo suonato ad un festival insieme in Germania e dopo il concerto eravamo tutti insieme ad ubriacarci e io ho detto: (con voce da ubriaco, NDR) “Hey Vreth, vuoi essere sul nostro album?” e lui ha detto di sì (sempre con voce da ubriaco, NDR) ed è tutto qua.

Vandroy: Cosa puoi dirci a riguardo del vostro brano Henry Martin? So che è una canzone proveniente dal folklore scozzese e non pensavo potesse essere inserita in uno dei vostri dischi.
Christopher Bowes: Sì, potresti aver notato che questo album è abbastanza stupido e che ci sono un sacco di canzoni sciocche e divertenti. So anche che molti nostri fan non vogliono ciò e che desidererebbero dei brani più seri sui pirati, quindi questa canzone è quasi un chiedere scusa da parte nostra, per dire che sappiamo ancora scrivere delle canzoni piratesche serie.
Non posso credere di non aver mai sentito questa canzone prima. Sai, io cerco di ascoltare quanta più musica tradizionale possibile e questa è una canzone scozzese sui pirati vecchia di cinquecento anni. Sembra quasi sia stata scritta apposta per noi ed è la cosa più “Alestorm” di sempre. L’ho ascoltata perché c’è stato un momento in cui ero preso da Joan Baez, una cantante folk degli anni ’70, e ascoltando la sua versione, ho pensato che fosse grandiosa. Di conseguenza ho voluto registrarla anche io. Così abbiamo preso questa canzone, aggiunto delle chitarre molto basiche e l’hurdy-gurdy, per cortesia di Patty Gurdy che canta anche in tutti i nostri brani. È fantastico come questa canzone suoni così autentica e mi piaceva molto concludere l’album con questa nota triste. Credo sia una delle mie preferite dell’intero disco anche se non credo la suoneremo mai live perché i nostri brani più popolari sono quelli più stupidi e la gente vuole sentire quelli.

Vandroy: Ho letto in una vostra precedente intervista che con Treasure Chest Party Quest ed il suo look molto slavo avete cercato di alienare, riuscendoci a quanto pare, i vostri fan. Con il brano Tortuga avete continuato a percorrere quella strada oppure avete scelto qualcosa di più classico, alla Alestorm vecchia maniera?
Christopher Bowes: Tortuga non suona per niente come una tradizionale canzone degli Alestorm, così per il video abbiamo pensato che avremmo dovuto vestirci come dei veri pirati. Sta tutto nel contrasto tra ciò che vedi e ciò che senti, così mentre per Treasure Chest Party Quest, che suona esattamente come una nostra canzone, abbiamo scelto di travestirci come gangster iugoslavi, per Tortuga è l’opposto. La canzone sembra quasi gangster e quindi noi ci siamo travestiti da pirati. Tante persone hanno molte aspettative su come gli Alestorm dovrebbero essere, per le quali dovremmo sempre vestirci da pirati, cantare di pirati e suonare sempre in un’unica maniera. Noi vogliamo solo far vedere alle persone che facciamo quello che ci va.

Vandroy: Riguardo al vostro nuovo album, mi puoi dire qualcosa sul suo concept, sempre che ce ne sia uno? E nel caso la risposta sia sì, cos’è successo cinquecento anni fa quando sei nato? (riferimento a Treasure Chest Party Quest, NDR)
Christopher Bowes: Non c’è davvero un concept, è solo un mucchio di canzoni divertenti messe insieme e mi piaceva troppo l’idea di aprire l’album con questa frase molto cool ed eccessiva. Non c’è alcuna storia dietro purtroppo.

Vandroy: Nel vostro disco troviamo il secondo capitolo dell’epica saga della Wooden Leg. Questa è la fine della storia oppure c’è altro da raccontare?
Christopher Bowes: Il protagonista, che si è decapitato da solo, direi che è decisamente morto ma mi piacerebbe moltissimo trovare un modo di scrivere il terzo capitolo della storia. La canzone originale (Wooden Leg Part 1) è forse la canzone più stupida che abbiamo mai fatto e, non appena l’avevamo scritta, io avevo già iniziato ad occuparmi del suo seguito immaginando di scrivere l’inno più epico e serioso di sempre solo per confondere la gente. Quindi si, adesso la gente scorrerà la tracklist e quando vedrà Wooden Leg Part 2 penserà all’ennesima canzone stupida ma, quando la ascolterà, si troverà di fronte a questa epica avventura e adoro l’idea. Mi piacerebbe un sacco continuare questa storia e renderla ancora più epica trasformandola da una piccola canzone in un grande e folle universo senza senso.

Vandroy: Ci sono differenze nella creazione e realizzazione di canzoni più lunghe, rispetto a quelle più standard?
Christopher Bowes: Sì, sono due cose completamente differenti. È come se ci fossero due band diverse a scrivere le nostre canzoni ed in fondo, il motivo principale per cui gli Alestorm sono conosciuti, che è anche ciò che la gente vuole ascoltare, sono le “party songs” come Drink, Keelhauled, Mexico, Hangover ecc.. Ma, come ho detto anche prima, c’è la gente che si lamenta del fatto che questa non è vera pirateria, che pretendono delle canzoni serie su di essa e quindi cerchiamo sempre di aggiungere nei nostri album un paio di suites che scriviamo in maniera totalmente diversa. È sicuramente la cosa giusta da fare di comporre questi due stili in modi diversi anche se in questi ultimi tempi ho come la sensazione di forzarmi a dei compromessi. Forse dovremmo semplicemente lasciare perdere questi brani lunghi ed epici perché mi sto davvero stufando di tutta questa gente che su internet si lamenta del fatto che ne vuole di più. No. Nessuno vuole canzoni epiche, è solo gente che si lamenta su internet. Quindi vedremo più avanti perché le canzoni più corte sono molto più divertenti da scrivere e molto più divertenti da suonare.

Vandroy: Restando un momento sul tema, negli ultimi album abbiamo avuto delle canzoni più legate a fatti veramente accaduti, come 1741 (The Battle of Cartagena), mentre ora abbiamo Henry Martin. Vuol dire che ci possiamo aspettare qualcosa legato a fatti storici nel futuro un po’ alla Sabaton maniera oppure sono state delle scelte casuali?
Christopher Bowes: Sì, non mi piace per niente scrivere canzoni legate a fatti storici, penso che sia dozzinale e che sia assecondare l’audience perché a molti metallari piace pensare di essere intelligenti perché apprezzano la musica storica. Invece no, non c’è nulla di grandioso o geniale nell’ascoltare i Sabaton o Cartagena o qualunque deli nostri brani legati a fatti storici. È solo musica stupida, è solo un’immagine di marketing che ti fa credere di essere furbo e invece no, sono solo canzoni sciocche. Onestamente credo che in futuro staremo ben lontani da queste tematiche, non hanno fascino e, sul serio, credo siano solo delle stronzate false che suonano stranamente. Preferirei scrivere più canzoni creative ed uniche piuttosto che dire “Uh, questo è quello che è accaduto realmente e c’è stata una battaglia” e boiate simili. È tutto dannatamente uguale. Se prendi una qualsiasi canzone dei Sabaton puoi vedere come i testi siano tutti uguali e potresti intercambiarli senza alcun problema che tanto dicono “Oh, loro stavano combattendo e sono quasi morti, ma poi è arrivato un carro armato e hanno vinto, wooo”. Potrei stare descrivendo una qualsiasi delle loro canzoni. Di conseguenza non credo torneremo sull’argomento.

Vandroy: Ok, perfetto. Questa purtroppo è l’ultima domanda prima di doverci salutare, anche se credo tu abbia già parzialmente risposto in precedenza. Guardando ai vostri ultimi video, si può notare un’alternanza tra un filone più da cliché piratesco e un altro più non ortodosso come si può vedere in Mexico e Treasure Chest Party Quest. Avete sentito il bisogno di distanziarvi dalla figura del pirata classico o lo fate per divertirvi?
Christopher Bowes: Mi piace scrivere queste canzoni divertenti con altri pirati ma, ancora, mi crea frustrazione quando la gente si lamenta del fatto che non siamo vestiti come dei veri pirati. Cioè dai, quello che credete sia un costume da pirata è solo qualche stronzata inventata per dei film da bambini, non c’è nulla di autentico o storico in alcun vestito piratesco quindi mi fa andare ai matti quando la gente pretende che noi ci uniformassimo a quel vestiario. Ma che cazzo, non esistono cose come dei costumi tradizionali da pirati. Quella merda è solo un travestimento del cazzo. Per farti capire, noi se ci dobbiamo proprio travestire da qualcosa, preferiamo farlo da messicani o da gangster che hanno lo stesso significato di qualsiasi altra cosa. Non vogliamo assecondare degli idioti praticamente perché non essendoci nulla di vero in un costume piratesco sarebbe come svenderci per degli stupidi costumi da bambini. Preferiremmo comportarci come una band normale e vestirci come cazzo vogliamo quando cazzo vogliamo, che sarebbe molto di più il nostro stile e ciò che vogliamo fare. Keelhauled è stato l’unico video in cui davvero quell’ambientazione era la nostra priorità e di conseguenza lo era il vestirci da pirati, ma dopo già Shipwrecked non era più su quell’onda. Indossare una maglietta nera con il teschio e le ossa incrociate non è davvero un costume da pirata. La gente apprezza quell’estetica ma non è originale ed è estremamente abusata quindi preferisco fare delle cose un po’ più strane, anche se un sacco di nostri fan sono molto tradizionalisti e non apprezzano i cambiamenti.

Vandroy: Perfetto, con questa domanda abbiamo concluso l’intervista. Prima di salutarci definitivamente, se lo desideri puoi salutare i fan italiani.
Christopher Bowes: Certamente. Vorrei salutare tutti i nostri fan italiani e ringraziarli per il loro supporto. Continuate a lavarvi le mani e quando questa apocalisse zombie sarà finita torneremo nel vostro Paese e faremo una festa gigantesca, magari su una vera nave pirata spero.



McCallon
Giovedì 28 Maggio 2020, 10.48.04
3
Mi dispiace che tanti fan gli abbiano dato noia con determinate pretese di ripetere un clichè sempre uguale a sè stesso. Spero non si stanchi di fare la musica che più gli piace e come gli piace; l'unica cosa che non condivido affatto è il commento sui pezzi che trattano di materie storiche
Luky
Giovedì 28 Maggio 2020, 10.32.49
2
Chris diceva già da tempo di essersi stufato di fare il pirata "serio", ma non pensavo fino a questo punto. Comunque aspetto il loro album, Tortuga mi è piaciuto, e vedremo come sarà questo Wooden Leg pt.2
Silvia
Mercoledì 27 Maggio 2020, 2.21.41
1
Bella intervista x quanto riguarda le domande ma non giurerei sulla veridicità delle risposte, con Chris non si sa mai se prende in giro o se è serio 🤣. Detto questo io potenzialmente sarei dalla parte di chi si lamenta della deriva “stupida” dei pezzi nel senso che a me piacciono gli Alestorm divertenti sì ma con dei contenuti comunque, mentre non ho apprezzato i nuovi singoli, mi sembrano un pò sconclusionati (a differenza di Drink o Shipwrecked, x citare dei classici divertenti). Vediamo comunque come sarà il nuovo album, mi incuriosisce anche il pezzo scozzese!
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