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PAIN OF SALVATION - Chiudersi in se stessi per aprirsi agli altri
28/08/2020 (806 letture)
Panther, si intitola così l'undicesimo tassello dei Pain of Salvation di Daniel Gildenlöw. Il disco ha già fatto parlare di sé attraverso i singoli pubblicati generando parecchi pareri discordanti sia tra i detrattori che tra i fan più fedeli. Di certo è una release che aggiunge uno step in più all'evoluzione del gruppo di Eskilstuna, ma che sicuramente dividerà la critica. Abbiamo raggiunto la mente principale del progetto per farci raccontare la genesi dell'album e per iniziare a capire dove il gruppo potrà spingersi.

Pez: La mia prima domanda riguarda In the Passing Light of Day, sei soddisfatto dei risultati e delle critiche ricevute su quel disco?
Daniel Gildenlöw: Oh sì sì, certamente. Sai, quando sono tornato dall'ospedale ho ricevuto tutte quelle chiamate dove mi dicevano che la gente era felice di quel disco. Non sono mai stato meglio di così (ride, ndr).

Pez: Molto bene. Iniziamo a parlare di Panther. Come si è svolto il processo di scrittura dei brani?
Daniel Gildenlöw: Di solito, prima e durante la stesura di un album, c'è sempre un momento in cui mi fermo per realizzare e capire di che cosa scriverò. Avevo già iniziato a comporre quando ho capito che il disco avrebbe affrontato i temi dell'alienazione e della solitudine, che avevo già trattato in brani come Full Throttle Tribe in In The Passing Light.... Sì, posso dire che il tema portante e la scrittura sono arrivati in modo naturale.

Pez: Panther è il primo disco senza Ragnar Zolberg (chitarrista che lasciò la band nel 2017, ndr). Con la sua voce era riuscito a dare un tocco extra ai vostri precedenti album. Pensi che questo cambiamento vi abbia fatto guadagnare o perdere qualcosa?
Daniel Gildenlöw: Oh sì, ci manca e non metto dubbio che mancherà a qualche fan. Posso sperare per il suo meglio, per i fan ci sono gli album precedenti, realizzati con lui prima della sua dipartita dalla band. Siamo contenti di avere di nuovo Johan (Hallgren, ndr) nella band con la sua energia e la sua voce.

Pez: Per l’appunto, Panther è il primo album dopo il ritorno di Johan Hallgren (il musicista aveva fatto parte della band dal 1998 al 2011, ndr). Pensi che il suo ritorno abbia dato una marcia in più nello scrivere le canzoni del nuovo album?
Daniel Gildenlöw: Ho sempre lasciato la porta aperta alle persone che lasciavano la band, così come ho sempre un posto per qualcuno che vuole aiutarmi a scrivere un brano. E posso dirti che il suo ritorno ha sicuramente aiutato nel songwriting del disco.

Pez: Qual è il concept che collega i brani di Panther?
Daniel Gildenlöw: Il concept è rintracciabile nelle difficoltà dell'anormalità e delle conseguenze che ci confinano in noi stessi. Ho usato me stesso come punto di partenza e ho cercato di capire le differenti situazioni che l'umanità è costantemente costretta ad affrontare. Sto cercando di calibrare il me stesso interiore, che è il punto da cui ho iniziato a sviluppare il concept del disco. Certe volte mi sento come un animale selvatico in un ambiente che non è il suo, si vede che non si trova bene e che fa fatica ad usare la sua forza; ho molte alternative che non scelgo, no? Non so se hai capito. Io spendo tempo a leggere di sociologia e di sociologi che scrivono di come la società si è sviluppata fino ad arrivare ad oggi, quindi cerco di scrivere i testi da un punto di vista sociologico, sul perché l'umanità sia ora diretta verso il basso. Per dirti, abbiamo avuto persone nel passato che tutt'ora ammiriamo e che hanno fatto la storia, mentre ora ci sono altre persone che purtroppo vivono in un periodo in cui non possono “brillare”. Con Panther ho cercato di descrivere anche questo.

Pez: Avete scelto Accelerator come primo singolo. Lo ammetto: ho dovuto riascoltare la canzone un paio di volte ma nel complesso mi è piaciuta, ho trovato l'uso delle tastiere interessante. Quello che ti voglio chiedere è perché avete scelto Accelerator come primo singolo e se Panther avrà canzoni come quella, che è molto più tecnica che aggressiva
Daniel Gildenlöw: Oh, Accelerator è una classica canzone con un up-tempo e la parte ritmica le dona qualcosa in più. È stata l'ultima canzone che abbiamo completato e inserito nel disco, tra l’altro in un periodo in cui ho avuto più pressione a livello personale da management, label e persone vicine a me. È una canzone che considero super stressante in tutti i sensi, sia dal punto di vista musicale che personale (ride, ndr).

Pez: I Pain of Salvation hanno cambiato faccia molte volte, quale pensi sarà il prossimo step evolutivo per la band?
Daniel Gildenlöw: Non lo so, ahah. Cerchiamo di rimanere noi stessi, cerco sempre di far riconoscere i Pain of Salvation nei nostri dischi. Ho fatto, un paio di giorni fa, un elogio alle varie fasi del gruppo, posso capire che può destabilizzare un grosso cambiamento ogni tanto, ma per noi è come rallentare. È come avere un figlio, no? È una fase dove vuoi crescere e capire dove andare. Per poi far passare un po' di tempo e dire: “Oh mio Dio, guarda come è cresciuto così tanto!” e ne sei felice. Questo lo penso anche con i vari album che abbiamo pubblicato per anni, sono come dei figli, ognuno con le proprie caratteristiche.

Pez: Voglio fati una domanda sul tuo rapporto con la religione in generale, visto che sia in Be che in In the Passing Light of Day hai affrontato questo argomento.
Daniel Gildenlöw: Non sono un cristiano e un religioso ma sono interessato al concept della religione e al concetto di Dio. Penso di essere una persona a cui piacerebbe essere religioso per la sicurezza che ti dà, ma allo stesso tempo sono una persona critica. Non dico di credere solo a ciò che vedono i miei occhi ma ci deve essere un “Qualcosa” che ancora non riesco a trovare. Sarà sempre un argomento forte, perché sai, tralasciando il discorso “Dio c'è o non c'è”, la religione è vera e molto presente, influenza la mente e le relazioni tra le persone. Quindi, in un modo vedo la religione come Babbo Natale (ride, ndr), non ci credo, però è bello pensare che ci sia, che è quello che poi ho raccontato ai miei figli (ride, ndr)

Pez: Oltre ai Pain of Salvation sei un turnista o fai parte di altri gruppi prog, voglio chiederti: hai mai voluto comporre un tuo album solista, magari proponendo un genere differente dal progressive?
Daniel Gildenlöw: Oh sì sì, mi piacerebbe molto. È difficile trovare il tempo che è già occupato con questo (in riferimento alla band principale, ndr), quindi penso che se qualcuno mi chiedesse di far parte di qualcosa direi di sì. Se è un qualcosa che dall'esterno mi dà il via lo faccio volentieri, ma se lo devo fare per me lo trovo molto difficile. Cerco sempre di scrivere il massimo per i Pain Of Salvation, che uso come veicolo principale per esprimermi musicalmente. Dall'altra parte sarebbe carino riuscirci, lo ripeto, però preferisco ricevere proposte magari anche al di fuori della scena prog in giro per il mondo, facendo da guest vocalist… Ma sì, cerco sempre di dare il massimo come compositore per i Pain. Prima di tutto sono sempre stato un uomo attratto da tutti i generi di musica, ma la musica che interessa a me ha sempre un punto di partenza che tratta di passione, frustrazione e curiosità, e ciò l'ho sempre trovato interessante, cosa che ho poi ritrovato anche nel prog.

Pez: Nonostante i problemi che ormai sappiamo, avete già programmato un tour per il nuovo album? Oppure pensavate di fare un concerto online?
Daniel Gildenlöw: Ne abbiamo parlato, ma...Voglio dire, per il tour lo abbiamo capito subito che non si sarebbe fatto. Quando abbiamo iniziato a girare i video abbiamo parlato con la crew di suonare live davanti alle macchine da presa, ciò sarebbe una bella cosa sia per i fan che per noi che abbiamo l'opportunità di divertirci suonando il nuovo materiale anche se in un finto “ambiente”. Abbiamo avuto molte idee su cosa fare mentre registravamo i vari video: come iniziare il concerto, i brani da inserire o come preparare il palco. Abbiamo molte idee che speriamo di realizzare il prima possibile, quando la situazione globale sarà migliorata e ci saranno misure più sicure. È difficile, penso che siamo quello che siamo anche grazie ai concerti, e per me suonare dal vivo è importantissimo perché si crea quella connessione con il pubblico che non puoi avere allo stesso modo con uno schermo, ma dall'altra parte i fan sono importanti per noi e vogliamo che stiano bene e al sicuro, è anche per questo che abbiamo voluto fare molti più video per i brani dell'album. Preferiamo aspettare per poi suonare di nuovo in giro, l'Italia è uno dei miei Paesi preferiti e non vedo l'ora di tornarci.

Pez: Ok Daniel, io ho finito le domande, sei libero di dire quello che vuoi ai nostri lettori.
Daniel Gildenlöw: Spero che i nostri fan ne escano fuori più forti da questa storia e non vedo l'ora di tornare lì per vedervi divertire senza più problemi. Ci tengo davvero.

Pez: Ok, grazie per il tuo tempo.
Daniel Gildenlöw: Ciao! Buona giornata!



Lizard
Lunedì 31 Agosto 2020, 15.49.30
4
Grazie... Ne abbiamo approfittato per "limare" un po' qualche frase.
Give em the axe
Domenica 30 Agosto 2020, 22.25.26
3
La traduzione dell'intervista è da arresto... ma siamo seri? A volte sembra buttata lì con Google Translate...
00_Progster
Sabato 29 Agosto 2020, 13.57.12
2
Grandissimi! "panther" è un disco molto strano ma mi sta piacendo
Micologo
Venerdì 28 Agosto 2020, 10.47.54
1
Il suo egocentrismo potrà dar fastidio, ma è di sicuro una persona fuori dal comune. Ha scritto album musicalmente bellissimi su argomenti politici, economici, sociali, metafisici (Be) senza mai scadere nel banale. E scusate se è poco. Lunga vita ai Pain of Salvation!
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L'intervista
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Daniel Gildenlöw
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