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GREEN CARNATION - Dalla separazione al nuovo album
23/06/2020 (331 letture)
I Green Carnation, band progressive metal norvegese, sono tornati attivi sulla scena dopo ben quattordici anni di silenzio relativo agli album in studio. Qualche mese fa, infatti, hanno rilasciato Leaves of Yesteryear, disco contenente alcuni inediti, un vecchio brano rivisitato e una cover. Abbiamo pertanto colto l'occasione di poter parlare col cantante Kjetil Nordhus in merito alle scelte concernenti l'ultimo lavoro del gruppo e ad alcune curiosità relative alla band e al suo futuro.

Lateralus: Ciao Kjetil, benvenuto su Metallized e grazie di essere qui! Iniziamo con le domande: dopo tanti anni di silenzio, cosa vi ha portati di nuovo in studio?
Kjetil: Ci siamo separati nel 2006, e se in quel momento ci avessi chiesto (o anche nel 2008 o addirittura, forse, nel 2011) se ci saremmo riformati avremmo probabilmente risposto di no, ma non perché ci odiassimo a vicenda o simili. Nel 2014 abbiamo poi ricevuto un'offerta da un festival perché nel 2007 registrammo il DVD A Night Under the Dam nel quale suonavamo sulla cima di un monte norvegese, sotto una diga, ed eravamo stati il primo gruppo a farlo. Ad un certo punto decisero di abbattere la diga, quindi volevano che fossimo anche l'ultimo gruppo a suonare lì, ed è stata una ragione abbastanza valida per discutere in merito al fatto di tornare. Volevamo vedere come sarebbe stato fare il concerto, come sarebbe stato essere di nuovo insieme- ed è stato molto bello! Penso che ci fossero persone provenienti da quattordici paesi diversi, da tutto il mondo, e questo ci ha ricordato la posizione che i Green Carnation hanno nei confronti dei fan nel mondo. Non ce n'erano milioni, ma erano estremamente fedeli e hanno colto l'occasione di venire in Norvegia a vederci. Quindi abbiamo deciso: nel 2016 ci sarebbe stato il quindicesimo anniversario di Light of Day, Day of Darkness, il che sarebbe stato un altro buon motivo per far tornare propriamente il gruppo insieme. Nel 2016 il progetto è stato di grandissimo successo, abbiamo suonato a dei festival incredibili con un pubblico fantastico e non abbiamo voluto scendere a compromessi su nulla quando si è trattato di portare sul palco il nostro pezzo lungo un'ora: ci siamo preparati per un anno e mezzo perché volevamo dare il 100%. Dopodiché ci siamo detti di riprovare a comporre musica e vedere se era la cosa giusta. Non abbiamo considerato l'opzione di tornare e di non pubblicare un album davvero buono perché ci siamo detti di comporre la musica, pianificare come avrebbe dovuto essere l'album e, una volta avuto abbastanza materiale sufficientemente buono "facciamolo!". All'inizio del 2019 sapevamo che l'album era pronto, quindi abbiamo potuto iniziare a coinvolgere persone, etichette, prenotare le agenzie e così via per creare il capitolo successivo.

Lateralus: Relativamente all'ultimo album, quali sono stati i criteri che volevate osservare nella composizione? Volevate creare continuità con la discografia o iniziare qualcosa di nuovo?
Kjetil: La nostra discografia è molto variegata, ma penso che chiunque abbia ascoltato i nostri dischi trovi in ciascuno di essi quei tipici elementi alla Green Carnation. In merito a questo album, non so se sia una questione relativa all'età, ma abbiamo parlato molto di ciò che volevamo per esso, mentre prima forse seguivamo di più l'istinto. Ad esempio pensavamo "facciamo un album acustico!" e lo facevamo senza pensarci troppo su, il che è comunque bello. Questa volta, però, abbiamo deciso di trovare i tipici elementi alla Green Carnation, quelli che ci rendono riconoscibili alle persone, e di metterli tutti in un album. Ovviamente non avrebbe avuto senso per noi creare un album che avremmo potuto fare nel 2003 o in quegli anni, perché avevamo bisogno dei nostri dieci o quindici anni di esperienza extra di esseri umani, di vita, ma anche di musicisti che hanno suonato in gruppi diversi, e provare a sviluppare tutto in un unico album. Non potevamo farlo suonare come se fossero cinque o sei album diversi, d'altra parte. Dunque c'è stata molta riflessione, molti sviluppi. Si è affinato ciò che sono i Green Carnation nel 2020 ma, allo stesso tempo, non servono molti secondi quando si ascolta il primo pezzo per capire di che band si tratta e questo è ugualmente importante per noi.

Lateralus: Parlando dei vostri vecchi lavori, cosa vi ha portato alla decisione di registrare ex novo My Dark Reflections of Life and Death?
Kjetil: Onestamente ci sono molte ragioni. Sono passati vent'anni da quando è uscita; dal primo album a Light of Day, Day of Darkness è cambiata totalmente la formazione della band e quella di oggi e degli anni a venire è fondamentalmente basata su di esso e. Abbiamo voluto perciò confrontarci con tutte le uscite della storia del gruppo, perché non eravamo presenti nel primo album, dunque non ce ne eravamo davvero interessati. Tornando insieme volevamo riportare alla luce la storia pregressadel gruppo in modo più attivo, e direi che quello è il pezzo più importante della storia dei Green Carnation, perché l'intero Light of Day, Day of Darkness è basato su quel pezzo. È possibile proprio sentire che vengono dette le parole "Light of Day, Day of Darkness" durante quel brano, ed è per quello che l'album è chiamato così. Quindi si può dire che quello è stato l'inizio di ciò che sono i Green Carnation come sono oggi, e per questo aveva senso rifare la canzone, non nel modo in cui il gruppo l'avrebbe fatta nel 2000, ma come sarebbe stata scritta oggi. Per me è una canzone molto importante in questo album perché è un pezzo lungo, heavy, che contiene tutti i tipici momenti dei Green Carnation in un unico brano.

Lateralus: E come mai avete deciso di realizzare la cover di Solitude dei Black Sabbath?
Kjetil: Mentre discutevamo su che cosa volessimo per questo album, quello che avrebbe dovuto esserci dentro è diventato abbastanza chiaro prima di andare in studio e lavorare sulle demo. Volevamo che fosse l'album a decidere che canzoni ci fossero all'interno. Avevamo bisogno di un pezzo come Solitude per concludere l'album, per rendere questo viaggio dal primo all'ultimo secondo esattamente come lo volevamo. Solitude aveva già l'attenzione del gruppo da due anni perché ci avevamo lavorato sopra per un altro progetto e poi abbiamo capito che avevamo bisogno di qualcosa che chiudesse la storia, e sia a livello di testo sia a livello musicale quel pezzo è perfetto. Avremmo potuto inserire alla fine uno o due pezzi nuovi dei Green Carnation ma sarebbe stato un album totalmente diverso, avrebbe distrutto l'intero percorso del lavoro e non volevamo avere dei filler, volevamo che ci fossero solo i brani necessari. Ecco perché nell'album ci sono cinque pezzi e perché Solitude ne fa parte: doveva esserci equando ne abbiamo parlato è diventato del tutto chiaro.

Lateralus: È effettivamente un'ottima scelta! Come descriveresti, invece, il processo di composizione dei nuovi pezzi, le dinamiche dietro di esso?
Kjetil: Concentrandoci sui tre pezzi nuovi, li abbiamo composti nello stesso modo. Le idee e i temi originali vengono dal bassista, Stein Roger Sordal, che me le invia e io provo a lavorare molto sulla struttura delle canzoni. Creiamo circa dieci o quindici versioni dei pezzi, poi le mostriamo agli altri ragazzi che ci danno dei feedback; poi magari effettuiamo delle modifiche e portiamo i brani in sala prove, perché lì suoneranno ancora diversamente. Poi capiamo se la strofa ha groove, se dobbiamo fare qualcosa con la batteria in un punto e cose del genere. È un impegno per la band e si tratta di un grande sforzo. Non penso che abbiamo mai realizzato un album che sia mai stato sottoposto ad un'analisi del genere parlando di strutture e affini, perché sono pezzi lunghi che comunque fanno sentire sempre qualcosa di nuovo. C'è molto lavoro dietro.

Lateralus: Questo si avverte sicuramente! Cambiando discorso, quali sono le band o gli artisti che definireste le vostre maggiori influenze?
Kjetil: Nei Green Carnation i membri della band sono molto diversi fra loro riguardo la personalità e i gusti musicali. Ad esempio il tastierista è originariamente un organista blues, il bassista si interessa di country, pop, Black Sabbath e cose del genere; poi c'è Tchort, il "black metal guy" del gruppo, ma che è anche il maggior "Pink Floyd guy". Io ascolto molta musica contemporanea, come Chelsea Wolfe o il genere post-rock. Abbiamo poi un batterista che ha suonato molta musica latina. Ci sono quindi tutte queste direzioni ma abbiamo comunque in noi, in tutti noi, dei geni che sono Green Carnation. Quindi credo che tutti questi diversi colori ma un'unica identità rendano i Green Carnation quello che sono: se per esempio dovessimo cambiare tastierista e prendere un appassionato di musica classica probabilmente non sentiresti una differenza enorme, ma si avvertirebbe che alcuni piccoli elementi sono diversi. Anche l'eventuale nuovo tastierista avrebbe bisogno dei geni del gruppo per adattarsi bene.

Lateralus: Pensi che il gruppo abbia raggiunto un equilibrio o che la situazione si evolverà?
Kjetil: Penso che si evolverà perché non vogliamo realizzare lo stesso album di nuovo! Ci saranno sempre nuove cose che entreranno nelle nostre vite, penso anche nella "vita reale", non solo relativamente alla musica. Questo album è stato influenzato dalle nostre vite degli ultimi dieci o quindici anni. È un po' triste, ma le nostre famiglie hanno affrontato malattia e morte; ci sono ancora situazioni gravi di malattia nelle famiglie più vicine al gruppo, credo che si avverta se ad esempio leggi i testi. Penso che come stanno le cose quando non siamo sul palco influenzerà sempre la nostra musica.

Lateralus:Riguardo ai testi, pensi ai concetti in modo sfumato e indefinito oppure vuoi comunicare delle idee precise e distinte?
Kjetil: È una buona domanda! Direi che non voglio essere troppo specifico; i testi avranno sempre qualcuno che li scrive (che nel nostro caso sarebbe il bassista), io ho bisogno poi di metterci la mia esperienza di vita e allo stesso modo ciò viene fatto da chi li ascolta. Anche se potrebbe sembrare che qualcuno dei pezzi sia diretto in modo abbastanza specifico, penso che le persone che li ascoltano sentano quella persona o quell'idea verso cui è diretto il testo come qualcuno presente nella loro vita, e questo è ciò che mi piace della musica. Dunque non blocco nessuno quando mi viene a dire "per me la canzone riguarda questo, questo e questo", non dirò "no, è completamente sbagliato". Parlando delle tematiche principali dei testi di questo album, penso che ci siano due elementi che attraversano l'album e questi sono la paura della solitudine; "loneliness" è una delle prime parole dell'album, e anche il pezzo dei Black Sabbath la riguarda (ed è uno dei motivi per cui è nell'album). L'altro elemento -ed è strano parlarne ora- è la paura di qualcosa proveniente dall'esterno che giunge a controllare la tua vita (e il mondo è proprio nel mezzo di questa situazione), per esempio la questione di malattie come il cancro e simili, che probabilmente è la ragione per cui quella canzone è stata scritta, ma in un modo tale per cui proprio ora le persone possano riconoscere la paura di avere quel fattore esterno che viene a controllare la loro vita. Penso che siano i due temi principali che attraversano l'album.

Lateralus: Dal momento che hai nominato la situazione globale attuale, ci sono novità relative al tour o certezze sul futuro del gruppo?
Kjetil: Penso che al momento non abbiamo certezze. Abbiamo quattro show ad ottobre, ne avevamo cinque fino a qualche settimana fa ma poi uno è stato rimandato all'anno prossimo, e diventa un problema, per noi, fare gli altri quattro per diverse ragioni, tra cui quelle economiche. Quindi ora non sono sicuro di ciò che succederà, nessuno lo è, e credo che l'incertezza sia la cosa più difficile perché non sappiamo quando le cose torneranno alla normalità in modo sufficiente da permetterci di suonare i pezzi del nuovo album di fronte alle persone, perché è una cosa che vogliamo fare. Se me lo chiedi ora, non credo che potremo suonare nulla entro il 2020, ma, appunto, non lo sappiamo. Abbiamo un concerto a Roma che è ancora confermato, dobbiamo parlarne in questi giorni: è qualcosa che vogliamo davvero fare ma è difficile anche per i promoter a Roma perché nessuna persona comprerebbe i biglietti ora per un concerto a Roma il primo di ottobre. Io stesso normalmente avrei dai cinque ai dieci biglietti per concerti in Norvegia, magari uno in Danimarca o qualcosa del genere, ma ora non ne ho nessuno perché non so cosa succederà. Si tratta di un periodo impegnativo rispetto a questo argomento. Io e il bassista abbiamo un trio che propone un genere diverso di musica e abbiamo fatto un concerto un venerdì e un sabato con solo cinquanta persone ammesse, ad un metro di distanza attorno a dei grandi tavoli. Era bello però essere di nuovo sul palco, il pubblico aveva molta "fame" di musica live al posto dello streaming, ed è stata un'ottima esperienza e penso che il mercato del live fiorirà di nuovo quando il mondo sarà pronto.

Lateralus: Come vedete, a distanza di anni, il vostro capolavoro Light of Day, Day of Darkness? C'è qualche possibilità che verrà suonato di nuovo live?
Kjetil: Riguardo all'ultima parte della domanda non posso dire no con certezza, perché abbiamo fatto quello che abbiamo fatto nel 2016 e non ci vogliamo ripetere. Abbiamo realizzato qualcosa di grande successo ed è qualcosa che probabilmente non potremo mai fare meglio un giorno. Sarebbe una gran cosa per noi se riuscissimo a fare qualcosa che in futuro sia così buono com'era nel 2016! Riguarda anche il non ripeterci. Non dico che non lo faremo mai, ma non abbiamo nessun piano ora. Attualmente abbiamo piani fino al 2024, ma Light of Day, Day of Darkness non rientra in essi. Faremo molte altre cose in quel lasso di tempo, ma Light of Day, Day of Darkness è stata una parte estremamente importante dei Green Carnation e della loro carriera, è stato un album di svolta, è ancora un album molto speciale per molte persone perché dura un'ora, per ciò che riguarda e via dicendo,- dunque la sua importanza non è diminuita nei quasi vent'anni successivi. L'anno prossimo ci sarà il ventesimo anniversario e probabilmente faremo qualcosa, ma non un vero e proprio concerto in quanto abbiamo altri progetti. È una canzone importante per noi e per i nostri fan e resterà così per sempre, credo.

Lateralus: E come la percepite, ora?
Kjetil: Nel 2015 lo abbiamo affrontato quando ci preparavamo per il 2016: sono dovuto tornare nell'album di nuovo al 100%, avevamo bisogno di lavorarci su per andare bene sul palco. Abbiamo provato a combinare quello che avevamo fatto in studio tempo addietro, appunto con i quindici anni di esperienza da musicisti e tutto il resto, e abbiamo provato non direi a farlo meglio, perché abbiamo provato a farlo esattamente come dovrebbe essere nell'album, ma tu cambi, il tuo orecchio cambia a sua volta, e quando si portano delle cose sul palco queste suoneranno comunque diversamente, quindi dovevamo solo farlo funzionare. Dunque abbiamo sviscerato quell'album solo un paio di anni fa, è ancora in nella nostra mente, ed è tuttora fresco nella memoria.

Lateralus: Grazie molte per il tuo tempo, l'intervista è finita. Vorresti lasciare un messaggio ai lettori di Metallized?
Kjetil: L'Italia sembra essere uno dei paesi migliori per i Green Carnation. Abbiamo fatto solo un concerto a Bergamo molti anni fa ed eravamo molto entusiasti all'idea di suonare di nuovo in Italia. Avremmo dovuto suonare di nuovo nel vostro paese il 21 maggio ma per ovvie ragioni il concerto è stato posticipato ad ottobre e ora non si sa cosa si farà, ma vogliamo davvero moltissimo venire a suonare per i nostri fan, perché c'è sempre stato interesse da parte dell'Italia per i Green Carnation, quindi vogliamo ripagarlo venendo a suonare. Non ci sarà un tour italiano, però forse in futuro in dei festival, non lo so, ma ora come ora quello a Roma sarà il primo concerto che faremo (ad ottobre oppure ad un certo punto del prossimo anno). Speriamo quindi di vedere molti di voi lì!!



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