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BONES - #3 - Kuddia Attalora, Gadir, Reeking Nightshade, Blinding Sun, Sadomortuary, Celestial Key
24/07/2020 (491 letture)
Kuddia Attalora / Gadir - Kuddia Attalora / Gadir (Xenoglossy Productions, 2020)

Tracklist:
1. Kuddia Attalora - Balata dei Turchi
2. Kuddia Attalora - Tariqbonsulton
3. Gadir - Rook
4. Gadir - Sand Vessel
5. Gadir - Labyrinth of Corridors


Formazione Kuddia Attalora:
A. (Voce, tutti gli strumenti)

Formazione Gadir:
Sconosciuta (Voce, tutti gli strumenti)

Split tutto Pantesco quello tra Kuddia Attalora e Gadir (incontrato nel primo episodio della rubrica), gruppi molto particolari e legati non solo alla loro terra d'origine (Pantelleria), ma anche a ciò che determinati contesti e visioni possono suscitare. A dimostrazione di quanto detto c'è proprio Kuddia Attalora: non solo il nome è un chiaro richiamo alla vetta Cuddia Attalora, ma i due brani presentati sono anche loro riferimenti a luoghi dell'isola. Balata dei Turchi è un'insenatura il cui nome deriva dalla parola araba “Balat” (trad. “lastrone di pietra”), mentre Tariqbonsulton è il nome di una contrada, anch'essa figlia di parole arabe (triq = sentiero, ben = figlio, sultan = sultano. “Sentiero del figlio del Sultano”). Date le premesse è quindi uno split naturale e che al tempo stesso lega anime piuttosto simili, pur guardando in “direzioni diverse”. Kuddia Attalora propone un black metal quasi in linea con quello di Gadir, con dei suoni e delle composizioni che restituiscono quella sensazione di caldo afoso, arido e di paesaggi dispersi e dominati da rocce ed erba ormai secca. Dirvi che le chitarre sono davvero accostabili a pietra e sabbia è forse il modo migliore di darvi un'idea precisa di cosa andrete ad ascoltare, ma non mancano degli accenni melodici in grado di dare ai pezzi una struttura più elaborata. Brani costruiti su pochi riff, dal ritmo costante e che enfatizzano quella sensazione vicina ad una sospensione temporale. Perfettamente in linea con la geografia del posto. Gadir torna invece con tre brani leggermente diversi dal demo di debutto; l'utilizzo di pochissimi riff incollati tra di loro resta, così come resta quel fascino per il deserto e la sabbia, ma a questa volta si hanno dei brani più dinamici, con cambi di ritmo più frequenti, strutture leggermente meno ripetitive e con alcuni momenti vicine al death metal. Piccole modifiche che però rendono più ricca la proposta, che ovviamente resta sempre legata all'immaginario della sabbia, del deserto e delle affascinanti rovine che si possono incontrare (come quelle in copertina, ovvero le rovine di Humayma situate nel sud della Giordania, luogo in cui è stata trovata la più antica pedina degli scacchi) anche in termini di produzione, in questo caso ancora più azzeccata e semplicemente perfetta. Interessantissimi e ricco di fascino, questo split ribadisce per l'ennesima volta come l'underground sia vivo e regali soddisfazioni, nonostante, secondo alcuni, “non esca più niente di interessante”.

Reeking Nightshade - Within the Effulgence of the Moon (Knife Vision, 2020)

Tracklist:
1. Introduction: Dread Beneath the Wolf Moon
2. Night Falls upon the Moors (Call for Blood)
3. The Stars Trace Our Paths
4. Conclusion: Nocturnal Liberation


Formazione:
Lord Wurm (Voce)
U.E (Sconosciuto)
Gamzhurm (Sconosciuto)

Trio con membri tra Texas, Canada e Stati Uniti, i Reeking Nightshade debuttano per Knife Vision con Within the Effulgence of the Moon. Un black metal puramente vecchia scuola che trae ispirazione dai Darkthrone più lenti, con quindi ritmiche cadenzate e che si tengono lontano da riff più diretti. Il primo brano, Night Falls upon the Moors (Call for Blood) non solo conferma quanto detto ma mette subito in mostra le caratteristiche della proposta; avendo come temi principali quelli della licantropia, horror et simili, bisogna ammettere che anche grazie a degli inserti di tastiere, le ritmiche così lente, la produzione poco curata e lo scream sgraziato (a tratti diremmo “fastidioso”) sono ottime per un certo tipo di immaginario. A loro favore gioca anche la scelta di voler scrivere brani lunghi (undici quello citato poco fa, sei The Stars Trace Our Paths), paranoici e che sostanzialmente girano su due massimo tre riff. Pur essendo di fatto poco materiale, siamo sicuri che i Reeking Nightshade possano attirare le attenzioni di chi cerca un black vecchia scuola e che sembra uscito da qualche vecchia cassetta degli anni novanta.

Blinding Sun - Graveyard Peace (Death Shadow Records, 2020)

Tracklist:
1. Intro - A Veritable "Graveyard Peace"
2. Claiming the Gravel Bed Eagerly for Sleep
3. Love is Abuse of Time, Energy, and Spirit
4. Letting Go When Swing is Arched to Highest Peak
5. Encumbered Carriage of Personhood
6. Outro - My March Astern Toward Unlife


Formazione :
Sconosciuta

Tutt'altro che scontata lo stile dei Blinding Sun, che iniziando ad incuriosire anche solo dalla copertina, accendono ulteriormente l'interesse non appena si fa partire Graveyard Peace. Quello che può sembrare black metal vecchia scuola fatto e finito, è in realtà qualcosa che va oltre; niente di rivoluzionario, ma dopo qualche battuta si inizia a notare come l'utilizzo della melodia sia in qualche modo ricercato, a come il tutto sia pervaso da un senso di malinconia costante e da come i nostri abbiano un tocco simil-shoegaze. Parliamo di “blackgaze”? Può essere, fatto sta che lasciando da parte le etichette, Graveyard Peace ipnotizza e cattura dall'inizio alla fine. Ed è proprio la malinconia a caratterizzare tutto il lavoro, suonato principalmente su ritmiche sostenute che quasi accennano a rallentare; che scelte compositive e di produzione (preparatevi a qualcosa di molto “lo-fi”) che però danno un senso ai titoli dei brani e a quello che chi sta dietro il progetto vorrebbe comunicare; Letting Go When Swing is Arched to Highest Peak è probabilmente la traccia che meglio descrive il progetto (fate attenzione alle chitarre), così come Love is Abuse of Time, Energy, and Spirit enfatizza più di altri momenti l'aspetto malinconico e disperato.

Sadomortuary - Festering Evil Worship (Unholy Domain Records, 2020)

Tracklist:
1. Blood Descends
2. Incensing the Putridarium
3. Wormridden Crucifix
4. Sacrilegious Tumulation


Formazione:
V.P. Mutilator (Voce, Batteria)
I.K. Terrorist (Chitarra, Basso)

Torniamo in Italia per parlare dei mantovani Sadomortuary, duo che come si può intuire dal nome e titolo della demo non lascia spazio a chissà quali interpretazioni. Attivi da un paio d'anno, Festering Evil Worship è pubblicato dalla nostrana Unholy Domain Records, etichetta molto attenta per quanto riguarda sonorità di un certo tipo. Quattro brani per quasi un quarto d'ora di black/death spietato, intransigente e in cui è possibile rintracciare influenze tra Blasphemy, Archgoat e VON. Diversamente da quanto ci si aspetti, abbiamo una demo prodotto piuttosto bene e probabilmente, anche per un'evidente scelta stilistica, a beneficiare di tutto ciò è il basso, strumento che in questo caso rende le ritmiche più corpose e aggiunge un tocco ancora più sporco al tutto. Muovendosi tra riff più di scuola black ed altri di scuola death, il duo non rinuncia a sezioni più lente, fattore che risalta le atmosfere oscure. Nell'insieme si tratta di una proposta quadrata, diretta e resa ancora più bestiale dalla voce di V.P.Mutilator; li attendiamo per il passo decisivo.

Celestial Key - Shining Threshold (Devil's Coitus Productions, 2020)

Tracklist:
1. Channeling Archaic Starlight
2. The Smiling Curtain
3. Timeworn Gates Of Awakening


Formazione:
Sconosciuta

Non sappiamo niente se non che si tratta di un progetto statunitense. Celestial Key è infatti uno dei tanti gruppi che tende a non rilasciare alcun tipo di informazione, tanto che trovare la copertina come per gli altri gruppi è stato impossibile. Progetto misterioso come dalle tinte misteriose è la proposta musicale. Ci si mette pochissimo a capire che il progetto viri su sonorità cosmiche, con i primi secondi di Channeling Archaic Starlight si è infatti da subito immersi nelle atmosfere del lavoro. Black metal cosmico quindi, ma rispetto ai Celestial Conjuration di cui parlavamo nello scorso episodio, il tutto è privo di epicità in stile Summoning. Shining Threshold è infatti tra il malinconico e il misterioso, facendo un largo uso di riverbero e delay. Una piccolezza che però, specialmente in alcuni momenti (vedi The Smiling Curtain) restituisce una sensazione particolare e che probabilmente non ci si aspetta. Quattordici minuti consigliatissimi a chi è sempre in cerca di quel black metal dalle tinte cosmiche e e da un sound grezzo e che, a giudicare anche dalla demo precedente, non è minimamente interessato a mutare. Speriamo di sentire altro.



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