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SHORES OF NULL - Elaborare il lutto
09/12/2020 (608 letture)
Gli Shores Of Null hanno fatto il loro ritorno di recente con il nuovo album Beyond the Shores (On Death and Dying) –qui la recensione– a tre anni da Black Drapes for Tomorrow. Il disco, monotraccia, pone l’ascoltatore di fronte al tema delle cinque fasi del lutto, sulla base del modello scientifico ideato dalla psichiatra Elisabeth Kübler Ross negli anni Settanta. Negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione sono i protagonisti di questo nuovo capitolo della band melodic death/doom metal, coniugati con melodie e atmosfere che fin dagli esordi hanno abilmente caratterizzato il gruppo romano. Abbiamo incontrato Matteo (basso) e Gabriele (chitarra) per farci raccontare qualcosa in più sul disco…

Annie: Ciao ragazzi, bentornati all’interno dei nostri spazi! Come va? Come ve la state passando in questo periodo così particolare?
Matteo Capozucca: È un periodo davvero complicato per tutti, dal punto di vista lavorativo e non. Stiamo tenendo duro, sperando di riuscire a vedere presto la luce in fondo al tunnel dopo quest’anno da incubo. Essendo a ridosso dell’uscita del disco siamo molto impegnati dal punto di vista promozionale, quindi perlomeno questo aiuta a tenere la mente occupata!

Annie: Vi abbiamo ospitati nel 2017 in occasione dell’uscita di Black Drapes for Tomorrow. Quanto siete maturati in questi tre anni come band, che per altro conferma in lineup tutti e cinque i fondatori?
Matteo Capozucca: Sicuramente c’è stata un’evoluzione da diversi punti di vista. I nostri ascolti, e quindi le nostre influenze, possono cambiare molto nel corso di tre anni. E anche dal punto di vista “manageriale” abbiamo fatto tesoro delle vicende (e disavventure) passate. Questa maggiore esperienza nella gestione di tutti gli aspetti di una band è stata una delle motivazioni che ci ha spinto a lasciare Candlelight/Spinefarm per approdare ad una realtà più piccola, ma sicuramente più attenta alle nostre esigenze, come Spikerot Records. I rapporti con la precedente etichetta erano diventati impossibili, e ogni aspetto organizzativo si trascinava in una estenuante sequenza di e-mail da parte nostra che non ricevevano risposta. La promozione di Black Drapes for Tomorrow< è stata quasi assente, e non abbiamo potuto farci nulla. Con Spikerot invece ci siamo trovati subito benissimo, e il fatto che sia gestita dal nostro Davide (cantante della band, NDR), insieme ad altri due soci, ovviamente aiuta molto.

Annie: State per tornare con Beyond the Shores (On Death and Dying), disco che sancirà il vostro terzo capitolo da studio. Si tratta di un album molto diverso dai precedenti, in termini di tracklist… Infatti troviamo un unico brano della durata di quasi quaranta minuti. Ti chiederei com’è nata l’idea e se avete tratto ispirazione da qualche altro gruppo che si è cimentato prima di voi in questa impresa.
Gabriele Giaccari: Indubbiamente il concetto di un disco da una traccia unica ha un suo fascino, e diverse band prima di noi hanno già realizzato ottimi album in questo modo. La storia di Beyond the Shores però è diversa, in effetti. Eravamo già in fase di registrazione di un altro album (ancora inedito), che noi chiamiamo quello ‘vero’, ma contemporaneamente vivevamo un momento di forte disagio dal punto di vista musicale, in gran parte legato ai rapporti con la nostra precedente label, come diceva Matteo. Questo disco è nato in pochissime ore, distribuite in qualche settimana di luglio dello scorso anno, come una sorta di rottura e protesta. Non volevamo certo arrivare a quello che è stato poi il risultato finale, doveva essere solo una forma di sfogo.

Annie: In senso pratico, come vi siete approcciati alla stesura del brano? Avete lavorato per piccoli e singoli segmenti, fondendoli solo alla fine in un unico pezzo sostanzioso?
Gabriele Giaccari: Come dicevo è stato un processo spontaneo, risolto tutto in una manciata di ore, e pensato già come brano unico. Man mano che i riff nascevano, quello che ascoltavamo ci vedeva sempre più soddisfatti, lo abbiamo rifinito ed evoluto, e ha preso dopo poco e in modo naturale la forma di concept con un tema che si adattava particolarmente, quello dell’elaborazione del lutto. L’unica linea guida che abbiamo provato a darci è stata quella di mantenerlo lento, e in un certo senso semplice.

Annie: Quanto di Quiescence e di Black Drapes for Tomorrow troviamo in Beyond the Shores (On Death and Dying) e quanto, invece, c’è di diverso?
Matteo Capozucca: Diciamo che il mood e i tratti caratteristici di fondo degli Shores Of Null sono sempre presenti. Ciò che differenzia questo disco, oltre chiaramente alla struttura, è la maggiore presenza di parti più classicamente doom. C’è una maggiore presenza di riff lenti e dilatati, ma il pezzo in generale è sempre pervaso dalle sonorità melodiche che ci contraddistinguono. Inoltre, la presenza di diversi ospiti come Mikko Kotamäki (Swallow The Sun), Thomas Jensen (Saturnus) ed Elisabetta Marchetti (Inno) ci ha permesso di apportare la varietà necessaria per mantenere l’attenzione durante una traccia di quaranta minuti.

Annie: Ascoltando il disco, per l’appunto, non si può non notare la presenza dei tre ospiti che hai appena citato. Come sono nate le collaborazioni e come ritieni che esse arricchiscano Beyond the Shores?
Matteo Capozucca: Avevamo ragionato fin da subito sulla possibilità di includere dei guest in questo disco. Non volevamo però che fosse la classica parte di venti secondi, ma anzi, ci sarebbe piaciuto che questi artisti esterni potessero esprimersi a tutto tondo per tutto il corso della traccia. Il pensiero è andato subito a Thomas, visto l’ottimo rapporto che ci lega dal tour con i Saturnus, e viste le sonorità dell’album. Più avanti poi si è concretizzata quella che inizialmente era solo una speranza, cioè la partecipazione di Mikko. Noi tutti adoriamo gli Swallow The Sun e avere un nome del genere sul nostro disco è un onore da ogni punto di vista. Abbiamo la fortuna di avere una coppia di amici in stretti rapporti con lui (grazie Licia e Mirko!) e, dopo un paio di mesi di tentativi, Mikko è arrivato direttamente a Roma per le registrazioni. Dulcis in fundo, la nostra amica Elisabetta ha svolto un lavoro incredibile in una delle parti più melodiche del disco. Eravamo convinti di volere per la prima volta una voce femminile, e il risultato ci ha lasciato senza parole, vista la sua incredibile voce. Come dicevo in precedenza, queste partecipazioni sicuramente arricchiscono l’intero album in termini di varietà. Tutti e tre questi artisti hanno il loro stile e le loro peculiarità, il che dà grande respiro al pezzo, evitando di annoiare l’ascoltatore. Penso al poderoso growl di Mikko, alle parti parlate di Thomas su una malinconica parte di pianoforte, e al bellissimo duetto di Elisabetta con Davide.

Annie: L’artwork del disco, pur essendo molto minimal, riesce a calare efficacemente chi lo guarda in una dimensione fredda e caliginosa. Come collegheresti l’aspetto visivo al testo di Beyond the Shores?
Matteo Capozucca: Avevamo deciso da subito che la diversità in termini musicali di questo disco rispetto ai precedenti sarebbe dovuto essere rappresentata anche a livello grafico. Volevamo stupire il pubblico con una copertina prettamente bianca, in netto contrasto coi toni mediamente scuri delle copertine metal. Davide ha suggerito di affidarci ad una fotografa abruzzese, Sabrina Caramanico, che ci ha sottoposto le bellissime foto che oggi compongono l’artwork. Inoltre, come hai suggerito, il minimalismo e la glacialità calano subito l’ascoltatore in una dimensione di vuoto, freddo, assenza, il che si ricollega alla tematica dei cinque stadi del lutto, topic centrale del testo.

Annie: Tramite i vostri spazi social ho visto che di recente vi siete recati in una location mozzafiato per girare qualcosa… Cosa bolle in pentola?
Matteo Capozucca: Abbiamo dibattuto a lungo su quali fossero le possibilità da un punto di vista video per promuovere questo disco, e alla fine, grazie all’infinito supporto da parte dei ragazzi di Sanda Movies, abbiamo deciso realizzare un visualizer che copra l’intera durata del brano, e che uscirà nelle settimane successive alla release del disco. Sarà il perfetto accompagnamento a questa tipologia di brano. Dalle prime immagini che abbiamo visto, il risultato sembra già splendido.

Annie:Che rapporto hai con le produzioni di questo tipo, ovvero album composti da pochissimi e lunghi brani? Ti capita di ascoltare spesso materiale simile?
Matteo Capozucca: Due dei miei dischi preferiti in assoluto sono proprio di questa tipologia: Crimson degli Edge Of Sanity e Light of Day, Day of Darkness dei Green Carnation, entrambi dischi monotraccia, rispettivamente di quaranta minuti e un’ora di durata. Sono tipologie di album a cui mi sento molto affine. Non ne subisco mai l’imponenza, ma anzi apprezzo il fatto di compiere una sorta di viaggio. Mi danno quasi l’idea di stare leggendo un breve racconto, o di guardare un cortometraggio.

Annie: Pubblicare un album coincide automaticamente con una serie di concerti ad esso dedicati. La situazione attuale, purtroppo, non lo consente, e potremmo dilungarci davvero molto sulla questione concerti, su come il mondo della musica sia stato (e sia tuttora) penalizzato da determinate misure. Ti domando: come vi muoverete sul fronte della promozione di Beyond the Shores fino alla possibilità (si spera vicina) di potersi esibire nuovamente? Possiamo aspettarci un live in streaming o non rientra nelle vostre preferenze?
Matteo Capozucca: Finchè non ci sarà la possibilità di esibirsi dal vivo punteremo a raggiungere più pubblico possibile online, sia tramite social che servizi di streaming come Spotify. Al momento non abbiamo parlato della possibilità di un concerto “a distanza”, anche perché dal punto di vista logistico non è semplice: tre dei componenti del gruppo vivono a Roma, Davide in Abruzzo e io in Olanda. Anche solo viaggiare tra diverse regioni o nazioni è complicato vista la situazione attuale, ma mai dire mai. Abbiamo però un grosso desiderio di portare quest’album dal vivo, quindi non ci lasceremo scappare l’opportunità appena sarà possibile. Pensiamo che sia un tipo di album che possa prestarsi anche ad una situazione poco ordinaria per un concerto metal, cioè per esempio con pubblico seduto.

Annie: Bene, le mie domande sono terminate, vi ringrazio davvero molto per il vostro tempo e colgo l’occasione per farvi i complimenti, vi seguo con entusiasmo da Quiescence e resto sempre ammaliata dai vostri lavori. Se ti va di aggiungere qualcosa per presentare Beyond the Shores e per invitare i nostri lettori ad acquistarlo e ad ascoltarlo… questo è il momento per farlo. Ciao!
Matteo Capozucca: Grazie mille a te per lo spazio ed il supporto! Per ascoltare Beyond The Shores le piattaforme migliori sono sicuramente i servizi di streaming come Spotify, Apple music, e simili. Per l’acquisto di CD, vinili e magliette invece potete recarvi sul nostro sito, sulla nostra pagina Bandcamp o sul sito di Spikerot Records. Doom on!



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