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L`IMPERO DELLE OMBRE - Long Live Cemetery Rock!!!
01/11/2020 (808 letture)
Le interviste non le fa chi scrive le domande, ma chi dà le risposte. Quello che un artista può dare di valore aggiunto mettendo davvero testa e cuore in quello che dice, nessun intervistatore potrà mai crearlo e tanto meno aggiungerlo, se manca all'origine. E' per questo che la chiacchierata con John Goldfinch, cantante e mente de L'Impero delle Ombre assieme al fratello Andrea, è stata una delle più interessanti degli ultimi anni. Perché qua non si parla solo di promozione del proprio nuovo album -peraltro ottimo-, ma della propria identità e della propria storia, in una maniera appassionata e trasparente. Le ispirazioni, le ragioni prime e le ultime. Tutto in un colloquio che scorre come un fiume in piena e che è un piacere raccogliere e diffondere. Buon ascolto di Racconti Macabri Vol. III e buona lettura: è tempo ben passato....

Lizard: Buongiorno e bentornati su Metallized!! E’ un piacere avervi nuovamente sulla nostra pagina. Nel frattempo, sono passati sei anni dalla vostra esibizione all’Apulia Metal Fest di Bari, che fu sede della precedente intervista e sette dall’uscita dello split con la Bud Tribe che è l’ultima pubblicazione ufficiale, prima del nuovo Racconti Macabri Vol. III. Vi va di raccontarci cosa è successo per L’Impero delle Ombre, nel frattempo?
John Goldfinch: Salve ben ritrovati a tutti e grazie a Voi di Metallized per lo spazio, è un vero piacere! Dunque, come L’Impero delle Ombre, in questi anni, abbiamo fatto un po’ di concerti sparsi e ben selezionati, partecipato ad un corposo tributo lp/cd ai Death SS con il loro classico Vampire per Black Widow Records, coverizzato Guerra Triste pezzo della Strana Officina per un altro tributo sempre su lp/cd (Loud’n’proud/Jolly Roger Records) e poco altro in effetti perchè devi considerare che il gruppo fondamentalmente siamo io e mio fratello Andrea intorno a cui ruota nei vari periodi il resto della formazione, e per l’appunto in questi anni siamo stati parecchio in giro per l’Italia e l’estero per esperienze e lavoro, girovagare che per fortuna ha avuto un freno da qualche anno essendoci stabiliti tra la Toscana e l’Emilia! Nel frattempo, poi comunque abbiamo lavorato ad altre situazioni della sfera underground del metal italiano, da Homo Herectus e Harsh Death per Andrea al debutto dei miei HumanasH, collaborazioni con Enio Nicolini Project, Leta, Malauriu, Malanoctem, etc…

Lizard: La formazione della band risale orami a venticinque anni fa, eppure pur avendo ormai consolidato un seguito underground, forse in tanti attendono ancora di conoscervi. Come definireste il vostro “Cemetery Rock” e quali sono le vostre maggiori fonti di ispirazione?
John Goldfinch: Beh il “Cemetery Rock” fu una definizione che coniai io stesso quando da ragazzino mi perdevo nelle copertine grondanti lapidi, teschi e umidi cimiteri di provincia dei dischi dei primissimi Death ss, Paul Chain e Black Hole. Con le cuffie nelle orecchie assorbivo quella che non era solo musica, ma pura energia, magia! Qualcosa nato in tempi remoti dai padri di Birmingham (Black Sabbath of course!) e i Black Widow, gli Atomic Rooster, High Tide… un sound cresciuto con gli alfieri oscuri della NWOBHM con Angel Witch, Pagan Altar, Hell… che ha contagiato le fredde lande nordeuropee di Sarcofagus, Mercy e Candlemass, sino alle americhe con Trouble, St Vitus, Pentagram, Iron Man etc. Ma è qui in Italia che la questione Dark Sound diviene anomala, seriosa, ossessiva, pericolosa, qualcosa di più di una semplice proposta musicale dalle sonorità oscure su temi occulto/esoterici. Come al solito Noi mediterranei siamo tragici, peccatori, drammatici con il macigno della chiesa a gravare sulle coscienze, e laddove i forestieri parlano di sedute spiritiche, messe nere e cimiteri da profanare…i pionieri italiani del Doom ste cose le facevano davvero!!! marchiando a fuoco generazioni di musicisti, guadagnandosi la stima ed il riconoscimento di stile autoctono anche all’estero! Ecco questo più o meno è il Cemetery Rock, e nel frattempo ho pure risposto su chi ci avesse influenzato, aggiungici le atmosfere delle colonne sonore di pellicole thriller/horror datate ed avrai un buon quadro!

Lizard: Racconti Macabri Vol. III è stato appena pubblicato da Black Widow. Rispetto a I Compagni di Baal, vostro secondo disco risalente ormai al 2011, dobbiamo attenderci qualcosa di nuovo o in qualche modo diverso?
John Goldfinch: No, assolutamente nessuna rivoluzione stilistica, anzi abbiamo fatto due passi indietro tralasciando l’aspetto piu “prog” de I Compagni di Baal e ritornando sulla formula semplice del primo disco omonimo accentuando probabilmente la componente Dark Doom… il disco suona fottutamente pesante, oscuro e pessimistico!

Lizard: La nascita del disco è avvenuta per accumulo di nuove composizioni e idee nel corso degli anni o è frutto di una unica sessione di scrittura?
John Goldfinch: Guarda alcuni riff di chitarra erano lì a giacere da anni ed abbiamo fatto una cernita, il grosso del materiale invece è piuttosto recente, quando è giunto il momento abbiamo fatto molto alla svelta come da nostro modus operandi, come dire: poche idee ma ben chiare!

Lizard: Spiccano, in mezzo a questi racconti macabri, due citazioni piuttosto interessanti, l’una al film “La casa dalle finestre che ridono” di Pupi Avati, l’altra al racconto “L’orrore di Dunwich” di H. P. Lovecraft. Cosa vi ha spinto a scegliere questi due notevoli soggetti e quale chiave avete cercato di utilizzare per raccontare queste due fosche vicende?
John Goldfinch: Erano ormai anni che ci eravamo promessi di tributare il capolavoro massimo di Pupi Avati e finalmente col nuovo album era giunto il momento. Stessa sorte per il tributo che abbiamo fatto per la pellicola “Le vergini di Dunwich” film di Daniel Haller del 1970 tratto dal celebre racconto del sommo H.P. Lovecraft “Dunwich Horror”. Questa di ispirarci a temi musicali, stralci di colonna sonora dei film horror e rielaborarli costruendoci un vero e proprio brano inedito è una nostra precisa caratteristica, non una vera e propria cover (anche se paghiamo ovviamente i relativi diritti per le citazioni). Nel dettaglio poi io mi sono calato nelle inquietanti impressioni delle due pellicole capolavoro facendo fluire il testo in una sorta di “scrittura automatica”.

Lizard: Ho trovato particolarmente buona la produzione dell’album, con un suono molto naturale e pulito, che dona grande profondità alle trame strumentali e vocali di un disco ricchissimo di arrangiamenti. Vi va di raccontarci come si sono svolte le sessioni di registrazione e chi vi ha aiutato nella realizzazione dell’album?
John Goldfinch: Ti ringrazio, sono contento ti sia piaciuta la produzione, è un aspetto a cui tengo molto! Dunque le registrazioni sono state effettuate in vari studi di registrazione tra la Lombardia e la Toscana, le mie parti vocali e le chitarre di mio fratello Andrea sono state registrate in provincia di Lucca agli FP Studios di Freddy Delirio (tastierista di Death SS, Harem) che è stato lo studio di riferimento della produzione e finalizzazione del disco. Ci siamo trovati davvero a nostro agio con Freddy sia umanamente sia come tecnico ed ingegnere del suono, essendo lui estremamente capace e versatile. Finalmente stavolta siamo riusciti a comunicare con un tecnico competente le coordinate del nostro sound tra potenza e profondità, cosa mai avvenuta fino ad ora!

Lizard: Penso che un brano del livello de Il Cimitero delle Anime si senta veramente poche volte e non è neanche detto che sia il più bello dell’album. Come mai la vostra scelta espressiva si è sempre concentrata su questa musica oscura e spettrale? Esiste un “metaracconto” che L’Impero delle Ombre vuole rappresentare musicalmente e liricamente?
John Goldfinch: Grazie ancora…. Il cimitero delle anime è il primo pezzo del disco, le musiche sono di Andrea, io gli ho cucito addosso un testo che è un vero e proprio tributo alla figura di Paul Chain, artista che non ha certo bisogno di presentazioni e visto che lui stesso, la Persona (Paolo Catena), diversi anni fa ha decretato morto il Personaggio Artistico (Paul Chain), io ho ritenuto giusto per amore della sua vecchia inarrivabile arte rendergli onore non facendo altro che descrivendo alcuni nostri incontri di vent’anni fa quando ci frequentavamo spesso e jammavamo nella sua mitica abitazione/studio a Pesaro, è un brano possente a cui tengo davvero molto ed ha una sorpresa nel finale…. Purtroppo ora Paolo ha chiuso con tutto ciò che era il suo passato, sposando posizioni per me incompatibili. Vorrei poi sfatare, per quanto riguarda L’Impero delle Ombre, questo falso mito che ci vuole asserviti esclusivamente all’occulto ed al negativismo più cupo e deprimente, basta con le pose plastiche del mondo estremo che non ho mai apprezzato, anche io ho letto a 18 anni Crowley e tutti i manuali di magia che potevo, ma molto di ciò che scrivo sono metafore del mondo reale, quello sì mi terrorizza veramente ed è di un egoismo, cinismo e cattiveria impareggiabili! Ti allego (in esclusiva) la descrizione del Cemetery Rock che ho incluso nei crediti del disco nuovo:

“Ci tengo a precisare che il termine “Cemetery Rock”, che coniai molti anni fa durante l’ascolto di “certa” musica oscura, concettualmente, non ha nulla di morboso e non fa riferimento a tematiche horror ne simpatizza per il diabolico e la negatività in termini filosofici ed iconografici, essendo Noi liberi da qualsivoglia credo; bensì ha accezione puramente spirituale, personale, intima, è un’ esperienza vissuta sulla pelle, una sensazione, un’ atmosfera Sacrale, quel senso di angosciosa ed ineluttabile Eternità che trasuda ascoltando il più nobile Dark Sound del passato da Noi sempre tributato, una filosofia che “qualcuno” nel tempo ha chiamato Magia Viola, Ricerca Esoterica, Cammino Iniziatico ed in mille altri modi, riversandola poi in musica….sentimenti che abbiamo ritrovato passeggiando in assorto silenzio nei cimiteri, per poi riversarli nei dischi! Questa Opera in particolare è una metafora della Vita (narrata dal mio punto di vista) che parte dalla Morte, fine ultimo terreno, scandito dalle campane e dal Requiem e finisce col pianto del nascituro, simbolo della rinascita a nuova Vita! …il cerchio si chiude.” John

Lizard: Grazie mille per l'anteprima, allora!!! Come più volte sottolineato e anche da voi giustamente rivendicato, l’utilizzo dell’italiano è una scelta che vi ha caratterizzato in modo particolare fin da subito. Avete mai pensato di utilizzare anche fiabe e novelle -macabre, naturalmente- della tradizione popolare nazionale, magari anche in volgare?
John Goldfinch: Non ancora onestamente, anche se la cosa mi intriga molto, diciamo che ho voluto attingere alla farina del mio sacco per ora! Ho invece raccontato, a volte, di vecchie storie di spettri, come nel caso di un nostro pezzo Corvi Neri, ambientato nel Chianti e narratoci direttamente da R., custode di una tenuta situata in cima ad un colle con un prestigioso vitigno ed una chiesetta diroccata e sconsacrata, proprietà di una importante Cantina vinicola Fiorentina. Ebbene il malcapitato ci raccontò ancora pervaso da brividi di terrore di quando una notte di luna piena sentì suonare le campane della chiesetta col sottofondo di una lenta e tetra omelia… la cosa terrificante fu che la cappella era ormai priva di campane ed era vuota! Inutile dire che se la dette a gambe levate!! Per quel che riguarda il dialetto, non ci ho mai pensato, non so onestamente se ne sarei capace, l’italiano è una lingua fantastica e musicale!

Lizard: Le influenze prog e quelle tipiche del dark sound settantiano sono tornate piuttosto alla ribalta in questi anni e quello che poteva sembrare un revival fuori dal tempo è diventato improvvisamente un fiume in piena di uscite discografiche. Una situazione che può anche rappresentare un’arma a doppio taglio. Siete contenti di questa riscoperta generalizzata delle sonorità sessanta/settantiane? Avete apprezzato qualcuna in particolare di queste nuove formazioni?
John Goldfinch: Sostanzialmente si, c’è di che godere di questo revival, anche se ovviamente il troppo stroppia sempre, specie quando le labels nasano il trend e le band saltano senza ritegno sul carro del vincitore! Ma si vede chiaramente chi questo amore per il periodo più bello ed artistico del Rock ce l’ha nel sangue; in Italia ad esempio abbiamo gruppi strepitosi come Witchwood, Graal o Witche’s Brew solo per citarne alcuni, poi all’estero Witchcraft, Jex Thoth, Uncle Acid, Kadavar etc. Ce ne sono davvero tanti… forse troppi!

Lizard: Avete realizzato due video per Marmo Freddo e Il Sabba. In particolare, quest’ultimo sembra un po’ più visivamente sviluppato. Vista la situazione difficile, forse la promozione attraverso questo strumento potrebbe tornare a rivestire una certa importanza. Avete in programma di pubblicare altri singoli?
John Goldfinch: No, al momento non abbiamo nulla in pentola, anche se ne abbiamo parlato per un nuovo singolo/video estratto dal nuovo lavoro… col tempo vedremo. I due video che hai citato sono stati realizzati autoprodotti a basso budget ed il risultato pare non essere totalmente disprezzabile (ahahah), per Marmo Freddo ci siamo ritrovati con l’amico fotografo e “cemetery hunter” Maurizio Formentin tra le colline parmensi in Val di Taro in una location spettacolare: un cimitero antico spazzato da un vento che non ci ha dato scampo per tutto il giorno lungo la session fotografica e video, un esperienza quasi ultraterrena!

Lizard: Il 2020 è sicuramente un anno che resterà nella Storia. Tra le tante contraddizioni e situazioni critiche che l’epidemia ha messo ancora a nudo, c’è quella dei lavoratori del turismo e dello spettacolo, per i quali spesso si sono spese poche e anche poco lusinghiere parole e ancora meno risorse economiche e organizzative. Nel frattempo, locali continuano a chiudere e vedere un concerto sembra diventata quasi un’utopica pretesa, così come lo sperare di veder riconosciuto e sostenuto l’enorme patrimonio di professionalità del settore. Come vivete voi questa situazione e quali prospettive a vostro avviso ci riserva il futuro?
John Goldfinch: È una situazione molto triste e catastrofica per i gestori dei locali in primis, seguono ovviamente gli artisti che non possono esibirsi con la sofferenza di tutto l’indotto. Ma soprattutto le limitazioni alla libertà sono dure da mandar giù. Che posso dire, è un’emergenza sanitaria mondiale in cui tutti nel volgo pare abbiano le idee molto chiare, dai sostenitori delle misure preventive ai negazionisti, tutti a litigare a sbraitare, i custodi della verità, e ciò ci dà la misura di quello che è diventata la società odierna: il popolo dei social che ha sempre Risposte e mai Domande …IO, non so! E so di non sapere! cit. So solo che devo essere positivo, essendo padre e compagno ed ho affetti e responsabilità e ciò mi innesca un naturale istinto di sopravvivenza. Abbiamo superato guerre, catastrofi, pestilenze e carestie e supereremo anche questa!

Lizard: Il disco si chiude con un brano piuttosto curioso come Ballata dell’uroboro…o della speranza. Esiste quindi speranza o piuttosto tutto è condannato a ricominciare dall’inizio, senza che niente cambi o evolva?
John Goldfinch: Entrambe le cose, effettivamente. Simbolo alchemico per eccellenza che simboleggia la morte e la rinascita in un ciclico moto infinito, l’eterno ritorno! Dopo tutta quella disperazione nel disco, i “racconti macabri”, quella negatività, quella morte espressa nei pezzi, un giorno noto mio figlio Eric (5 anni) che, quando sua madre lo mette a letto tutte le sere prima di addormentarsi, canticchia una strana e melodiosa nenia. Chiediamo cosa fosse ma non ce lo sa dire, una melodia sentita chissà dove, memorizzata e canticchiata tutte le sere… allora una mattina prima dell’asilo l’ha cantata per le scale di casa e noi l’abbiamo registrata sul cellulare e passata subito a Freddy dello studio di registrazione. Poi ho chiesto ad Andrea di eseguire seduta stante in studio un brano acustico con la chitarra io ci ho cantato sopra foneticamente qualche armonia e Freddy Delirio stesso ha aggiunto le tastiere. Abbiamo improvvisato l’outro del disco con sfumature folk e psichedeliche direttamente li in studio. Ecco questo è l’epilogo dei Racconti Macabri: La Speranza, la rinascita, da un viaggio che parte con la morte e finisce con la vita ciclicamente come un Uroboro.

Lizard: Bene… le nostre domande sono terminate. Grazie mille del vostro tempo e complimenti per questo attesissimo ritorno. Vi lascio campo libero, se volete aggiungere qualcosa o salutare i nostri lettori.
John Goldfinch: Ti ringrazio per gli apprezzamenti; per noi che facciamo dischi per passione, quando abbiamo l’ispirazione, quando abbiamo qualcosa da dire e quando ci pare, essere sinceramente apprezzati è bello e motivante, è adrenalina pura! Facciamo musica che viene direttamente dall’anima, scandagliamo il lato più oscuro e recondito di noi per fare arte, per far riflettere, vagando nel mondo delle ombre che ognuno ha dentro…. mai per fare proclami! Voglio ringraziare i lettori di Metallized e la nuova formazione de L’Impero delle Ombre che ormai e con me ed Andrea da quasi un lustro: Rob Ursino alla chitarra, Vinz Ceriotti al basso, Michele Ercolano alla batteria provenienti dai pagan doom milanesi Sidhe, Davide Cristofoli alle tastiere (il Castello di Atlante, Highlord) e la voce femminile Tatyana, davvero ragazzi fantastici nonché’ ottimi musicisti. Ringrazio ancora la Black Widow Records di Genova nostra etichetta che ha sempre creduto nella nostra visione musicale e tutti quelli che ci hanno aiutato nel realizzare questo nuovo capitolo!

………….LONG LIVE CEMETERY ROCK!!!



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