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VESTA - Suonare fuori dal coro
26/10/2020 (520 letture)
Il trio post-rock strumentale toscano Vesta è tornato questo mese con Odyssey, sancendo così il secondo traguardo della carriera dopo le buone impressioni collezionate col debutto omonimo. Noi abbiamo intervistato Giacomo (chitarra), Lorenzo (basso) e Sandro (batteria) a ridosso della pubblicazione…

Annie: Ciao ragazzi, benvenuti nei nostri spazi virtuali! Direi di iniziare subito l’intervista chiedendovi di presentare la band a chi vi legge, dato che siete una realtà giovanissima…
Vesta: I Vesta si formano a Viareggio nel 2017. Nascono subito con le idee abbastanza chiare, ovvero trio strumentale, post-rock. Nel 2018 esce il primo lavoro, Vesta, per Argonauta Records, e ora il secondo lavoro Odyssey, sempre per la solita etichetta italiana. Nel corso di questi tre anni ci sono stati diversi live ed alcune aperture importanti per noi (stile Radio Moscow, Unsane, Josh Dionne...) e un cambio di bassista.

Annie: Da ciò che reperisco in rete, la vostra proposta post-rock è caratterizzata qua e là da incursioni heavy. Colgo un’eterogeneità di fondo in cui finezza e durezza si amalgamano. Quali ritenete che siano le band che vi influenzano maggiormente e dove, invece, possiamo trovare molto del vostro?
Vesta: Tutto nacque dopo che Giacomo (chitarrista della band, NDR) vide un live dei Russian Circle a Livorno. Tutti eravamo in altri progetti, ma Giacomo avendo visto cosa i RC riuscivano a proporre nei live, dove il chitarrista crea loop e overdub intrecciati con linee ritmiche solide di basso e batteria, ebbe l’idea di avviare un nuovo progetto su quello stile di proposta fuori dal coro, proprio perché risultava innovativa e fuori da schemi stilistici canori a cui tutti siamo abituati. Poi ovviamente le influenze di tantissimi altri gruppi stile Tool, Pink Floyd, Motorpshyco, Isis ci portano a sviluppare determinati riff e composizioni; come se fosse l’evoluzione di quello che abbiamo recepito durante i vari ascolti, una sorta di nostra rilettura di concetti a noi cari. Gli ascolti sono molti e vari e tutti contribuiscono a creare un determinato pezzo o suono che sia. Noi proviamo magari a fare nostro un determinato suono o un determinato mood, in modo da essere nel nostro piccolo un minimo riconoscibile al primo ascolto, anche se ciò è molto molto difficile.

Annie: Nei brani non fate uso della voce. Collegandomi un po’, se vogliamo, anche alla domanda precedente, a chi consigliereste l’ascolto del vostro nuovo disco Odyssey considerando questa proposta peculiare?
Vesta: Odyssey, come il primo disco, è consigliato in primis a chi ama la musica, quella che ha bisogno di un minimo di concentrazione, a chi veramente dedica il proprio “tempo” ad ascoltare la musica. È consigliabile a chi vuole chiudere gli occhi e farsi un bel viaggio!

Annie: Qual è secondo voi l’arma vincente per colmare l’assenza del cantato in un intero disco?
Vesta: La composizione del pezzo, la struttura e di ogni singola parte collegata ad essa, la dinamica fra le varie parti, per far sì che l'attenzione resti sempre accesa e che addirittura solo la musica riesca a trasmettere una sorta di messaggio, anche se in senso forse più astratto.

Annie: Tra poco tornerete, per l’appunto, con Odyssey. Come descrivereste le atmosfere evocate dall’album e come si colloca complessivamente il nuovo materiale rispetto al vostro debutto omonimo di tre anni fa? Leggevo ad esempio che stavolta avete utilizzato molta strumentazione baritona…
Vesta: Probabilmente questo è un album più duro per certi versi, forse più aggressivo, grazie appunto anche alle baritone. Forse il tutto nasce da sensazioni e stati d'animo, al momento della composizione, diverse rispetto al primo lavoro. Sicuramente dal punto di vista tecnico i suoni e le parti sono molto più curate e definite.

Annie: Con i vostri brani portate a spasso l’ascoltatore attraverso scenari interstellari. Come vi siete avvicinati a queste tematiche?
Vesta: Questo nasce da una passione personale, soprattutto da parte del chitarrista, Giacomo. Da sempre interessato ed informato su queste tematiche, è riuscito a trasformare in musica tutto quello che di più lo affascinava, creando loop e riff che già da soli rimandano in qualche modo a questi viaggi, a questi universi a noi lontani, ma da sempre sognati e ricercati.

Annie: Come vi siete spartiti le fasi di realizzazione dell’album? Avete riscontrato ostacoli negli step compositivi e di rifinitura, anche dovuti alle ovvie limitazioni dell’ultimo periodo, oppure è andato tutto alla grande?
Vesta: Fortunatamente abbiamo composto e registrato il tutto prima della pandemia, appena prima. Il problema è stato riscontrato poi nell'uscita del lavoro, e lo avremo probabilmente in fase di promozione, soprattutto sul lato live. Per quanto riguarda la composizione, principalmente è Giacomo che porta idee, bozze, spunti. Ci chiudiamo nella nostra sala prove ed iniziamo a buttare giù roba, improvvisando giri, strutture. Registriamo sempre, anche in maniera approssimativa, per sentire se il tutto scorre e, dopo varie prove, cambi, tagli o che, arriviamo al punto finale. Spesso succede di tenere un pezzo uguale per mesi e poi, all'ultimo secondo, prima di entrare in studio, magari ribaltiamo completamente la struttura, ottenendo un risultato migliore!

Annie: Ce l’avete fatta saggiare brevemente nel teaser di presentazione del disco per poi servircela per intero: mi riferisco a Elohim, il primo singolo estratto da Odyssey. Vi va di parlarmene? Devo dire che scorre molto fluidamente lasciando il segno…
Vesta: Elohim è un pezzo scritto verso la fine quando eravamo già nella fase di preproduzione dell’album, è abbastanza giovane! È nata di getto, seguendo il flow del momento. Anche lì, dopo vari tentativi, abbiamo trovato la giusta quadra. Poi in fase di mixaggio eravamo subito tutti d'accordo che doveva essere il nostro primo singolo. Sia per l’intensità del suono che per la natura stessa del pezzo, era quello che racchiudeva al meglio lo spirito dell'album.

Annie: Tra le otto tracce di Odyssey, qual è quella a cui siete maggiormente affezionati e perché?
Vesta: Sicuramente Juno, Breach e Tumae sono i tre pezzi più vecchi, che gia proponevamo negli ultimi live. Forse però quello a cui vogliamo più bene è proprio Elohim, il singolo.

Annie: Su quale genere di pellicola vedreste bene un qualsivoglia brano di Odyssey? Avete mai pensato a questa declinazione della vostra musica, dal momento che è interamente strumentale?
Vesta: Si, ci abbiamo pensato più volte, ci piacerebbe tantissimo che qualcuno ci proponesse una cosa del genere. Probabilmente qualche corto o film assurdo, un misto tra psichedelia e fantascienza potrebbe essere accompagnato dalla nostra musica, magari David Lynch o Christopher Nolan potrebbe essere interessato (ride, NDR). Forse anche qualche videogioco potrebbe usufruire della nostra musica, perché no.

Annie: Considerando il periodo infelice per la musica dal vivo, come vi state organizzando per la promozione di Odyssey? Riuscirete ad esibirvi prossimamente in qualche contesto ridotto oppure bisognerà attendere ancora un po’ per buttar giù un calendario eventi?
Vesta: Ci stiamo muovendo in tutte le direzioni possibili, nonostante tutti e tre, oltre alla musica, abbiamo un lavoro che ci permette di vivere, quindi dobbiamo riuscire ad incastrare tutto nel poco tempo a disposizione. Qualcosa si sta muovendo, anche se le situazioni cambiano, purtroppo, giorno dopo giorno. Speriamo di riuscire ovviamente a promuovere al meglio il disco, nonostante le difficoltà... La voglia di suonare live comincia davvero a farsi sentire!

Annie: Bene ragazzi, direi di aver terminato le mie domande. Grazie mille per la disponibilità e buona fortuna per questa vostra seconda uscita! Se vi va di aggiungere qualsiasi cosa, questo è lo spazio per farlo…
Vesta: Un augurio a tutti, perché questa situazione d’emergenza sanitaria finisca il prima possibile. Stay Safe 🖖👽 Lunga vita e prosperità!



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