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HAIL SPIRIT NOIR - Musica Rétro: andare avanti guardando al passato
30/07/2020 (426 letture)
Nascono come band black metal e album dopo album sperimentano con sonorità provenienti dalla scena rock degli Anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Pur non essendo passati neanche dieci anni dalla pubblicazione del primo album, Pneuma, i greci Hail Spirit Noir si sono già segnalati per aver costruito una proposta originale, che mescola sapientemente elementi (e strumentazione!) del passato rielaborandoli con influenze moderne. Abbiamo intervistato il tastierista e compositore Haris per farci raccontare qualche dettaglio aggiuntivo su Eden in Reverse, l’ultima fatica in studio della band ellenica, e le sue atmosfere sospese tra spazio e terra, tra fredda scienza e sogno.

McCallon: Ciao Haris, come stai? Benvenuto su Metallized! Innanzitutto, volevo farvi i complimenti per il vostro ultimo disco, Eden in Reverse.
Haris: Ciao, io tutto bene! Ti ringrazio già per l’intervista e per i complimenti.

McCallon: Direi di iniziare con le domande. La prima cosa che salta all’orecchio ascoltando il vostro nuovo disco, per qualcuno che conosca la vostra discografia precedente, è la spiccata componente “prog”, psichedelica, rispetto a quella “black metal”. A cosa è dovuta questa interessante scelta stilistica?
Haris: In realtà, la nostra non è stata una scelta. È stato tutto nel fluire delle idee. Quando abbiamo iniziato a scrivere l’album… semplicemente è uscito così. Abbiamo iniziato a sperimentare su alcuni suoni “synth”, alcuni dei quali reminiscenti la fine degli Anni Settanta e gli Anni Ottanta, ne abbiamo provati sempre di più, e alla fine l’album suonava in questo modo. Lo stile che stavamo costruendo in quel modo, spaziale, psichedelico, non si sposava con gli elementi “black metal”, e quindi non ve ne sono molti. Non intendevamo rimuoverli, è semplicemente successo. Credo in ogni caso che lo stile degli Hail Spirit Noir, il modo in cui creiamo le canzoni, il modo in cui le suoniamo, il crescendo dei pezzi, sia tutto tipicamente “Hail Spirit Noir”. Manca solo lo scream, e ci sono un po’ di sintetizzatori in più; in ogni caso posso capire come mai la gente possa sentire quest’album un po’ diverso dagli altri.

McCallon: L’altra cosa che colpisce, chiaramente, è infatti l’assenza del cantato in “growl” e “scream”, e sarebbe stata proprio la mia seconda domanda! Semplicemente, questi elementi non erano compatibili con questa evoluzione del vostro sound, ma si potranno ripresentare su un prossimo album degli Hail Spirit Noir?
Haris: In effetti, potremmo utilizzarli di nuovo sul nostro prossimo album. Abbiamo pensato che per questo particolare disco, [quegli elementi] non fossero adeguati. Non abbiamo deciso di rimuoverli dal nostro modo di fare musica, è solo una questione legata al singolo album.

McCallon: Rimanendo ancora sui suoni del disco, è forte la presenza di sintetizzatori e in generale strumenti che evocano una dimensione futuristica, fantascientifica. Avete tratto ispirazione da qualcosa in particolare, come altre band o magari colonne sonore cinematografiche? In alcuni momenti del disco, ma potrebbe essere stata una cosa solo mia, mi è parso di percepire delle atmosfere a là Blade Runner.
Haris: Ah certo, quando usi questo tipo di suoni, come ad esempio i sintetizzatori Minimoog, il CS-80 e altri della Yamaha, molte influenze vengono alla mente. In ogni caso, abbiamo iniziato a scrivere i pezzi e solo dopo, quando li abbiamo finiti, abbiamo pensato: “Oh, questo forse assomiglia un po’ ai Kraftwerk, questo forse a Vangelis in Blade Runner”, ma non siamo entrati in studio cercando di essere come loro, pensando “Ok, adesso facciamo un pezzo alla Kraftwerk o alla Vangelis”. Semplicemente, abbiamo suonato, anche improvvisato, mentre costruivamo i pezzi, e quando usi sintetizzatori vintage come quelli che abbiamo usato è molto sensato che si arrivi a suonare in maniera simile a questi “ragazzi”. Sai, siamo contenti se ci dici che suoniamo come Vangelis o Carpenter! (ride)

McCallon: Lo immagino bene!
Haris: Cerchiamo di scrivere musica originale, poi chiaramente possono esserci delle influenze stilistiche da altri autori.

McCallon: Continuando a parlare di ispirazione, il disco è fortemente legato, a livello di tematiche, alla sfera della scienza, dell’evoluzionismo. Da dove viene l’ispirazione per i testi delle canzoni? C’è stato qualche studio, o qualche libro, magari di letteratura distopica, che vi ha ispirato?
Haris: In realtà, non sono io a scrivere i testi, ma è il chitarrista [Theoharis Liratzakis, ndr] che se ne occupa. Quando iniziamo a scrivere un brano, abbiamo solo una breve discussione insieme su quale sia il tema della canzone, ma è lui a scrivere per davvero il testo. Io credo che, per quanto riguarda le sue influenze maggiori… Gli piacciono molto i libri scientifici degli autori più famosi, come quelli di Richard Dawkins, Sam Harris, ma anche romanzieri come Arthur Clarke e altri autori di fantascienza. Parlando con Theoharis, abbiamo cercato di creare un nostro mondo, che fosse ispirato alla storia dell’Eden, ma al contrario, perché pensiamo che l’evoluzione umana sia fatta di grandi passi avanti, ma ai quali spesso corrispondono dei passi indietro. Questo viene riflesso nella nostra musica, moderna ma che guarda al passato… musica rétro! Theoharis aveva iniziato a scrivere qualcosa sull’Eden, ma è finito a scrivere a riguardo del mancato progresso dell’umanità, il progresso che avremmo potuto avere ma che non abbiamo mai avuto come umani. I suoi testi sono lievemente surreali, non è facile comprenderli, anche perché fa largo uso di riferimenti a libri di fantascienza, testi scientifici… io stesso ogni tanto fatico a capirli!

McCallon: Fantastico! Slegandoci per un attimo dall’ultimo disco, qual è in generale il processo compositivo di un album degli Hail Spirit Noir? Mi hai detto che il chitarrista si occupa dei testi, mentre per quanto riguarda la parte musicale…?
Haris: Il principale compositore sono io. Generalmente scrivo dei brevi pezzi usando Cubase e Pro Tools – uso questi due programmi – che diventano quelle che potremmo definire delle demo; poi, le mando al chitarrista e al bassista [J. Demian, ndr], che mi fanno sapere le loro idee: ogni tanto facciamo diventare [le canzoni] più veloci, altre volte più lente, modifichiamo alcuni passaggi… Ma il nucleo centrale delle canzoni parte sempre da me. Per esempio, per quanto riguarda la traccia Crossroads, con Lars Nedland, la canzone era completamente diversa quando l’ho inviata a Theoharis. Era molto più lenta all’inizio, e Theoharis mi ha detto “È un po’ noiosa… diamole un po’ di ritmo!”; se ascoltassi la prima demo e subito dopo la versione finale con Lars probabilmente non riconosceresti la stessa canzone! Infatti, anche il batterista [Foivos Chatzis, ndr] ci ha detto “Ehi, ho anche io qualche idea!”, e poi Lars, dei Borknagar, che è una persona molto creativa, ha voluto apportare dei cambi alla canzone. In sostanza, ciascuno apporta le proprie idee sulla versione di base che parte sempre da me.

McCallon: Ho capito, grazie. Volevo poi chiederti una mia curiosità: nel caso di Eden in Reverse, qual è stato il brano più soddisfacente da comporre e suonare? E quale il più difficile?
Haris: Partendo dalla più difficile… a livello di esecuzione, credo che sia The First Ape on New Earth. In particolare, ha delle parti difficili a livello di batteria, mentre le altre parti strumentali sono abbastanza “tranquille”. Per tutte le canzoni in ogni caso abbiamo provato molte volte, per non fare alcun errore né avere problemi per quando le dovremo risuonare. Adesso semplicemente scorrono in maniera naturale! Per quanto riguarda la mia canzone preferita… credo proprio che sia Automata 1980: ha proprio il sound che volevo per l’album! Ha questa intro atipica, il suo lento crescendo… Semplicemente, mi piace proprio. Tra l’altro, quando ho iniziato a scriverla, la mia compagna era incinta, e ho cercato di farmi ispirare dal tema della gravidanza, della nascita, e forse anche per questo è la mia preferita del disco. Trovo anche che sia originale; era il pezzo che desideravo scrivere.

McCallon: Beh, innanzitutto congratulazioni per il lieto evento! È interessante la passione che hai messo in questo pezzo, credo che sia anche uno dei miei preferiti del nuovo album. Cambiando discorso, avete pubblicato il nuovo disco con Agonia Records. È stata la prima volta per voi con l’etichetta polacca: come vi siete trovati? Lavorerete ancora con Agonia Records?
Haris: Sì, in realtà il nostro contratto discografico prevede la pubblicazione di due album con l’etichetta. Siamo molto soddisfatti della collaborazione con loro; hanno moltissime band di livello nel roster, e molte di esse sono abbastanza prestigiose, come i Pestilence, o gli October Tide. Eravamo in contatto con diverse etichette prima della pubblicazione dell’album; abbiamo pensato che Agonia Records fosse l’opzione migliore, e credo che abbiamo fatto la scelta giusta, perché stanno facendo un ottimo lavoro con noi e sono veramente credibili sulla scena [discografica attuale], godono di un buon nome.

McCallon: Ascoltando Eden in Reverse, la sensazione che si ha è quella di un disco che va ascoltato dall’inizio alla fine, un viaggio musicale che non deve essere interrotto. Con un disco del genere, la scelta dei singoli dell’album (The First Ape on New Earth e Crossroads, ndr) è stata difficile? È stata compiuta dall’etichetta o da voi?
Haris: È stata una nostra scelta: era il materiale più “radio-friendly” che avevamo! Sono due up-tempo e sono orecchiabili; se avessimo proposto Automata o Alien Lip Reading sarebbe stato difficile, perché sono due canzoni ostiche la prima volta che le ascolti. Volevamo qualcosa di più facile da assimilare per le orecchie, anche se questo ha significato che diversi ascoltatori, sentendo queste due canzoni, abbiano pensato che tutto l’album sarebbe stato in questo modo. In realtà, il resto dell’album è ben differente! (ride)… Ah, uno dei motivi per cui abbiamo scelto Crossroads, poi, è stato per dar risalto alla nostra collaborazione con Lars Nedland.

McCallon: Ricollegandomi in parte alla domanda di prima, il disco si apre con le particolari, lente, sonorità di Darwinian Beasts e si chiude sulle note futuristiche di Automata 1980, mentre nel mezzo si susseguono canzoni tutte diverse tra loro. Avete voluto dare una struttura ciclica all’album?
Haris: La prima linea vocale che si incontra ascoltando Darwinian Beasts produce la stessa melodia che chiude Automata 1980, quindi sì, l’hai beccato! Nella prima canzone, vengono cantate le prime parole del testo e la stessa melodia è riprodotta – solo vocalmente, senza parole – nel finale di Automata.

McCallon: Molto interessante! Siamo quasi alla fine, ma vorrei farti una domanda relativa alla grafica dei vostri album. Lessi una volta un’intervista, ai tempi di Oi Magoi, in cui spiegavate che la copertina del primo disco (Pneuma, ndr), raffigurante lo “Spirito Nero”, si collegasse a quella del secondo, in cui un uomo era invasato dallo “Spirito”. Sulla copertina di “Eden”, l’essere umano compare centralmente, ma in piccolo, sullo sfondo; questa copertina di collega al resto dei vostri album? E cosa rappresenta, riferendoci alla musica di questo album?
Haris: È in parte connessa solamente con Mayhem in Blue; è in generale l’album ad avere dei rimandi intenzionali con Mayhem in Blue. Abbiamo usato volutamente un titolo che avesse solo tre parole, in cui quella centrale fosse “In”. Non ha un particolare significato, ma ci piaceva dare una continuità tra questo [Eden in Reverse, ndr] e quello precedente, come quella che c’era Pneuma e Oi Magoi. Ancora, se la copertina dei primi due album era stata disegnata, i nostri due ultimi album presentano in copertina delle foto: quella di Mayhem era una foto vera e propria, mentre questa è una foto costruita in 3D; in entrambe le copertine, poi, c’è una figura umana, difficilmente riconoscibile, al centro. I primi due album avevano quindi un disegno, questi due hanno una foto; sono collegamenti che volevamo mantenere in qualche modo. Per quel che riguarda la copertina dell’ultimo disco in particolare, volevamo qualcosa che riflettesse l’estetica retro-futuristica che avevamo creato musicalmente… qualcosa alla Stanley Kubrick. Credo sia ovvio che la copertina ricordi in qualche modo un film di Kubrick, Odissea nello spazio (2001: Odissea nello spazio il titolo completo in italiano, ndr); in generale, la copertina e l’interno del booklet hanno dei rimandi ad un tipo di estetica vagamente ottantiana, che secondo noi si sposava bene con lo stile musicale [del disco] e con il contenuto dei testi.

McCallon: L’ultima domanda! Ci puoi già dire cosa bolla in pentola in casa Hail Spirit Noir? Quali sono i vostri piani per il futuro?
Haris: Non abbiamo ancora iniziato a scrivere alcunché per il prossimo album. Ora è presto per parlarne, ma vorremmo portare in tour questo [disco]; credo che le cose saranno difficili per un po’ a causa del coronavirus. Noi ci abbiamo già pensato, siamo pronti per andare in tour, abbiamo già pianificato il tutto: quando il virus ci lascerà e le cose potranno tornare alla normalità, cercheremo di stare in tour per i prossimi due anni, e nel frattempo potremmo iniziare a scrivere le prime idee per il prossimo album. Ci piacerebbe portare sul palco uno o due elementi scenici collegati a quell’estetica retro-futuristica dell’album di cui parlavamo, ma non abbiamo ancora deciso quali.

McCallon: Capisco, e immagino che in questo periodo sia molto complicato programmare con certezza la ripresa dei concerti dal vivo con tutto quello che ne consegue. Siamo arrivati alla fine dell’intervista; grazie per il tuo tempo, Haris! Vuoi dire qualcosa ai lettori di Metallized prima di salutarci?
Haris: Sono io a ringraziare voi per l’intervista, in verità. Ammiro veramente voi che amate la musica, scrivete di ciò che più amate… è quello che faccio anche io: amo la musica. Ringrazio voi per il supporto, e ringrazio i fan per il loro; spero che apprezzino il nuovo album! Sono davvero grato a tutti coloro che ci hanno dato il loro sostegno per gli otto anni passati da quando abbiamo pubblicato il nostro primo album.



lu89
Martedì 4 Agosto 2020, 21.44.41
4
Un gran peccato che di questa band si parli poco, hanno sfornato un altro bel disco!
mic
Domenica 2 Agosto 2020, 13.11.11
3
ennesima prova da studio riuscita, ogni loro disco è una garanzia, li seguo dai loro primissimi esordi con Pneuma...non hanno mai deluso...fa piacere leggere interviste a gruppi che si apprezzano
McCallon
Domenica 2 Agosto 2020, 11.37.22
2
Grazie @GC, confermo: mi sono trovato davanti una persona assolutamente disponibile, sia nel trovare un momento per fare l'intervista, sia nel rispondere alle domande.
GC
Sabato 1 Agosto 2020, 13.58.19
1
Questo Eden in Reverse mi sta piacendo molto, devo dire. Molto bella anche l'intervista, Hars sembra davvero un tipo alla mano e dalle idee chiare su come fare musica
IMMAGINI
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L'intervista
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La copertina di Eden in Reverse
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30/07/2020
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HAIL SPIRIT NOIR
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