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ROAD SYNDICATE - Springsteen che incontra i KISS
17/07/2020 (338 letture)
Barry: Buongiorno e benvenuti su Metallized! Come state? Come avete trascorso il buio periodo della quarantena?
Fabio: Ciao a Voi e a tutti i lettori di Metallized e grazie dell’opportunità di farci conoscere e di parlare un po’ di noi e della nostra Musica. Il lockdown ci ha messo fuori gioco perché il disco sarebbe dovuto essere messo in distribuzione all’indomani del Release Party del 16 Febbraio scorso. E’ saltato tutto: concerti in giro, presentazione alla stampa etc. Dopo un periodo di smarrimento ci siamo attrezzati a casa con dei computer e Internet, vedendoci virtualmente ogni giorno, per due mesi abbondanti. Così abbiamo iniziato a scrivere nuovo materiale che, recentemente abbiamo anche iniziato a proporre dal vivo. Insomma, abbiamo cercato di trarre il meglio dalla situazione surreale che stavamo vivendo e ci ritroviamo con un disco nuovo in mano.
Lorenzo: La quarantena inizialmente l’abbiamo passata, come tutti immagino, a capire cosa stesse succedendo, a come sarebbero cambiate le cose e a capire cosa avremmo potuto fare rintanati ognuno in casa propria. La risposta è arrivata spontanea: Facciamo musica. D'altronde siamo una rock’n’roll band.

Barry: Vi va di raccontarci come nascono i Road Syndicate? So che siete tutti musicisti navigati, quindi sono molto curioso di sapere come è nata la “scintilla” per questo nuovo progetto.
Lorenzo: Oltre ad essere “musicisti navigati”, siamo principalmente amici di lunga data e per anni abbiamo pensato di fare musica assieme, ma non eravamo mai riusciti ad organizzarci a causa dei vari impegni di tutti con altri progetti musicali. Fino all’anno scorso io avevo una discreta quantità di pezzi che avevo scritto, ma non avevo più una band, ma sapevo che Fabio ne stava mettendo su una nuova con Emiliano e Cristiano. Suonare insieme è stata la cosa più naturale da fare, ed eccoci qui.
Emiliano: Fabio ed io suonavamo insieme da anni cercando di creare un certo tipo di progetto, ma mancava sempre qualcosa e nel frattempo eravamo riusciti a portare dentro anche Cristiano, che è una nostra vecchia conoscenza. Io ascoltavo le canzoni di Lorenzo pensando: “E’ proprio quello che ci servirebbe”. Poi il suo progetto si è fermato, ma non Lorenzo, il quale non aveva alcuna intenzione di farlo. Noi non avevamo alcuna intenzione di lasciarcelo sfuggire. Lui ci ha proposto di unire le forze il giorno in cui noi lo abbiamo invitato in sala per proporgli la stessa cosa.

Barry: Il vostro esordio discografico, in uscita il 10 luglio, si intitola Smoke; come mai questo titolo in particolare? Dalla vostra musica, si direbbe omaggiare una certa atmosfera da club blues/rock, con luci soffuse e, per l'appunto, fumo tutto attorno... o forse si rifà al titolo del brano Smoke?
Emiliano: Il titolo viene appunto dalla canzone Smoke. Sicuramente siamo su quelle atmosfere, ma cerchiamo di esplorare anche sonorità un po’ più dure.
Fabio: La nostra musica è un sentito omaggio alle nostre radici, che siano AC/DC, i KISS, Lynyrd Skynyrd, Queen oppure gli Aerosmith. Quindi sì: locali fumosi, pieni di chiacchiericcio e con fiumi di alcol!
Cristiano: Il titolo, ma forse più la copertina del CD, possono far pensare questo. Ascoltando le canzoni, però, mi ritrovo più in un ambiente stile deserto del Colorado (eh, eh, eh). Battute a parte, è un disco molto energico e molto Rock con venature Blues.

Barry: La (bella) ragazza in copertina si toglie una maschera che sembra vagamente quella del Fantasma dell'Opera, o meglio ancora una di quelle utilizzate da Kubrick in Eyes Wide Shut; volevate comunicare qualcosa in particolare? Oppure volete semplicemente “svelare” (ma non troppo) la vostra musica?
Fabio: Anche qui lascio la parola a Lorenzo che progetta le nostre grafiche e copertine insieme a Serena De Angelis di “Officine k”, nota fotografa rock romana e nostra carissima amica. La modella Elena Faccio sarà, probabilmente, una presenza ricorrente nei nostri art work: più carina di Eddie The Head sicuramente, ma speriamo altrettanto caratterizzante!
Lorenzo: Essendo Smoke la title track dell’album, abbiamo voluto incorporare nella copertina gli elementi essenziali del brano. Quando ho scritto Smoke era un momento particolare. Mi sono reso conto che quelli che sono i tuoi eroi, le persone che hanno influenzato la tua vita, alcune volte si “tolgono la maschera” e si rivelano per quello che sono veramente, ed a quel punto vedrai il tuo eroe diventare fumo. Riunire il tutto in una foto con una bella ragazza… direi che non è male.

Barry: Come avete lavorato per comporre musica e testi per l'album?
Emiliano: La maggior parte dei pezzi erano già stati scritti da Lorenzo. Fabio li ha arrangiati e ritoccati. Io e Cristiano li abbiamo rovinati...
Fabio: Non è vero. Cristiano ed Emiliano non rovinano nulla, anzi. Il lavoro è molto semplice perché la regola è che non ci sono regole. Lorenzo lavora come un classico songwriter, la band come qualsiasi altro un tipico gruppo di R’n’R che arrangia e costruisce i brani. Infine io, come farebbe qualsiasi producer, mi assumo la responsabilità circa suoni, timbri ed equilibri delle registrazioni, aiutato dal resto della band e dal nostro fonico, Alberto Longhi. Se, dopo qualche tempo, il brano ci piace ancora lo iniziamo a proporre dal vivo, altrimenti finisce in un cassetto.

Barry: Smoke gode di un'ottima produzione, forse fin troppo “pulita” (a titolo squisitamente personale, mi piace che un disco di questo tipo suoni un po' “lercio”, se capite cosa intendo dire), ma comunque molto bilanciata e godibile. Vi va di parlarcene?

Fabio: Ti ringrazio dell’osservazione che trovo molto puntuale. Personalmente anche io ho notato un suono un po’ troppo “educato” rispetto alla proposta che facciamo ed a come siamo realmente sul palco. Nonostante le backing tracks siano state realizzate interamente live in studio. Credo che dipenda dal fatto che come producer da troppi anni, ormai, lavoro prevalentemente in altri ambiti: Prog, Etnica, Pop, Jazz e Classica.
Ed è una faccenda molto buffa perché io ascolto quasi esclusivamente Rock, Heavy Metal e Hard Rock! Puoi immaginare la faccia che fanno questi tizi che entrano in studio coi loro violoncelli o con i loro corni francesi e incontrano me con la maglietta degli AC/DC che in sottofondo ascolto i Motorhead? Tornando al disco ho scoperto che, personalmente, avevo molta paura di esagerare, ma ammetto che Cristiano me lo ha fatto notare durante ogni santo giorno mentre registravamo il disco.
E aveva ragione!

Barry: Non so se possa farvi piacere o meno, ma a livello vocale ho riscontrato una particolare somiglianza, fra i tanti, con Bradley Cooper che canta in A star is born...
Lorenzo: Ammetto di non aver mai visto il film, ma ho sentito cantare Bradley Cooper (che comunque è un attore che mi piace molto) e l’accostamento mi fa piacere, probabilmente cantando si sentono comunque le mie influenze southern rock e country, se non erro il personaggio di Cooper era un cantante del genere.

Barry: A livello musicale, direi che prendete spunto tanto dall'hard rock, quanto da un certo tipo di blues rock all'americana (penso anche ai frequenti, gradevoli cori); vi rivedete in questa classificazione? Come definireste voi il vostro stile?
Emiliano: Mi ci rivedo completamente. Lo definirei esattamente così.
Fabio: Assolutamente sì, anzi ti ringrazio molto. Sì, c’è tanto Hard Rock con venature di Blues, che sono i due generi da cui veniamo. Siamo innamorati delle armonie vocali e, comunque, abbiamo Emiliano che oltre a suonare il basso nasce soprattutto cantante di musical. Non sfruttare questa risorsa sarebbe un peccato. E poi ci piacciono tanto i KISS e i Queen, con i loro impasti vocali, le sezioni coro dei Guns dei Lynyrd, il periodo Coverdale/Hughes dei Deep Purple e via dicendo.
Cristiano: I nostri riferimenti musicali si intuiscono bene, ma la cosa che a me piace molto è l’amalgama che si è creato suonando e che spero sia riscontrabile nell’album. L’idea era quella di ricreare un sound poi facilmente riproducibile anche durante i live, senza fronzoli.
Lorenzo: Date le nostre influenze musicali, ho sempre pensato al nostro sound come “Springsteen incontra i KISS”.

Barry: Fra le varie canzoni ho apprezzato molto Smoke, Voodoo Queen e Drifting. Vi va di dirci qualcosa in più su questi pezzi?
Lorenzo: Di Smoke abbiamo parlato, Voodoo Queen… beh, ho visto un paio di amici farsi manovrare come dei burattini dalle rispettive ragazze, diventare dipendenti in malo modo da loro e la canzone parla proprio di questo. Di una donna che ti tiene sotto il suo incantesimo voodoo. Quando ho scritto Drifting mi sentivo un po’ in gabbia (Look at me, I’m a lion in a cage), giravo a vuoto per la stanza. In televisione, nei notiziari vedevo solo facce di persone che mi sembravano finte, mi sentivo come un alieno che guarda con occhi diversi il mondo su cui è capitato. Drifting…vi è mai capitato di sentirvi come dei leoni in gabbia? Di sentirvi come un alieno che osserva un mondo sconosciuto, perché ben poco di quello che vi circonda sembra rispecchiarvi, finché ad un certo punto trovate qualcosa che vi appartiene veramente e lo usate per scappare? Questa è Drifting. In un momento abbastanza particolare la musica è stato il mezzo per scappare .
Fabio: Drifting è il brano che mi ha convinto che si poteva fare la band. Ci ho sentito subito quel sapore di cose alla Paul Stanley che tanto amo. Su Smoke, invece, abbiamo dovuto lavorare sodo e per molto tempo perché il brano dice tante cose e bisognava trovare i giusti riff e le giuste ritmiche per poter mettere insieme tutte quelle strofe, ognuna diversa dall’altra. Voodoo Queen, infine, era un bellissimo e psichedelico testo che Lorenzo immaginava su una base fortemente hendrixiana. Io, invece, avevo dei riff e delle sequenze di accordi che rendevano omaggio a certi miei miti come Jake E. Lee e Adrian Smith. Provando e limando siamo riusciti a incastrare tra loro le nostre due intuizioni. Grazie anche al resto della band che ha lavorato duro per rifinire il brano.

Barry: A conclusione del disco troviamo anche una valida cover di Do you love me? dei KISS. Come mai proprio questa scelta?
Emiliano: Colpa di un certo chitarrista e di un certo cantante “leggermente” fans dei quattro tizi truccati...
Fabio: Tempo addietro, la Ace Records mi invitò a realizzare un brano per una compilation dedicata ai newyorkesi di cui avrei dovuto anche curare il lavoro tecnico.
All’epoca la band ancora non esisteva in modo ufficiale e definitivo. Questo per raccontare quanto e come fosse inevitabile che noi, alla fine, lavorassimo sempre insieme. Durante i missaggi di Smoke non eravamo particolarmente convinti di inserire un brano perché non ci convinceva fino in fondo. E allora l’idea di inserire quella cover è stata una faccenda naturale: era già pronta e mixata e dal vivo la suoniamo sempre. Ci siamo convinti che oltre ad essere un omaggio sentito, era anche un’ottima idea. Probabilmente, come fecero i Motley Crue a inizio carriera, non ci dispiacerebbe inserire un omaggio del genere per ogni disco successivo. Se ci saranno dischi successivi, ovviamente.

Barry: So che avete tenuto uno show “da remoto” durante la quarantena, ma che recentemente siete tornati a calcare anche un vero palco. Vi va di parlarci delle sensazioni provate suonando da remoto e poi di quelle provate tornando a guardare in faccia i vostri fan?
Lorenzo: Suonare “da remoto” è strano, le sensazioni sono diverse. Sai che c’è qualcuno ad ascoltarti ma non lo vedi, ti verrebbe voglia di interagire col pubblico ma non puoi. Nello stesso tempo dai tutto quello che hai, come fai ogni volta che la band comincia a suonare. Poi tornare su un palco, col pubblico, con gli applausi veri è un’emozione fortissima, ti rendi conto di quanto ti è mancato e se da remoto davi il 100% stavolta dai il 200%.
Emiliano: Da remoto è stato stranissimo. In 30 anni non mi era mai capitato nulla del genere. È molto particolare suonare quando la band non ce l’hai intorno ma in cuffia e davanti non hai un pubblico, ma un monitor. Comunque una novità molto interessante e non meno emozionante. Sul palco siamo tornati nell’ambiente che conosciamo e gestiamo meglio. Vanno bene le nuove esperienze, ma il palco vero e il pubblico vero non devono mai mancare.
Cristiano: Suonando live si è sempre un po’ in tensione pensando a cosa possa pensare il pubblico mentre suoni. Devo dire che i nostri sono sempre stati molto frequentati e in particolare da persone alle quali la nostra musica piace. Questo mette subito a tuo agio indubbiamente e durante il live sentire il pubblico contento, dà energia, forza e ti fa divertire suonando più spensierato.

Barry: Come vedete il futuro della musica dal vivo, dopo la durissima batosta subita a causa del coronavirus?
Emiliano: Risposta diplomatica: la batosta è stata forte ma nessun virus può toglierci la voglia di musica. Risposta sincera: la musica dal vivo è un prodotto che non interessa più come un tempo. Ho paura che la batosta passerà, ma la musica potrebbe continuare a interessare sempre meno. E la cosa fa male al cuore a chi, come noi, ci ha costruito l’intero progetto di vita e di lavoro.
Fabio: E’ una faccenda delicatissima. Un certo modo di usufruire la musica, anche come momento di socialità, sta diventando sempre più marginale. Non è colpa di qualcuno nello specifico. Siamo semplicemente davanti a un cambio radicale di usi e costumi, viviamo sempre più in una epoca, quella digitale, cha ha degli aspetti inediti. Non necessariamente negativi, ma semplicemente diversi rispetto a quelli con cui siamo cresciuti. Noi tutti, che amiamo la musica live e i concerti, non possiamo fare altro che adeguarci ai nuovi tempi, altrimenti saranno i nuovi tempi che faranno a meno di noi.
Trovare nuove forme per invogliare le persone a uscire di casa, dare nuovi stimoli, inventarsi nuove formule di intrattenimento, ma anche incentivi fiscali sulla musica, sia live che registrata, che non può avere l’IVA, per esempio, così alta mentre altre branche dell’editoria hanno agevolazioni maggiori. Ecco: quello è il compito che spetta a noi, come lascito per le future generazioni. Inventare, appunto. Trasmettere la passione per un certo stile di vita che, poi, in una parola, noi chiamiamo R’n’R, comunque lo si voglia declinare. Dai Beatles fino ai Metallica.
Lorenzo: Io vado un po’ contro corrente. Sicuramente la ripresa sarà difficile, ma penso che la gente abbia bisogno di “normalità” e tornare a sentire un concerto o comunque uno spettacolo dal vivo sia un bel passo avanti.

Barry: Sentitevi pure liberi di aggiungere qualsiasi cosa vogliate e grazie!
Road Syndicate: Grazie di cuore per la splendida chiacchierata! Rock & Roll Will Never Die!



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