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FATAL PORTRAIT - # 39 - Limp Bizkit
22/07/2020 (1005 letture)
Odiati, derisi, sbeffeggiati, invisi alla critica e alla maggior parte del popolo metal e ormai abbandonati anche da (quasi tutti) i fan di vecchia data: in due parole, i Limp Bizkit. Figli bastardi dei Rage Against the Machine e dei Korn, il gruppo nasce nel 1994 a Jacksonville (Florida) su iniziativa del tanto disprezzato Fred Durst, a cui si uniscono Sam Rivers e suo cugino John Otto. Dopo le prime incisioni con Rob Waters, viene reclutato alla chitarra il bizzarro ma talentuoso Wes Borland ed è subito la svolta decisiva: un demo viene recapitato da Durst al bassista dei Korn Fieldy che, impressionato dalla miscela esplosiva di rap e metal, segnala il gruppo al “Godfather” del nu metal Ross Robinson, da subito entusiasta e pronto a produrre l’esordio discografico. Il tempo di sistemare gli ultimi tasselli -la firma per la Flip/Interscope e l’ingresso dell’ex House of Pain Dj Lethal- e nel luglio del 1997, dopo solo sei giorni di registrazioni, è sul mercato Three Dollar Bill, Y’all$, primo atto di una carriera controversa fatta di alti e (tanti) bassi che ci apprestiamo ora a ripercorrere attraverso quindici tracce, dai singoli più famosi a pezzi più “di nicchia” che non mancheranno, in pieno stile LB, di suscitare accese polemiche.

1. Pollution
Dopo una breve intro contenente un folle discorso degno di un predicatore invasato (con tanto di omaggio/citazione di Disgustipated dei Tool), si è subito nel vivo con Pollution, perfetto esempio dell’old style della band: i riff abrasivi di Borland, il basso pompato di Rivers, l’energico e poliedrico drumming di Otto e il surplus elettronico dato da DJ Lethal creano un groove grasso e roboante perfetto per la voce di Durst, il cui flow sgraziato è qui funzionale ad esprimere l’adrenalina e l’aggressività del gruppo. Il vocalist si dimostra incazzato come una iena e dà il meglio di sé nei ritornelli in cui sputa fuori tutta la sua bile e, a tratti, pare quasi mangiarsi le parole tanta è la rabbia in corpo. Il testo è un feroce attacco ai (già allora) detrattori che consideravano la loro proposta musicale solo come “noise pollution”. Un plauso infine va anche alla produzione di Ross Robinson, abile ad assecondare la foga della band plasmando un sound grezzo e tagliente.

Pollution, you preach the noise about the words that you don’t wanna hear
Pollution, I keep the mic real tight when I spill
Pollution, you preach the noise about the words that you don’t wanna hear
Pollution, I keep the grip real tight


2. Counterfeit
Se da un lato, come appena visto, la band doveva già confrontarsi con gli haters, dall’altro non erano pochi gli estimatori del connubio tra hip-hop e metal offerto dai cinque. È questo il tema di Counterfeit, risposta piccata nei confronti delle frotte di imitatori rei di copiare il loro look e l’uso di strofe rap su basi metal. Le liriche al vetriolo di Durst sbeffeggiano gli imberbi che tentano inutilmente di rifarsi a questo nuovo sound e a rimarcare ulteriormente il gap ci pensa una delle strumentali più pesanti dell’intero platter, con una sezione ritmica poderosa e i riff acuminati di Borland, qui realizzati senza l’utilizzo del plettro.
Primo singolo estratto e prime polemiche: l’Interscope Records, cui si appoggiava la piccola Flip, pagò 5.000 dollari ad una radio di Portland per mettere in rotazione 50 volte la traccia; l’iniziativa fu travolta da una marea di critiche e non riuscì ad aumentare l’esposizione mediatica della band.

Well I’m sick of you too, fake!
You’re a counterfeit, fake!



3. Faith
Tralasciando a malincuore Sour, non si può non soffermarsi su Faith, singolo pubblicato nel 1998 e vero game changer per la band. Presenza fissa sin dai primi live al Milk Bar di Jacksonville, era stata proprio questa scanzonata cover di George Michael ad attirare un certo seguito di fan, incuriositi anche dall’impatto scenico di Borland, solito indossare strambi costumi o cimentarsi in arditi body painting. Nonostante l’iniziale parere contrario di Ross Robinson, la traccia venne registrata e così l’originale dell’ex Wham! venne violentata dalle urla sguaiate di Durst, dal down-tuning della chitarra di Borland e, soprattutto, dagli scratch selvaggi di DJ Lethal. Grazie a questa ardita scelta, il gruppo ottenne finalmente la fama e si dischiusero in tal modo le porte del mainstream e dei tour a perdifiato, dove i nostri iniziarono a toccare con mano la celebrità tanto agognata.

Well, I gotta have faith!
Gotta have faith!
Gotta have faith!
Gotta have faith!
GET THE FUCK UP!


4. Nookie
Dopo i bagni di folla all’Ozzfest e al Family Values, il gruppo decide di rimettersi subito al lavoro per non disperdere l’hype che si stava velocemente alimentando. Con Terry Date produttore e Brendan O’Brien al mixaggio, nel giugno del 1999 esce Significant Other, album imperniato sulle disastrose relazioni interpersonali di Durst, specialmente quelle con le donne. Il primo singolo estratto, Nookie, fa saltare il banco e le vendite sin dalla prima settimana sono vertiginose (più di 600.000 e ad oggi circa 16 milioni). La traccia palesa senza tanti fronzoli il nuovo corso stilistico della band, con l’accantonamento della parte più metal-oriented del debutto in favore di una più marcata componente hip-hop. I beats e i samples di DJ Lethal, la batteria cadenzata di John Otto e il rappato mellifluo di Durst sanciscono il cambiamento di direzione verso lidi più radio-friendly e il ritornello rimane ancora oggi uno dei maggiori guilty pleasure che il nu metal abbia mai offerto.

I did it all for the nookie (come on)
The nookie (come on)
So you can take that cookie
And stick it up your (yeah)
Stick it up your (yeah)
Stick it up your


5. Break Stuff
Con la rissosa Break Stuff, sostanzialmente un grande Fuck a tutto e tutti, i Bizkit diventano ufficialmente gli idoli dei teenager di fine anni ’90, ammaliati dalla strafottenza e dalla cafonaggine della band (sono in migliaia ad indossare l’iconico baseball-cap rosso di Durst, rigorosamente con la visiera girata). Il brano, scandito dai riff di Borland reiterati a mo’ di campionamento, deflagra all’altezza del bridge finale dove un’onda di energia animalesca travolge ogni cosa davanti a sé. È proprio durante l’esecuzione del pezzo a Woodstock ’99 che i più di 200.000 partecipanti persero completamente il controllo, devastando l’East Stage e perpetrando diverse violenze sessuali. Per contrastare le critiche ritenute ingiuste, la band reagì con il video di Re-Arranged, dove i cinque, accusati di aver istigato tali nefandezze, vengono condannati a morte.

It’s just one of those days
When you don’t wanna wake up
Everything is fucked
Everybody sucks


6. Take a Look Around
Il 2000 è il punto di non ritorno: i Bizkit sono all’apice della fama e per mantenere la dittatura nel mainstream occorre pubblicare immediatamente il terzo album (dall’orrendo titolo Chocolate Starfish and the Hot Dog Flavored Water) che vende l’astronomica cifra di 400.000 copie in un giorno e di un milione in una settimana, superando il record fino ad allora appartenuto a Vs dei Pearl Jam. Facilita il tutto il primo estratto Take a Look Around, presente nella colonna sonora di Mission Impossible 2, sorretto dal riff portante che riprende il tema composto da Lalo Schifrin per la serie tv Mission: Impossible degli anni ’60-’70.

I know why you wanna hate me
I know why you wanna hate me
Now I know why you wanna hate me
Cause hate is all the world have ever seen lately


7. My Way
Ubriachi per il successo strabiliante delle vendite e per i sold-out nei tour (tra cui uno sponsorizzato dal sito di file-sharing Napster), è giunto il momento dell’autocelebrazione. Ad assolvere al compito ci pensa My Way, sorta di semi-ballad aperta e chiusa dal sample di My Melody del duo Eric B. & Rakim dove Durst, ormai divenuto un’icona pop (chi si ricorda del suo “duetto” con Christina Aguilera sul palco degli MTV VMA del 2000?), in preda a un delirio di onnipotenza, declama fieramente di fregarsene delle regole e delle ipocrite convenzioni sociali dei ben pensanti, rigettate in blocco per uno stile di vita in cui la sua volontà è potenza e o si fa come dice lui, o si fa come dice lui, senza possibilità di appello.

This time I’ma let it all come out
This time I’ma stand up and shout
I’ma do things my way, it’s my way
My way or the highway


8. Hold On
Cosa offrono gli altri singoli Hot Dog, Rollin’ e My Generation al di là del record di fuck in una canzone, di un video girato su una delle Torri Gemelle e delle solite liriche autoreferenziali? Ben poco. Hold On invece, in mezzo a tanta superficialità, si configura come una piccola perla: impreziosita dalla collaborazione del compianto Scott Weiland, la traccia rivela un inaspettato lato intimistico della band che, per una volta, abolisce le smargiassate rap metal a favore di una composizione delicata, con una sezione ritmica minimale e un riffing inquieto. L’atmosfera depressa di marca grunge (un po’ Stone Temple Pilots, un po’ Alice in Chains) vede protagonisti i vocalist, con una prova da pelle d’oca di Weiland e un’insperata performance positiva di Durst, specialmente nei ritornelli dove si assiste all’intreccio delle due voci. Il testo tratteggia la dolorosa distanza dalla persona amata e le difficoltà di starle lontano, quest’ultime acuite dal fatto che lei, figura algida e crudele, non hai mai avuto bisogno dell’innamorato. Non resta altro che farsi forza e andare avanti, ma l’impossibilità di realizzare il sentimento brucia così forte che persino i fragili ed eterei contorni dell’anima non possono fare a meno di sanguinare copiosamente.

Hold on, I’ve found another way to let you go away
Hold on, you’ve found another way to bleed my soul away


9. Just Drop Dead
Ottobre 2001: fine della corsa. Wes Borland annuncia l’uscita ufficiale dal gruppo, stanco della piega troppo commerciale che aveva assunto il sound. Dopo una serie di farlocche audizioni pubbliche e le prime registrazioni per il nuovo album con Durst alla chitarra, viene reclutato l’ex Snot Mike Smith, il cui feeling con la band non sboccia mai del tutto. Il biennio 2002-2003 è dunque un periodo caotico e confusionario per i Bizkit, protagonisti di numerose sessioni frustranti ed inconcludenti che portano all’opaco Results May Very. Tra le tracce scartate dall’edizione standard si trova Just Drop Dead, dove i riff di pura marca nu metal del nuovo arrivato e la mostruosa prestazione di Rivers al basso formano il perfetto tappeto sonoro per le liriche del “cornuto” Durst, a quanto pare tradito dalla sua nuova fiamma, la lolita del pop Britney Spears. Il testo piccatissimo, pieno di insulti infantili e assurde metafore tennistiche, fa del brano uno degli episodi più spassosi dell’intera discografia degli LB.

Cause I deserve more, I deserve more
You act like a whore
So just drop dead


10. Welcome Home (Sanitarium)
Si, sono consapevole del forte rischio di linciaggio. Si, leggere queste righe potrebbe far venire un infarto ai metallari più oltranzisti. Il 3 maggio 2003 si tiene l’MTV Icon dedicato ai Metallica e sono proprio i Limp Bizkit a salvare la serata, caratterizzata da cover poco riuscite e tutt’al più noiose. La versione proposta della quarta traccia di Master of Puppets, invece, rappresenta tutto ciò che una cover dovrebbe essere: fedele all’originale con l’aggiunta di un tocco personale, così da marchiarla a fuoco con il proprio stile. Bene, questo è quello che fanno magnificamente i nostri: la nu metallizzazione di un caposaldo del thrash si manifesta con una semplificazione delle partiture più complesse e soprattutto con il turntablism di DJ Lethal che qui agisce quasi fosse una seconda chitarra. Eccellente la prova vocale di Durst, meritevole di ogni critica possibile ma non in questa esibizione di puro cuore da cui trasuda tutta la passione per uno dei suoi gruppi preferiti. Da sballo il bridge finale con i devastanti scratch che fanno alzare dalla sedia persino Lars e Kirk. La migliore cover mai fatta da un gruppo nu metal e uno degli episodi qualitativamente più alti dell’intero movimento.

Mirror stares back hard
Kill, it’s such a friendly word
Seems the only way
To bring it back again


11. Eat You Alive
Results May Very, mai titolo fu più azzeccato. Uscito nel settembre 2003, quando il nu metal era ormai agonizzante, il quarto disco in studio viene massacrato all’unanimità sia dalla critica che dal pubblico, pur avendo al suo interno alcuni episodi validi (Build a Bridge, Almost Over, Creamer, Lonely World). Eat You Alive, il primo singolo, è l’ultima hit del gruppo: accompagnata da un video con l’attrice Thora Birch, la traccia può essere definita come una ballad d’amore malsana e perversa, dedicata ancora una volta a Britney o forse ad Angelina Jolie, sogno erotico del cantante. L’aggressiva strumentale e le feroci urla di Durst materializzano il desiderio fisico e primitivo dell’unione con la donna/preda per poi implodere, con un certo stupore, in un bridge di straniante dolcezza mista ad un romanticismo malato.

Once you seep in (once you seep in)
Under my skin (under my skin)
There’s nothing (nothing) there’s nothing (nothing)
In this world that could wash you away (wash you away, wash you away)



12. The Truth
Nell’agosto 2004 rientra in formazione Borland e la band si dedica alla realizzazione del suo primo EP, uscito a metà 2005 e chiamato The Unquestionable Truth (Part 1). Senza motivazioni apparenti, Durst decide di non promuovere in alcun modo il nuovo lavoro, minato già in partenza anche dalla defezione di John Otto, presente solo su una traccia e sostituito dal veterano del NY hardcore Sammy Siegler. Il sound globale si fa più oscuro (a produrre torna Ross Robinson) e i testi toccano argomenti delicati come gli abusi sessuali fatti dai preti, il terrorismo e la corruzione delle fonti di informazione.
The Truth è il miglior esempio del nuovo corso con le sue ammalianti linee di basso e i possenti riff del chitarrista figliol prodigo, mentre le strofe rap cadenzate di Durst sfiorano il plagio dello stile di Zach de la Rocha.

Imagine accepting the truth
Just imagine accepting the truth


13. Home Sweet Home/Bittersweet Symphony
A seguito dell’insoddisfacente EP le tensioni tra i vari membri diventano insostenibili e in particolare le frizioni tra Durst e Borland portano allo scioglimento del gruppo. C’è però ancora il tempo, nel novembre 2005, di licenziare Greatest Hitz, antologia che raccoglie i brani più noti dei quattro album più tre inediti, due outtake da Results May Very e una traccia nuova di zecca. Si tratta di Home Sweet Home/Bittersweet Symphony, un cover medley che fonde la storica ballad dei Mötley Crüe e l’hit dei The Verve. Ascoltandola, si percepisce un forte senso di malinconia a cui si aggiunge un velo di nostalgia, come se si stesse avvicinando il momento del commiato. È la fine di un’epoca, è la fine ufficiale del nu metal.

I’m on my way, I’m on my way
Home sweet home
I’m on my way
I’m on my way
Home...



14. Walking Away
Dopo alcuni anni di pausa si concretizza la (prevedibile) reunion e, nel 2011, viene dato alle stampe Gold Cobra, quinto album in studio che si rifà al sound del biennio d’oro 1999-2000. Il risultato è però tutt’altro che memorabile, visto che i pezzi sono una sbiadita riproposizione dei soliti cliché rap metal e le poche “innovazioni” sono decisamente discutibili (l’imbarazzante autotune in Autotunage). Per fortuna c’è Walking Away, triste e delicata ballad riallacciantesi all’irrequieta atmosfera di Hold On, con un Fred Durst sugli scudi bravo ad alternare melodie affrante nelle strofe e urla angosciate nell’outro, mentre la chitarra di Borland si concede addirittura il lusso di un breve assolo.

Walking away from the things I adore
Telling the truth for once I’m sure
It’s always a sign when you feel yourself bleed
I’m walking away from all I need


15. Ready to Go
Nel 2012 si verificano due eventi “epocali” come la separazione dalla Flip/Interscope e l’abbandono di DJ Lethal, (ovviamente) a causa di litigi con Durst. Con la firma per la nota label di marca hip-hop Cash Money, si inizia a parlare di un nuovo album e intanto nel 2013 esce Ready to Go e si è subito proiettati indietro nel tempo. Corredato da un video trash e ignorantissimo, il brano ripesca la cafonaggine dei singoli di Chocolate Starfish regalando un godurioso rap metal infarcito di liriche autocelebrative e sessiste più gli immancabili fuck e bitch buttati a caso in quasi ogni verso. Una ventata d’aria fresca che ci voleva dopo il deludente Gold Cobra e la riproposizione al 100% del vero Limp Bizkit style. Purtroppo, si è trattato solo di un fuoco di paglia poiché la band, a parte altri tre singoli (spettacolare la cover di Thieves dei Ministry), non ha ancora pubblicato l’atteso Stampede of the Disco Elephants e da ormai sette anni si trascina stancamente sui palchi di mezzo mondo suonando i soliti vecchi singoli e inutili cover live, con Borland trasformatosi da chitarrista a clownesco jukebox. Non resta che sperare e continuare ad attendere l’uscita del disco, così da avere finalmente a disposizione nuovi brani che possano aggiornare la saga di questo stravagante carrozzone anche nel terzo decennio del 2000.

They say the rock-shit doesn’t rock anymore
They say the whole game done went pop so I’m back in this hoe
We drinkin’ gin till we pass out and fall on the flo’
Is that your bitch? Cause she told me she ready to go



Nu Metal Head
Venerdì 31 Luglio 2020, 0.39.21
22
sì io sono d'accordo per farne un topic sul forum!
Indigo
Mercoledì 29 Luglio 2020, 21.15.22
21
@NuMetalHead, guarda essendo troppo datato purtroppo farne una recensione adesso non è praticabile.. se ti va comunque di discuterne scrivimi pure sulla pagina redattore o vedremo di farne un topic sul forum
Nu Metal Head
Lunedì 27 Luglio 2020, 20.32.19
20
@indigo: beh allora se farai la recensione il mio commento è obbligatorio! sì, tu hai la copertina "aggiornata", ma la primissima è quella che dico io... pensavo che all'aggiornamento della copertina corrispondesse un aggiornamento dei contenuti (come era successo per "Heavy Metal - I Moderni" di Signorelli), invece nulla...
Elluis
Lunedì 27 Luglio 2020, 18.31.14
19
@Indigo (commento 16) effettivamente sono quei viaggi che ti cambiano la visione della vita, esperienze che fatte a quell'età ti aprono la mente. In quel viaggio riuscii anche a vedere i Fear Factory (che poi rividi pochi mesi dopo anche a Milano) con Static-X e Dope come support bands. I Linea 77 che citi nel tuo commento erano partiti fortissimi, nei primi anni della loro vita sembrava che potessero raggiungere i Lacuna Coil come notorietà, soprattutto all'estero, ma poi purtroppo si sono persi per strada: so che hanno fatto un concerto all'Alcatraz a Milano verso ottobre-novembre dell'anno scorso, in occasione della presentazione del nuovo album, e da quello che so hanno fatto 500-600 spettatori.
Indigo
Lunedì 27 Luglio 2020, 16.48.38
18
@NuMetalHead, assolutamente si, parlavo del libro di Iannini! (in assoluto il mio libro di critica musicale preferito e lui ha uno stile di scrittura meraviglioso, ti anticipo che ho già in programma l'intenzione di fare una recensione di tale opera qui sul sito). La mia copia però ha una copertina leggermente diversa: c'è sempre Jonathan ma è "vestito" e canta appoggiando una mano sul microfono e l'altra vicino alla sua caratteristica asta personalizzata
Nu Metal Head
Lunedì 27 Luglio 2020, 16.35.15
17
@indigo, n. 13: un vecchio volume sul nu metal? ma tu parli di "Nu Metal", libro del 2003 scritto da Tommaso Iannini con in copertina JD a torso nudo e in pantaloni Adidas verdi fosforescenti! serve aggiungere altro? no io invece al contrario "significant other" dei primi 3 lo reputo il meno compatto e troppo frammentario e discontinuo, con tutti quei guest nelle tracce nascoste... di canzoni veramente toste ce ne sono solo 4, le prime 3 dopo l'intro e "trust?" (parere personale)...
Indigo
Lunedì 27 Luglio 2020, 16.34.15
16
@Elluis, wow chissà che viaggio emozionante deve essere stato! e che dire del concerto al Forum? Bizkit più Godsmack da paura. Peccato che in Italia si sia quasi sempre indietro.. neanche ai tempi esisteva una vera e propria scena nu metal: i più noti Linea 77 sono più che altro crossover e le poche band che hanno provato a cimentarsi con il genere (i miei preferiti i Folder) si contano praticamente sulle dita di una mano e sono poco conosciute. D'altronde chi fa rock o metal in italia sa di non aver vita facile e se vuoi fare i soldi con la musica devi fare becero pop (chi ha detto Francesco Renga?) o adesso rap e trap, che tristezza infinita
tino
Lunedì 27 Luglio 2020, 9.08.37
15
quando ci sono stato io da quelle parti, in california, nel 1996 per radio trasmettevano 3 pezzi in loop, until it sleeps dei metallica, test for echo dei rush e burden in my hand dei soundgarden.
Elluis
Lunedì 27 Luglio 2020, 0.17.31
14
Li ho scoperti durante il mio viaggio negli USA nel 1999, freschi di pubblicazione di Significant Other, qui in Italia mai sentiti, a Los Angeles in ogni negozio di dischi c'erano in bella vista i loro cartonati, flyers, poster, magliette, felpe, una promozione mai vista... Ho ascoltato qualche pezzo per curiosità in uno di questi negozi, ma all'inizio non mi hanno fatto impazzire, anzi in tutta sincerità ho preso il loro cd perchè era in offerta lancio a 10 dollari. Riascoltando l'album bene e più volte il disco mi prese tantissimo, l'ho riascoltato per mesi, nonostante il loro genere musicale non fosse molto il mio, però avevano un suono moderno, nuovo che mi piaceva molto. Lo stesso fu per "Chocolate Starfish..." che uscì l'anno successivo, la naturale continuazione di Significant Other e sempre in quell'anno, il 2000 appunto, li vidi dal vivo al Forum di Assago, e anche dal vivo spaccarono mica male (support band erano gli allora semi-sconosciuti Godsmack). Dopo questi li ho gradatamente lasciati, la mancanza di Borland nel successivo Results May Vary era piuttosto evidente, e penso che Durst e soci a lungo andare fossero un pò a corto di idee. Però è stata una band che per un certo numero di anni ho amato parecchio, e a loro modo sono stati degli innovatori.
Indigo
Sabato 25 Luglio 2020, 18.39.59
13
In un vecchio volume sul nu metal venivano descritti "più hip.hop dei korn (esattamente come hai detto tu), più metal dei primus, più elettronici dei Rage Against the Machine con il sacro spirito dei Faith No More (descrizione spettacolare e perfetta). A livello personale quello che preferisco è significant other perchè è compatto e tutte le tracce sono più o meno sullo stesso livello senza cali o filler (ribadisco, questo è solo il mio gusto personale). Su Results May Very fatico invece a dare un giudizio, metà tracce mi piacciono molto mentre le altre sono noiose e assolutamente insufficienti (tipo Down another day, Drown, Underneath the Gun) Consiglio in ogni caso di vedere il dvd sul making of di quest'album: si trova completo su youtube e mostra molto bene quanto è stata complicata la sua realizzazione; io, guardandolo, ho effettivamente rivalutato in parte il disco.
Nu Metal Head
Sabato 25 Luglio 2020, 16.14.09
12
gruppo di punta del nu metal (ma con una forte componente crossover), anche per loro non è che ci sarebbero da strapparsi tutti i capelli che si hanno in testa... come già detto nelle varie recensioni, il primo album rimane il mio preferito, colmo di rabbia fino al midollo, una versione più hip hop dei Korn, al secondo posto ci metto il pluri-celebrato (e criticato) "chocolate starfish...", e al terzo "significant other", dei primi 3 il meno entusiasmante e più vicino all'hip hop che non al metal... sul resto meglio lasciar perdere, si salva ben poco... concordo con chi afferma che il primo album non lasciava presagire in alcun modo i pagliacci che sarebbero diventati in seguito, col secondo e il terzo album in fin dei conti degli "adorabili" pagliacci, dal quarto in poi degli "orribili" pagliacci.
Galilee
Venerdì 24 Luglio 2020, 19.59.11
11
X indigo. Se una canzone è radio friendly, almeno dal mio punto di vista, non significa che non sia genuina. Comunque nel contesto Limp bizkit ho capito cosa vuoi dire.
Galilee
Venerdì 24 Luglio 2020, 19.55.23
10
Quoto Skull. Tante belle idee che però alla fine sono state abbandonate. Ho sempre avuto l'impressione che il crossover dei primi anni 90 non fu sviscerato abbastanza. Ha portato alla nascita di altre correnti quello si.
Indigo
Venerdì 24 Luglio 2020, 14.47.51
9
Caro Rob, il tuo tentativo è comunque da lodare e sulla tua disamina concordo in pieno tranne che per una cosa: i Limp sono stati "genuini" nel loro debutto, le tracce non sono radio friendly a parte faith e addirittura l'ultima è una jam improvvisata di 16 minuti, nessun album "commerciale" ammetterebbe una simile cosa. Poi dal secondo album si, hanno sviluppato sonorità decisamente più facili e infatti hanno venduto milioni di dischi. Su judgement night vi posso dire che al momento sono impegnato in una recensione ma è mia intenzione realizzare un articolo appositamente dedicato a questa pazzesca colonna sonora quindi, come si suol dire, stay tuned
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 24 Luglio 2020, 14.33.27
8
Eh si, Judgment Night OST é una chicca di importanza storica non indifferente... spero venga recensito, storicamente é un punto di svolta, imho
Galilee
Venerdì 24 Luglio 2020, 10.59.23
7
X Rob. La colonna sonora di judgment night fu qualcosa di divino ai tempi. Mostruosa.
Galilee
Venerdì 24 Luglio 2020, 10.57.20
6
Li conosco poco. Ho solo il secondo disco che non è male. Diciamo che rispetto agli altri protagonisti della scena li ho sempre trovati molto scontati. I pezzi migliori sono quelli più funky. Mi ha sempre dato l'idea di una band che avesse paura di osare, preferendo viaggiare su territori sicuri e più redditizi. Prima o poi prenderò anche il debutto e chocolate. Anche se ai tempi I singoli di quest'ultimo mi facevano abbastanza cacare.
Rob Fleming
Venerdì 24 Luglio 2020, 9.22.52
5
Seguito il tuo consiglio @Indigo. Ieri sera mi sono ascoltato Chocolate. Se il disprezzo è passato, il giudizio sulla proposta non cambia. Non riescono a piacermi. Nell'uso del rap, dei suoni, delle parolacce ed invettive ci ho sentito certe cose di Cypress Hill, Public Enemy, Beastie Boys, Body Count, Korn (ed in genere quel gioiello della colonna sonora di Judgment Night). Ma niente. Li ritengo un gruppo poco genuino (mi sto trattenendo e faccio il signore). E con questo mi rendo conto di stare dicendo cose che quando le leggo rivolte ad altri gruppi (esempio i Greta Van Fleet) mi girano le scatole. Ma un pò di sana contraddizione ogni tanto ci vuole. Mi spiego. Il disagio di Jonathan Davies nella sua voce lo senti sulla tua pelle (e i Korn non mi piacciono molto, ma lui è un fuoriclasse). Le invettive politiche e sociali dei Public Enemy pensi che siano autentiche. L'ironia dei Beastie Boys è straordinaria. Quando ascolto i Limp Bizkit mi sembra di essere di fronte ad una band che copia: "Cosa va oggi? Lo faccio anch'io". Ora: il successo che ebbero è stato clamoroso e quindi hanno avuto ragione loro, ma nella loro poppaggine ho sempre preferito gli altrettanto odiati - dagli altri, ma non da me - Linkin Park dei primi due album. O i Disturbed (tralascio le altre figure minori del Nu come Orgy, Deadsy...). Niente da fare, torno ad ascoltare Leslie West e i Black Star Riders
Shock
Venerdì 24 Luglio 2020, 3.15.07
4
Primi tre dischi imprescindibili, il resto dimenticabile. Tra i brani non possono mancare My generation (vero e proprio inno) e Rollin...
Indigo
Giovedì 23 Luglio 2020, 20.37.55
3
@HeroOfSand_14 grazie mille per le belle parole Io ascolto nu metal da quando avevo 14 anni (dal lontano 2007...) e quindi non ho vissuto gli anni della "vera scena" ma ricordo benissimo che ancora tra 2007-2008 su MTV giravano discretamente i video di My Way e Take a Look Around e da li è stato amore a prima vista. In questo tipo di articoli è sempre difficile scegliere solo 15 tracce e allora ho provato a fare un mix tra i classici e qualcosa di meno noto. Si Hot Dog è divertentissima con il ritornello che percula Trent Reznor, mentre Behind Blue Eyes è vero che è famosa ma personalmente non mi ha mai preso. @Rob Fleming, se posso, ti consiglio di andarti a risentirli, magari cambierai un po' idea. Se a qualcuno interessa, circa un mese fa un utente su Youtube ha caricato due tracce (Armpit e Shov) di un demo del 1995, forse il primo in assoluto realizzato dal gruppo, è rap metal grezzissimo ma il valore storico per i fan è inestimabile
HeroOfSand_14
Giovedì 23 Luglio 2020, 20.09.58
2
Intanto ben arrivato, Jacopo, credo che non sia più così facile trovare esperti di nu metal oggigiorno, quindi credo che il tuo contributo possa dare una grande mano a Metallized il Nu metal è quel genere che associo alla mia infanzia/adolescenza, e lo ascolto sempre con piacere anche in ricordo dei "vecchi" (ma neanche tanto) tempi. i Limp fanno parte di uno di quei gruppi che hanno composto alcune canzoni che amo, ma di cui non ho mai esplorato molto la discografia. Hot Dog rimane il gioiellino, trash ed esagerato ma spettacolare, per quanto mi riguarda, ma ci sono tanti bei brani anche all'interno di questo articolo. Sono andato ad ascoltarmi i singoli più "recenti" che non conoscevo, e non sono niente male. Le due cover citate sono anche famose, anche se Behind Blue Eyes credo sia più nota. Che dire quindi, io sono uno legato al timbro di Durst perchè appunto mi "ha cresciuto" in parte, però riconosco l'assurdità del personaggio e di molte scelte effettuate dalla band. Le qualità c'erano, non erano dei fenomeni ma sapevano scrivere dei pezzi notevoli. E mi mancano gruppi cosi
Rob Fleming
Giovedì 23 Luglio 2020, 19.23.49
1
In tutta onestà avrei voglia di ascoltarmi qualcosa di loro oggi, dopo 20 anni, perché tra il 1999 e il 2003 avevo nei loro riguardi un odio incontrollato. L'unica canzone decente che ricordi è stata Behind blues eyes, ma non è loro. E l'altra è Take a Look Around. Che si fa fatica a dire che è loro. Chissà, oggi, magari mi farebbero un altro effetto, ma all'epoca avevo rigetto puro come mai ho provato nella mia vita nei confronti di gruppi/artisti.
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