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VOID OF SLEEP - Infinite chiavi di lettura
27/05/2020 (452 letture)
Tra le uscite italiane più interessanti di questo 2020 sfortunato vi è sicuramente Metaphora, il terzo album di inediti dei Void Of Sleep, quintetto ravennate che si è fatto notare sin dal primo album nel 2013 grazie al mix sapiente tra sludge, sentori stoner e una componente prog che in questo nuovo album ha preso decisamente il sopravvento. Con il chitarrista e membro fondatore Gale abbiamo parlato della genesi della band e della propria musica, ma anche di strumenti autoprodotti, di Tarkovskij, di attualità e di concerti drive-in. Un excursus vario ed intrigante che svela parecchi retroscena dietro un album che vi consigliamo caldamente di ascoltare!

Black Me Out: Benvenuti sulle pagine di Metallized ragazzi! Visto che si tratta della prima intervista che realizziamo con voi, vorreste raccontare ai nostri lettori quando e come nascono i Void Of Sleep?
Gale: Ciao Alex, grazie per l’opportunità, saluto anche i lettori di Metallized introducendo i Void of Sleep per chi non ci conoscesse. Scusate se sarò un po’ lungo ma cercherò di elencare solo i momenti salienti di questi 10 anni.
Ci siamo formati nel 2010, il nostro primo album si chiama Tales between Reality and Madness ed è uscito nel 2012 per Aural Music, il sound era riconducibile ad uno stoner/sludge non troppo convenzionale, con spazio alla psichedelia e ad utilizzo massiccio di tempi dispari, nel 2014 abbiamo stampato un 7” split con i Nero di Marte per recuperare un po’ di soldi per ricomprare la strumentazione che era stata rubata ad entrambe le band dopo un concerto a Roma. In questo biennio abbiamo suonato parecchio, direi almeno una cinquantina di date, compreso un mini tour in Europa. Nel 2015 è uscito New World Order, un album un po’ diverso dal precedente, in cui alcuni aspetti del nostro sound si sono estremizzati, dando più spazio alla componente prog, inserendo parti doom molto pesanti e ritornelli più melodici. Nel 2017 ci siamo separati dal nostro bassista originale e produttore, Paso del noto Studio 73, quindi ci sono stati due anni praticamente di pausa forzata in quanto non riuscivamo a trovare un bassista adatto alla band. Nell’estate 2018 mentre componevamo parte del nuovo materiale è entrato in formazione Momo ai synth, già attivo con il suo solo project elettronico Pie Are Squared e come synth e chitarra nei Postvorta, infine nel gennaio 2019 si è unito in pianta stabile anche Andrea, il bassista dei Nero di Marte. Assieme a loro abbiamo messo a posto del materiale scritto in tre e composto nuovo materiale, da questa unione è nato Metaphora.

Black Me Out: Dico subito che ho molto apprezzato il vostro ultimo album Metaphora che, a mio parere, si situa un gradino più in alto degli altri vostri due dischi; se dapprima il vostro sound era ascrivibile in toto ad un certo tipo di stoner/sludge (penso al vostro primo album), con Metaphora invece mi sono permesso di definire il vostro genere prog metal, perché la raffinatezza degli arrangiamenti e la complessità di certi passaggi sono molto più vicini a quel mondo. Cosa ne pensate?
Gale: Innanzitutto grazie per la bellissima recensione, poi, sì, penso che tu abbia ragione, il nostro sound è mutato in questi 10 anni, siamo partiti suonando qualcosa più vicino allo stoner/sludge, penso che già da N.W.O. la componente progressive si sia fatta molto più presente per poi essere predominante in Metaphora. Permettimi di dire però che già dal primo T.B.R.A.M. per quanto fosse importante l'influenza stoner non siamo mai stati una Kyuss-clone band (non che ci sia nulla di male, anzi, sono una tra le mie band preferite di sempre), ricordo le recensioni dell’epoca in cui spesso i paragoni erano con Mastodon, Opeth o Tool, quindi capisci che siamo sempre stati una band “atipica” per quella scena. Credo che il nostro sound sia sempre stato abbastanza personale, certo con evidenti influenze, anche molto diverse tra loro, ma con un forte carattere. Questa è però un’arma a doppio taglio, perché essere difficilmente inquadrabili ti rende meno "appetibile" per suonare in determinati contesti, ma abbiamo sempre fatto musica per nostro piacere personale, seguendo il nostro istinto, la nostra passione, senza seguire particolari filoni o trend, quindi va bene così.

Black Me Out: Nella vostra lineup per questo nuovo disco ci sono stati dei cambiamenti importanti: la mancanza di Paso al basso, sostituito da Andrea dei Nero di Marte e l’ingresso di Momo ai synth; cos’è successo che vi ha portato a questa nuova lineup e come avete conosciuto i due nuovi arrivati?
Gale: È successo semplicemente che con Paso abbiamo deciso di comune accordo di non continuare a suonare assieme, ma siamo rimasti in ottimi rapporti (ad esempio io ho anche registrato un album noise assieme a lui, improvvisato nel suo Studio 73 l’anno scorso). Parlando dei nuovi invece ti posso dire che Andrea lo conosco da molto tempo, era un ragazzino quando veniva alle prove dei Conspiracy A.D. la band precedente mia e del batterista Allo, lo abbiamo ritrovato negli ultimi anni dato i parecchi concerti suonati assieme ai Nero di Marte, ci fece un favore sostituendo Paso al Krakatoa Fest di qualche anno fa, è stata la nostra prima scelta dopo l’abbandono di Paso, aveva già manifestato l’interesse nell’entrare nei VoS tempo fa ma all’inizio la cosa era incompatibile con i suoi impegni, consideriamo anche che abita a Bologna e noi proviamo a Ravenna, poi fortunatamente ci sono stati alcuni cambiamenti e si è convinto.
Momo invece lo abbiamo conosciuto suonando con i Postvorta, ci è subito piaciuto come persona poi lo abbiamo preso in considerazione per la sua ecletticità, all’inizio volevamo affidargli un doppio ruolo, come bassista e ai synth preparando qualche traccia soprattutto come collante tra i pezzi, anche in sede live, ma alla fine è stato meglio così, abbiamo acquistato un bassista grandioso e Momo si è potuto concentrare solo su quello che preferisce, i soundscapes, l’ambient, il noise e la costruzione di suoni con i sintetizzatori.

Black Me Out: L’ingresso di questi nuovi elementi ha contribuito a dare una nuova direzione alla composizione dei brani o tutto è avvenuto coi brani già ultimati?
Gale: Diciamo metà a metà, perché dei 6 brani di Metaphora, escludendo l'intro acustico The Famine Years, tre erano già quasi finiti prima dell’arrivo dei nuovi, anche se poi qualcosina abbiamo rivisto assieme, gli altri 3 invece li abbiamo composti come quintetto.

Black Me Out: Metaphora si fa notare anche per la sua copertina decisamente scarna ed essenziale, se paragonata a quelle dei vostri dischi precedenti, ma non priva d’impatto. Che pensiero c’è dietro un artwork del genere?
Gale: Ti ringrazio, la copertina è opera mia, in realtà tutto l’artwork, sia del vinile che del CD, è composto da miei dipinti. Lasciandomi ispirare dalla musica e dai primi testi di Burdo per Metaphora ho provato a realizzare la copertina, ho dipinto una tavola di legno e ho chiesto agli altri se potessero essere interessati ad avere una copertina del genere per l’album, fortunatamente è piaciuta a tutti così ho proseguito ed ho dipinto una ventina di tavole che sono finite dentro al vinile e nel booklet del CD. Sono tutti dipinti astratti, quindi chiaramente sono diversamente interpretabili. come la copertina.
La figura centrale può essere vista come un "eletto", un Super-Io o semplicemente uno fuori dalla massa, un alienato, le pennellate bronzo che vedi nella parte inferiore rappresentano invece la folla, la linea rossa ti riporta immediatamente alla mente una colata di sangue ma potrebbe essere anche un segno divino, extra-terreno.
Insomma, ci sono più possibili chiavi di lettura ed era proprio quello che volevo, mi piace pensare che ognuno si possa fare la propria idea, che ognuno abbia la propria visione, che ognuno scelga la sua personale Metaphora.

Black Me Out: Un’altra caratteristica saliente del nuovo album è lo spazio concesso ad interludi atmosferici, come Waves of Discomfort o come l’introduzione The Famine Years, che a mio parere rendono il disco molto dinamico e ancor più interessante. Da dove nasce l’idea di includere momenti come quelli citati?
Gale: Dietro a quei due pezzi ci sono due scelte totalmente diverse, Waves of Discomfort nasce come l’intro di Unfair Judgement, infatti se ascolti attentamente il giro di 4 note che si ripete nella prima è lo stesso che compone la strofa della seconda, a dire la verità la mia parte di chitarra fatta con quell’effetto "swell" tipo violino che faccio con il pedale del volume è proprio la stessa, identica per entrambi i pezzi, poi quando siamo arrivati alla conclusione dell'album e abbiamo dovuto scegliere i singoli e qualche canzone usare per un video abbiamo diviso in due Unfair Judgement, per avere un singolo più corto ed accessibile e cucirgli sopra un video, sarebbe stato più complicato con gli altri pezzi che sono tutti parecchio lunghi.
Discorso totalmente diverso per The Famine Years, quella è una composizione per chitarra acustica che Burdo ha scritto da solo a casa e quando ce l'ha sottoposta abbiamo convenuto che potesse essere un’ottima intro per l’album.
Altra cosa ancora i vari interludi tra un pezzo e l’altro, questa è una cosa che volevamo da tempo, soprattutto in sede live, quindi l’ingresso di Momo è stato fondamentale, quello è il suo pane, lui è ingegnere del suono e si diverte a costruire suoni ed effetti, quindi ha composto e suonato tutti questi momenti ambient/noise, anche incorporando alcuni suoni che ho fatto io con uno "strumento" autocostruito pieno di molle e lamiere che attaccato ad un delay fa dei suoni molto creepy e utilizzando anche un paio di parti suonate da Andrea con l’archetto sulle corde del basso passando da vari effetti.

Black Me Out: Mi è piaciuto molto anche il video del singolo Unfair Judgement, in bilico tra ambientazioni sospese nel tempo e un senso di malinconia costante, che personalmente lego anche alla vostra zona di provenienza. Qual è il messaggio alla base del videoclip?
Gale: Il video è opera di due professionisti del settore, nonché nostri amici, Gerardo Lamattina e Edo Tagliavini, che sono due registi con all’attivo diversi film, corti, spot ecc… Che hanno operato anche nel teatro e nelle performance di arte visiva.
Gli abbiamo chiesto se si potevano occupare del videoclip di Unfair Judgement, gli abbiamo spiegato le tematiche dell'album, glielo abbiamo fatto sentire. In principio avevamo un’altra idea di base ma per vari motivi, tra i quali la mancanza di tempo, di budget e di persone adeguate, non è stato possibile mettere in atto. Così hanno scritto questo concept che ci è piaciuto molto, poi il resto lo hanno fatto le location, la nebbia e il phisique du role dei due protagonisti.
A noi è piaciuto molto, è un bel video, semplice ma affascinante, con una gran bella fotografia, di ispirazione vagamente Tarkovskiana, è decisamente diverso dal video di New World Order, sempre di Gerardo Lamattina, quello è praticamente un corto di 9 minuti, molto articolato, con vari protagonisti, molto criptico ma pieno di simboli nascosti e di significati intrinseci, devo dire che nonostante siano molto diversi siamo estremamente soddisfatti dei nostri due videoclip.

Black Me Out: In molti vi paragonano spesso ai Mastodon, ma io in molti momenti dei brani di Metaphora ho sentito l’influenza di certi passaggi à la Opeth; ad oggi quali sono le influenze che più vi appartengono?
Gale: Vere entrambe le cose, in molti ci paragonano ai Mastodon, ma tanti anche agli Opeth, credo che entrambe le influenze ci siano, vederci affiancati a due gruppi enormi come quelli è sicuramente lusinghiero, altre influenze che ci appartengono, anche se non tutte sono così evidenti credo siano Black Sabbath, Tool, King Crimson e Porcupine Tree.
Credo però che nonostante abbiamo varie influenze apparentemente incompatibili tra di loro riusciamo ad avere un sound abbastanza personale e riconoscibile.

Black Me Out: Personalmente il brano che ho preferito del disco è Modern Man, che è anche il brano meno pesante in scaletta e nel quale ritengo che si senta tutta la qualità degli arrangiamenti. Volete dirci qualcosa di specifico riguardo questo pezzo?
Gale: È il secondo pezzo scritto per Metaphora, lo abbiamo composto in 3, parte tutto da un arpeggio di Burdo con quegli stacchi che potete sentire, su quell’arpeggio io ho costruito la mia parte un po’ dissonante, poi ho aggiunto strofa e ritornello e Burdo ha messo il riff finale, a quel punto avevamo le parti, lo abbiamo arrangiato ed era praticamente a posto, poi però quando è entrato Andrea nella band dopo qualche prova della "versione originale" in sala prove lui ed Allo hanno aggiunto quella parte basso/batteria storta che ci è piaciuta subito e l'abbiamo inserita nella stesura finale.

Black Me Out: Voi venite da Ravenna: che rapporto avete con il vostro paese d’origine (ho visto che di recente siete stati coinvolti in un evento in streaming il primo maggio) e com’è lo stato di salute della scena underground romagnola?
Gale: Ravenna è sempre stata una città con un buon fermento musicale, la Romagna in generale anche, ad esempio negli anni ‘90 abbiamo avuto una florida scena hardcore di cui tutti abbiamo fatto parte, ora come ora mi vengono in mente band come gli Arcana 13, l’altra band di Burdo, ci sono i Postvorta di Momo, ci sono gli Ovo e i Ronin, i Cacao, Allo suona anche nei The Doormen che fanno post-punk/new-wave, poi basta spostarsi di poco e a Imola troviamo gli Zeuss! a Faenza gli Ottone Pesante, a Cesena i Solaris e i Sunday Morning, tanti amici con band molto valide e sto sicuramente dimenticando qualcuno.

Black Me Out: E invece all’estero com’è recepita la vostra musica? Ho visto che i vostri dischi sono recensiti da molte testate di paesi europei, pensate che la vostra proposta abbia maggior respiro al di fuori dei confini italiani?
Gale: Sì, abbiamo sempre avuto ottime critiche dappertutto sin dal primo album, però non so dirti se all’estero la nostra musica funzioni meglio che in Italia, l’ho sentita spesso la frase "se i Void of Sleep fossero americani suonerebbero su altri palchi", non lo so, non possiamo avere la riprova di questo.

Black Me Out: Immagino che il periodo attuale che stiamo vivendo stia colpendo in modo serio anche voi, soprattutto alla luce di un disco nuovo appena rilasciato e che non avrà modo di essere trasposto dal vivo come merita, almeno per ora. Quali sono i vostri pensieri riguardo la condizione che si stanno trovando a vivere molti musicisti non propriamente affermati e cosa ne pensate delle soluzioni che sono state proposte come quelle dei concerti drive-in?
Gale: Di sicuro siamo usciti nel periodo peggiore potesse capitare, per di più dopo una pausa discografica di cinque anni e tutto l’investimento fatto, però purtroppo è capitato, non ci possiamo fare niente, speriamo solo che appena possibile ci sia modo di promuovere un po’ questo album con i concerti.
Riguardo ai concerti in stile drive-in non sono così categorico come quasi tutti, in alcuni contesti potrebbe avere anche un suo fascino, di sicuro non è una soluzione per il metal o per il rock in generale, in quei contesti serve un minimo di contatto fisico con il pubblico, potrebbe funzionare magari per delle sonorizzazioni live di film, per certa ambient elettronica, tralasciando il fatto che sarebbe comunque complicata la gestione bar e servizi igienici e anche il fatto che con le cabrio americane degli anni 50 aveva un senso diverso che con micro-car, SUV e monovolumi odierni ha sicuramente tutto un altro appeal.

Black Me Out: Eccoci giunti alla fine dell’intervista ragazzi, lo spazio è vostro, sentitevi liberi di aggiungere quel che volete e grazie ancora!
Gale: Grazie a voi per lo spazio concesso, non c’è molto da aggiungere se non salutare tutti i lettori, invitarli a supportare le band underground comprando album e merchandise e soprattutto andare ai concerti, quando si potrà naturalmente, è l’unico modo per mantenere vivo l’underground, tutta la filiera, dalle band passando per i locali e i promoter.



Giaxomo
Sabato 30 Maggio 2020, 12.52.37
1
Ottima intervista Alex, dispiace siano usciti in un momento come questo, ma la qualità di questa fatica non si discute!
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