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THECODONTION - War Metal dalla preistoria
11/07/2020 (568 letture)
Sono un duo che non sta fermo un attimo, i Thecodontion: dopo aver dato alle stampe un demo e un EP hanno recentemente pubblicato il disco di debutto Supercontinent, che sta raccogliendo buoni consensi sia in terra nazionale che all'estero. Forti di una proposta particolare, quella di un death/black metal senza l'uso di chitarre ma con protagonisti due bassi elettrici, i romani affrontano temi preistorici e geologici. Abbiamo raggiunto G.E.F. (voce) e G.D. (basso) per scambiare due chiacchiere e per farci raccontare di più su ciò che si cela dietro questo progetto che avrà ancora degli assi nella manica da servire…

Pez: Ciao ragazzi e benvenuti su Metallized! Come prima domanda volevo chiedervi di presentarvi ai nostri lettori raccontando un po' di voi e dei Thecodontion.
G.E.F.: Ciao e grazie per averci concesso questo spazio. Thecodontion è un progetto ufficialmente nato nel 2016 con me e G.D. (basso, testi), ma il cui nucleo fondante risale a diversi anni prima, diciamo 2011-2012. Erano anni in cui ero molto vicino al black metal di seconda ondata e avevo concepito l'idea di suonare black metal senza chitarre, sostituite da due bassi. Essendo molto più giovane di ora, non ero peraltro del tutto a conoscenza dell'esistenza dei Necromantia (storica band greca), probabilmente la formazione più nota che utilizza un approccio con due bassi e con poche/zero chitarre. Contestualmente ho maturato l'intenzione di usare tematiche a sfondo preistorico (un po' sulla scia degli Antediluvian, tra le nostre maggiori influenze), in quanto ritenevo che un approccio incentrato sul basso distorto potesse ricreare atmosfere particolarmente grezze e ancestrali, perfette per un concept di questo tipo. Con l'incontro con G.D. l'idea si è poi pian piano affinata, definendosi sempre più sia in materia di songwriting che concettuale, raggiungendo progressivamente la situazione odierna. Ci tengo anche a dire che il nome della band deriva dai tecodonti ("Thecodontia" appunto è il nome scientifico), una definizione ormai obsoleta per riferirsi a quelli che oggi chiamiamo arcosauri, che erano grossomodo degli antenati dei dinosauri e dei moderni coccodrilli.

Pez: Da quando vi ho conosciuto mi ha molto colpito la vostra particolare formazione, che comprende due bassi e la batteria senza l'uso della chitarre. Scelta che ricorda anche i Bell Witch nonostante il genere di metal che proponete. Vi chiedo: come nasce e si sviluppa un vostro pezzo?
G.E.F.: Sì, come ti dicevo, è una cosa nata sin da principio, anche perché l'uso di una strumentazione diversa da quella tradizionale porta inevitabilmente ad ottenere dei suoni differenti da quelli standard, e potrebbe diventare un interessante paradigma per future sperimentazioni nel genere, chissà. Per quanto riguarda lo sviluppo dei nostri brani, abbiamo uno schema quasi "fisso" di divisione dei compiti. Io mi occupo di scrivere la parte ritmica delle canzoni, quindi batteria e basso principale; dopodiché G.D. "colora" il tutto aggiungendo il secondo basso e la parte solista. Questo è lo schema di base, poi può capitare che prima si decida il contenuto lirico e poi si passi al resto, che si abbiano delle idee nuove in medias res e si ricominci il pezzo da capo, oppure che si vada a riutilizzare riff che avevamo scritto in passato e tenuto da parte... insomma, c'è una certa struttura nella nostra metodologia di lavoro, ma con determinate eccezioni.

Pez: Un'altra vostra curiosità è il tema che i vostri testi trattano, ovvero quello della preistoria con le varie ere geologiche. Ho in mente i The Ocean, che attraverso svariati album hanno affrontato questo tema ma con riflessioni filosofiche e profonde, mentre voi siete molto più “storici” se posso azzardare questo termine. Come è nata questa vostra passione e come scrivete un vostro testo?
G.D.: Sono un appassionato di tematiche come preistoria e dinosauri sin da bambino ed è una passione che è rimasta negli anni, nonostante io non abbia mai intrapreso un percorso accademico a riguardo. Credo che la "colpa" principale siano stati Il Pianeta dei Dinosauri di Piero e Alberto Angela e Jurassic Park. Da adulto ho poi letto qualche libro (per esempio L'Ascesa e la Caduta dei Dinosauri di Steve Brusatte) e diversi articoli su queste tematiche.
Per i testi mi baso innanzitutto sulla struttura della canzone, per rendermi conto di quanto deve essere più o meno lungo un testo, anche se a grandi linee ho già un'idea di cosa deve trattare uno specifico pezzo. In seguito cerco di studiare la tematica nello specifico per evitare inesattezze e la sviluppo in versi, ogni tanto però capita anche a me di andare più sul metaforico, specie quando le nozioni a riguardo sono scarne persino per un testo. In Supercontinent questo è successo spesso, visto che su alcuni supercontinenti ci sono poche informazioni a riguardo, ma credo che i testi siano venuti bene anche per questo motivo. Spesso accumulo diversi appunti con concept da poter sviluppare (per esempio creature che mi hanno incuriosito e di cui vorrei scrivere), a volte anzi succede di avere diversi testi nel cassetto e di riadattarli per pezzi nuovi in seguito.

Pez: È tempo di passare a parlare del vostro Supercontinent, il disco di debutto è arrivato presto dopo appena un demo e un EP in poco più di due anni. Siete soddisfatti del vostro lavoro?
G.D.: Non ci piace restare fermi per troppo tempo, cerchiamo sempre di restare attivi tra live e scrittura di nuovi brani e volevamo realizzare un debut album il prima possibile. Siamo molto soddisfatti, questo è decisamente un passo in avanti netto rispetto a Thecodontia e Jurassic e crediamo di aver fatto qualcosa di abbastanza unico nel suo genere, senza sfociare nei gimmick fine a sé stessi. Il concept si adatta molto bene con il flow e lo stile dell'album e la copertina è davvero bella. È stato molto bello ricevere da subito diversi apprezzamenti, specie quando vengono dall'estero o da oltreoceano è ancora più soddisfacente. Spero che si continui così!

Pez: Vi va di raccontare il concept di Supercontinent?
G.D.: Il concept è nato più o meno durante la prima parte della scrittura dei brani, volevamo evitare di trattare ancora una volta delle creature preistoriche nello specifico, e una tematica come la deriva dei continenti ci sembrava avere molto potenziale per qualcosa più su larga scala come un album, in modo da poter anche raccontare una storia in senso cronologico con un legame tra le varie canzoni. Lo stile più atmosferico e lento della musica è inoltre molto adatto ad una tematica come la deriva dei continenti. Infatti il concept è la rappresentazione cronologica dei supercontinenti, dal più antico, Vaalbara (circa 3,3 miliardi di anni fa) al più recente, la Pangea (circa 290 milioni di anni fa), che includeva le terre emerse attuali e dalla cui deriva si sono formati i continenti presenti al giorno d'oggi. In tutte le varie fasi intermedie i cosiddetti cratoni si staccavano, emergevano, cozzavano o amalgamavano e il livello del mare variava, per cui si andavano a formare ogni volta nuove masse continentali, si parla di miliardi di anni di lenti cambiamenti. I quattro pezzi brevi non metal (intro, outro, due interludi) riguardano invece i superoceani che hanno circondato i supercontinenti, dal più antico, Gyrosia al più recente, Panthalassa (che circondava la Pangea). Sono strumentali, ma hanno un breve testo di quattro versi come commento, per mantenere un legame con il resto dei pezzi e con il concept. Non ci andava di esplorare una sotto-tematica usando lo stesso sound dei brani principali e volevamo che l'album fosse abbastanza vario, per cui questi intermezzi sono più vicini al prog-rock/fusion/ambient che al metal.

Pez: Come si è sviluppato il processo di scrittura dei brani?
G.D.: Come già detto da G.E.F. i brani sono nati nella loro struttura basilare con basso fondamentale e batteria, alcuni erano già quasi finiti durante le sessioni di registrazione di
Thecodontia e Jurassic. Io ho successivamente aggiunto la parte di basso in quinta/ottava e infine le parti solistiche e i testi in forma completa. Alcuni tra testi e parti solistiche sono tra l'altro stati completati poco prima che entrassimo in studio, anche se il concept era stato già sviluppato nelle prime fasi di scrittura dei pezzi. Io ho scritto invece tutti e quattro gli interludi strumentali non metal dell'album, Gyrosia è nata improvvisando in sala prove, mentre gli altri tre li ho scritti mentre completavo le parti solistiche, Panthalassa - l'ultimo brano - è stato per coincidenza anche l'ultimo a essere terminato, pochi giorni prima di entrare in studio.

Pez: Rispetto a Thecodontia e Jurassic ho notato, ascoltando il disco, che ci sono molti passaggi dove rallentate il tiro per diventare molto più atmosferici. Avete intenzione di creare una specie di Atmospheric death/black metal?
G.D.: Non avevamo intenzione di restare troppo a lungo sulle stesse sonorità di demo e EP, sarebbe diventato tutto un po' troppo ripetitivo e prevedibile (e in generale come gusti preferiamo stili più atmosferici). L'avere questi passaggi atmosferici con lead lenti e melodici è un po' la tematica musicale dell'album, non è stata pianificata sin da subito, ma è un'idea che si è sviluppata man mano che scrivevamo l'album. Sicuramente quest'impronta resterà nel nostro stile, anzi verrà ulteriormente ampliata in futuro.

G.E.F.: Vorrei anche aggiungere che non riteniamo di dover necessariamente aderire a una particolare etichetta a livello di genere. Personalmente il black e il death metal sono due generi che ritengo a prescindere “atmosferici", nel senso che, sia che siano incentrati sul riff sia che vertano su uno stile compositivo diverso, debbano comunque necessariamente veicolare "atmosfera". Penso che non ci metteremo mai a tavolino con la precisa idea di star dentro un determinato sottogenere, dobbiamo sentirci liberi da vincoli. In tal senso mi piace citare il noto pittore Paul Klee, che è stato anche un grande teorico dell'arte, che ne La Confessione creatrice scrisse: “L'arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile” e ancora: “In passato si rappresentavano cose visibili sulla terra, cose che volentieri si vedevano o si sarebbe desiderato vedere, oggi la relatività delle cose visibili è resa manifesta, e con ciò si dà espressione al convincimento che, rispetto all’universo, il visibile sostituisca solo un esempio isolato e che esistano, latenti, ben più numerose verità. Il significato delle cose si moltiplica e si amplia, spesso apparentemente contraddicendo l’esperienza razionale dello ieri. Ci si sforza di rendere essenziale il fortuito”. Quello che intendo dire con le parole di Klee è che, come già fatto notare da G.D., ci interessa ampliare un discorso che va oltre il significato - oggi un po' limitante - di genere. Ci interessa creare. L'importante è arrivare a un'espressione pura e coerente di un'idea concettuale, e personalmente penso che abbiamo imboccato una strada giusta, fedele a questa concezione e che prescinde dalla necessità di inquadrarsi in un sotto-sotto genere.

Pez: Nel disco ci sono delle collaborazioni sia con cantanti che musicisti. Come si sono sviluppate e come pensate possano aver arricchito il disco?
G.E.F.: Tutti i ragazzi con cui abbiamo collaborato sul disco sono persone che conoscevamo già e con cui c'era un certo tipo di rapporto. V.P. (SVNTH, ex Dreariness) è il nostro batterista session dal vivo, per cui era la persona più indicata per registrare il disco in studio. J.G.P. (anche lui nei SVNTH e nei Bedsore, che secondo me hanno fatto un disco splendido a breve in uscita su 20 Buck Spin) ci ha dato l'input di provare a inserire una chitarra baritona e credo che sia stata un'intuizione molto positiva, anche perché si sente il suo tocco personale. La collaborazione con R.C. (SVNTH) invece è stata molto spontanea ed improvvisata, ma proprio per questo molto sincera: ci è venuto a trovare in studio mentre stavo per registrare le linee vocali di Pangaea e nell'occasione gli ho chiesto se gli andasse di aggiungere la sua voce su quel brano. Così è stato. Infine, Skaðvaldur direttamente dall'Islanda: sono un grande fan dei suoi Urðun e la sua voce secondo me era perfetta per interpretare un brano dal sound a tratti pesantissimo come Ur. Tra l'altro penso sia anche merito della sua collaborazione se oggi il nome dei Thecodontion è conosciuto anche in Islanda e in Estonia (Paese dove in questo momento vive Skaðvaldur).

Pez: Per la pubblicazione del disco vi siete affidati alla Repose Records e alla nostrana, e sempre attenta a questi generi peculiari, I, Voidhanger Records. Come siete entrati in contatto con l'etichetta? Vi siete trovati bene?
G.E.F.: Molto semplicemente, ho mandato una email ad I, Voidhanger Records e, non appena sentito il promo, ci ha risposto che gli sarebbe interessato stampare il disco. Dal momento che I, Voidhanger era interessata a pubblicare l'album in CD ho anche cercato un'etichetta che potesse realizzarci l'edizione in vinile, così ho trovato Repose Records, label inglese giovane ma molto promettente che avevo sentito nominare per avere pubblicato gli svizzeri Death.Void.Terror., band che seguo e che mi piace molto. Ci siamo trovati molto bene con entrambe le etichette e ne approfitto per ringraziare sia Luciano (I, Voidhanger) che Tom (Repose) per il supporto e l'ottimo lavoro svolto fin qui, sarebbe bello continuare a collaborare con loro. Inoltre vorrei annunciare che a settembre-ottobre Supercontinent sarà stampato anche in formato cassetta dall'israeliana Dybbuk Productions (con distribuzione a carico della tedesca Urtod Void, che tra l'altro ha da poco ristampato su tape il nostro EP Jurassic).

Pez: La copertina di Supercontinent è stata curata da Stefan Thanneur. Come è nata questa collaborazione e cosa rappresenta la cover?
G.E.F.: Avevamo fatto un po' di brainstorming per trovare un nome che fosse particolarmente adeguato per interpretare l'aspetto visuale di Supercontinent. Inizialmente stavamo valutando altri nomi, ma visto il carattere sperimentale del disco, ho pensato a Stefan in quanto l'ho ritenuto molto adatto per questo tipo di sonorità. Inoltre siamo grandissimi fan dei Chaos Echoes (band in cui Stefan ha suonato il basso fino al loro scioglimento), gruppo che in una certa misura rappresenta tutt'ora un'influenza non secondaria nel sound dei Thecodontion, per cui ci è sembrata un'ottima idea per far nascere questa collaborazione. La copertina rappresenta il supercontinente Pangea, contornato dal superoceano Panthalassa; abbiamo anche fatto realizzare a Stefan delle grafiche aggiuntive perfettamente visibili presso il suo sito web (manifeste.net).

Pez: Quale sarà secondo voi il prossimo step evolutivo per i Thecodontion? Avete già in cantiere qualche nuova release in attesa di poter, di nuovo, tornare sul palco?
G.D.: Ci sono tre split in programma, uno nello specifico con il progetto noise/black metal inglese Vessel of Iniquity, con due pezzi scritti e registrati nelle stesse sessioni di Supercontinent. Degli altri due non possiamo dire molto, ma i nuovi pezzi avranno delle novità come l'uso dell'organo hammond e l'e-bow. Abbiamo già iniziato a buttare giù qualche idea per il prossimo full length (il concept è pronto), l'idea è quella di ampliare ulteriormente le parti più atmosferiche e sperimentali di Supercontinent, probabilmente quelli che qui sono degli interludi potrebbero in seguito diventare dei brani molto più lunghi, utilizzando anche il basso fretless e voci pulite.

Pez: Vi ringrazio ancora per la vostra disponibilità. Potete usare queste ultime righe per dire qualcosa ai nostri lettori.
G.E.F.: Grazie a voi per l'interesse e per le domande, ci auguriamo che Supercontinent piaccia a chi lo ascolterà. Ci trovate su tutti i vari distributori digitali, mentre i nostri dischi sono in vendita su Bandcamp.

NO GUITARS - ONLY DEATH!

Thecodontion



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