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HEATHEN - Tra passato, presente e futuro, parla Kragen Lum
12/08/2020 (984 letture)
Gli Heathen sono stati un nome di culto del panorama thrash sul finire degli anni Ottanta e nei primi anni Novanta. Nonostante l’indubbia qualità della musica, i nostri non hanno mai raccolto un ben più ampio e meritato consenso, arrivando ad avere la giusta visibilità solamente oggi nel 2020, a più di trent’anni dalla formazione della band. Ad ogni modo, la band non sembra aver perso l’entusiasmo e il chitarrista Kragen Lum si è dimostrato un metallaro appassionato, con ancora molto da dire e le idee chiarissime sulla musica e il futuro degli Heathen.

Papi: Ciao Kragen e benvenuto su Metallized! Come stai? E parlando dell’attuale pandemia di Covid-19, com’è la situazione da voi e come stai vivendo la vita di tutti i giorni?
Kragen: Ciao Stefano!
Beh è un po’ difficile sapere quanto la situazione sia grave in questo momento. La quantità di tamponi e delle persone testate è aumentato e così anche il numero di contagiati, ma il vero problema è la quantità di persone asintomatiche. La cosa che credo sia più importante è che il conteggio dei morti giornalieri diminuisca. La cosa più difficile è interpretare correttamente la situazione, ma qui dove vivo stiamo prendendo tutte le precauzioni necessarie e facendo del nostro meglio per superare e dire addio a questo momento di crisi.

Papi: Direi di passare a Empire of The Blind. Questo è il quarto album che gli Heathen pubblicheranno questo settembre ed è il primo dopo dieci anni da Evolution of Chaos. Dal momento che la Nuclear Blast mi ha concesso di ascoltare in anteprima la versione digitale dell’album, ho notato che l’intero lavoro suona più diretto e d’impatto rispetto i vostri precedenti lavori. Puoi dirci le tue impressioni su cosa devono aspettarsi i fan?
Kragen: Per questo disco ci siamo prefissati l’obiettivo comune di mischiare la componente più tecnica ed epica di Victims of Deception ed Evolution of Chaos all’immediatezza di canzoni più brevi di Breaking the Silence.

Papi: Quindi è una sorta di riepilogo della vostra carriera?
Kragen: In un certo senso sì. Abbiamo voluto prendere il feeling e le atmosfere degli ultimi due album, ma in strutture più concise e dirette al punto. Questo aspetto lo avevamo stabilito sin dal 2012, quando ci siamo messi al lavoro sul nuovo disco. Come nei precedenti album degli Heathen abbiamo messo molta enfasi sulla varietà, sai con pezzi veloci, pezzi più lenti, ballads e strumentali. In un certo senso questo elemento rende l’esperienza di ascolto migliore: pensa per esempio ai dischi classici del primo periodo del thrash, o ai grandi album degli anni '70 e '80 con cui siamo cresciuti tutti. Sono tutti lavori con una grande varietà tra le canzoni che rendono interessante l’ascolto. Penso che questo sia un aspetto che oggi sia trascurato. Le persone sono concentrate a sentire una canzone o parte di essa prima di farsi un’opinione, mentre noi siamo cresciuti con il format dell’album intero. Abbiamo lavorato cercando di fornire la migliore esperienza d’ascolto possibile, ragionando anche sulla posizione delle canzoni.

Papi: Avete pubblicato di recente un singolo intitolato The Blight. Ascoltandolo mi è parso di sentire nei riff l’influenza dei primi Exodus. Tutti questi anni passati in tour con gli Exodus potrebbero aver influenzato te e Lee Altus durante la scrittura delle canzoni?
Kragen: Considera che gli Exodus sono stati una grande influenza per noi Heathen. Quando penso ai primi tempi della band, Lee era un grande fan degli Exodus. Voglio dire, qui nello studio ci sono tutte i vecchi demo tape della band del 1984. Quindi gli Exodus sono parte del sound degli Heathen e anche io sono un grande fan del gruppo, quindi probabilmente siamo stati influenzati da loro. Però gli Exodus sono parte delle influenze di qualsiasi band della Bay-Area in un modo nell’altro. (ride, n.d.r.) Insomma pensa a Creeping Death dei Metallica e alla parte in cui James Hetfield canta “die by my hand/ I creep across the land”... viene da un pezzo degli Exodus, così come Trapped Under Ice, che è ispirata da Impaler. Poi ovviamente ho passato gli ultimi sei anni in tour con i ragazzi, quindi è naturale che in qualche modo ci sia stata una qualche forma d’ispirazione. Però credo che l’influenza degli Exodus si senta solo nella prima parte della canzone e non credo che loro abbiano mai tirato fuori qualcosa di così melodico. Ripeto credo che la diversità della musica e il mix delle influenze abbiano fatto la differenza per gli Heathen, come l’epicità dei Rainbow o le melodie dei Thin Lizzy, o anche la potenza del thrash e della NWOBHM.

Papi: È una mia impressione o il testo di The Bligth sembrerebbe avere qualche rimando all’attuale pandemia?
Kragen: Non avremmo potuto prevedere questa pandemia in nessun modo. Il testo della canzone è stato scritto nel gennaio del 2019 e il tema della pandemia globale non mi è mai venuto in mente. Le parole a cui stavo pensando mentre scrivevo il testo si riferiscono a come l’uomo sta distruggendo il pianeta, ma anche come l’uomo non solo sta rovinando il mondo, ma anche a come stia distruggendo e rovinando la società intera per colpa dell’avidità, dell’invidia o questa necessità di apparire a tutti i costi che i social media ci hanno imposto quotidianamente. Questa roba ha un notevole impatto su di noi come esseri umani e qui si spiega il riferimento a quando nel testo si dice “we are the desease”.

Papi: Quindi in un certo senso ha un che di distopico? Penso per esempio a Victims of Deception e a come, in generale, molti dei vostri brani abbiano testi molto pessimistici e incentrati sul comportamento degli uomini e di come si facciano del male tra di loro…
Kragen: Sì, esattamente. Penso emerga molto questo aspetto se consideri Victims e Evolution of Chaos. C’è un misto di tematiche sociali e una visione molto cupa di tali temi in una visione molto personale, alterate però anche a certi risvolti più positivi. Considera per esempio canzoni come No Stone Unturned o Fade Away, che cercano comunque di trovare un aspetto positivo. Direi che in generale c’è un doppio punto di vista: da una parte vi vogliamo mostrare e denunciare tutta l’oscurità della nostra società, ma al tempo stesso vogliamo anche evidenziare come l’umanità potrebbe superare queste cose. Insomma in altre parole sono due punti di vista, due facce della stessa medaglia dello stesso argomento.

Papi: Quindi in poche parole i vostri testi cercano di far riflettere le persone mostrando il lato negativo, ma con una risposta positiva del tipo: ”la società fa schifo, le persone pure, ma insieme potremmo costruire qualcosa di diverso e migliore”?
Kragen: Esattamente. Nel nuovo disco c’è Sun in My Hand, che tratta proprio di questo. C’è tanta oscurità nel mondo, ma solo attraversandola l’uomo potrà superarla ed essere la migliore versione di se stesso. Penso che sia una dei temi principali che gli Heathen hanno sempre affrontato nelle proprie canzoni.

Papi: Immagino che l’aspetto più difficile sia stato anche il doversi destreggiare tra i lunghi tour con gli Exodus e la stesura dei pezzi per gli Heathen
Kragen: Effettivamente i lunghi tour con i gli Exodus sono stati il principale motivo di un’attesa così lunga. Abbiamo fatto più tour per Blood In, Blood Out che in tutta la carriera della band, al quale io ho presenziato per la maggior parte delle date. È stata davvero dura trovare tempo ed energie per concentrarsi sul nuovo album fin quasi a fine 2018, dove poi gli impegni con gli Exodus sono lentamente diminuiti e ho trovato finalmente il ritmo e la concentrazione adatta per finire le registrazioni. Di mio sono una persona che si tiene sempre molto occupata sia con il management degli Exodus e degli Heathen e di un altro paio di gruppo, ma voglio anche concentrarmi al meglio su un progetto alla volta. Ora che il mio compito con gli Exodus è terminato visto che Gary Holt è tornato dagli Slayer, posso concentrarmi molto di più con gli Heathen e dispongo di molto più tempo libero che negli ultimi anni. Speriamo in futuro di registrare il prossimo disco decisamente prima di altri 10 anni (ride, n.d.r). Ho già qualche pezzo in lavorazione, ma vedremo, ci piacerebbe tornare con un nuovo disco in tempi più stretti e sorprendere tutti.

Papi: Come avete lavorato per Empire of the Blind? Per la scrittura delle canzoni siete più un gruppo che lavora di squadra provando in sala prova o scrive solo uno di voi?
Kragen: Abbiamo lavorato diversamente rispetto lo scorso disco. Per Evolution of Chaos siamo partiti da tre pezzi già presenti da un demo del 2005 e ho scritto altre tre canzoni da solo, ma quando ci trovavamo assieme abbiamo lavorato come una band sistemando i dettagli prima di registrare. Per questo disco le cose sono cambiate. Innanzitutto viviamo tutti distanti l’uno dall’altro e non è possibile pertanto provare tutti assieme ogni weekend. Questa volta ho scritto tutta la musica e i testi da solo e, anche se avrei voluto avere più aiuto, ho dovuto fare tutto da me, anche perché non c’era niente di pronto da parte degli altri su cui lavorare prima di entrare in studio. Ho speso un sacco di tempo riflettendo non solo su cosa l’intera band avrebbe dovuto suonare, ma soprattutto su come avrebbe suonato ogni singola parte suonata dai ragazzi. Prendi per esempio la voce di David, il suo range vocale e come avrebbe cantato una certa parte e cosi simili. Di fatto volevo qualcosa che in fin dei conti suonasse nello stile degli Heathen, anche in un’ottica di evoluzione del sound dopo Evolution of Chaos. Molte band si ripetono all’infinito, noi Heathen vogliamo evolverci e proporre qualcosa di nuovo in ogni disco e ogni album suona abbastanza diverso l’uno dall’altro.

Papi: Gli Heathen sono considerabili come una band di culto. Come ti senti a collaborare finalmente con una major come la Nuclear Blast?
Kragen: La Nuclear Blast è una grande etichetta. Personalmente conosco molte persone che ci lavorano, così come anche gli altri ragazzi della band e abbiamo degli ottimi rapporti. Sono stati davvero molto, molto pazienti (ride ndr) nell’aspettare il nuovo disco e ci hanno lasciato la totale libertà artistica di fare quello che volevamo senza mettere pressione. Inoltre ci hanno dato la possibilità di fare un grande album e di farci conoscere al massimo numero di persone possibili, rispetto al passato. Per dire abbiamo detto che avremmo fatto uscire un disco lo scorso gennaio e c’è gente che non sapeva nemmeno che Evolution of Chaos fosse già in circolazione. L’abilità di promuovere la band ha di sicuro giovato al gruppo nel far conoscere i vecchi lavori. Anche Victims non ebbe la giusta esposizione perché sovrastata dal grunge a suo tempo. Comunque siamo molto felici e soddisfatti e stiamo raggiungendo un gran numero di persone.

Papi: Da qualche anno stiamo assistendo ad un certo revival di popolarità del thrash metal. Secondo te c’è ancora la possibilità di dire qualcosa di nuovo in un genere molto ben definito come il thrash? E c’è qualche gruppo delle nuove leve che ti piace?
Kragen: Mi piacerebbe rispondere alla seconda domanda. Secondo me è possibile dire qualcosa di nuovo in ambito thrash e molto di esso dipende da come viene proposto. Abbiamo avuto una prima ondata verso il 2010 di queste nuove band e forse una seconda ondata proprio adesso e devo dire che il grosso problema è che questi gruppi sembrino avere regole su cosa sia thrash o non lo sia. Penso sia assolutamente limitante negli stimoli e negli spunti che una band possa offrire. Molti dischi sembrano non avere una grande varietà nella scrittura. Una delle cose più belle del thrash old school tra gli la fine degli anni 80 e i primi anni 90 è che non c’erano regole e le band scrivevano in base a come pensavano si addicesse al genere e a come dovesse suonare nel loro stile, provando a fare cose diverse come le ballad. Alcune band erano bravissime a scriverle e le mettevano in ogni disco senza problemi e ora non si fa più tanto spesso. Sembrano quasi spaventate che i fan del thrash non le apprezzino, anche se queste canzoni potrebbero non essere dirette esclusivamente a loro. Credo che le regole del tipo “che canzoni fare o non fare in un disco thrash”, “in che accordatura si deve suonare questa o quella canzone”, “a che volocità suoniamo?” debbano essere completamente dimenticate. La musica ne gioverebbe e le band avrebbero un sound proprio senza fare cose già proposte in passato. Non credo si possa mettere nulla di nuovo nel thrash se non si tenti di esplorare nuovi punti di vista. Credo che gli Heathen siano considerati una cult band anche perché solo thrash, ma perché suoniamo come una band metal che fa ciò che si sente di suonare. Il thrash è importantissimo, ma non è prevaricante. Spero che le band nuove esplorino cose nuove senza stare nelle regole del genere. Penso che la cosa più importante scrivere le canzoni e non un mucchio di riff. Il riff è il re, punto. Ma il quello che voglio dire è che la varietà conta. In Master of Puppets c’era The Thing That Should Not Be che è ribassata in do, per l’ epoca era davvero pesante, ma era seguita da una ballad e ciò creava un bel contrasto nelle dinamiche. È importante tirare fuori le belle canzoni, più che preoccuparci del genere a cui appartengono.

Papi: Il prossimo anno Victims of Deception compierà 30 anni. Ci sarà qualche special show dedicato all’anniversario nel prossimo tour?
Kragen: Probabilmente faremo un tour a supporto al nuovo disco. Stiamo però programmando di fare un’edizione speciale per il trentennale di Victims of Deception. Al momento stiamo cercando di lavorare per avere i diritti sul disco e poter pubblicare da soli questa edizione invece di distribuirlo con un’etichetta e vorremmo aggiungere qualche contenuto bonus per questa speciale ristampa.

Papi: Ora che è tutto bloccato sul fronte dei concerti per via della pandemia, quali sono i vostri piani a supporto di Empire of the Blind?
Kragen: Non potendo suonare faremo del nostro meglio per promuovere il disco in altri modi e stiamo riprogrammando tutte le date per il prossimo anno. Viviamo in uno strano momento ma proviamo a fare tutto il possibile per promuovere questo lavoro e farlo arrivare a quante più persone possibili.

Papi: Abbiamo finito. C’è qualcosa che vorresti dire ai vostri fan italiani?
Kragen: Prima di tutto voglio ringraziare tutti voi per aver atteso pazientemente questo nuovo album per ben dieci anni! Ve ne siamo riconoscenti e non vediamo l’ora che tutti possano ascoltarlo. Speriamo di poter tornare in tour il prossimo anno e passare in Italia. I fan italiani sono fantastici e abbiamo bellissimi ricordi delle date italiane dello scorso tour e non vediamo l’ora di tornare a suonare, sarà fantastico! Speriamo vi piaccia il disco!



Silvia
Sabato 15 Agosto 2020, 15.36.06
8
E' vero le chitarre poi sono x me la punta di diamante degli Heathen
Matocc
Venerdì 14 Agosto 2020, 9.24.41
7
Ho avuto modo di conoscere Kragen in occasione di diversi live e addirittura una volta mi ha scritto sul posto la setlist x un report appena finito di suonare ... persona gentilissima e umile nonché chitarrista con le contro@@ . Davvero un grande
Fly 74
Venerdì 14 Agosto 2020, 1.00.46
6
Intanto come sempre ho acquistato il cd e la maglietta nuova sul loro sito. E come sempre Kragen Lum mi ha ringraziato. Gentilissimo. Mi auguro recuperino la data dello scorso maggio.
Samoan
Mercoledì 12 Agosto 2020, 22.07.31
5
Grande band... Meritano attenzione. Non saranno mai un nome di primo piano, ormai i giochi sono fatti, in tal senso. Pero' a chi piace il genere e non il brand, non possono non piacere.
Vitadathrasher
Mercoledì 12 Agosto 2020, 15.46.42
4
Mi censurate anche le citazioni? Dietro a metallized c'è un covo di orsoline.
Shock
Mercoledì 12 Agosto 2020, 14.36.43
3
A me piacerebbe sapere dov'è tutta questa visibilità? Che il disco esce per la Nuke? Certo, poi tanto lo cagano in quattro e saranno semi sconosciuti come prima, anzi come lo sono oggi. Basta guardare il numero dei commenti sotto i loro nuovi brani e confrontarli con quelli di Testament o Exodus ad esempio. Sono e saranno sempre un gruppo cult di thrash come tanti altri, d'altronde se uno li conosce oggi per la militanza dei chitarristi negli Exodus è tutto dire. È come chi ascoltò il loro debutto e non sapeva di chi era Set me free.... @Vitadathrasher: non erano poser, non erano metallari e basta...
Silvia
Mercoledì 12 Agosto 2020, 11.31.29
2
Che piacere leggere interviste a gruppi che hanno veramente qualcosa da comunicare anche con la musica! Gli Heathen non erano molto conosciuti come giustamente scritto da Stefano in apertura però ora con la sorta di "revival dei gruppi di culto" e grazie anche alla militanza di Lee negli Exodus stanno trovando il loro spazio, come meritano secondo me
Vitadathrasher
Mercoledì 12 Agosto 2020, 10.10.26
1
"Anche Victims non ebbe la giusta esposizione perché sovrastata dal grunge a suo tempo". Ottimo album, ma semmai la colpa fu della roadrunner e dei poser che passarono dal metal a "....[edit... A buon Intenditor...] kurt cobain"
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